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Sorveglianza

Dittatura sanitaria e totalitarismo elettronico: arcidiocesi ortodossa riflette sul disastro pandemico e le sue conseguenze

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Renovatio 21 in traduzione italiana un comunicato dell’Arcidiocesi Ortodossa di Corfù, che affronta il tema scottante del controllo digitale, messo in relazione anche alle recenti esperienze di controllo sanitario pandemico. La questione è particolarmente viva in Grecia, soprattutto in virtù dell’obbligo recentemente imposto dallo Stato a ogni cittadino di adottare le nuove carte d’identità elettroniche (del tutto simili a quelle in vigore, pressoché obbligatoriamente, in Italia da alcuni anni ormai), a cui molti fedeli e chierici si stanno strenuamente opponendo: alcuni mesi fa un gruppo di abati di monasteri athoniti e di altri monasteri greci ha sottoscritto una lettera aperta in cui si spiegavano con dettaglio i gravi pericoli spirituali della predetta carta biometrica. Come riportato da Renovatio 21, anche il patriarcato di Mosca, per bocca dello stesso Cirillo I, aveva attaccato la questione della sorveglianza biometrica

 

 

Una riflessione sulla crisi contemporanea della persona

 

La nostra epoca è caratterizzata da una drammatica e rapida transizione dalla dittatura sanitaria – quale quella che è stata instaurata durante la pandemia – a una forma di totalitarismo elettronico, in cui la persona umana subisce la minaccia di una completa spersonalizzazione.

 

Tale fenomeno non è semplicemente politico o sociale. Si tratta invero di un profondo problema teologico. La vita spirituale, la libertà della persona e la capacità dell’uomo di vivere in comunione con Dio sono minacciate da questa nuova condizione, che, nonostanti le sue pretese tecnologiche, non è nient’altro che una nuova forma di schiavitù.

 

Nel periodo della pandemia si è imposto un severo regime di controllo, basato sull’errata convinzione che lo stato abbia la facoltà di garantire la salute e la salvezza dell’uomo attraverso restrizioni, divieti e confinamenti di massa.

 

Per la prima volta nella storia contemporanea è stata impedita l’apertura delle chiese, la possibilità dei fedeli di accedere ai Misteri, la vita canonica della Chiesa. La persona, all’interno e all’esterno della Chiesa, è stata combattuta come portatrice di pericolo, e la società è stata trasformata uno spazio di sorveglianza, sospetto e isolamento.

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Tale esperienza non è stata temporanea. È stata il preludio di una nuova realtà: della dittatura elettronica, dove la medesima logica della sorveglianza digitale si applica ormai a ogni aspetto della vita.

 

Il cosiddetto «Stato digitale» non viene per servire al cittadino: viene per definirlo, limitarlo, controllarlo e infine manipolarlo. L’uomo viene trasformato in un numero, in un dato, in una statistica. Perde la sua persona. E questa è la cosa più tragica.

 

Le minacce contemporanee alla libertà non si limitano però più ai regimi politici di violenza, ma si penetrano con metodi più subdoli e universali nella stessa struttura dell’esistenza umana, sotto l’aspetto di comodità, tecnologia e informazione, così che la persona umana divenga prevedibile e controllabile attraverso la continua raccolta di dati biometrici e psicologici.

 

L’Intelligenza Artificiale e gli algoritmi si arrogano il diritto di conoscere l’uomo meglio di quanto egli conosca se stesso. Si tratta di un «controllo dall’interno», dove la libera volontà viene soppressa non mediante costrizioni, ma attraverso la programmazione e la suggestione.

 

La teologia Ortodossa nondimeno considera la persona non come una mera entità biologica o sociale, ma come una essenza irripetibile. San Gregorio il Teologo scrive: «ciò che si unisce a Dio, questo è la persona».

 

Cioè, la persona non è soltanto qualcosa di fisico o di psicologico, ma si manifesta nel suo libero rapporto con Dio. L’uomo diventa persona quando sussiste «in comunione», quando supera la sua stessa natura nella relazione con Dio, nell’amore e nella libertà.

 

Questa libertà oggi la Chiesa è chiamata a difendere. Poiché, come tuona il grande Atanasio, «Iddio non ha creato l’uomo come servo, ma libero»; e san Massimo il Confessore soggiunge: «la libertà della persona è l’operazione del divino volere nel mondo».

 

Quando, dunque, l’uomo perde la possibilità di scegliere, di professare sé stesso, di vivere secondo coscienza, allora non è minacciata soltanto la sua libertà politica, ma anche la sua salvezza.

 

La libertà teologica non è un concetto astratto. È il modo con cui l’uomo partecipa al mistero della divinizzazione.

 

La gestione impersonale, massificata e digitale degli uomini è estranea a tale concezione. Poiché Iddio non salva «gruppi» o «collettivi», ma persone: non si rivolge a numeri, ma a nomi.

 

Lo stesso Cristo lo spiega: «io sono il buon pastore e conosco le mie pecore, ed esse mi conoscono» (Gv 10,14). Tale conoscenza è la relazione, la riconoscenza, l’amore personale.

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All’opposto, il totalitarismo – sia sanitario che digitale – mira a distruggere tale relazione. Quando l’individuo è considerato al pari dell’ingranaggio di un sistema, allora s’indebolisce la sua vita spirituale, si schiavizza la sua coscienza e si sopprime la sua libertà.

 

La voce profetica dei padri ci avverte: «la verità non si concilia con la menzogna, né la libertà con la costrizione» (San Giustino Popovich).

 

La sociologia del potere e del controllo, che si è particolarmente sviluppata, mostra che ogni sistema sociale elabora meccanismi di potere che penetrano nel corpo e nel pensiero dell’uomo.

 

Tuttavia, al contrario delle epoche passate, oggi il controllo non viene esercitato principalmente mediante violenza fisica, ma con mezzi tecnologici e invisibili, i quali rendono il cittadino trasparente davanti allo Stato, ma invisibile come persona. La «gestione della popolazione» diventa l’obbiettivo principale, e non il servizio dell’uomo.

 

Il controllo oggi è giunto al livello d’interiorizzazione nell’individuo stesso. L’uomo impara a controllare se stesso secondo le prescrizioni del sistema, anche senza costrizione esterna.

 

Il Cristianesimo tuttavia chiama l’uomo non all’autocensura, ma alla conversione: non alla conformazione, ma alla trasfigurazione; non all’obbedienza meccanica, ma alla comunione volontaria con il volere di Dio.

 

 

La Chiesa ha l’obbligo di proteggere la libertà dei suoi membri. Non è possibile accettare l’imposizione universale di un fascicolo elettronico, che unisce tutti i dati personali in un’unica forma numerica.

 

Non è possibile accettare che il potere statale conosca al contempo il numero di conto corrente, la situazione sanitaria, lo stato fiscale e l’identità religiosa di ogni cittadino, e che possa regolare la sua vita di conseguenza. Questo non è affatto progresso tecnologico. È soppressione dell’autonomia personale, del libero arbitrio e dell’identità spirituale.

 

La democrazia, come sistema di governo che si vorrebbe fondato sulla libertà e sull’uguaglianza delle persone, ha già cominciato a lasciare il posto a forme di totalitarismo più lieve o più aspro, nel momento in cui manca ormai un controllo e una responsabilità effettiva di chi governa.

 

Le decisioni vengono prese senza reale dialogo con la società: le leggi vengono imposte senza rispetto per la coscienza dei cittadini: e la Chiesa viene trattata non come Corpo di Cristo, ma come un’organizzazione subordinata a un protocollo statale.

 

La Chiesa non può tacere di fronte alla trasformazione dell’uomo in numero. Non può venire a patti con un sistema che, in nome del progresso, distrugge la libertà, scheda la persona, e ne annienta la dimensione spirituale.

 

Né può sottostare a logiche tecnocratiche che mettono estromettono Dio dalla vita pubblica. Lo predice la Scrittura: «verranno tempi difficili» (2 Tim. 3,1). Questo tempo non è prossimo, ma già presente. E si richiede alla Chiesa di resistere non come conservatrice del passato, ma come custode della verità e della libertà.

 

San Giovanni Crisostomo insegna che la Chiesa è «il comune ospedale» delle anime, ma anche delle società. La società oggi è malata: e la sua malattia è essenziale e spirituale.

 

Viene guidata a una forma di nichilismo globale, in cui la tecnologia sostituisce l’etica, e l’informazione sostituisce la sapienza e la fede.

 

In tale frangente, la Chiesa è chiamata a ricordare che non esiste vera società senza Dio: e che ogni tentativo di privare l’uomo della sua relazione personale con il Creatore è spiritualmente deleteria.

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La sociologia del controllo mette in evidenza il meccanismo della «normalizzazione», cioè dell’introduzione di modelli di comportamento che rendono l’uomo sostituibile e controllabile.

 

La Chiesa tuttavia propone un altro modo di vita: la libertà dello Spirito, la resistenza ascetica all’omologazione, la santità come superamento di ogni conformismo esterno. L’opposizione è radicale: non si tratta di una questione di scelta amministrativa, ma di una lotta spirituale.

 

In qualità di Vescovo della Chiesa, ritengo di avere la responsabilità non solo di osservare, ma anche di prendere posizione.

 

Non possiamo accettare la trasformazione della persona in numero, la sua digitale e universale schedatura e la sua sottomissione ai dettami di un sistema centralizzato e disumano che non conosce Dio e tiranneggia l’uomo. La Sacra Scrittura ci avvisa: «verranno tempi difficili». Non è possibile tacere di fronte al principio delle sventure.

 

La Chiesa è chiamata a resistere come Arca della libertà, come luogo di resistenza all’omologazione della persona e conseguentemente della società. A proclamare di nuovo la dignità dell’uomo come icona di Dio, a proteggere la sacertà della sua libertà, e a ricordare a tutti che la salvezza non passa attraverso gli algoritmi e l’apprendimento tecnologico, ma attraverso la comunione in Cristo.

 

È ormai tempo di vigilanza. È tempo di testimonianza.

 

Mons. Nettario

Metropolita di Corfù, di Passo e delle Isole Ioniche

 

Traduzione dal neogreco di Nicolò Ghigi

 

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Immagine di Cezar Suceveanu via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine tagliata

 

 

 

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Sorveglianza

Ecco il lockdown per l’afa

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Titolo de La Repubblica: «Chiusi in casa per l’afa: per i più piccoli è un nuovo lockdown».   Eccoci qua, ci risiamo. Il linguaggio del rotocalco turbomondialista ormai è sempre lo stesso: pare quasi godere nell’invocare qualsiasi proibizione, così da poter mettere a tutta pagina la parolina tanto cara ai chiusuristi in tempo pandemico: lockdown.   Siccome è caldo, fin troppo, e questo cambiamento climatico sembra non darci pace, le politiche green – predatorie per i nostri portafogli e distruttrici di interi settori socioeconomici – non sembrano sortire effetti. Così si ricorre ancora una volta al «chiusurismo». State a casa, non uscite nelle ore diurne più calde, anzi meglio non uscire proprio con la luce del sole; al massimo una passeggiatina appena dopo cena e poi di nuovo in casa, perché si potrebbe incappare in gente poco raccomandabile e pericolosa dopo una certa ora, in ispecie nelle grandi città.

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Ecco che anche in estate la nostra cara socialità sembra andare a farsi benedire, proprio nella stagione in cui si dovrebbe stare all’aperto, nei parchi, in piscina, al lago o al mare. Invece no: costretti a stare in città e per giunta chiusi in casa. Mi si obietterà che per andare al mare – o al fresco della montagna, che sia – ci vogliono i soldi e troppe famiglie vivono sotto la soglia di povertà.   Lo stesso sistema che vi chiede di rimanere segregati in casa è il medesimo che ha eroso, pezzo dopo pezzo, il vostro potere d’acquisto e ha fatto calare i vostri stipendi; ma, al contempo, per rabbonirvi, vi ha illuso di poter acquistare qualsiasi bene di consumo con delle semplici rate che, ahinoi, vanno a pesare sempre di più sulle già martoriate buste paga.   Leggiamo su La Repubblica: «Non uscire nelle ore centrali. Non fare attività fisica con l’afa. Stare lontani da sole. Tenere chiusi vetri e persiane. Un passo indietro dopo l’altro, le regole contro il caldo hanno riportato di nuovo bambini e adolescenti per buona parte del tempo in casa. Al netto dei periodi di mare o montagna, l’estate con le temperature che lambiscono i 40 gradi ripropone alle famiglie alcuni dei problemi che credevamo superati con lo sfumare del COVID». Una dolce segregazione per il nostro bene.   Qualche mese fa, in un comune calabrese, abbiamo visto il lockdown adolescenziale pensato per proteggere i quattordicenni che girano in maniera incontrollata per tutta la notte cercando di aggredire i loro coetanei o arrecare danno alle strutture balneari.   Oltralpe si sono già portati avanti e hanno fatto un deciso upgrade alla chiusura, ossia il «lockdown maranza»: un’intera comunità francese costretta agli arresti domiciliari a causa di un’infezione esterna, che non è un virus stavolta, ma la violenza anarco-tirannica delle bande di giovani immigrati.   Come riportato da Renovatio 21, un nuovo studio rivela che lo stress causato dai lockdown dovuti al COVID-19 ha provocato cambiamenti duraturi nel cervello degli adolescenti. Lo studio ha scoperto che la pandemia ha avuto effetti a lungo termine sugli adolescenti e sui sistemi biologici dei loro corpi correlati allo stress.   Le restrizioni sociali hanno già causato cambiamenti significativi nello sviluppo dei bambini di età pari o inferiore a sei anni, ritardando l’acquisizione di un’abilità sociale fondamentale.

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Numerosi studi che abbiamo riportato su Renovatio 21, suggeriscono che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare. Reiterare isolamento ai nostri figli diventa un pericolo concreto per la loro crescita, il loro sviluppo e soprattutto va a ledere la loro socialità, che è linfa vitale per la loro crescita.   Ecco, guardiamoci bene dall’invocare, per qualsiasi problema, questo tipo di soluzione, che non è assolutamente risolutiva, bensì dannosa.   È chiedere troppo se vogliamo soluzioni concrete che non siano punizioni agli ignari cittadini?   È chiedere troppo, per i cittadini, sentirsi liberi e protetti dallo Stato?   Il quale Stato, parrebbe, non vuole più assumersi alcuna responsabilità.   Francesco Rondolini  

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Sorveglianza

Chat control, il Parlamento Europeo ha esteso fino al 2028 il programma di sorveglianza sui nostri telefoni

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Il Parlamento Europeo ha prorogato fino all’aprile 2028 la legislazione «Chat Control», un programma di sorveglianza della messaggistica privata presentato come strumento contro il materiale pedopornografico, dopo che una manovra procedurale ha permesso l’approvazione del provvedimento nonostante la maggioranza dei parlamentari avesse votato contro.

 

Il 9 luglio, il Parlamento europeo ha adottato una proroga di Chat Control 1.0, un’esenzione temporanea e volontaria dalle norme sulla privacy nell’UE, apparentemente volta a individuare materiale pedopornografico online. Il regolamento rimarrà ora in vigore fino al 3 aprile 2028, dando alle istituzioni europee più tempo per negoziare un nuovo quadro normativo. Comunemente noto come Chat Control 2.0, il nuovo regolamento renderebbe obbligatorio il controllo dei messaggi e delle foto private, anche sui servizi crittografati come WhatsApp e Signal.

 

L’estensione Chat Control 1.0 è stata approvata dopo un iter procedurale che ha impedito una votazione diretta sul merito della legge stessa.

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«È una vergogna che lo strumento Chat Control sia stato approvato dal Parlamento europeo», ha dichiarato Svenja Hahn, presidente del partito ALDE e europarlamentare tedesca, in un commento a EUTechLoop. «Apre le porte alla sorveglianza di massa di tutte le comunicazioni private dei nostri cittadini europei, invece di concentrarsi sulla lotta mirata contro gli abusi sessuali sui minori, come proposto dal Parlamento. La sorveglianza delle chat private, promossa dagli Stati membri dell’UE, rappresenta una minaccia per la nostra libertà e la nostra democrazia. Dobbiamo continuare a lottare contro Chat Control».

 

Alla base di Chat Control 1.0 c’è il Regolamento (UE) 2021/1232, che consente una deroga temporanea alle leggi europee sulla privacy per permettere ai fornitori di utilizzare sistemi automatizzati per rilevare materiale pedopornografico. Tale deroga è scaduta il 3 aprile di quest’anno, ma le discussioni per prorogarla si sono bloccate a causa dell’opposizione di diverse organizzazioni che hanno espresso preoccupazione per le implicazioni umanitarie del regolamento proposto.

 

Come riportato da EuroNews, a marzo i membri del Parlamento europeo hanno respinto una proposta per prorogare Chat Control 1.0, dopo che i negoziati non hanno portato a un accordo. È stato approvato un emendamento che impone di limitare il monitoraggio ai singoli utenti o ai gruppi già sospettati per ordine di un’autorità giudiziaria, impedendo così l’accesso indiscriminato alla corrispondenza delle comunicazioni private con sede nell’UE.

 

Successivamente, a giugno, la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola ha riaperto il fascicolo legislativo al Consiglio europeo, chiedendo all’UE di «trovare un accordo su una seconda lettura di questo fascicolo».

 

Il 2 luglio, il Consiglio ha quindi presentato, come propria «iniziativa», la proposta emendata che era stata appena respinta dal Parlamento, imponendo una seconda lettura, ovvero un nuovo ciclo di dibattito e votazione. Poiché la proposta è diventata la «posizione ufficiale» del Consiglio europeo, il regolamento del Parlamento europeo richiede la maggioranza assoluta – non dei presenti, ma di tutti gli eurodeputati – per emendarla. Ciò ha reso considerevolmente più difficile per gli oppositori ribaltare il disegno di legge.

 

Il 9 luglio, durante il dibattito, una prima votazione ha mostrato una maggioranza semplice a favore del rigetto della posizione del consiglio. Si è quindi tenuta una seconda votazione, che tuttavia non ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per ribaltare il testo modificato. Di conseguenza, la proposta non è stata respinta. La legge è stata quindi approvata e Chat Control 1.0 è stata prorogata fino al 3 aprile 2028.

 

Tuttavia, la versione modificata di Chat Control 1.0 ha introdotto una clausola che esclude le comunicazioni crittografate end-to-end (ad esempio, su WhatsApp e Signal) dall’ambito di applicazione del regolamento, indipendentemente dal fatto che siano crittografate ora, lo siano state in passato o lo saranno in futuro.

 

I servizi di posta elettronica come Gmail e iCloud, l’archiviazione cloud protetta da crittografia lato server e la messaggistica diretta non crittografata su Instagram e Facebook rimangono esposti e fortemente incentivati a effettuare scansioni volontarie. Prima della sospensione dell’aprile 2026, la sola raccolta di piattaforme Meta rappresentava quasi la totalità delle segnalazioni inviate alle autorità di contrasto europee.

 

Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa Apple aveva dichiarato l’introduzione di modifiche agli iPhone progettate per scovare casi di abusi sessuali su minori. Già un lustro fa, dietro al nobile intento di combattere la pedofilia, non è difficile vedere che si tratta di un nuovo limite eroso dal capitalismo di sorveglianza.

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Dall’autunno del 2026 inizieranno i lavori per la versione definitiva 2.0, che introdurrà il monitoraggio «obbligatorio e preventivo» direttamente sui dispositivi utilizzati da tutti i cittadini dell’UE. Il nuovo quadro normativo dovrebbe essere approvato entro luglio 2028 e includere la cosiddetta scansione lato client. A tal fine, un algoritmo viene installato direttamente sul telefono o sul computer dell’utente e analizza il contenuto mentre viene digitato, prima che venga crittografato e inviato.

 

Si tratta di un ipertotalitarismo bioelettronico de facto, che sta venendo lanciato sotto i nostri occhi. E la pandemia con i suoi green pass, come ripetiamo su Renovatio 21ne è stata solo la prova generale.

 

Come sempre, la lotta all’orrore della pedopornografia viene brandita dal sistema come motivazione per aumentare la sorveglianza dell’individuo, imponendo metodi di controllo sempre più capillari. È un bel paradosso: Bruxelles, che ricordiamo è città nota per le voci sulla terrificante pedofilia delle sue élite, per proteggerci dai pedofili accresce il suo potere.

 

La nuova manovra, che segue l’attacco alle grandi piattaforme pornografiche internet, nasconde quindi un’orrore più grande: quello della nuova piattaforma del totalitarismo europeo, una tecnocrazia basata su sorveglianza e controllo come mai abbiamo veduto nella storia umana.

 

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Sorveglianza

Il governo spagnolo blacklista Palantir

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Il governo spagnolo ha ordinato alle aziende statali di interrompere i rapporti con l’azienda statunitense di difesa Palantir. Lo riporta il quotidiano spagnolo El Confidencial.   La decisione segue divieti simili imposti in Francia e Germania. Fonti interne a diverse aziende pubbliche hanno riferito al giornale di aver ricevuto istruzioni di non firmare nuovi contratti con Palantir per timore che informazioni classificate relative alla sicurezza nazionale possano finire nelle mani della società.   Il divieto riguarda le aziende statali che operano nei settori delle comunicazioni, della difesa, della tecnologia militare e delle infrastrutture pubbliche, secondo quanto riportato da El Confidencial. Le forze armate spagnole, tuttavia, avrebbero ottenuto un’esenzione. Nel 2023, il Centro di intelligence delle forze armate (CIFAS) del Ministero della Difesa spagnolo ha firmato un accordo da 16,5 milioni di euro (18,8 milioni di dollari) con Palantir, che scadrà il prossimo novembre.

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Due partiti della coalizione del primo ministro Pedro Sanchez, Sumar e Junts, hanno chiesto al governo di chiarire la natura del contratto ancora in essere tra il Ministero della Difesa e Palantir. In una risposta ufficiale di giovedì, il governo ha affermato che Palantir «non ha accesso ai dati dei cittadini spagnoli».   Il software di analisi dati di Palantir è utilizzato da eserciti, forze dell’ordine e dipartimenti governativi in tutto il mondo, tra cui il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) e il Dipartimento per l’Immigrazione e le Dogane degli Stati Uniti (ICE).   Il prodotto di punta dell’azienda, un sistema operativo chiamato «Gotham», è utilizzato dagli eserciti statunitense e israeliano. Esso raccoglie dati eterogenei, come filmati di droni, mappe e flussi video in diretta provenienti dai soldati sul campo, e utilizza l’Intelligenza Artificiale per prevedere i movimenti del nemico e pianificare gli attacchi.   Tuttavia, lo stretto rapporto tra l’amministratore delegato di Palantir, Alex Karp, e l’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump, e il suo recente «manifesto» a sostegno della supremazia militare americana, hanno reso l’azienda impopolare in Europa. Il mese scorso, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha annunciato che l’agenzia di intelligence interna del paese, la Direzione generale per la sicurezza interna (DGSI), avrebbe «sostituito il gigante americano Palantir» con un software sviluppato dall’azienda francese ChapsVision.   Anche il BfV, l’equivalente tedesco della DGSI, avrebbe scelto ChapsVision per le proprie esigenze di analisi dei dati.

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Il mese scorso, il sindaco di Londra Sadiq Khan è intervenuto per bloccare un accordo da 50 milioni di sterline (76 milioni di euro) tra Palantir e la polizia metropolitana della città, definendo il contratto una «chiara e grave violazione» delle norme sugli appalti. Palantir ha ancora un accordo da 330 milioni di sterline con il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) e un accordo da 240 milioni di sterline con il Ministero della Difesa britannico.   Palantir Technologies nasce nel 2003 in California per iniziativa dell’investitore Peter Thiel e di Alex Karp, con l’obiettivo di applicare i sistemi antifrode di PayPal – azienda fondata da Thiel con Elon Musk e poi venduta ad eBay – all’antiterrorismo. Nei suoi primi anni di vita l’azienda fatica a trovare investitori finché non è intervenuta In-Q-Tel, il braccio di venture capital della CIA, che ne ha finanziato lo sviluppo garantendole l’accesso alla comunità dell’Intelligence. Da allora, piattaforme come Gotham integrano dati globali per la NSA, l’FBI e governi occidentali.   Questa stretta interconnessione con i servizi segreti genera forti polemiche in tutto il mondo. Gli attivisti accusano Palantir di favorire la sorveglianza di massa e il «predictive policing». Negli Stati Uniti è stata duramente contestata per aver supportato l’agenzia ICE nelle deportazioni di migranti, mentre in Europa l’uso del software ha sollevato ampie proteste per la violazione della privacy dei cittadini.  

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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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