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Chicken Attack! La bellezza dello jodel ninja avicolo

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Ogni tanto bisogna regalarsi un po’ di buonumore e finanche qualche risata.

 

Una combo di questi due ingredienti fondamentali dell’esistenza umana ci è stato fornito da questo video di oramai un lustro fa.

 

Dovete vederlo per capire di cosa si stratta.

 

Il protagonista, Takeo Ischi, è il più grande cantante di jodel che ha il Giappone, e probabilmente e l’unico.

 

Ischi si chiama in realtà Ishii ma ha voluto germanizzare il suo nome in onore alle terre di Heidi dove egli si è realizzato come rarissima ugola nipponica dei canti delle Alpi.

 

Si tratta di un artista molto prolifico, in tutti i sensi: tanti dischi e tanti figli.

 

Con Chicken Attack, prodotto assieme a dei famosi YouTube americani, egli ha esplorato frontiere dell’arte mai toccate prima: lo jodel giapponese cantato in inglese che descrivere i poteri metamorfici di polli utilizzati dall’anziano cantante come armi devote alla giustizia.

 

Come potete vedere, il male è qui rappresentato da violenti ninja con la mascherina, una chiara prefigurazione del disastro pandemico capitatoci.

 

Notevole come alla fine il pollo metamorfico sia offerto con generosità agli acerbi, inferiori avversari.

 

Per noi si tratta di un capolavoro.

 

Abbiamo bisogno di cose così per andare avanti in questo mondo tremendo. Abbiamo bisogno di eroi del genere per salvare le nostre Nazioni.

 

Bertold Brecht non aveva capito un tubo: beate i Paesi che hanno i loro eroi, che sono necessari più che mai.

 

Beati i Paesi che hanno Takeo Ischii.

 

 

Il testo:

 

Dovresti sapere che un uomo con il potere della natura può portarti alla fine della tua fortuna

E dovresti sapere dal mio passo e dal mio sguardo che stai per essere massiciamente forzato alla resa!

Attacco del pollo!

Attacco del pollo!

Guardati alle spalle, prema che sfumino a nero

Vai pollo vai!

Vai pollo vai!

Ora vai, vola, tu domini il cielo

Con il potere della natura, non sei mai solo, e non puoi lasciare libero il Male

Ogni bestia, ogni albero mi segue sino alla fine

E tu stai per essere massivamente fottuto

Attacco del pollo!

Attacco del pollo!

Guardati alle spalle, prema che sfumino a nero

Possono sembrare innocue, ma possono prendere a calci il tuo culo non-gallinaceo

Vai pollo vai

Ora vai, ora vola, tu domini il cielo

Sei giovane e sei affamato, forse a corto di denaro

Oggi ti do questo pollo

Sono uova per la tua cena, le cosce per il prossimo inverno

Così non dovrai più rubare…

 

 

Nelle prossime puntate, se i lettori lo richiederanno per iscritto, Renovatio 21 racconterà del caso non esattamente analogo ma comunque altamente pregnante di Ichiro Mizuki, che è probabilmente già parte della vostra vita senza che voi lo sappiate.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

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Il vero volto del rock: sul palco del Festival di Glastonbury ecco Greta e Zelen’skyj

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Ci siamo occupati spesso su queste colonne della questione della musica rock e delle sue stelle, finalmente smascherate dal biennio pandemico.

 

Abbiamo ringraziato il COVID per averci fatto vedere come tanti rocker famosi, di fronte al diktat del virus, si siano rivelati non dei coraggiosi ribelli, ma dei conformisti osceni, pronti a predicare di rintanarsi in casa perché lo ordina lo Stato (loro hanno le ville, sì), a mandare i fan a farsi iniettare il farmaco genetico sperimentale, pena l’esclusione dai loro concerti e perfino l’allontanamento dalle band dei componenti non sierati – fino all’insulto della popolazione non vaccinata. (Poi qualche vedette si ammala, qualcuna muore d’improvviso… è la vita)

 

Tutti, con pochissime eccezioni (che Dio ci conservi Eric Clapton), hanno dimostrato incontrovertibilmente la realtà della grande truffa morale del rock’n’roll: finta trasgressione, finta passione, finta umanità.

 

Ora, ciliegina sulla torta di questi due anni di sottomissione biotica, ci tocca vedere anche cosa succede sul palco del più importante Festival rock inglese, quello di Glastonbury, un tempo noto per le sue follie, con i migliori musicisti del mondo a suonare dinanzi a migliaia e migliaia di ascoltatori spalmati di fango.

 

Quest’anno a Glasto il pubblico dai microfoni ha sentito le prediche di Greta Thunberg e dell’immancabile Zelens’kyj.

 

Potete vedere voi stessi questo momento orwelliano servito ai fan della musica ribelle ammassati sotto il cielo bigio.

 

 

Da non credere, ma è così: il popolo del rock sottomesso al conformismo eco-NATO più trito, piegato al dogma della lagna ecologica antiumanista nonché alla posizione bellica del Patto Atlantico.

 

Sul serio, incredibile: anche perché non risulta che il pubblico abbia protestato.

 

Questa è la degna fine del rock, che si rivela per quello che è sempre stato sin dall’inizio: uno strumento di controllo ordito dal potere costituito, che con gli stili di vita propalati dalle band di capelloni ha di fatto sterilizzato una generazione facendo crollare la demografia dell’intero occidente, li ha resi stupidi ed obbedienti (dei consumatori: di dischi, droga, di idee politiche precotte), condannando la generazione dei (pochi) figli residui.

 

Vomitiamo sul rock.

 

Vomitiamo sulla Generazione dei Baby Boomer (sul palco, quest’anno, anche Paul McCartney, che pensavamo esposto al museo egizio di Torino) e sulla Generazione X (con il cantante dei Green Day ad annunziare che rinunzierà alla cittadinanza americana a causa della sentenza della Corte Suprema sull’aborto).

 

Si sono fatti imbrigliare da questa schifezza musicale ed antropologica.

 

Ora l’umanità ne paga le conseguenze.

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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L’Ucraina manda al macero 100 milioni di libri russi, compresi i classici

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Libri e classici russi banditi in Ucraina. Lo scrive EIRN.

 

Secondo un’intervista con Interfax, Oleksandra Koval, il capo dell’Istituto Ucraino del Libro, ha annunciato che oltre 100 milioni di copie di «libri di propaganda» russi «compresi libri per bambini, romanzi rosa e gialli», come così come i classici come Pushkin e Dostoevskij, devono essere rimossi dalle biblioteche pubbliche ucraine.

 

A proposito di quanto tempo durerà questo processo di rimozione la Koval ha detto:

 

«Certo, vogliamo farlo più velocemente, ma sarebbe positivo se almeno la letteratura dannosa pubblicata in epoca sovietica, così come la letteratura russa di contenuto anti-ucraino, fossero completamente ritirate entro la fine dell’anno».

 

Secondo Interfax, la rimozione dalle biblioteche pubbliche riguarda «libri con contenuti anti-ucraini con narrazioni imperiali e propaganda di violenza, politiche filo-russe e scioviniste».

 

Quindi, «il secondo round di sequestro includerà libri di autori russi contemporanei pubblicati in Russia dopo il 1991. E, probabilmente, generi diversi, inclusi libri per bambini, romanzi rosa e gialli. Questa è una ovvia esigenza dei tempi. Anche se capisco che possono essere richiesti», ha dichiarato a Interfax, la principale agenzia di stampa del Paese.

 

Interfax ha quindi domandato se il processo prevede la rimozione dei classici russi.

 

Risposta: «Tutti leggiamo questi libri, nei miei anni scolastici c’era un solido classico russo, che era considerato l’apice della scrittura mondiale. A causa del fatto che avevamo una conoscenza abbastanza media dei classici del mondo, molti sono rimasti con la convinzione che questo è davvero il tipo di letteratura senza la quale è impossibile sviluppare una comprensione intellettuale ed estetica, essere una persona colta. In realtà, non è così».

 

Secondo lei, sono proprio scrittori russi come il poeta Alexander Pushkin e Fyodor Dostoevskij a gettare le basi del «mondo russo» e del suo senso messianico.

 

«Questa è davvero una letteratura molto dannosa, può davvero influenzare le opinioni delle persone. Pertanto, la mia opinione personale è che questi libri dovrebbero essere rimossi anche dalle biblioteche pubbliche e scolastiche. Probabilmente dovrebbero rimanere nelle biblioteche universitarie e scientifiche affinché gli specialisti studino le radici del male e del totalitarismo», ha sottolineato Koval.

 

Interfax riferisce anche che l’ex manager dei media ucraino Oleksandr Tkachenko, che dal 2020 è ministro della Cultura e della politica dell’informazione dell’Ucraina, ha suggerito che i «libri di propaganda» russi ritirati dagli scaffali delle biblioteche ucraine «potrebbero essere usati come carta straccia».

 

Dov’è che avevamo già visto questa cosa degli attacchi ai libri? Ah già.

 

A questo punto è utile ricordare che il poeta tedesco Heinrich Heine commentò l’incendio della letteratura ebraica in Germania nel 1821: «Dove bruciano libri, alla fine bruceranno anche le persone».

 

 

 

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Il futuro e la punizione dei nostri corpi: piccolo film

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Oats Studios è un ensemble di cineasti guidati dal talentuoso sudafricano Neil Blomkamp (District 9, Elysium).

 

Nel loro canale YouTube caricano corti sperimentali di estremo pregio, taluni apparentemente con ampio budget e financo con la partecipazione di stelle di Hollywood (Sigourney Weaver, Dakota Fanning).

 

ADAM: Episode 2 è forse l’opera che più colpisce. Soprattutto oggi.

 

Totalmente realizzato in grafica digitale sulla piattaforma Unity con render in tempo reale, il breve film mostra le lande deserte e post-industriali di un mondo venturo, dove girano raminghi masse di robot tristi, organizzati in una sortà di tribù.

 

Con il dipanarsi della storia, apprendiamo tuttavia che non si tratta di androidi comunemente detti.

 

Ascoltate le parole del capo-tribù dinanzi all’esile fiammella.

 

 

«Tutti voi siete abituati a vivere nella città murata del Consorzio. Siete stati portati via dai vostri corpi. Non riuscite a ricordarlo perché il Consorzio ha ripulito le vostre menti. Una condanna penale salva la vita di decine di cittadini. Solo il vostro cervello non è utile al Consorzio, perché il vostro cervello è contaminato…»

 

«Non sappiamo perché ci tengono vivi, a che scopo, ma è stato così per generazioni…»

 

«Vi ho dovuto sbloccare, altrimenti avreste vagato senza una meta fino all’esaurimento delle batterie e il vostro cervello… sarebbe soffocato. Ho scelto la vita per voi. Sceglierò sempre la vita. Ma per quelli di voi intrappolati nelle illusioni del passato…»

 

Questo cortometraggio è del 2017, anno in cui è stato per la prima volta visto da chi scrive.

 

Rivederlo oggi nel 2022, dopo l’avvento del green pass, assume un senso profondissimo.

 

I nostri corpi ci sono stati portati via – molti di noi hanno dovuto cedere la loro integrità, oltre che morale, genomica.

 

Le nostre menti sono ancora oggi oggetto di una immane operazione di ripulitura da parte del «Consorzio» di politica, industrie, media e militari allineati.

 

Il «Consorzio» reputa le nostre menti «contaminate», perché abbiamo idee che divergono da ciò che esso ha stabilito.

 

Ci hanno cacciato dalle nostre case, ci hanno distrutto.

 

Di fatto, nemmeno noi sappiamo bene come mai oggi ci sia ancora permesso di vivere.

 

Tuttavia, anche noi, siamo stati «sbloccati». Svegliàti, redpillati, chiamate il fenomeno come volete. Nessuno di noi vagola per le lande del nulla presente senza conoscere almeno una parte del disegno della Necrocultura.

 

E anche noi, sia pur subendo la violenza sull’anima e sul corpo della Cultura della Morte, sceglieremo sempre la vita.

 

In realtà, la vita nemmeno la scegliamo: essa esiste in noi e intorno a noi anche qualora non la volessimo, essa ci è stata infusa da mano non umana, quindi non soggetta alle nostre scelte, né a quelle dello Stato moderno.

 

Guardate questo piccolo film, ha i sottotitoli in italiano.

 

Potenza della verità: in pochi anni, la storia umana ha trasformato questo spezzone in un vero capolavoro che ci parla dentro.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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