Geopolitica
Come il Vaticano ha cercato di evitare l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela
Lo spettacolare arresto di Nicolás Maduro da parte delle forze speciali statunitensi ha segnato l’inizio del 2026. Un’inchiesta pubblicata dal Washington Post il 9 gennaio rivela un aspetto poco noto: l’attività diplomatica della Santa Sede. Di fronte all’escalation delle tensioni tra Washington e Caracas, il Vaticano ha tentato di negoziare una «soluzione umana» per evitare un intervento militare diretto.
La Santa Sede, una potenza disarmata che cerca di essere disarmante
Di fronte all’amministrazione Trump, che ha favorito una strategia di «massima pressione» e coercizione, la Santa Sede ha tentato di aprire «finestre di fuga» per Maduro. La diplomazia vaticana, guidata dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, ha cercato di riunire attori che in precedenza si erano rifiutati di parlare tra loro.
L’obiettivo era chiaro: garantire la partenza volontaria di Maduro per evitare caos e spargimenti di sangue.
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L’offerta russa
Uno degli aspetti più sorprendenti dell’inchiesta riguarda il coinvolgimento della Russia. Su sollecitazione della mediazione vaticana, Mosca avrebbe manifestato la sua disponibilità a offrire asilo politico a Nicolás Maduro e alla sua cerchia ristretta. La proposta era semplice: un esilio sicuro all’estero con la garanzia di mantenere alcuni dei loro beni.
Mentre preparava le sue unità d’élite della Delta Force per un’operazione di cattura, Washington si è destreggiata tra questi negoziati e la pianificazione operativa. Gli Stati Uniti avrebbero iniziato a considerare un piano di successione incentrato sulla vicepresidente Delcy Rodriguez, segno che la transizione era stata attivamente discussa negli ambienti diplomatici prima che l’opzione militare venisse attivata.
Il fatale errore di calcolo di Maduro
Perché questi sforzi sono falliti? Il Washington Post sottolinea un tragico errore di calcolo da parte del leader venezuelano. Nonostante i numerosi avvertimenti trasmessi dagli emissari della Chiesa e i segnali di un parziale disimpegno dai suoi alleati russi, Maduro apparentemente ha sottovalutato la determinazione di Washington.
L’erede spirituale di Hugo Chavez ha respinto ogni proposta di un’uscita onorevole, convinto che la sua posizione rimanesse sostenibile. Questo rifiuto sistematico alla fine ha chiuso le porte della diplomazia, lasciando campo libero all’intervento militare. Quando le «vie di fuga» furono ostacolate dall’ostinazione del regime al potere, la macchina operativa americana era ormai inevitabile.
Potere morale contro forza bruta
Mentre il Vaticano riusciva a guadagnare tempo, proporre soluzioni e coordinare le potenze avversarie, il più piccolo stato del mondo non è riuscito a fermare la spirale di interventi armati che, secondo quanto riferito, ha causato circa 75 morti, ufficialmente tutti dalla parte venezuelana.
Oggi, mentre Maduro attende il processo a New York per traffico di droga e il Venezuela intraprende una fragile transizione sotto l’occhio vigile dell’opposizione guidata da Maria Corina Machado, la Santa Sede e la sua diplomazia dietro le quinte continuano a svolgere un ruolo chiave nella regione.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Macron attacca Trump per le parole sulle rivolte francesi
Le autorità francesi hanno attribuito la responsabilità delle violenze principalmente a gruppi radicali di estrema sinistra e a criminali opportunisti, senza tuttavia collegarne l’organizzazione agli immigrati, che sono invece pienamente visibili nei video. Nel frattempo, i politici di tutto lo spettro politico francese hanno incolpato Macron e il suo governo per i disordini, accusando l’amministrazione di aver indebolito i servizi pubblici e di non essere riuscita a mantenere l’ordine.French President Macron blasts Trump:
There has been foreign manipulation of information afterward — that is certain. This led to unacceptable and downright stupid comments from many people, including foreign leaders. We have seen artificial-intelligence-generated images… pic.twitter.com/KqKcZYUsd1 — Clash Report (@clashreport) October 21, 2026
🇫🇷 | Escena surrealista en París: destrozan una boutique de vinos de lujo y champagne y brindan a la salud de la protesta con Moët & Chandon pic.twitter.com/Dx87UuofZS
— Olmo Blanco (@rebonico) October 22, 2026
Clips of Paris being sacked by (mostly) Muslims.
Follow: @AFpost pic.twitter.com/qBJJ2HG7r2 — AF Post (@AFpost) October 18, 2026
Australian leftist filmmaker captured these scenes in Paris today.
Complete and utter horror. Even as a leftist he can’t make it look good. pic.twitter.com/HyO71gBm0v — Drew Pavlou 🇦🇺🇺🇸🇫🇷🇺🇦🇹🇼 (@DrewPavlou) October 17, 2026
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Geopolitica
Putin: la politica bellicista europea è «schizofrenia politica»
Le ripetute affermazioni dei funzionari europei secondo cui la Russia rappresenterebbe una minaccia di guerra per i loro paesi equivalgono a una «schizofrenia politica», ha dichiarato il presidente russo Vladimiro Putin.
Il vertice della Federazione Russa ha rilasciato queste dichiarazioni giovedì, parlando con il giornalista russo Pavel Zarubin dopo aver partecipato al congresso dell’Unione dei Lavoratori Teatrali al Teatro Bolshoi di Mosca.
Putin ha fermamente negato le ripetute accuse secondo cui Mosca si starebbe preparando a una guerra con l’Europa, liquidandole come parte della continua «campagna anti-russa» nel continente.
«Ormai arrivano a parlare costantemente di una “minaccia russa” e persino a discutere di preparativi per una guerra con la Russia, il che, a mio avviso, equivale a una sorta di schizofrenia politica. Ma spero che passi», ha dichiarato Putin.
Il conflitto in Ucraina ha chiaramente dimostrato che la Russia non può essere sconfitta sul campo di battaglia, ha affermato il presidente, aggiungendo che l’idea di infliggere una «sconfitta strategica» al Paese è «semplicemente irrealistica». Putin ha espresso la speranza che coloro che ancora contemplano un simile scenario «giungano a riconoscere la realtà della vita moderna».
«Spero che si rendano conto che è meglio vivere in armonia con la Russia, una strada che serve veramente gli interessi dei loro popoli. Se si osservano i processi politici attualmente in corso in Europa, risulta evidente che i popoli europei non desiderano entrare in guerra con la Russia», ha affermato il presidente.
In realtà, nemmeno la Russia vuole combattere contro l’Ucraina, ha affermato Putin, sottolineando il passato comune e i legami di lunga data tra russi e ucraini. Tuttavia, Kiev stessa ha scelto la guerra nel 2014, quando ha optato per combattere contro la popolazione dell’allora Donbass ucraino, che aveva respinto il colpo di stato di Maidan, ha detto il presidente, aggiungendo che l’Ucraina ha anche respinto i ripetuti tentativi di Mosca di mediare in quel conflitto.
«Se l’attuale leadership ucraina vuole combattere, che combatta. Ma perché si aspettano che siano tutti gli altri a pagare il conto e a fornirgli le armi? Immagino che abbiano le loro ragioni, probabilmente radicate in promesse di aiuto fatte in passato. Ma sembra che quell’“aiuto” fosse destinato a durare fino all’ultimo ucraino», ha detto Putin.
Il presidente russo ha inoltre toccato la questione delle controversie territoriali tra Mosca e Kiev, sottolineando che la perdita di regioni precedentemente ucraine non dovrebbe essere considerata tale, poiché in realtà non sono mai state ucraine.
«Non è il loro territorio, è parte della Russia storica», ha sottolineato, aggiungendo che i residenti locali hanno votato per la secessione dall’Ucraina e la riunificazione con la Russia.
La Russia resta pronta a risolvere il conflitto in Ucraina attraverso la diplomazia, ha affermato Putin, ribadendo la disponibilità di Mosca a riprendere i colloqui trilaterali con Washington e Kiev.
«Lo scopo di questi negoziati sarà quello di discutere come garantire la sicurezza sia dell’Ucraina che della Russia in seguito alla conclusione di accordi di pace, nello specifico accordi definitivi e a lungo termine, piuttosto che una semplice cessazione temporanea delle ostilità», ha affermato il presidente, aggiungendo che le discussioni dovrebbero coinvolgere un’architettura di sicurezza paneuropea più ampia.
Mosca ha annunciato di essere pronta a riprendere i colloqui trilaterali dopo l’incontro di Putin con l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff a San Pietroburgo mercoledì. Il collaboratore del Cremlino Yurij Ushakov ha poi affermato che il prossimo round potrebbe tenersi ad Abu Dhabi verso la metà di novembre.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
L’Arabia Saudita giustizia una coppia bengalese per essersi baciata all’interno di una moschea
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