Geopolitica
Trump: gli USA riconoscono formalmente il governo venezuelano
Gli Stati Uniti hanno «formalmente riconosciuto» il governo venezuelano ad interim, ha dichiarato il presidente Donald Trump. Ha anche promosso un nuovo «accordo» con Caracas sull’oro nazionale.
Trump ha cambiato drasticamente la sua retorica sulla nazione latinoamericana dopo aver rapito il presidente, Nicolas Maduro, all’inizio di gennaio. Maduro ora deve rispondere di accuse statunitensi di narcoterrorismo, traffico di cocaina e reati legati alle armi da fuoco, accuse che lui nega categoricamente.
Lo stesso presidente degli Stati Uniti ha dichiarato apertamente che Washington stava anche cercando di ottenere il controllo dell’enorme ricchezza petrolifera del Venezuela. Il Paese detiene le più grandi riserve petrolifere accertate al mondo, circa un quinto del totale mondiale.
Sostieni Renovatio 21
La vicepresidente Delcy Rodriguez, che ha assunto la guida ad interim del Venezuela dopo il rapimento di Maduro, inizialmente aveva dichiarato che nessun «agente straniero» avrebbe controllato il Venezuela. Tuttavia, da allora si è mossa per allinearsi alle richieste degli Stati Uniti, tra cui l’apertura del settore petrolifero venezuelano alle aziende americane e la cooperazione in materia di sicurezza.
«Sono lieto di annunciare che questa settimana abbiamo formalmente riconosciuto il governo venezuelano», ha dichiarato Trump al vertice dello «Scudo delle Americhe» in Florida sabato. «Lo abbiamo effettivamente riconosciuto legalmente».
Giovedì, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che Washington e Caracas hanno «concordato di ristabilire le relazioni diplomatiche e consolari». Ha inoltre aggiunto che le azioni degli Stati Uniti sono ancora «concentrate» su quella che ha definito una «transizione pacifica» verso un nuovo governo eletto.
La Rodriguez aveva precedentemente sostenuto che Maduro rimanesse il presidente del Venezuela. A metà febbraio, lo aveva definito il «leader legittimo» e aveva insistito sul fatto che sia lui che sua moglie Cilia Flores, rapita insieme a lui, fossero innocenti. All’epoca aveva anche dichiarato alla NBC di essere stata invitata nella capitale degli Stati Uniti e di «aver preso in considerazione l’idea di andarci una volta instaurata questa cooperazione».
Trump aveva precedentemente avvertito la Rodriguezza che se «non avesse fatto ciò che era giusto, avrebbe pagato un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro». Poi ha cambiato tono e ha definito i suoi rapporti con lei «molto buoni». «Farò una visita in Venezuela», ha dichiarato il mese scorso.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Sostieni Renovatio 21
Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Esiti dell’incontro Lavrov-Rubio
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Gender2 settimane faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Pensiero1 settimana faEcône e il vero ordine mondiale
-



Morte cerebrale2 settimane faBambino dichiarato morto si risveglia in obitorio. La morte è una decisione tecnica?
-



Sanità2 settimane faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?
-



Cancro2 settimane faL’OMS si accorge: aumento vertiginoso dei casi di cancro in tutto il mondo. Chissà di cosa si tratta…
-



Politica2 settimane faMuore il senatore falco Lindsey Graham: misteri e oscenità
-



Gravidanza2 settimane faLa vaccinazione anti-COVID nelle prime fasi della gravidanza ha portato a tassi più elevati di due malformazioni congenite
-



Pensiero2 settimane faDeputata inglese, cattolica e pro-life, assassinata













