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Esenzione religiosa dal vaccino, una lettera di profezie dalla Chiesa Ortodossa

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Renovatio 21 traduce e pubblica questa lettera di padre John Grigaitis del Partriarcato della Chiesa ortodossa russa in Canada.

 

 

 

26 ottobre (8 novembre) 2021
Il santo e pio Re Alfredo il Grande

 

Storicamente, la Chiesa Ortodossa non ha mai obiettato ai vaccini che sono stati sviluppati e prodotti in modo etico. Un vaccino per il vaiolo pure ha giocato un ruolo importate per padre Giovanni Popov, il futuro Sant’Innocenzo dell’Alaska, per guadagnarsi la fiducia della popolazione Tlingit della costa nordorientale del Pacifico.

 

Nondimeno, alcuni santi recenti e santi padri, seppur non ancora ufficialmente canonizzati, hanno avvertito i fedeli Ortodossi di non ricevere un futuro vaccino che sarebbe stato obbligatorio, né alcunché correlato con esso. Una citazione di padre Giustino Pârvu della Romania (1919-2013), pubblicata nel 2009, riassume ciò: «Pertanto, non ricevete questo vaccino né alcunché i nuovi poteri politici vi propongano oggi».

 

La persecuzione attuale «sarà ancor più clandestina. I persecutori, per non essere visti come crudeli e malvagi all’opinione del mondo, e per non produrre così simpatia verso le loro vittime, uccideranno “coi guanti bianchi”, come si suol dire» Metropolita Agostino Kantiotis di Florina (1907-2010)

Come l’Apostolo Giovanni ricevette una rivelazione riguardo gli eventi futuri che sono accaduti, stanno accadendo e accadranno, i santi padri della Chiesa Ortodossa continuano a ricevere simili rivelazioni. I dettagli di queste rivelazioni diventano più precisi man mano che ci avviciniamo al loro compimento.

 

A differenza delle persecuzioni precedenti, il metropolita Agostino Kantiotis di Florina (1907-2010) ci ha detto che la persecuzione attuale «sarà ancor più clandestina. I persecutori, per non essere visti come crudeli e malvagi all’opinione del mondo, e per non produrre così simpatia verso le loro vittime, uccideranno “coi guanti bianchi”, come si suol dire».

 

Il linguaggio ambiguo del governo e le false informazioni dei mezzi d’informazione, che contraddicono ciò che è pubblicamente verificabile sui siti stessi del governo, chiaramente compiono le parole del Metropolita.

 

Sotto le spoglie di un’emergenza sanitaria, il governo sta distruggendo la società, incoraggiando i suicidi, impedendo i trattamenti medici necessari, somministrando cure errate e dannose, e costringendo la popolazione a ricevere i vaccini più pericolosi mai resi disponibile al pubblico, tutti per un virus che è stato statisticamente meno fatale dell’influenza comune

Sotto le spoglie di un’emergenza sanitaria, il governo sta distruggendo la società, incoraggiando i suicidi, impedendo i trattamenti medici necessari, somministrando cure errate e dannose, e costringendo la popolazione a ricevere i vaccini più pericolosi mai resi disponibile al pubblico, tutti per un virus che è stato statisticamente meno fatale dell’influenza comune.

 

Padre Sabba Achilleos di Atene (1930-2016) ha parlato ripetutamente circa la situazione presente, con molti dettagli, nel 2007. Egli disse che questo virus sarebbe stato creato in  laboratorio, cosa che è stata confermata dai risultati di ricerche genetiche.

 

Quattordici anni fa, padre Sabba inoltre ha accuratamente descritto i presenti obblighi vaccinali: «Il mondo sentirà la necessità di ricevere l’iniezione anti-influenzale, ma questo vaccino conterrà una terribile malattia, e non conterrà nulla di ciò che protegge la popolazione dal contrarre il virus. È altamente raccomandato di non procedere ad alcuna vaccinazione».

 

Le parole di san Paisio del Monte Athos (1924-1994) riguardanti la corrente situazione si trovano nel secondo volume (Risveglio Spirituale) dell’opera in cinque volumi dei Consigli Spirituali di San Paisio del Monte Athos.

 

«Il mondo sentirà la necessità di ricevere l’iniezione anti-influenzale, ma questo vaccino conterrà una terribile malattia, e non conterrà nulla di ciò che protegge la popolazione dal contrarre il virus. È altamente raccomandato di non procedere ad alcuna vaccinazione» Padre Sabba Achilleos di Atene (1930-2016)

Profetizzando i tempi presenti, queste sue parole sono state pubblicate per la prima volta nel 1999:

 

«E ora un vaccino è stato sviluppato per combattere una nuova malattia, che sarà obbligatorio, e quelli che lo accetteranno saranno marchiati… Il mio pensiero mi suggerisce che questo è il sistema con cui l’Anticristo ha scelto di impossessarsi del mondo intero, e le persone che non sono parte di questo sistema non potranno trovare lavoro eccetera, siano essi bianchi, neri o rossi; in altre parole, governerà tutti con un sistema economico che controlla l’economia globale, e solo coloro che hanno accettato il sigillo, il marchio del numero 666, potranno partecipare agli affari».

 

Pare che una contro-argomentazione sia stata preparata contro l’esenzione religiosa sulla base dell’uso di linee cellulari fetali ottenute da aborto procurato. Sta ora venendo ammesso che molti altri prodotti sono stati contaminati dall’aborto procurato in questo modo. Se questi altri prodotti sono stati usati da persone con obiezioni morali all’aborto procurato, l’argomentazione suggerisce che nessuna obiezione possa ora essere fatta a questi vaccini perché queste persone hanno già usato questi prodotti.

 

Questa è una tattica molto antica. Si trova nella Bibbia e nelle vite dei santi. I Cristiani che avevano mangiato senza averne coscienza la carne che era stata sacrificata agli idoli non erano colpevoli di aver mangiato questa carne contaminata, perché non sapevano che questa era stata contaminata. Similmente, il previo utilizzo di prodotti contaminati dall’aborto procurato non comporta alcuna colpa, se la contaminazione di questi prodotti era stata precedentemente celata a quanti li consumavano.

«E ora un vaccino è stato sviluppato per combattere una nuova malattia, che sarà obbligatorio, e quelli che lo accetteranno saranno marchiati… Il mio pensiero mi suggerisce che questo è il sistema con cui l’Anticristo ha scelto di impossessarsi del mondo intero» San Paisio del Monte Athos (1924-1994)

Ora che queste informazioni sono state rivelate, gli Ortodossi saranno obbligati a cessare l’utilizzo di questi prodotti contaminati dall’aborto procurato.

 

Nondimeno, alcuni dei prodotti elencati sollevano delle domande. Prodotti come l’Aspirina e il Tums sono stati sviluppati assai prima che queste linee cellulari fossero disponibili, o anche solo legali. Se sono state veramente contaminati dall’aborto procurato, come e perché questo è stato fatto?

 

Al di là del fatto che sia avvenuta una successiva contaminazione di vecchi prodotti, l’ammissione inaspettata che tutti questi prodotti sono stati presumibilmente contaminati rivela le malvagie intenzioni dietro questi obblighi vaccinali.

 

Oltre ad attribuire questi vaccini all’Anticristo, padre Sabba Achilleos diceva: «l’Anticristo verrà sulla cattedra della medicina. Egli prenderà la medicina sotto il suo potere, e la trasformerà in avvelenamento. Quanti prenderanno queste medicine saranno avvelenati, e probabilmente moriranno».

 

«Le persone che non sono parte di questo sistema non potranno trovare lavoro eccetera, siano essi bianchi, neri o rossi; in altre parole, governerà tutti con un sistema economico che controlla l’economia globale, e solo coloro che hanno accettato il sigillo, il marchio del numero 666, potranno partecipare agli affari» San Paisio del Monte Athos (1924-1994)

Durante recenti incontri tra santi uomini e demoni, questi ultimi hanno rivelato che l’uso di linee cellulari fetali da aborto procurato è funzionale all’ingresso dei demoni in coloro che hanno ricevuto questi vaccini.

 

Dato che la moderna scienza non ha mai spiegato perché molti prodotti farmaceutici funzionino, semplicemente affermando che funzionano, forse funzionano perché contaminati dall’aborto procurato?

 

Questo è il modo in cui l’Anticristo trasformerà in veleni le medicine?

 

È questo il motivo per cui vecchi prodotti che non avevano connessioni con l’aborto procurato sono stati contaminati, come presunto nelle risposte alle richieste per esenzioni religiose basate su obiezioni morali all’aborto procurato?

«L’Anticristo verrà sulla cattedra della medicina. Egli prenderà la medicina sotto il suo potere, e la trasformerà in avvelenamento. Quanti prenderanno queste medicine saranno avvelenati, e probabilmente moriranno» Padre Sabba Achilleos

 

Chiunque voglia pentirsi di aver cooperato a questo male con tutto ciò, o anche di aver ricevuto questi cattivi vaccini, può ancora farlo. Tale pentimento, tuttavia, potrebbe non eliminare le conseguenze temporali dei vaccini. La carità cristiana, naturalmente, sarà disposta a consolare e confortare i sofferenti.

 

Se le esenzioni religiose sono accettate, come richiesto dalla legge [canadese, ndt], queste dovrebbero essere non solo per questi vaccini, ma per tutto ciò che è associato con essi, incluse le mascherine e le varie restrizioni.

 

Coloro che fanno richiesta di questa esenzione sono membri della Chiesa Ortodossa, catecumeni e postulanti. Chiunque abbia letto questa lettera è da considerarsi almeno un postulante informale e, pertanto, ne farebbe richiesta.

 

Questa è la fede degli Apostoli, questa è la fede dei Padri, questa è la fede degli Ortodossi, questa è la fede che ha retto il mondo intero.

 

Con affetto in Cristo,

 

 

Reverendo diacono Giovanni Grigaitis
chierico delle  Parrocchie patriarcali della Chiesa Ortodossa Russa in Canada

 

 

Traduzione di Nicolò Ghigi

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

Immagine screenshot da Newtube

Spirito

Leone XIV alla Rota Romana: un appello alla verità di fronte agli abusi nelle cause di annullamento del matrimonio

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Il 26 gennaio 2026, Leone XIV ha messo in guardia la Rota Romana contro la «compassione incompresa» che indebolisce la verità oggettiva, in particolare nei procedimenti di annullamento del matrimonio. Questo appello al rigore mira a contenere gli abusi derivanti dalle riforme postconciliari, senza correggerne i principi fondamentali.

 

Leone XIV ha ricevuto in udienza i prelati auditori presso il Tribunale Apostolico della Rota Romana lunedì 26 gennaio 2026, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. In un discorso, il Santo Padre ha posto la loro missione sotto l’espressione di San Paolo: «Veritatem facientes in caritate» (Efesini 4,15), cioè agire nella verità e nella carità.

 

Il papa ha ricordato che queste due dimensioni non sono contrapposte, né devono essere bilanciate secondo criteri pragmatici, ma che trovano la loro più profonda armonia in Dio stesso, che è Amore e Verità.

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«Compassione mal compresa»: un pericolo per la giustizia canonica

Leone XIV osservava che nell’attività giudiziaria si verifica spesso una tensione tra l’esigenza di verità oggettiva e la preoccupazione di carità verso i fedeli. Ma ha avvertito che un’eccessiva identificazione con le vicende spesso travagliate dei singoli può portare a una «pericolosa relativizzazione della verità».

 

Il papa ha sottolineato che questa deriva è particolarmente grave nei casi di nullità matrimoniale, dove una compassione mal indirizzata potrebbe portare a decisioni «pastorali» prive di una solida base oggettiva. Ha anche ricordato il pericolo opposto di una verità fredda e distaccata, che dimentica la misericordia. Ma il punto centrale rimane chiaro: la carità non può mai sostituire la verità.

 

Leone XIV ha inserito ogni attività legale nella prospettiva tradizionale della salus animarum, la legge suprema della Chiesa. Il servizio della verità e della giustizia deve essere un contributo amorevole alla salvezza eterna dei fedeli.

 

Citando Benedetto XVI, esortò i giudici a essere veri «collaboratori della verità» (3 Gv 8), unendo veritas in caritate e caritas in veritate.

 

Questo discorso giunge in un momento in cui i decreti di nullità si sono moltiplicati a tal punto da provocare una crisi di fiducia tra molti cattolici.

 

Prima del Concilio Vaticano II, le dichiarazioni di nullità erano meno frequenti, poiché la giurisprudenza rimaneva strettamente legata all’oggettività del vincolo matrimoniale e al principio tradizionale: matrimonium gaudet favore iuris (il matrimonio gode del favore del diritto).

 

Il discorso di Leone XIV appare quindi come un tentativo di ripristinare il rigore, senza mettere esplicitamente in discussione i principi che avevano portato alla situazione attuale.

 

Sotto Giovanni Paolo II: l’ampliamento soggettivo dei motivi di nullità

Una delle radici del problema risiede nel Codice di Diritto Canonico del 1983, promulgato sotto Giovanni Paolo II.

 

Il canone 1095 ha introdotto motivi legati alla psiche: grave mancanza di discernimento, incapacità di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio.

 

Queste formulazioni spesso imprecise hanno aperto la porta a interpretazioni ampie. Come osservava Padre Coache già nel 1986: «si tratta di una significativa ambiguità che autorizzerà e incoraggerà tutti i tentativi di annullamento!» (1)

 

In pratica, questo canone è diventato la base più frequente per le dichiarazioni di nullità, al punto che alcuni tribunali matrimoniali hanno perso credibilità presso i cattolici seri.

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Papa Leone XIV oggi denuncia la relativizzazione della verità: ma questa relativizzazione non deriva necessariamente da un quadro giuridico già ampliato?

 

Una nuova concezione del matrimonio: il «bonum conjugum» (bene degli sposi)

Ancora più grave, la giurisprudenza recente ha introdotto motivi sconosciuti alla Tradizione, come l’esclusione del bonum conjugum (bene degli sposi).

 

Prima del Concilio Vaticano II, questo concetto non era mai stato considerato causa di nullità. Ma a partire dalla Costituzione Gaudium et spes, che ha definito il matrimonio come «comunità di vita e di amore», alcuni canonisti hanno ampliato la portata stessa del consenso matrimoniale.

 

Così, l’oggetto del consenso non è più solo lo jus in corpus (il diritto al proprio corpo ordinato alla procreazione), come chiaramente definito dal Codice del 1917, ma anche un presunto diritto a una comunione di vita affettiva e interpersonale.

 

Eppure, nel 1944, Pio XII ci aveva ricordato che la vita condivisa (letto, mensa, abitazione) non appartiene alla sostanza del matrimonio, ma alla sua integrità. Anche l’amore coniugale non è mai stato considerato una condizione di validità: «un matrimonio valido può coesistere con la ripugnanza», ha affermato. Era un giudice nel 1925.

 

La tendenza attuale equivale a insinuare: «niente amore, quindi niente matrimonio», esattamente ciò che mons. Marcel Lefebvre denunciò al Concilio. (2)

 

Sotto Francesco: la procedura accelerata, una nuova fonte di fragilità

A queste ampie cause si aggiunge, sotto Francesco, un’importante riforma procedurale: il motu proprio Mitis Iudex (2015), che introduce una procedura breve davanti al vescovo diocesano.

 

Leone XIV ha menzionato esplicitamente questa procedura, chiedendo che la natura prima facie (a prima vista) delle cause fosse valutata con grande attenzione, e ricordando che è la procedura stessa a dover confermare la nullità o richiedere il ricorso alla via ordinaria.

 

Questo richiamo è significativo: il Papa riconosce implicitamente il rischio di una giustizia accelerata, in cui la nullità diventerebbe una soluzione quasi automatica.

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Correggere gli eccessi senza correggere le cause?

Leone XIV ha concluso: «custodire la verità con rigore ma senza rigidità, e praticare la carità senza omissioni».

 

Questo appello è giusto. Ma rimane un’incoerenza: come si può ripristinare pienamente il rigore se i principi giuridici e dottrinali che hanno permesso questi abusi permangono?

 

L’attuale Papa sembra voler mitigare gli effetti negativi delle riforme postconciliari, pur aderendo ai loro orientamenti generali. Tuttavia, la crisi delle nullità matrimoniali può essere risolta solo aderendo alla concezione tradizionale del matrimonio, così come espressa nel Codice del 1917 e nella Casti connubii.

 

Nel frattempo, esiste il rischio concreto che matrimoni validi e indissolubili siano dichiarati nulli, a scapito della verità del sacramento e della pace della coscienza.

 

NOTE

1) Le Droit canonique est-il aimable?, p. 2852

2) Intervento presentato al Concilio il 9 settembre 1965.

 

Articolo previamente apparso su FSSPX. News

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Spirito

Arcivescovo vaticano elogia testo luterano come modello

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Il segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani ha affermato che uno dei testi fondanti del luteranesimo offre un modello per riscoprire un terreno comune tra i cristiani in vista di una commemorazione ecumenica programmata per il 2030.   Il 22 gennaio, l’arcivescovo Flavio Pace ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista a Vatican News pubblicata in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, riflettendo sulle prossime «commemorazioni ecumeniche», in particolare il 500° anniversario della Dieta di Augusta e della Confessio Augustana – la confessione primaria della Chiesa luterana – nel 2030.   «Ci fu il tentativo dopo la crisi con Martin Lutero di trovare un terreno comune, una professione di fede comune, nell’ambito dei Paesi che noi adesso definiamo della riforma» spiega l’arcivescovo. «È importante commemorare quel testo per riscoprire una base comune e allo stesso tempo riscoprire qualcosa in più per il nostro oggi».

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La Confessio Augustana, scritta dal teologo luterano Filippo Melantone e presentata nel 1530 all’imperatore Carlo V, è uno dei testi fondanti del luteranesimo. Lo scopo era dimostrare ai cattolici che non intendevano creare una nuova Chiesa, ma affrontare i presunti «abusi teologici» e, a loro avviso, tornare alla fede della Chiesa primitiva. Tra le pratiche condannate c’erano la ricezione della Santa Comunione sotto la sola specie del pane, il celibato sacerdotale, la concezione della Messa come sacrificio, la visione tradizionale della Confessione, la dottrina della penitenza e l’unità tra Chiesa e Stato.   La Chiesa cattolica rispose alla Confessio con un’opera dettagliata preparata dai teologi pontifici, nota come Confutatio Augustana. In essa, la Chiesa affrontò le tesi luterane e chiese un ritorno alla piena dottrina cattolica romana. Questi temi furono poi ripresi e sviluppati nel Concilio di Trento.   Le osservazioni di Pace si allineano a un approccio ecumenico che vede come necessario «ricominciare» da un terreno comune o da un punto di riferimento fondamentale, spesso identificato con il credo niceno-costantinopolitano. Lo stesso papa Leone XIV sembra condividere questa visione: nella sua recente lettera apostolica In Unitate Fidei, ha minimizzato la verità di fede del Filioque, definendola una controversia teologica che ha «perso la sua ragion d’essere».   Leone XIV sottolinea che l’attuale ricerca dell’unità «non implica un ecumenismo che tenti di tornare allo stato precedente alle divisioni». Piuttosto, egli immagina un percorso ecumenico che «guarda al futuro» e «cerca la riconciliazione attraverso il dialogo, condividendo i nostri doni e la nostra eredità spirituale».   Quest’anno, la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha coinciso con le catechesi di papa Leone XIV sul Concilio Vaticano II, in particolare sulla costituzione dogmatica Dei Verbum. Pace ha osservato che il Concilio Vaticano II ha sottolineato la rivelazione divina non solo come un insieme di proposizioni, ma come un incontro relazionale tra Dio e l’uomo, una prospettiva che, a suo dire, ha informato il dialogo ecumenico contemporaneo.   Secondo monsignor Pace, «La Dei verbum è in qualche modo il completamento della Dei filius che era del Concilio Vaticano I» spiega l’arcivescovo, «dove effettivamente la concentrazione era su queste verità di tipo intellettuale (…) La Dei verbum completa e colloca questa verità dentro la dimensione relazionale»   L’arcivescovo Pace ha spiegato che la commemorazione della Dieta di Augusta del 2030 avrà luogo in un anno già segnato da altri anniversari significativi, tra cui il bimillenario tradizionalmente associato all’inizio del ministero pubblico di Gesù Cristo.   «Sono numerose le iniziative ecumeniche trasversali che vorrebbero porre al centro una lettura condivisa del Discorso della Montagna. Spero che questo anniversario sia un anno fruttuoso non solo per le relazioni con i luterani, ma anche per altri temi ecumenici», ha affermato il prelato.   Il Pace ha anche ricordato che la Settimana di preghiera si concluderà con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, il 25 gennaio, presieduta da papa Leone XIV. Secondo Pace, la basilica ha un antico significato ecumenico.

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Si tratta della la basilica che «ha anche visto quest’anno la visita di re Carlo e la concessione del titolo di Confrater, per cui è una basilica che è legata comunque all’ecumenismo (…) È anche la basilica del Concilio, dove è stato annunciato il Vaticano II, ha osservato Pace, nonché quella in cui Paolo VI, nel 1966, consegnò il proprio anello episcopale all’allora arcivescovo anglicano di Canterbury, Michael Ramsey».   Le celebrazioni vaticane pro-lutero risalgono ai tempi di Ratzinger, ed esplosero con Bergoglio che piazzò pure una statua dell’eresiarca nel Sacro Palazzo.   Lutero era fino a non troppi anni fa definito dai cattolici come il porcus saxoniae, il «maiale della sassonia». Ora, nell’inversione conciliare, il porco viene invece celebrato dalla stessa Chiesa che egli aveva tentato di distruggere – e forse è celebrato appunto perché Roma è ora distrutta, vinta, occupata.

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Geopolitica

La Santa Sede invitata al Consiglio per la Pace di Trump

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Mentre Donald Trump ha appena annunciato ufficialmente la creazione del suo «Consiglio per la Pace» (Board of Peace), l’invito rivolto a Papa Leone XIV pone la Santa Sede in una posizione delicata. Sospesa tra il desiderio di dialogo e l’impegno per il multilateralismo, la diplomazia vaticana si sta prendendo il suo tempo per rispondere, pur esprimendo le riserve di una Chiesa che si rifiuta di vedere l’ordine mondiale dettato da un «club privato».

 

Anche se probabilmente non gli verrà richiesto di pagare il miliardo di euro «in contanti» richiesto agli altri capi di Stato dall’occupante della Casa Bianca per entrare a far parte del suo Consiglio per la Pace, il pontefice si sta prendendo il tempo per riflettere.

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Un’istituzione con poteri esorbitanti

E per una buona ragione: inizialmente concepito lo scorso settembre per supervisionare la ricostruzione di Gaza, il Consiglio per la Pace ha visto le sue prerogative espandersi notevolmente. Il suo statuto, pubblicato il 18 gennaio 2026, delinea un «secondo Consiglio di Sicurezza», libero dai vincoli dell’ONU, che considera «obsoleto e inefficace».

 

Il funzionamento di questo nuovo organismo è piuttosto semplice. Donald Trump ha poteri discrezionali: sceglie i membri, può revocarli e ha persino il diritto di designare il suo successore. Ancora più sorprendente, lo statuto prevede una membership «premium».

 

Infatti, gli Stati che versano un miliardo di dollari nel primo anno si assicurano un seggio permanente, aggirando il processo di rinnovo triennale. Mentre alleati come Viktor Orban (Ungheria), Javier Milei (Argentina) e Re Mohammed VI (Marocco) hanno già firmato, altri sono esitanti.

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La prudenza diplomatica della Santa Sede

È in questo contesto di accresciute tensioni che il Vaticano ha ricevuto il suo invito. La risposta, fornita dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, è improntata a «vigile prudenza». Sebbene Papa Leone XIV abbia sempre sostenuto una cultura del dialogo, il formato proposto da Washington sembra scontrarsi con gli attuali principi fondamentali della diplomazia pontificia.

 

Interrogato su questi sviluppi, il cardinale Pietro Parolin ha sottolineato la preoccupazione della Santa Sede per l’erosione del diritto internazionale. Per il numero due del Vaticano, la pace non può essere il prodotto di un “giudizio pragmatico” esercitato da una manciata di Stati «volontari», ma deve essere perseguita nel quadro delle istituzioni multilaterali esistenti. La Santa Sede teme che questo Consiglio possa diventare uno strumento di pressione politica piuttosto che un autentico strumento di stabilità.

 

Inoltre, la composizione del consiglio esecutivo – composto esclusivamente da stretti collaboratori del presidente americano (Marco Rubio, Jared Kushner), con l’eccezione di Tony Blair – rafforza l’immagine di una diplomazia «transazionale». Per la Santa Sede, aderire a un simile organismo rischierebbe di comprometterne la neutralità, essendo spesso chiamata ad agire come mediatore imparziale nei conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.

 

Mentre Vladimir Putin sta ancora valutando le «sfumature» del suo invito, il Vaticano sembra prendere tempo. Preso tra la tentazione di influenzare le decisioni della Casa Bianca dall’interno e la necessità di proteggere l’ordine internazionale, il Papa cammina su un filo teso: un ruolo di osservatore al Consiglio per la Pace – come alle Nazioni Unite – potrebbe rappresentare una via di mezzo?

 

Una cosa è certa: la Santa Sede non darà carta bianca a un organismo in cui la pace sembra avere un prezzo «premium».

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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