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Geopolitica

Cina, il Partito obbliga gli insegnanti a «non credere in nessuna fede» e diffondere l’ateismo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

Gli insegnanti devono firmare un documento di adesione, anche se l’obbligo è contrario alla costituzione cinese. La campagna di ateismo nelle scuole del Zhejiang dura da anni.

Alcune foto diffuse sui social mostrano che a Wenzhou (Zhejiang) il Partito comunista richiede a tutti gli insegnanti di firmare un documento in cui si accetta di non professare nessuna religione e di promuovere invece l’ateismo fra i propri studenti.

 

Questo documento è un altro segno della potente campagna messa in atto dal Fronte unito nel frenare la fede fra i giovani. Ciò avviene non solo con il divieto di andare a messa per i minori di 18 anni, ma anche con verifiche e provvedimenti disciplinari fra insegnanti e studenti se qualcuno di loro si dichiara credente.

 

Il documento che gli insegnanti devono firmare deve essere provvisto di molti dati: nome, cognome, genere, età, ore di lavoro, posizione, scuola (foto 2). A essi si chiede di impegnarsi in quattro direttive:

 

–       Affermare in modo fermo la prospettiva marxista sulle religioni, rafforzare l’educazione ateista e lo studio;

 

–       Non credere in nessuna religione, non partecipare ad alcuna attività religiosa, non pubblicizzare o diffondere religione in nessun luogo;

 

–       Sostenere in modo attivo la nuova civiltà socialista e il nuovo corso;

 

–       Non fare pubblicità a superstizioni feudali, non impegnarsi in nessuna attività legata alle superstizioni feudali.

 

Per molti cristiani e avvocati, la direttiva è anticostituzionale. Nella costituzione cinese infatti si afferma con chiarezza che ogni cittadino in Cina ha libertà di religione, di praticare la propria fede, senza specificare il lavoro o l’età.

 

La campagna antireligiosa nel Zhejiang dura da anni. Oltre al potenziamento dell’ateismo nelle scuole, il Partito ha promosso la chiusura e distruzione di chiese, la cancellazione di segni religiosi, la rimozione delle croci. Secondo esperti, il motivo è che in questa provincia almeno il 10% della popolazione è cristiana

Di fatto, questo documento è un altro segno della potente campagna messa in atto dal Fronte unito nel frenare la fede fra i giovani. Ciò avviene non solo con il divieto di andare a messa per i minori di 18 anni, ma anche con verifiche e provvedimenti disciplinari fra insegnanti e studenti se qualcuno di loro si dichiara credente.

 

L’impegno di insegnanti del Partito che diffondono l’ateismo fra i ragazzi dura da tempo. Essi educano a non credere in Dio non solo con i discorsi, ma anche con punizioni umilianti.

 

La campagna antireligiosa nel Zhejiang dura da anni. Oltre al potenziamento dell’ateismo nelle scuole, il Partito ha promosso la chiusura e distruzione di chiese, la cancellazione di segni religiosi, la rimozione delle croci. Secondo esperti, il motivo è che in questa provincia almeno il 10% della popolazione è cristiana.

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

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Geopolitica

Trump: la Groenlandia «è il nostro territorio»

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che la Groenlandia è territorio americano e ha chiesto l’avvio immediato di negoziati con la Danimarca per trasferire l’isola artica sotto il controllo statunitense, definendo tale acquisizione indispensabile per la sicurezza nazionale degli USA e per la stessa NATO.

 

Trump ha espresso queste posizioni mercoledì durante il suo intervento al World Economic Forum di Davos, dichiarando che Washington attende dalla Danimarca l’apertura di colloqui formali per la cessione della sovranità sull’isola.

 

Da tempo il presidente statunitense persegue l’obiettivo di porre la Groenlandia – territorio autonomo danese con una popolazione di circa 56.000 abitanti – sotto il controllo americano, sostenendo che l’isola sia strategica per contrastare quelle che descrive come minacce provenienti da Russia e Cina.

 

Sia Mosca che Pechino hanno respinto con fermezza tali accuse. La Russia ha denunciato quella che considera un’accelerata militarizzazione dell’Artico da parte della NATO.

 

«Questa enorme isola non protetta fa in realtà parte del Nord America. Si trova al confine settentrionale dell’emisfero occidentale, il nostro emisfero», ha dichiarato Trump di fronte al pubblico, argomentando che gli Stati Uniti, a differenza degli alleati europei, sono nella posizione migliore per difendere il territorio.

 

«Non c’è alcuna forza nella NATO in grado di proteggere la Groenlandia, tranne gli Stati Uniti. La nostra acquisizione della Groenlandia non indebolirà la NATO, ma la rafforzerà», ha aggiunto.

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Trump ha precisato che gli Stati Uniti desiderano che la Danimarca accetti il trasferimento della sovranità affinché possa essere installato sull’isola il sistema di difesa missilistica Golden Dome. «Quello che vogliamo è un pezzo di ghiaccio in grado di proteggere la pace globale», ha affermato.

 

Il presidente ha inoltre ricordato che le truppe statunitensi assunsero il controllo della difesa della Groenlandia dopo l’occupazione della Danimarca da parte della Germania nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. «Fummo costretti ad agire e inviammo le nostre forze a presidiare la Groenlandia. Dopo la guerra la restituimmo alla Danimarca. Quanto siamo stati stupidi a farlo. Ma lo facemmo», ha detto Trump.

 

Il presidente ha concluso affermando che gli Stati Uniti sarebbero «grati» se la proposta venisse accolta, ma che un rifiuto non sarebbe dimenticato. In precedenza Trump aveva dichiarato che cercherà di acquisire l’isola «nel modo più facile o nel modo più difficile».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’aereo di Trump ha dovuto tornare a Washington una volta partito per «problemi elettrici».

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Geopolitica

Macron: gli Stati Uniti cercano di «subordinare» l’Europa

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato gli Stati Uniti di cercare di «indebolire e subordinare» l’Europa attraverso una competizione economica aggressiva.   Intervenendo martedì al World Economic Forum di Davos, Macron – che indossava per motivi imprecisati occhiali da sole a goccia, che una volta in Italia si diceva facessero un po’ «fascista» – ha dichiarato che «le guerre commerciali e l’escalation protezionistica non producono altro che perdenti su entrambi i lati» e ha invitato i leader europei a difendere con fermezza gli interessi del continente in un momento di «instabilità senza precedenti».   «La concorrenza degli Stati Uniti d’America, attraverso accordi commerciali che danneggiano le nostre esportazioni, pretendono concessioni massime e mirano apertamente a indebolire e sottomettere l’Europa, unita a un accumulo continuo di nuove tariffe che sono inaccettabili sul piano di principio», ha affermato Macron.

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Le sue parole arrivano in diretta risposta alle minacce del presidente statunitense Donald Trump, che ha promesso nuovi dazi a qualsiasi Paese che si opponga ai suoi progetti di annessione della Groenlandia. La scorsa settimana Trump ha annunciato l’imposizione di un dazio aggiuntivo del 10% su otto nazioni europee della NATO che hanno inviato piccoli contingenti militari in Groenlandia – territorio autonomo danese –, aggravando ulteriormente le tensioni transatlantiche.   Macron ha sottolineato che l’Unione Europea possiede strumenti commerciali «molto potenti» e deve essere pronta a impiegarli quando i suoi interessi non vengono rispettati. Ha fatto riferimento in particolare allo strumento anti-coercizione del blocco, spesso definito «bazooka commerciale», come arma di deterrenza di fronte alle crescenti pressioni di Trump sulla Groenlandia.   L’UE sta inoltre valutando il ripristino di un pacchetto di controdazi su beni americani per un valore di 93 miliardi di euro, misure elaborate lo scorso anno in reazione alla prima ondata tariffaria di Trump ma sospese in seguito a un accordo transatlantico provvisorio. Un diplomatico europeo ha riferito a Reuters all’inizio della settimana che tali dazi potrebbero rientrare automaticamente in vigore a partire dal 6 febbraio qualora non si raggiunga un’intesa.

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Lavrov: la NATO si prepara alla guerra contro la Russia

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Le recenti dichiarazioni di alti esponenti europei, tra cui il segretario generale della NATO Mark Rutte, indicano che l’Occidente si sta preparando a un confronto militare diretto con la Russia, ha affermato martedì il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

 

Nel corso di una conferenza stampa dedicata al bilancio dell’attività diplomatica russa nel 2025, Lavrov ha citato le posizioni espresse dall’Alto rappresentante dell’UE per la politica estera Kaja Kallas, nonché da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, e dai leader di Germania, Francia e Regno Unito. «Si stanno preparando seriamente a una guerra contro la Federazione Russa e, in pratica, non lo nascondono più», ha dichiarato.

 

Il ministro ha ribadito che la Russia resta impegnata a «eliminare le cause profonde» del conflitto in Ucraina, mentre è l’Occidente, da molti anni, a «creare deliberatamente» tali problemi, con l’obiettivo di trasformare l’Ucraina in una «minaccia permanente alla sicurezza della Russia».

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Lavrov ha rilevato che, sebbene l’espressione «sconfitta strategica» inflitta a Mosca venga usata meno frequentemente dai leader occidentali negli ultimi tempi, le loro azioni dimostrano che tale obiettivo «rimane vivo nelle loro menti e nei loro piani». Ha sottolineato il persistente appoggio al «regime apertamente nazista» di Kiev e il suo percorso verso lo «sterminio legislativo e fisico di tutto ciò che è russo».

 

La Russia ha respinto con fermezza le accuse occidentali secondo cui costituirebbe una minaccia per qualsiasi Paese straniero, definendole «assurdità» e «allarmismo» strumentale a giustificare l’aumento esponenziale delle spese militari in tutta Europa.

 

Nonostante ciò, Polonia, Finlandia, Lituania, Lettonia ed Estonia continuano a rilanciare tali narrazioni e hanno recentemente annunciato il ritiro dai trattati internazionali che vietano le mine antiuomo, dichiarando l’intenzione di produrle e posizionarle lungo i confini con la Russia.

 

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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0) 

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