Geopolitica
Elon Musk chiede l’abolizione dell’UE «Quarto Reich»
Il magnate Elon Musk ha invocato lo scioglimento dell’Unione Europea dopo che Bruxelles ha sanzionato la sua piattaforma social X con una multa.
Venerdì, la Commissione Europea ha comminato a X una penalità di 120 milioni di euro per «violazione degli obblighi di trasparenza» sanciti dal Digital Services Act (DSA) del 2022, che definisce i criteri per la responsabilità e la moderazione dei contenuti online. La decisione ha giudicato «ingannevole» il meccanismo della spunta blu su X, censurando inoltre la scarsa chiarezza nella gestione pubblicitaria e il diniego di accesso ai dati richiesti per gli studiosi.
In una raffica di messaggi diffusi sabato, Musk – che abitualmente denuncia l’iper-regolamentazione imposta da Bruxelles – ha asserito che «la burocrazia dell’UE sta lentamente soffocando l’Europa fino alla morte».
The tyrannical, unelected bureaucracy oppressing the people of Europe are in the second picture https://t.co/j6CFFbajJa
— Elon Musk (@elonmusk) December 7, 2025
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«L’UE dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Stati, affinché i governi possano rappresentare al meglio i loro cittadini», ha postato Musk, bollato il blocco come «un mostro burocratico».
L’imprenditore, a capo anche di Tesla e SpaceX, aveva già in passato etichettato l’UE come una «gigantesca cattedrale della burocrazia», sostenendo che l’eccesso di norme freni l’innovazione.
Il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha aspramente condannato la sanzione, qualificandola come «un attacco a tutte le piattaforme tech americane e al popolo americano da parte di governi stranieri». Il vicepresidente USA JD Vance ha rincarato la dose, accusando l’UE di aver preso di mira X perché «non si è prestata alla censura».
Anche l’ambasciatore americano presso l’UE Andrew Puzder ha stigmatizzato l’iniziativa, dichiarando che Washington «si oppone alla censura e contesterà le normative oppressive che colpiscono le imprese USA all’estero».
Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha giustificato la multa affermando che «ingannare gli utenti con spunte blu fasulle, occultare dati nelle inserzioni e negare l’accesso ai ricercatori non è tollerabile online nell’UE».
Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha replicato all’uscita di Musk con ironia: «Vai su Marte. Lì non c’è censura sui saluti nazisti», alludendo alle polemiche su un presunto gesto estremo compiuto dall’imprenditore durante le celebrazioni per l’insediamento del presidente USA Donald Trump a gennaio 2025.
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Successivamente Musk ha equiparato l’Unione Europea a una reincarnazione della Germania nazista, dopo che il blocco ha irrogato una pesante sanzione alla sua piattaforma social X.
Nel fine settimana Elone ha scaricato una raffica di post incendiari contro Bruxelles, in reazione alla multa da circa 120 milioni di euro comminata a X per aver «violato i suoi obblighi di trasparenza» in base al DSA. La Commissione europea ha contestato la scarsa chiarezza nella gestione pubblicitaria della piattaforma e la natura fuorviante del suo sistema di «account verificato» contrassegnato dalla spunta blu.
Musk ha rilanciato un post recante la dicitura «Il Quarto Reich», illustrato da un’immagine in cui la bandiera UE si solleva scoprendo quella della Germania nazista. «Più o meno», ha commentato l’imprenditore. Il contenuto del post è stato censurato nei Paesi UE.
Pretty much https://t.co/0hspV4roFj
— Elon Musk (@elonmusk) December 7, 2025
In precedenza, Musk aveva bollato l’UE come un «mostro burocratico», accusandone la dirigenza di «soffocare lentamente l’Europa fino alla morte». Il miliardario, che ha spesso denunciato l’iper-regolamentazione bruxellese, ha invocato lo smantellamento completo dell’Unione.
«L’UE dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i loro cittadini», ha scritto.
Anche l’ambasciatore statunitense presso l’UE Andrew Puzder ha condannato l’iniziativa europea, precisando che Washington «si oppone alla censura e contesterà le gravose normative che prendono di mira le aziende statunitensi all’estero».
Ciononostante, l’UE difende la decisione: la vicepresidente esecutiva della Commissione per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha puntualizzato che la responsabilità ricade unicamente sulla piattaforma di Musk e che «ingannare gli utenti con segni di spunta blu, oscurare informazioni sulle pubblicità ed escludere i ricercatori non è consentito online nell’UE».
Come riportato da Renovatio 21 il tema delle euromulte contro Musk è risalente.
Brusselle aveva valutato l’ipotesi di multe contro X da quando l’ex commissario alla tecnologia UE, Thierry Breton, aveva accusato la piattaforma di non aver controllato adeguatamente i contenuti illegali e di aver violato il Digital Services Act (DSA) dell’UE del 2022. La decisione se penalizzare X spetta ora alla commissaria UE per la concorrenza, Margrethe Vestager.
Come noto al lettore di Renovatio 21, Elone per qualche ragione è assai inviso all’oligarchia europea e a tanta politica continentale, come hanno dimostrato i discorsi del presidente italiano Sergio Mattarella, che pareva attaccare proprio Musk e le sue ambizioni sui social e nello spazio.
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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0
Geopolitica
Lavrov parla della cristi tra Russia e Italia
💬 Sergey Lavrov: ❗Ma aspettarsi la proibizione delle arti e della cultura da parte dell’Italia… io questo non lo avrei mai immaginato. 🔗Il testo integrale: https://t.co/OTRjqMqTD2 pic.twitter.com/T2lqOnjsTM
— Russian Embassy in Italy (@rusembitaly) January 21, 2026
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Nonostante i bastardi russofobi impestati d’odio verso la #Russia che non ci ha fatto nulla, loro continuano a comportarsi nobilmente nei nostri confronti. Ecco le parole di #Lavrov 🇷🇺 “Non siamo noi quelli che hanno interrotto le relazioni” con l’#UE. “Nell’UE ci sono amici di… pic.twitter.com/zKDDVeXgI3
— Sabrina F. (@itsmeback_) January 20, 2026
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Geopolitica
«Non pagherò nulla»: Trump dice che il piano per la Groenlandia e sul tavolo della NATO
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’accordo sulla Groenlandia, attualmente in fase di definizione tra la sua amministrazione e la NATO, garantirebbe alle forze armate americane «accesso totale» al territorio senza alcun esborso economico per Washington.
All’inizio del mese Trump aveva promesso di strappare la Groenlandia alla Danimarca «nel modo più facile» o «nel modo più difficile». Nel discorso pronunciato mercoledì al World Economic Forum di Davos, ha definito l’isola «nostra» e ha esortato Copenaghen ad avviare «negoziati immediati» per cederla agli Stati Uniti.
La Danimarca ha respinto la richiesta. Successivamente Trump ha attenuato i toni dopo un incontro serale con il segretario generale della NATO Mark Rutte: ha annunciato che non verranno più imposti dazi alle nazioni europee contrarie ai suoi piani di acquisizione e ha affermato che lui e Rutte avevano raggiunto un’intesa di cui «tutti sono molto soddisfatti».
«Le trattative sono in corso proprio in questo momento», ha dichiarato giovedì a Fox News.
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«Penso che sarà qualcosa di straordinario», ha aggiunto. «Non dovrò pagare nulla. Avremo tutto l’accesso militare che desideriamo. Potremo portare in Groenlandia tutto ciò di cui abbiamo bisogno».
Trump ha sottolineato che la Groenlandia è indispensabile per il suo sistema di difesa missilistica «Golden Dome», un progetto che, secondo stime del Congressional Budget Office, costerà agli Stati Uniti 831 miliardi di dollari. Giovedì ha precisato che il sistema – che dovrebbe avvalersi di intercettori spaziali – sarà «probabilmente 100 volte più costoso di quello israeliano».
Né Rutte né Trump hanno chiarito se l’accordo intacchi la sovranità danese sull’isola. Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha confermato di aver parlato con Rutte, ma si è rifiutato di rivelare i contenuti della conversazione.
La Groenlandia ospita già circa 150 militari statunitensi presso la base spaziale di Pituffik (ex base aerea di Thule). In virtù dell’Accordo di difesa del 1951, le forze americane possono operare liberamente in tutto il territorio senza limiti numerici prestabiliti.
Trump ha ribadito che solo la proprietà statunitense può garantire la protezione della Groenlandia da Russia e Cina, sostenendo che entrambe le potenze la rivendicherebbero se Washington non agisse per prima. La Danimarca, dal canto suo, ha affermato che «al momento» non esiste alcuna minaccia esterna concreta per l’isola. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Groenlandia non rappresenta una preoccupazione per Mosca e che Stati Uniti e Danimarca «risolveranno la questione tra loro».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Trump: la Groenlandia «è il nostro territorio»
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