Economia
Chiuso de facto lo Stretto di Ormuzzo
Secondo quanto si apprende dalla stampa internazionale, l’Iran oltre ad aver lanciato missili su basi USA e israeliane avrebbe vietato il transito navale sullo stretto di Hormuds, causando un calo del 70% del traffico delle petroliere.
Non è una chiusura ufficiale, ma de facto: compagnie come Hapag-Lloyd, Mitsui O.S.K. e NYK hanno sospeso operazioni, con oltre 150 navi ancorate fuori dall’istmo di Ormuzzo, secondo quanto riportato. Vi sarebbe stato un attacco al tanker «Skylight». Parrebbe che alcune navi cinesi e iraniane passano, ma il flusso commerciale è paralizzato.
L’importanza dello stretto è immensa: transita circa il 20% del petrolio globale consumato (20 milioni di barili al giorno) e il 20% del LNG via mare. È il chokepoint («il punto di strozzatura»)più critico per l’energia, con esportatori come Arabia Saudita, UAE, Kuwait, Iraq e Iran che lo usano per rifornire Asia (Cina, India, Giappone, Corea del Sud). Profondo e largo per le petroliere di massime dimensioni, qualsiasi instabilità minaccia via lo stretto la stabilità energetica mondiale, come visto in passati conflitti.
L’Italia, chiuso stupidamente il rubinetto del gas russo, si approvigiona in larga parte dal Qatar – che condivide il suo principale giacimento marittimo proprio con l’Iran – si trova ora in difficoltà immensa: del GNL importato nel 2025, circa un quarto (24,4%) viene da Doha, fornitore ora fondamentale dietro agli Stati Uniti (44,3%) e davanti all’Algeria (21,3%).
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Ipotesi su impatti: con la situazione attuale, i prezzi del Brent sono già saliti del 10-13% a oltre 82 dollari a barile. Se prolungata, analisti prevedono 80-90/barile a breve, potenzialmente oltre 100 dollari se i flussi non riprendono, evocando shock come negli anni Settanta.
Per l’economia globale c’è il rischio di essere messa in ginocchio: inflazione da costi della benzina più alti, alla disruption della filiera di approvigionamento, con conseguente recessione in economie fragili.
Secondo alcune previsioni i costi del gas – ora che non si vuole più importare dalla Russia – potrebbe raddoppiare, colpendo Europa e Asia. Cina e India, grandi importatori, affronterebbero carenze significative compromettendo i loro ritmi di crescite. La Cina in particolare, grande partner per gli idrocarburi di Teheran, potrebbe dare segni di nervosismo imprevisti.
Dal canto loro gli USA potrebbero attingere riserve, ma un conflitto prolungato potrebbe causare la distruzione dei consumi mondiali e di conseguenza nuovi fattori di instabilità finanziaria.
Una escalation potrebbe innescare una crisi energetica globale, con effetti domino su crescita e prezzi al consumo e sulla vita di tutti i cittadini del mondo.
Ancora una volta, le scelte violente di Israele sembrano produrre ramificazioni in tutto il mondo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
Merz ammette: la crisi energetica tedesca è causata dalla «mancanza di gas russo»
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Economia
L’Iran avverte: «petrolio per tutti o per nessuno»
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha avvertito che le esportazioni regionali di petrolio e gas potrebbero essere completamente bloccate in risposta ai tentativi degli Stati Uniti di controllare lo Stretto di Ormuzzo.
In una dichiarazione rilasciata martedì, i pasdaran hanno accusato Washington di comportarsi come «pirati» limitando i flussi energetici nella regione e hanno avvertito che, in risposta, potrebbero essere bloccate altre rotte di esportazione che servono gli Stati Uniti e i loro alleati.
«Le esportazioni regionali di petrolio e gas sono per tutti o per nessuno», si legge nella dichiarazione.
L’avvertimento è giunto mentre le Guardie Rivoluzionarie rivendicavano un nuovo attacco contro infrastrutture militari statunitensi in Bahrein, che ospita la Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti e funge da uno dei principali hub navali di Washington nel Golfo Persico.
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Secondo i pasdarani, la quinta ondata dell’Operazione Nasr-2 ha preso di mira un centro di gestione della NSA, un centro di comando e controllo, grandi magazzini contenenti componenti e attrezzature militari e serbatoi di carburante appartenenti alla Quinta Flotta statunitense.
Secondo il comunicato, le strutture sarebbero state «distrutte e devastate» durante l’attacco avvenuto nelle prime ore del mattino. L’esercito statunitense non ha commentato l’affermazione.
L’ultimo avvertimento fa seguito alla decisione di Teheran di dichiarare chiuso lo Stretto ormusino fino a quando gli Stati Uniti non porranno fine al loro intervento militare «illegale» nella regione.
Washington ha dichiarato che i rinnovati attacchi contro l’Iran mirano a proteggere il traffico commerciale e la libertà di navigazione attraverso lo stretto. Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’America ora «controlla» la via navigabile e ne sarà la «guardiana».
Il presidente degli Stati Uniti ha anche minacciato di intensificare gli attacchi contro l’Iran, compresi quelli contro centrali elettriche e ponti, a meno che Teheran non torni ai negoziati. In un’intervista a Fox News di martedì, Trump si è rifiutato di escludere un’offensiva di terra, affermando che «altre persone» potrebbero condurla, e ha fatto nuovamente riferimento all’isola di Kharg, il principale polo di esportazione petrolifera iraniano.
L’isola di Kharg gestisce la maggior parte delle esportazioni di petrolio greggio dell’Iran ed è stata ripetutamente citata da Trump come possibile obiettivo. All’inizio di quest’anno, aveva affermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto impadronirsi dell’isola «per impossessarsi del petrolio».
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Economia
Boom di fallimenti in Germania
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