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Politica

Cristina Kirchner condannata al carcere. «Stato mafioso parallelo»

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Un giudice federale argentina ha condannato la vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner a sei anni di carcere nel caso di falsa corruzione per presunta irregolarità nel finanziamento dei lavori pubblici nella provincia di Santa Cruz durante il periodo in cui è stata presidente (2007-2015).

 

La condanna per «amministrazione fraudolenta» prevede anche l’interdizione a vita dai pubblici uffici. Anche altri dodici imputati hanno ricevuto pene detentive da tre a sei anni. La sentenza non sarà eseguita fino a quando tutti i ricorsi non saranno esauriti, il che potrebbe richiedere anni. Per il momento, gode dell’immunità per la sua posizione di vicepresidente, e può anche candidarsi alla presidenza o a qualsiasi altro incarico, qualora decidesse di farlo alle elezioni del prossimo anno.

 

La scorsa settimana, la Kirchner aveva descritto il processo di condanna come «un plotone di esecuzione», il cui verdetto era stato «scritto molto tempo fa», basato non sulla Costituzione ma sulle macchinazioni di giudici, pubblici ministeri e avvocati corrotti che risponderebbero al l’ex presidente Mauricio Macri.

 

Queste reti proteggono anche «coloro che hanno cercato di uccidermi», ha detto, riferendosi all’attentato contro di lei il 1° settembre, quando un tizio tatuato con il sonnenrad (il «sole nero» simbolo di mistica del III Reich caro un tempo alle SS e oggi al Battaglione Azov) le aveva puntato la pistola a bruciapelo facendo però incredibilmente cilecca.

 

«Esto es un Estado paralelo y mafia judicial» ha dichiarato: «Questo è uno Stato parallelo e una mafia giudiziaria». Quindi, ha parlato della necessaria «complicità dei media». In particolare, la Kirchner ha attaccato il Gruppo Clarin.

 

«Preferisco andare in prigione che essere una marionetta di questa mafia e di questo Stato parallelo e questo sempre e quando a qualcuno non gli venga in mente di provare a spararmi di nuovo, perché è così che vogliono vedermi: in prigione o morta».

 

Nel 2019 la Kirchner aveva critica il processo perché, secondo lei, vedeva impegnati giudici strumentalizzati dalla destra del liberale Mauricio Macri.

 

Nel fine settimana erano uscite una serie di chat hackerate sui social media riguardanti i membri del supposto «partito giudiziario» dell’odiato Macri, che avrebbero partecipato a un viaggio di metà ottobre interamente pagato nella tenuta di lusso del multimiliardario britannico Joe Lewis in Patagonia, che sarebbe un caro amico personale di Macri.

 

Ieri il presidente Alberto Fernández è andato alla TV nazionale, riferendosi alla «promiscuità antirepubblicana» rappresentata da tale raduno, e ha chiesto al suo ministro della Giustizia di avviare un’indagine penale, in particolare sul finanziamento del viaggio, che potrebbe aver implicato illegalità «donazioni» (tangenti) e traffico di influenza.

 

Il presidente stabilito le misure legali da adottare per indagare sulla condotta dei funzionari del governo della città di Buenos Aires e, se necessario, avviare una procedura di impeachment contro di loro; e ha chiesto all’organo competente della magistratura di aprire un’indagine sulla condotta dei quattro magistrati che facevano parte del viaggio alla villa di Lewis.

 

La Kirchner, che si è paragonata a Ignacio Lula da Silva, il presidente americano messo in galera per corruzione e ora vittorioso contro Jair Bolsonaro in elezioni ancora contestatissime, non è la prima volta che parla di «mafia». Due anni fa la vicepresidente, senza citare Macri per nome, aveva fatto riferimento ad articoli che ipotizzavano legami tra la famiglia dell’avversario politico di origine calabrese e il crimine organizzato.

 

Alla Fiera del Libro dell’Havana la Kirchner aveva sostenuto che «in Argentina il lawfare [neologismo in uso in Argentina per indicare un uso del sistema giudiziario contro gli avversari politici, ndr] ha avuto una componente mafiosa», che «ha portato alla persecuzione dei miei figli. Una componente mafiosa che deve essere probabilmente causata dagli antenati di chi è stato presidente proprio come ha denunciato un noto giornalista del giornale Pagina 12 [giornale da sempre vicino alle sue posizioni politiche, ndr] quando ha parlato della ‘Ndrangheta. Devono essere quegli antenati».

 

All’epoca si scandalizzarono tutti: l’ambasciatore italiano, l’antimafia, e il governatore della Sicilia Musumeci, che disse che avrebbe denunziato.

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di Presidencia de la N. Argentina via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

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Davos, c’è anche di Maio – con l’Ucraina

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A Davos, dove sta andando in scena il World Economic Forum, è arrivato anche l’ex ministro degli Esteri della Repubblica Italiana e steward dello stadio San Paolo Luigi Di Maio. Lo riporta l’agenzia Adnkronos.

 

La presenza del ragazzo di Pomigliano d’Arco, impegnato ad eventi filoucraina del Festival dell’Oligarcato globalista, ha destato attenzione anche nel nostro Paese.

 

«Da ministro degli Esteri ho firmato cinque decreti per il supporto alla resistenza Ucraina e ne sono orgoglioso, perché conosco il vostro valore, perché so che siete una Nazione che sta difendendo tutti noi, so che siete dei veri patrioti e sono sicuro che l’Italia continuerà a sostenervi» ha detto l’ex grillino alla cena «Amici dell’Ucraina». «Alla fine vi riprenderete la vostra terra» ha assicurato l’ex deputato non riconfermato alle ultime elezioni.

 

Di Maio, a quanto si dice, è in corsa per un posto diplomatico offerto dall’Europa per i Paesi del Golfo, dove tuttavia da ministro c’era stato qualche screzio.

 

Il supporto del giovane partenopeo per l’Ucraina è risalente, con episodi speciosi.

 

Come riportato da Renovatio 21, martedì 1 marzo 2022 il ministro Di Maio partecipò ad una  trasmissione TV DiMartedì dove insultò apertamente il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin (dicendo, forse non esattamente dentro la lingua italiana, che Putin era «più atroce di un animale») annunciando di aver fatto una delibera per l’erogazione immediata di 110 milioni di fondi per il governo di Kiev.

 

«Giggino», capo della diplomazia italiana, a febbraio 2022 fu canzonato severamente dal ministero degli Esteri russo, che scrisse che il lavoro diplomatico non è fare «viaggi vuoti per assaggiare piatti esotici».

 

Tornato in TV, Di Maio sembrò alludere ad una preparazione nei confronti di un’escalation nucleare: «lo voglio ripetere: se un solo aereo della NATO viene abbattuto sui cieli ucraini ad opera di un missile russo, i Paesi della NATO devono rispondere, non contro qualcuno qualsiasi [?], ma contro la Russia, che è una potenza nucleare», disse sempre collegato col salotto TV de La7.

 

In seguito, prima delle elezioni, il Di Maio andò a trovare Zelens’kyj il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba a Kiev; Il feeling di Di Maio con il Kuleba può essere dovuto anche dal fatto che quest’ultimo non solo è italofono, ma ha passato, da ragazzino, un po’ di tempo ospite in Irpinia all’interno di un programma per i bambini di Chernobyl.

 

 

 

 

 

Immagine di Confartigianato Imprese via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

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Sospese per estremismo due guardie del corpo di un governatore tedesco

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Due agenti di polizia tedeschi che avevano sorvegliato per 12 anni il governatore della Sassonia-Anhalt, Reiner Haseloff, sono stati recentemente sospesi a causa di presunti legami con gruppi di estrema destra, ha riferito venerdì il notiziario locale MDR.

 

La coppia è stata accusata di condividere messaggi anticostituzionali ed estremisti di destra, inclusi contenuti che banalizzano il nazionalsocialismo. Il ministero dell’Interno ha rivelato venerdì che i messaggi sono stati scoperti «valutando il cellulare di un’altra persona» nel corso di un’indagine della polizia su sospetti funzionari estremisti nelle forze di sicurezza del vicino Meclemburgo-Pomerania occidentale.

 

Dalla loro sospensione il mese scorso, i due uomini sono stati posti sotto inchiesta penale per estremismo e è stato loro proibito di svolgere affari ufficiali all’interno dell’Ufficio di Polizia Criminale di Stato (LKA). Nei loro confronti è stato inoltre avviato un procedimento disciplinare per presunta violazione del dovere di lealtà alla costituzione, anche se quest’ultimo è stato sospeso fino alla conclusione delle indagini penali.

 

Altri due ufficiali dell’LKA della Sassonia-Anhalt stanno affrontando accuse simili, nonché indagini penali e disciplinari, sebbene non fossero coinvolti nella protezione di politici di alto livello e siano stati trasferiti in servizio piuttosto che sospesi.

 

Il parlamento tedesco è stato informato della situazione solo giovedì, e i parlamentari dei partiti Verdi e Die Linke hanno chiesto «chiarimenti esaurienti» su cosa esattamente avessero combinato le guardie del corpo di un premier di stato mentre avevano accesso privilegiato non solo a Haseloff ma anche a informazioni riservate e armi speciali. La deputata di Die Linke Henriette Quade ha sottolineato che «quando gli estremisti di destra lavorano in luoghi che dovrebbero identificare e combattere le minacce, è uno scandalo incredibile e devastante per le persone colpite e per coloro che hanno bisogno di protezione».

 

Tuttavia, sabato il ministero dell’Interno ha rassicurato che nessun politico sotto la protezione degli agenti sospesi era mai stato in pericolo, aggiungendo che non vi erano prove che i quattro fossero effettivamente attivi in ​​gruppi di chat estremisti o appartenessero a quello che ha definito il «scena dei prepper», ossia coloro che si preparano al collasso della società tedesca.

 

Un servizio di MDR del giorno precedente, tuttavia, diceva esattamente questo: che il gruppo in cui gli ufficiali caduti in disgrazia condividevano i loro contenuti estremisti era esso stesso affiliato a un’organizzazione radicale.

 

Si tratta dell’ennesimo capitolo dell’isteria tedesca riguardo ad una supposta congiura contro lo Stato da parte di network segreti di sovversivi.

 

Da anni oramai i giornali tedeschi – e non solo – parlano del Tag X, il cosiddetto «giorno X», una teoria per cui una vasta rete di estremisti di destra, con moltissimi elementi appartenenti alle forze dell’ordine e all’esercito (con interi reggimenti di commando di élite coinvolti e perfino dissolti), starebbe preparandosi al momento in cui sarà chiaro il collasso dello Stato tedesco. Processi a esponenti del supposto network del Tag X si sono conclusi con la piena assoluzione degli accusati. Qualcuno in Germania si era posto il dubbio: si tratta di una grande montatura dei giornali e dei politici, che agiscono oramai in modo totalmente allineato?

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro dell’Interno del Land tedesco della Turingia, Georg Maier, ha prospettato uno scenario per un ritiro le licenze di armi da cittadini sospetti, categoria nella quale potrebbero ricadere moltissimi membri di Alternative fuer Deutschland (AfD), un partito politico che detiene 81 seggi nel parlamento tedesco e 9 seggi nel parlamento europeo.

 

Secondo il ministero, negli ultimi anni le autorità delle armi inferiori in Turingia avevano già disarmato numerosi proprietari di armi facenti parte della cosiddetta scena dei Reichsbürger, i «Cittadini del Reich». Nel frattempo, in 72 casi, in 59 occasioni si sono concluse le procedure con un ritiro della licenza d’armi o con il rigetto di una domanda di licenza d’arma (13 casi). Nessuno di questi affiliati al Reichsbürgerbewegung aveva armi da fuoco che richiedono un permesso.

 

Un’operazione contro i Reichsbürger, con l’arresto del loro presunto leader, l’anziano aristocratico Enrico XIII del casato Reuss, è stata condotta poche settimane fa, con grande clamore sulla stampa. Anche qui, tuttavia, qualcuno si è posto qualche domanda: si tratta di una reazione eccessiva, spropositata, per installare nella mente dei cittadini la paura dell’uomo nero, così da non pensare ai problemi materiali che sta affrontando il Paese sotto l’inetto e nocivo governo «semaforo» di Olaf Scholz?

 

Le purghe avevano interessato negli anni scorsi anche l’esercito: nel 2020 un’unità della Kommando Spezialkräfte – reparto di forze speciali conosciuto come KSK – era stato dissolto a causa di accuse di un crescente estremismo di destra nei suoi ranghi.

 

L’isteria diffusa riguardo all’estremismo di destra in Germania è visibile anche nell’episodio in cui ministro federale dell’Interno tedesco Nancy Faeser ha affermato che i bambini all’asilo dovrebbero essere informati sui pericoli dell’estremismo di destra. Il concetto di estremismo, di fatto, viene ora allargato dalle istituzioni tedesche: in un’intervista con ZDF, il direttore del servizio di Intelligence del Land della Turinga Stephan Kramer ha ammonito riguardo al fatto che le proteste «legittime» per la crisi energetica potrebbero essere «dirottate dagli estremisti».

 

Secondo un rapporto del quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, le agenzie di Intelligence interne tedesche gestiscono centinaia di account falsi di estremisti di destra sui social media. Questi agents provocateurs telematici possono incitare sia all’odio che alla violenza. È emerso lo scorso agosto che i servizi segreti tedeschi sarebbero pronti a criminalizzare chi critica lo Stato: l’ufficio attivo in questo tipo di repressione è l’Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione – Bundesamt für Verfassungsschutz, conosciuto con la sigla BfV.

 

Come riportato da Renovatio 21, il governo tedesco si aspetta che si scatenino nella società immani conflitto sociali causati dalla crisi economica ed energetica inflitta alla popolazione tramite la pandemia e la guerra in Ucraina, che ministri giurano di voler continuare anche contro il volere del loro elettorato – il tutto in un contesto in cui è esplosa nell’esercito tedesco l’obiezione di coscienza, mentre i magazzini militari sono svuotati.

 

La scorsa estate i ministri erano arrivati grottescamente a criminalizzare le proteste contro l’inflazione, quando esse non erano ancora avvenute.

 

La Grundgesetz, la Costituzione tedesca, è stata modificata per alzare il tetto di spesa militare. Lo splendido articolo 1 della Costituzione, che tratta della dignità umana, è oramai lettera morta dopo aver visto la repressione violenta ai limiti della tortura inflitta ai manifestanti del dissenso pandemico in questi due anni.

 

 

 

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Politica

Arresti di massa in Brasile per l’insurrezione pro-Bolsonaro

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Le forze di sicurezza brasiliane hanno eseguito centinaia di arresti – c’è chi dice 400 – dopo l’invasione dei palazzi della «Piazza dei tre poteri» di Brasilia da parte dei supporter del presidente Jair Messias Bolsonaro.

 

Gli arresti arrivano nel momento in cui Lula, che si trovava a San Paolo, ha dichiarato un «intervento federale» che durerà fino al 31 gennaio.

 

Il laburista Lula, ex carcerato ora insediato come presidente a Brasilia, ha definito la manifestazione «fascista», chiedendo una risposta della polizia.

 

 

 

 

 

In rete affiorano anche video in cui la polizia a cavallo picchia i manifestanti, che si difendono.

 

 

Si tratta, a tutti gli effetti, di una replica del 6 gennaio 2021 al Campidoglio di Washington. Quella volta il colpo fallì perché non vi fu l’appoggio dell’esercito: anzi, c’è chi specula che l’assalto fu orchestrato dallo stesso Stato Profondo per verificare la lealtà dei militari e in caso eseguire purghe. Una «patriot purge», com’è stata definita, una purga dei patrioti.

 

Anche qui in Brasile finirà così? L’esercito, invocato dai supporter di Bolsonaro, starà in disparte?

 

O potrebbe saltare fuori un mix esplosivo di popolo e militari ribelli, come nel caso della famosa Rivolta dei vaccini del 1907, quando si sfiorò il golpe su un governo che aveva imposto la vaccinazione obbligatoria casa per casa?

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

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