Spirito
Contro Cristo Re «l’opera eversiva della Sinagoga di Satana»: omelia di mons. Viganò
Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò per la festa di Cristo Re.
REX SUM EGO
Omelia nella festa di Cristo Re
Dixit itaque ei Pilatus: Ergo rex es tu?
Respondit Jesus: Tu dicis quia rex sum ego.
Ego in hoc natus sum, et ad hoc veni in mundum,
ut testimonium perhibeam veritati:
omnis qui est ex veritate, audit vocem meam.
Jo 18, 37
Per volontà provvidenziale di Papa Pio XI, quest’ultima Domenica di Ottobre è dedicata alla Regalità universale di Nostro Signore
L’enciclica Quas Primas, promulgata l’11 Dicembre 1925, illustra questa dottrina e le ragioni per le quali, in virtù dell’Unione ipostatica – ossia dell’unione della divinità e dell’umanità nella persona di Gesù Cristo – noi dobbiamo riconoscere il nostro Signore e Sovrano nel Verbo di Dio Incarnato.
Il Vangelo di domenica scorsa – XXII dopo Pentecoste – ha in qualche modo preparato la festa odierna, invitandoci a contemplare la Regalità di Cristo anche nel precetto Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio (Mt 22, 21). Riconoscere Nostro Signore come Sovrano dei singoli e delle società è infatti già contenuto in queste semplici parole: Date a Dio quel che è di Dio.
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Credo che ciascuno di voi abbia potuto riscoprire questa bellissima verità della nostra santa Religione; una verità custodita sin dagli albori della Chiesa. L’istituzione di questa festa, apparentemente ridondante visto che tutta la Liturgia è una professione di Fede nella divina Regalità di Nostro Signore, ci mostra come i Romani Pontefici seppero ribadire la Sua Signoria universale proprio nel momento in cui gli errori del Laicismo, del Socialismo e del Liberalismo (nelle sue due varianti collettivista in Russia e nazionalista in Germania) cercavano di estromettere Dio dalla cosa pubblica, portando alle loro estreme ma logiche conseguenze gli errori e gli orrori della Rivoluzione del 1789.
Dietro questa secolare cospirazione contro Cristo, iniziata da ben prima di quanto possiamo immaginare, sappiamo esservi l’opera eversiva della Sinagoga di Satana, dell’antichiesa massonica votata all’instaurazione del regno dell’Anticristo. Il Protestantesimo, i Rosacroce, gli Illuminati di Baviera, la Massoneria e tutte le sette che hanno cospirato dal Cinquecento in poi contro l’Europa Cattolica sono espressione di questa guerra senza quartiere contro Cristo e contro la Sua Chiesa.
I papi che regnarono tra il Sette e l’Ottocento condannarono con apostolica severità i principi rivoluzionari in nome dei quali furono rovesciate le Monarchie delle Nazioni Cattoliche. Quei Pontefici videro con chiarezza quali immani rovine sarebbero seguite alla loro diffusione nel mondo, e misero in guardia il popolo cristiano dall’accettare ogni compromesso con la mentalità secolare, liberale, laicista e materialista che questi errori veicolava.
Ciò che i pontefici non poterono prevedere – tanto era inaudito e scandaloso anche solo poterla solo ipotizzare, a quei tempi – era che questa ribellione a Cristo Signore potesse non solo trovare appoggio nei Papi di là da venire con tutte le istanze del Modernismo traghettate in seno alla Chiesa Cattolica con il Vaticano II, ma che questa ribellione si sarebbe estesa a tutto il corpo ecclesiale, sino a giungere all’apostasia dalla Fede e all’affrancamento dell’autorità vicaria del Romano Pontefice da quella posseduta esclusivamente e a pieno titolo dal Capo divino del Corpo Mistico, Re e Sacerdote.
I papi postconciliari, artefici di innovazioni nella teorizzazione e nell’esercizio del Papato, sono giunti a voler adattare e reinterpretare il Papato in chiave sinodale (ad intra) ed ecumenica (ad extra), dimostrando così la propria volontà di cambiare ciò che Nostro Signore ha stabilito nel fondare la Sua Chiesa.
L’apostasia della chiesa bergogliana, sotto gli occhi di tutti, non è un fenomeno a sé stante. Le sue cause sono da ricercarsi negli errori deliberatamente insinuati dal Concilio e pervicacemente sostenuti dai Papi del postconcilio. La rivoluzione modernista del Vaticano II è consistita appunto nell’aver accolto nella Chiesa i principi anti-cattolici – massonici e liberali – degli Stati moderni, nonostante fossero sotto gli occhi di tutti i danni immani causati dalla Rivoluzione nel giro di pochi decenni, anzitutto alla salvezza eterna delle anime e al buon governo delle Nazioni.
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Ma in che cosa consiste, essenzialmente, questa resa incondizionata alle ideologie anticattoliche che ininterrottamente la Chiesa aveva condannato senza appello? Perché concetti come libertà, fraternità e uguaglianza sono così opposti al Vangelo e così disastrosi nei loro effetti sugli individui e sulle società, sullo Stato e sulla Chiesa?
Per rispondere compiutamente a questa domanda dobbiamo tenere anzitutto presente che tutto ciò che viene dal Maligno è inganno e menzogna. Satana ci inganna, quando illude l’umanità di potersi «liberare» dalla Signoria di Cristo presentandocela come un «giogo opprimente».
Satana mente quando ci illude di poter rivendicare a sé una sovranità che invece appartiene a Nostro Signore e a Lui solo.
Satana mente quando inganna gli uomini di poter essere «fratelli», mentre nega la divina Paternità di Dio. Mente mostrando come desiderabile l’uniformità nel peccato e l’omologazione nel vizio – perché è questo il suo concetto di uguaglianza – e mente quando ci mostra come da rifuggire la molteplicità e la varietà dei doni di cui la magnificenza di Dio colma ognuno di noi in modo unico e irripetibile.
Noi siamo la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce (1Pt 2, 9), ed è contro questa stirpe – che è stirpe della Donna (Gen 3, 15) in perpetua inimicizia con la discendenza del Serpente – che Satana si scatena, nella sua livida invidia del destino di gloria che egli ha irreversibilmente rifiutato con il suo Non serviam.
Satana sa che Gesù Cristo è Re. Il suo unico scopo è indurci a ribellarci al nostro Sovrano, ad averLo come nemico, a negare la nostra doverosa e necessaria sottomissione a Lui, nostro Redentore e Signore, per soggiogarci alla odiosa schiavitù del Maligno. Insomma, quel che Satana vuole, è farci rinnegare Cristo Re e Pontefice, e farci acclamare l’Anticristo, che ne è blasfema contraffazione. Ecco perché questo accanimento da parte sua e dei suoi servi nel voler negare a Cristo i Suoi diritti sovrani sulle Nazioni e anche sulla Chiesa.
Solo chi non crede e non vuole che Cristo sia Re può accettare l’idea che le autorità civili non debbano riconoscere pubblicamente la vera e unica Chiesa, di cui Egli è divino fondatore.
Solo chi non crede e non vuole che Cristo sia Re può accettare l’ecumenismo sincretista e teorizzare che «tutte le religioni sono un cammino che conduce a Dio».
Solo chi non crede e non vuole che Cristo sia Re può arrogarsi il sacrilego diritto di cambiare la Sua Chiesa e il Papato da Lui istituito per obbedire servilmente ai Suoi nemici.
Chi invece riconosce che Nostro Signore Gesù Cristo è Dio, Signore, Re e Pontefice tutto riconduce a Lui, a Lui tutto restituisce, tutto a Lui consacra.
Non possiamo professarci Cattolici, Apostolici e Romani senza proclamare la Regalità di Cristo, e senza viverla quotidianamente ad iniziare da noi stessi, dalle nostre famiglie, dalle nostre comunità.
Come possiamo infatti sperare che il Signore non ci abbandoni e torni a regnare sulle società civili, se quanti le compongono non Lo riconoscono come Re?
Condotto dinanzi a Pilato dal Sinedrio, Nostro Signore si trova a rispondere al Procuratore Romano che Gli chiede se sia Re: Tu lo dici, Io sono Re. Io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla Verità; chiunque viene dalla verità ascolta la Mia voce (Gv 18, 37).
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Ascoltiamo la voce di Nostro Signore se veniamo dalla verità e Lo riconosciamo come nostro Re. Sarà in questa sequela Christi Regis che troveremo le ragioni del nostro combattimento in quest’ora della Storia e sapremo riconoscere chi è schierato sotto le Sue sante insegne e chi, scelesta turba, è schierato con l’Anticristo. Qui non est mecum, adversum me est; et qui non colligit mecum, dispergit (Lc 11, 23). Chi non è con Me, è contro di Me; e chi con Me non raccoglie, disperde.
Prima creatura ad ascoltare la voce di Nostro Signore fu Maria Santissima, Regina Crucis e mistico Trono del Re divino. Ricordiamolo bene: dove regna Cristo, deve regnare anche la Sua Augusta Madre; perché è volontà del Figlio che Ella sia Colei che nella Sua intemerata Verginità umilia lo spirito impuro, e che nella Sua Umiltà schiaccia la testa orgogliosa del Serpente.
Sia Lei Signora e Regina di ogni Cristiano e in particolare di ogni anima sacerdotale, affinché la Mediatrice di tutte le Grazie possa intercedere presso il Trono dell’Altissimo per la Santa Chiesa, per quanti professano fedelmente la Fede Cattolica e per le sorti del mondo.
E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
27 Ottobre 2024
D.N.J.C. Regis
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Immagine: Chiesa di Cristo Re a Thuine
Immagine di Frank Vincentz via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Spirito
Mons. Viganò: contro la FSSPX Prevost rivela la frode sinodale
Prevost svela (involontariamente?) la frode sinodale.
Il vero motivo della minacciata scomunica alla FSSPX non è la Consacrazione di nuovi Vescovi senza il mandato pontificio, ma il rifiuto del Concilio Vaticano II (come nel mio caso). Prevost sposta il focus della questione,… — Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) June 18, 2026
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Spirito
L’arcivescovo Lefebvre a Mont Saint-Michel
Attraverso questo ricordo inedito dei primi anni Ottanta, l’arcivescovo Lefebvre emerge in tutta la sua semplicità e umanità. Questa testimonianza rivela un vescovo paterno, pieno di gentilezza, fede e umorismo, così come lo conoscevano coloro che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui quotidianamente.
Fine primavera del 1981 o del 1982, non ricordo la data esatta. Mi trovavo al priorato di Sainte-Anne per un breve soggiorno. Il vescovo era atteso al priorato, dove si sarebbe fermato per alcuni giorni; doveva amministrare le cresime a Lanvallay, Rennes e Brest. Tutto doveva essere impeccabile: i giardini, la casa, la sacrestia e le due cappelle di quel periodo. Lavoravamo sodo, ma l’atmosfera era serena.
Il vescovo arrivò in prima serata con il suo autista, il signor Pedroni. Iniziò quindi il tour delle cresime e delle visite ai sacerdoti amici della Fraternità (alcuni in Bretagna avevano ancora un ministero «ufficiale»: padre Bouchet, ad esempio, a Dinan, che celebrava la Messa nella cappella del vecchio ospedale). Io alloggiai al priorato; servii la Messa per i sacerdoti e partecipai alla Messa del Vescovo. Consumavamo i pasti nella sala da pranzo del priorato con il Vescovo: l’atmosfera era rilassata.
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La penultima mattina del soggiorno di Sua Grazia doveva essere una giornata tranquilla prima del suo ritorno in Svizzera il mattino seguente. Il signor Pedroni aveva espresso il desiderio di riposare. Dopo la messa solenne di Sua Grazia, ci riunimmo nella sala da pranzo per la colazione, alla presenza del Priore di allora e di Padre Fernandez.
Il vescovo espresse il desiderio di fare un breve pellegrinaggio a Mont-Saint-Michel. Il signor Pedroni declinò, ma offrì prontamente l’auto a chiunque volesse guidarla. Il priore doveva recarsi a Saint-Brieuc per il catechismo e la messa, e padre Fernandez doveva rimanere al priorato per gli incontri con i parrocchiani e per ascoltare le confessioni.
Non mi aspettavo affatto quello che stava per accadere. Il vescovo si voltò verso di me e, con la sua voce gentile e il suo sorriso paterno:
— Mi ci porti?
Balbetto un sì e, cinque minuti dopo, eccomi qui davanti all’imponente auto dell’«autista» di Sua Eccellenza, che mi spiega brevemente alcune precauzioni da prendere e il comportamento che devo adottare, poi mi consegna le chiavi.
Monsignor Lefebvre arriva, breviario in mano, coperta sottobraccio, e si accomoda sul sedile posteriore del veicolo.
Il viaggio è piacevole e il vescovo suggerisce di recitare il rosario. Proseguiamo, alternando momenti di silenzio a una breve sosta presso la cattedrale di Dol-de-Bretagne.
All’epoca, il parcheggio di Mont-Saint-Michel era molto vicino all’ingresso. Monsignore non ha ancora ottant’anni e mi assicura di essere in grado di salire fino alla chiesa abbaziale. Facciamo una breve sosta nella chiesa parrocchiale e poi proseguiamo la salita.
E la vera avventura ha inizio!
Vicino alla biglietteria, intento a chiacchierare con l’impiegato, se ne stava un bell’uomo, vestito in modo insolito: pantaloni di velluto a coste neri e una specie di camice blu con un ampio cappuccio, una croce di legno al collo. Si voltò e salutò gentilmente l’arcivescovo Lefebvre, presentandosi come padre Bruno de Senneville, priore dell’abbazia. Ci guidò quindi in un’affascinante visita della chiesa abbaziale, del chiostro e di diverse aree normalmente chiuse al pubblico.
Al termine della visita, entriamo in un piccolo oratorio e il priore offre un momento di preghiera; al momento del Padre Nostro si crea una leggera cacofonia.
Ci salutiamo e ci dirigiamo verso il parcheggio. Il vescovo sorride ed è molto rilassato. Si ferma un attimo, si gira verso di me e dice:
— Andiamo a pranzare da Mère Poulard?
— Sua Eccellenza, ciò non sarà possibile; è necessaria la prenotazione ed è molto costoso.
— Andiamo a vedere.
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Ed eccoci qui, in questa locanda leggendaria. Il capo cameriere ci fa accomodare e gustiamo la frittata. La tonaca vescovile non passa inosservata. Non so se gli altri ospiti notino la croce pettorale e l’anello.
Sua Eccellenza chiese il conto e, mentre lo apriva, emise una piccola esclamazione di sorpresa e mi disse:
– Aspetto.
Ho letto: «siamo lieti di offrire questo pranzo a Sua Eccellenza l’arcivescovo Lefebvre. La Direzione».
Proprio in quel momento, arrivarono il direttore e sua moglie e consegnarono all’ospite il libro degli ospiti. Sua Eccellenza scrisse qualche parola, li ringraziò, poi ci congedammo e tornammo alla macchina.
Tra Mont-Saint-Michel e Pontorson, lancio un’occhiata a monsignore nello specchietto retrovisore e percepisco un luccichio malizioso nei suoi occhi. Scoprirò presto il perché:
— Tua madre non abita molto lontano dal priorato?
— Sì, Vostra Grazia, a L…
— Bene, andiamo a salutarla.
Monsignore sa che la mamma è rimasta vedova di recente e gli avevo confidato che la morte di papà, a cinquantasei anni, era stata una dura prova per la famiglia, e in particolare per la mamma.
All’epoca non esistevano i telefoni cellulari, il che rendeva difficile avvertire gli altri.
L’auto si fermò davanti alla casa di famiglia. La mamma era dietro al suo tosaerba, su un leggero pendio, e fu completamente sorpresa quando vide l’arcivescovo Lefebvre che le si avvicinava. Il motore del tosaerba si spense e la mamma tentò una genuflessione alquanto azzardata sul pendio. Intuendo il pericolo, l’arcivescovo la fermò e entrammo in casa per una mezz’ora di conversazione davanti a una tazza di tè.
In poche semplici parole, il Vescovo parla della virtù della speranza.
Dobbiamo tornare al priorato.
Prima di riprendere il rosario, Sua Signoria mi disse con quella voce dolce, maliziosa e leggermente sorridente che era il suo segreto:
— Tua madre è molto più gentile di te.
Anche su quello aveva assolutamente ragione!
Michel G.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Lynx1211 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Pensiero
Il cardinale Ruini muore. La devastazione neodemocristiana resta
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