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Chi sta preparando il prossimo conclave?

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1.

Durante l’incontro avuto con i suoi confratelli gesuiti in Slovacchia il 12 settembre 2021, Papa Francesco ha denunciato il comportamento sospetto di alcuni prelati, durante e dopo l’intervento chirurgico del 4 luglio. «Si stavano preparando per il conclave», ha detto.

 

La rivelazione di una sorta di congiura per preparare la sua successione ha destato lo stupore di diversi commentatori, tra cui quello di Giovanni Butta, riportato sul sito di Aldo Maria Valli il 28 settembre. La sorpresa non è venuta tanto dal contenuto di questa rivelazione, quanto da chi l’ha fatta…

 

Ricordiamo, infatti, che lo stesso cardinale Jorge Mario Bergoglio ha beneficiato dell’appoggio efficiente e discreto di prelati progressisti per la sua elezione.

 

A questo proposito si può fare riferimento a Confession d’un cardinal  [Jean-Claude Lattès, 2007] dove, anonimamente, il cardinale Achille Silvestrini (1923-2019) ammette che si tennero incontri per preparare la successione di Benedetto XVI, dal l’inizio del suo pontificato.

 

Si può inoltre consultare la biografia del cardinale Godfried Danneels (1933-2019), [Karim Schelkens Jurgen Mettepenningen Godfried Danneels, Polis éd., Anversa, 2015] dove il prelato belga designa sotto il nome di «Mafia di San Gallo» il gruppo di presuli che si sono incontrati, su iniziativa del cardinale Silvestrini, in questa città svizzera.

 

Un mese dopo questa rivelazione del Papa su un ipotetico «complotto», il giornalista Francesco Boezi ammette prontamente, in un articolo de Il Giornale del 17 ottobre, che le fazioni all’interno del Collegio cardinalizio si stavano già organizzando «per non essere colti di sorpresa quando inizierà la sede vacante».

 

Il giornalista italiano descrive un’assemblea di elettori attualmente divisa in tre filoni principali: cardinali «bergogliani» – «progressisti» inclini a continuare a riformare la Chiesa; i «ratzingeriani» – «conservatori» e desiderosi di riorientare la Chiesa; e il «grande centro» che riunisce gli alti prelati oscillanti tra i due fronti.

 

Francesco Boezi nota che i «Ratzingeriani» si possono contare ormai «sulle dita di una mano». Il che gli fa dire che l’elezione di un nuovo papa tendenzialmente conservatore è «totalmente improbabile».

 

Ammettendo una larga preminenza del gruppo progressista, il giornalista afferma che ci sono «molti nomi per il papato», tra cui quello del cardinale filippino Antonio Tagle e del tedesco Reinhard Marx.

 

Ma i «Ratzingeriani», sentendosi incapaci di piazzare uno dei loro beniamini sul seggio di Pietro, potrebbero optare per un’altra soluzione, più vicina a un ripiego. Per evitare l’elezione di un pontefice troppo progressista, potrebbero allearsi con il «grande centro». Che potrebbe determinare la scelta di un papa «moderato».

 

Ma dobbiamo fare i conti con il prossimo concistoro – di cui non sappiamo ancora la data, ma che si terrà certamente – in cui nuovi cardinali verranno a rafforzare il collegio degli elettori. Quale sarà allora la quota del «grande centro»? «Forse meno di quanto sperano i ratzingeriani», conclude Francesco Boezi.

 

 

2.

La prima parte ha presentato le tre tendenze che si notano tra i cardinali. Questa seconda parte introduce uno dei gruppi di pressione più influenti.

 

Operazione Sant’Egidio

Sandro Magister, dal canto suo, sul suo blog Settimo Cielo del 12 ottobre, vede pesare gravemente sull’elezione del successore di Francesco l’influenza della Comunità di Sant’Egidio. Il candidato di questa comunità progressista – zelante organizzatore dell’incontro interreligioso di Assisi (27 ottobre 1986) e di quelli che seguirono – è il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna.

 

Questo prelato sta, secondo Sandro Magister, «all’ombra di Riccardi, uno dei fondatori della comunità di Sant’Egidio, che è indiscutibilmente la più potente lobby cattolica degli ultimi decenni a livello mondiale, tanto più influente, in un futuro conclave, quanto più il collegio dei cardinali elettori – dopo i maltrattamenti subiti da papa Francesco sia nelle nomine che nelle mancate convocazioni dei concistori – s’è fatto disordinato, di incerto sentire e facile a essere instradato da pressioni interne ed esterne».

 

Secondo il vaticanista romano, già «nei conclavi del 1978, del 2005 e del 2013 gli uomini di Sant’Egidio hanno tentato di pilotarne l’esito. Ogni volta senza successo, ma sempre, poi, con l’abilità camaleontica di adattarsi perfettamente a ciascun nuovo papa, fino a toccare l’apogeo con il pontificato di Francesco».

 

Quest’ultimo «non solo ha promosso Zuppi ad arcivescovo di Bologna e a cardinale, ma ha collocato Vincenzo Paglia alla testa degli istituti vaticani per la vita e la famiglia, ha messo Matteo Bruni a capo della sala stampa e, da ultimo, ha nominato vicepresidi del rifondato pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia i coniugi Agostino Giovagnoli e Milena Santerini, il primo dei quali anche indefesso avvocato dell’attuale, disastrosa politica pontificia con la Cina».

 

La Comunità di Sant’Egidio non ha aspettato l’attuale pandemia per avanzare sotto mentite spoglie. Sandro Magister svela la tattica dei suoi dirigenti: «non schierarsi pubblicamente sui temi più realmente controversi nella Chiesa, specie se toccano i fondamenti della dottrina, ma di navigare in acque tranquille e di sicuro beneficio mediatico come i simposi per la pace e la madre terra, oltre che le attività caritative con i poveri».

 

«Quando invece, per i ruoli ricoperti, proprio non possono schivare di prendere posizione, la loro regola è di attestarsi sul terreno “pastorale”, quello tanto caro a papa Bergoglio, che consente di predicare e praticare le soluzioni più diverse, specie se conformi allo spirito del tempo, asserendo a parole che la dottrina resta sempre la stessa».

 

«Le confuse dichiarazioni di Paglia sull’eutanasia ne sono un esempio tra tanti, come lo è la sibillina prefazione del cardinale Zuppi all’edizione italiana del libro Building a bridge del gesuita James Martin, apprezzatissimo da Francesco, di sostegno a una nuova pastorale degli omosessuali».

 

Sandro Magister afferma che se il cardinale Zuppi «fosse eletto, non sarà lui, ma più di lui Andrea Riccardi, l’onnipotente fondatore e capo della comunità, dove da sempre non cade foglia che lui non voglia».

 

Intelligente, «Riccardi sa anche che per aggiudicarsi la successione a Francesco occorre prendere una certa distanza tattica dall’attuale papa, come richiesto dalla fisiologia di ogni cambio di pontificato».

 

«Ed è ciò che ha fatto in un suo recente libro di analisi sullo stato attuale della Chiesa, molto critico fin dal titolo, La Chiesa brucia, come per invocare un cambio di rotta, ma anche molto vago sul nuovo cammino da intraprendere, come per non voler scontentare nessuno».

 

E il vaticanista conclude prudente: «ma che l’operazione riesca è tutto da vedere. Anzi, non riuscirà affatto, una volta che le sia tolta la maschera»

 

 

3.

Il primo articolo presentava le tre tendenze che spiccano tra i cardinali. Il secondo descriveva il gruppo di pressione più influente. Questo terzo articolo passa in rassegna le manovre che hanno preparato i due precedenti conclavi.

 

La «mafia di San Gallo»

Per avere un’idea delle trattative in corso è utile fare riferimento al libro di Julia Meloni appena uscito negli Stati Uniti, The St. Gallen Mafia. [La Mafia di San Gallo, TAN Books, 2021]. Scrive lo storico Roberto de Mattei nella Corrispondenza Romana del 10 novembre, che chiunque «vuole comprendere che cosa c’è dietro il Sinodo sulla sinodalità aperto il 10 ottobre da papa Francesco non può fare a meno del libro appena pubblicato di Julia Meloni».

 

Lo studioso italiano ricorda: «San Gallo è una cittadina svizzera, di cui nel 1996 era vescovo mons. Ivo Fürer, che era stato, fino all’anno precedente, segretario generale della Conferenza dei vescovi europei».

 

«D’accordo con il cardinale Carlo Maria Martini (1927-2012), arcivescovo di Milano, mons. Fürer decise di invitare un gruppo di prelati, per stabilire un’agenda di lavoro per la Chiesa del futuro. Il gruppo si riunì per dieci anni, tra il 1996 e il 2006».

 

«Le personalità chiave, oltre al cardinale Martini, erano Walter Kasper, vescovo di Rottenburg-Stoccarda e Karl Lehmann (1936-2018), vescovo di Magonza, entrambi destinati a ricevere la porpora cardinalizia. Successivamente vennero cooptati altri due futuri cardinali: Godfried Danneels (1933-2019), arcivescovo di Malines-Bruxelles e Cormac Murphy-O’Connor (1932-2017), arcivescovo di Westminster».

 

«Ad essi si aggiunse nel 2003 il cardinale della Curia romana Achille Silvestrini (1923-2019), grazie al quale il gruppo di San Gallo divenne una potente lobby, capace di determinare l’elezione di un Pontefice. Pochi giorni dopo il funerale di Giovanni Paolo II, su invito di Silvestrini, la “mafia di San Gallo” si incontrò a Villa Nazareth, a Roma, per concordare un piano di azione in vista del prossimo conclave».

 

Su quanto stava accadendo durante il conclave che elesse Benedetto XVI, il 19 aprile 2005, apprendiamo i seguenti fatti: «il cardinale Murphy-O’Connor era a sua volta legato con il cardinale Jorge Maria Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, e lo presentò al gruppo come possibile candidato anti-Ratzinger».

 

«Bergoglio raccolse il consenso della “mafia”, ma fu proprio il cardinale Martini a nutrire i maggiori dubbi sulla sua candidatura, anche alla luce delle informazioni che sul vescovo argentino gli giungevano dall’interno della Compagnia di Gesù».

 

«Quando nel conclave del 2005 la sconfitta di Bergoglio divenne certa, fu forse con sollievo che Martini annunciò al cardinale Ratzinger che avrebbe messo a sua disposizione i suoi voti. Il gruppo di San Gallo ha tenuto un ultimo incontro nel 2006, ma Martini e Silvestrini hanno continuato ad esercitare una forte influenza sul nuovo pontificato».

 

Interrogata da Corrispondenza romana, il 10 novembre, Julia Meloni porta interessanti elementi sugli incontri di San Gallo: «l’arcivescovo di Malines-Bruxelles recentemente scomparso, il cardinale Godfried Danneels, uno dei membri del gruppo di San Gallo, lo definiva come una “mafia”».

 

«Nel linguaggio comune, il termine “mafia” è associato ad un’organizzazione criminale». «L’auto-designazione del gruppo come “mafia” è certamente una scelta curiosa, rivelatrice. Stavano chiaramente tramando una rivoluzione nella Chiesa, un programma specifico che iniziò con la proposta di Kasper per la Comunione a divorziati e risposati civilmente».

 

«Abbiamo ampie prove che Martini e altri avevano codificato tale agenda nel corso di molti anni. Per quanto riguarda le modalità della sua attuazione, risulta chiaro come dovesse essere una persona specifica ad eseguire il programma della mafia: Bergoglio. Quindi è significativo che, ad esempio, pochi giorni dopo la sua elezione, papa Francesco abbia specificamente elogiato il cardinale Walter Kasper [1], mettendo in moto il vecchio piano della mafia per portare avanti la proposta di quest’ultimo».

 

In tema di concordanza tra il piano eversivo di San Gallo [soprattutto le idee ultraprogressiste del cardinale Martini] e gli atti di papa Francesco [in particolare in Amoris laetitia], Julia Meloni dice:

 

«Lo storico Roberto de Mattei ha sostenuto in modo convincente che l’essenza di Amoris Laetitia è contenuta nell’“ultimo testamento” di Martini, l’ultima intervista da lui rilasciata, pubblicata subito dopo la sua morte nel 2012» [31 agosto].

 

«In quel testamento Martini parlava specificamente di portare i sacramenti a divorziati risposati civilmente, prefigurando così la riproposizione della proposta di Kasper nei sinodi sulla famiglia e poi in Amoris Laetitia».

 

«In un’intervista, rilasciata nel 2009, Martini indicava che le priorità per la rivoluzione nella Chiesa sarebbero state, in quest’ordine, il divorzio, il celibato sacerdotale e il rapporto tra la gerarchia ecclesiastica e la politica. Due di questi aspetti sono risolti, o almeno in via di risoluzione – il divorzio e il rapporto tra Chiesa e politica – se non altro deviando dall’osservanza dell’immutabile Magistero della Chiesa».

 

«Il recente incontro tra Bergoglio e Biden ne è una chiara dimostrazione. Cosa mancherà perché questo triplice programma venga debitamente completato?»

 

Julia Meloni conclude: «sebbene la maggior parte dei membri della mafia siano deceduti, con la notevole eccezione del cardinale Kasper, le loro idee sopravvivono in vari loro compagni di viaggio e pupilli. Anche se al momento la mafia non si incontra segretamente dietro le quinte, il suo spirito rimarrà alla luce del sole, specialmente perché papa Francesco ha nominato molti dei cardinali che sceglieranno il suo successore».

 

 

 

NOTE

1) Papa Francesco, Angelus 17 marzo 2013: «In questi giorni, ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto».

 

 

Articoli previamente apparsi su FSSPX.news

 

 

 

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Spirito

Consacrazioni per la Chiesa: le parole di mons. Lefebvre

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«Non posso, in coscienza, lasciare orfani questi seminaristi, e non posso lasciare orfani neanche voi, scomparendo senza fare nulla per il futuro».
Mons. Lefebvre, Omelia del 30 giugno 1988, a Écône.

 

L’Episcopato, Principio di vita: Il ruolo del Vescovo nella Chiesa

Lo scopo della consacrazione episcopale è trasmettere all’interno della Chiesa il potere di cui le anime hanno assolutamente bisogno; e questo potere è descritto da mons. Lefebvre, seguendo San Paolo, come quello di un padre. È a immagine del potere di Dio, che conduce le anime alla vita di grazia.

 

È il potere di trasmettere la vita, ed è per questo che privare la Chiesa di questo potere equivale a prosciugare le sorgenti della vita in essa, privandola della paternità. Una Chiesa senza vescovi è una Chiesa senza padri, una Chiesa di orfani, una Chiesa senza futuro, una Chiesa incapace di riprodursi e condannata a scomparire. Come la società ha bisogno di padri, così ne ha bisogno la Chiesa.

 

Possiamo quindi comprendere perché le consacrazioni del 30 giugno 1988 siano state l’«operazione di sopravvivenza» della Tradizione. È l’operazione che impedisce la scomparsa del principio di vita.

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Due fonti di vita: giurisdizione e ordine

La parola «vescovo» può essere intesa in due sensi: come colui che detiene il potere dell’ordine o come colui che detiene il potere di giurisdizione. Il potere dell’Ordine sacro è il potere di santificare, cioè il potere di celebrare la Messa, amministrare i sacramenti e impartire benedizioni.

 

Il potere di giurisdizione è il potere di governare e insegnare con autorità. La Chiesa è composta da un’unica gerarchia, un unico corpo di capi, i cui membri sono investiti di due poteri distinti. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 lo afferma chiaramente al paragrafo 3 del canone 108:

 

«Per istituzione divina, la sacra gerarchia, fondata sul potere dell’Ordine sacro, è composta da vescovi, sacerdoti e ministri; fondata sul potere di giurisdizione, comprende il sommo pontificato e il subordinato episcopato».

 

Il canone 109 chiarisce ulteriormente questa distinzione, indicando che vi è una differenza nel modo in cui i poteri vengono acquisiti:

 

«Coloro che sono ammessi nella gerarchia ecclesiastica sono costituiti nei gradi dell’Ordine sacro mediante santa ordinazione; [il papa è costituito] nel sommo pontificato direttamente per diritto divino, attraverso la legittima elezione e l’accettazione di tale elezione; [i vescovi sono costituiti] negli altri gradi di giurisdizione mediante commissione canonica».ù

L’esistenza di questi due poteri è necessaria per la Chiesa e non può essere messa in discussione senza minacciare la vita stessa della Chiesa. In effetti, queste due potenze sono le due fonti di vita nella Chiesa. Rappresentano quindi la paternità di Cristo.

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Due forme di paternità

La paternità di Cristo si esercita innanzitutto nella sfera dell’intelletto e della volontà. Nella sfera dell’intelletto, l’umanità ha bisogno dell’insegnamento delle verità della fede; nella sfera della volontà, ha bisogno dei precetti di un governo. Il Magistero e il governo non conferiscono la santità, come fanno i sacramenti, ma preparano ad essa.

 

Essi già predispongono l’uomo alla vita divina perché dispongono l’intelletto e la volontà a ricevere la grazia e a vivere secondo essa. Ed è quando Cristo dona questa vita di grazia attraverso i sacramenti che esercita la sua paternità nel modo più perfetto, completo e definitivo. La paternità di Cristo si manifesta dunque nella Chiesa in modi diversi e complementari.

Questo spiega la natura del rapporto che intercorre tra il potere che conferisce la grazia e i poteri che la preparano: il governo e il Magistero si esercitano per disporre le anime a ricevere l’influenza del potere dell’Ordine sacro. Ciò significa che, di norma, il vescovo, e come lui il sacerdote, devono possedere entrambi i poteri simultaneamente: l’Ordine sacro e la giurisdizione. Questo perché il vescovo, come il sacerdote, deve prima preparare le anime, principalmente attraverso l’insegnamento della fede, ma anche attraverso la guida del buon governo, prima di conferire loro la grazia.

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La differenza tra le due paternità

Esiste tuttavia una differenza significativa tra questi due poteri, poiché nessuno può sostituire il sacerdote o il vescovo quando si tratta di realizzare lo scopo di tutta l’attività della Chiesa: condurre le anime alla vita di grazia. La santificazione delle anime è un’opera in cui il ministro è l’unico strumento di Dio, l’unico, perché solo lui è investito del carattere del sacramento dell’Ordine sacro.

 

Ciò si differenzia dall’insegnamento e dal governo, che sono entrambe attività in cui il ministro è il rappresentante di Dio, dotato di una missione legittima e di sufficiente competenza, sulla base della necessaria scienza e prudenza: un tale ministro non è solo nell’esercizio della sua funzione. In casi estremi, anche i semplici fedeli possono custodire e trasmettere la fede e obbedire e garantire l’obbedienza ai precetti della Chiesa, confidando nei loro pastori.

 

È dunque possibile assistere il padre e cooperare con lui, confidando in lui, eccetto nell’atto stesso del dare la vita. Un altro può allevare suo figlio con lui, nutrirlo, istruirlo ed educarlo. Ma nessuno può essere padre al suo posto. Allo stesso modo, il vescovo e il sacerdote sono insostituibili nella Chiesa, perché solo loro possono donare la vita di grazia. Mentre i fedeli possono, pur confidando nel vescovo e nel sacerdote, custodire la fede e la disciplina.

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Una paternità unica e insostituibile: quella del vescovo.

E il vescovo è ancor più insostituibile del sacerdote, poiché è colui che dona a chi dona: il vescovo genera non solo la vita di grazia, ma anche il sacerdote, che comunica la vita di grazia. E il vescovo non è solo il capo di coloro che credono e obbediscono, i fedeli, ma anche di coloro che hanno la responsabilità di predicare la fede ed esigere l’obbedienza, i sacerdoti.

 

Da questa prospettiva, il vescovo è il padre assoluto nella Santa Chiesa, il padre di tutti i padri, e quindi il principio stesso della vita di grazia e della vita di fede. È il perfetto rappresentante di Cristo. È lui che adempie le parole di san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi, capitolo 4, versetto 15:

«Se avete molti maestri e magistrati, avete un solo Padre: io vi ho generati in Cristo Gesù mediante il vangelo».

 

La sopravvivenza della paternità

L’iniziativa del 30 giugno 1988 fu dunque la sopravvivenza della paternità nella Chiesa. Mons. Lefebvre voleva darci dei vescovi cattolici per non lasciarci orfani. Voleva, da parte sua, dare continuità alla Chiesa, fornendole i mezzi per trasmettere la fede e la grazia, secondo l’ordine voluto da Dio, che è l’ordine secondo cui un padre genera i suoi figli.

 

Questi vescovi sono quelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma sono per la Chiesa. Il loro episcopato è un episcopato supplente, perché non pretende di sostituire l’intero episcopato di tutta la Chiesa. Mons. Lefebvre non voleva trasmettere ciò che non possedeva.

 

Per questo non conferì a questi vescovi il potere di giurisdizione, che solo il Papa poteva affidare loro; non diede loro autorità legale all’interno della Chiesa. Diede loro solo il potere di amministrare i sacramenti, con la conseguente responsabilità di predicare la vera fede, nei momenti di bisogno. Il suo unico scopo era quello di rispondere ai bisogni delle anime in una situazione straordinaria e quindi temporanea.

 

Don Jean-Michel Gleize

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Spirito

Boy scout rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una visita in moschea

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Un video è diventato virale mostrando un ragazzino che si rifiuta di inchinarsi ad Allah durante una gita dei castorini scout in una moschea di Stirling, in Scozia, mentre il resto del gruppo e il capo scout adulto hanno seguito le istruzioni e si sono inginocchiati.   Il ragazzo, di cui non si conosce il nome, non protestò. Rimase semplicemente in silenzio mentre tutti gli altri intorno a lui imitavano il loro ospite musulmano. L’Islam richiede ai suoi fedeli di pregare rivolti verso la Mecca cinque volte al giorno, inchinandosi in segno di sottomissione ad Allah.   La gita scolastica al Centro Islamico della Scozia Centrale si è trasformata da un’esperienza di apprendimento su altre religioni a una partecipazione a una religione diversa dal cristianesimo.

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Il gesto del ragazzo, sebbene silenzioso, ha parlato a milioni di persone in tutto il mondo, che lo hanno elogiato per la sua forza d’animo nel resistere alle pressioni per conformarsi a un atto religioso che probabilmente era in contrasto con le sue convinzioni personali.   «Un ragazzo scozzese è rimasto fermo nella sua posizione e si è rifiutato di inginocchiarsi e pregare mentre il suo gruppo di scout visitava una moschea musulmana», ha scritto Catholics for Catholics in un post sui social media che ha rapidamente raggiunto 700.000 visualizzazioni.   «Complimenti ai genitori di questo ragazzo. Noi cattolici dobbiamo rimanere saldi nella nostra fede», ha dichiarato il gruppo con sede negli Stati Uniti.

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Gender

I vescovi elvetici «respingono fermamente» le terapie di conversione per omosessuali e transessuali

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La Conferenza Episcopale Svizzera (SBK) ha annunciato martedì di essere «fortemente» contraria alle misure di conversione che cercano di allineare l’orientamento sessuale o l’«identità di genere» di una persona al sesso assegnatole da Dio. Lo riporta LifeSite.

 

I vescovi svizzeri hanno diffuso una dichiarazione a sostegno della proposta di legge presentata al Parlamento svizzero, che vieta le pratiche di conversione per bambini e giovani adulti. Come spiega il disegno di legge, le pratiche di conversione, note anche come «terapia di conversione» o «guarigione omosessuale», mirano a «ripolarizzare» la predisposizione omosessuale di una persona trasformandola in eterosessuale o a modificare l’identità di genere delle persone interessate.

 

«La Congregazione per la Dottrina della Fede (SBK) respinge fermamente le pratiche di conversione», hanno dichiarato i vescovi nella loro nota di martedì. «Esse non sono compatibili con un mandato pastorale basato sull’accoglienza, la veridicità e la protezione della persona. In ambito religioso, tali pratiche possono configurarsi come abuso spirituale quando le persone vengono umiliate, minacciate o manipolate in nome di Dio».

 

«Le pratiche volte a modificare o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere contraddicono la dignità della persona in quanto immagine di Dio e possono causare danni significativi», ha affermato la SBK.

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I vescovi svizzeri suggeriscono quindi che l’orientamento omosessuale e le identità «transgender» non siano intrinsecamente disordinate, ma addirittura positive, in contraddizione con la dottrina cattolica, che dichiara che l’inclinazione omosessuale è «oggettivamente disordinata».

 

La dichiarazione dei vescovi svizzeri potrebbe addirittura suggerire che l’orientamento omosessuale e le confuse «identità di genere» siano preferibili all’orientamento e all’identità sessuale naturali. Se omosessualità ed eterosessualità fossero semplicemente alternative moralmente uguali e neutre, non ci sarebbe motivo di opporsi alla libera scelta di qualcuno di ricercare una di queste alternative.

 

Va tenuto presente che sia le relazioni omosessuali che gli interventi di transizione di genere infliggono violenza fisica, ad esempio tramite mutilazioni chirurgiche. La terapia di conversione, al contrario, oltre ad essere liberamente scelta, consiste principalmente in un percorso di consulenza per superare sentimenti omosessuali indesiderati o per accettare il proprio sesso biologico, la cui efficacia è supportata da studi e testimonianze di coloro che ne hanno beneficiato.

 

I vescovi svizzeri si dimostrano quindi logicamente incoerenti, oltre a contraddire radicalmente l’insegnamento cattolico. Il disegno di legge svizzero stesso è esplicitamente aperto a «misure medicalmente indicate per il riallineamento di genere», dimostrando un doppio standard a favore di interventi che si oppongono al sesso naturale di una persona.

 

Se approvata, la legge vieterebbe ai minori e ai giovani adulti «tutte le misure volte a modificare (“cambiamento di polarità”) o a sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere o l’espressione di genere (SOGIE)».

 

La giustificazione addotta dal Parlamento svizzero per il divieto di conversione per i minori è che «considera l’omosessualità e la transessualità come ‘malattie’» e che, a suo dire, «possono dimostrare di causare grandi sofferenze, danni psicologici fino al suicidio per le persone colpite e non hanno alcun beneficio terapeutico».

 

Gli oppositori della terapia di «conversione» o «riparativa» spesso sollevano obiezioni invocando pratiche marginali e ormai obsolete, come l’elettroshock e altre forme di interventi fisicamente dannosi che oggi non vengono più praticati. Secondo studi gli omosessuali e le persone con disforia di genere presentano livelli basali significativamente più elevati di problemi psicologici, tra cui depressione e ansia, che potrebbero falsare i risultati di qualsiasi intervento a cui partecipano.

 

Malta, Germania, Francia e Grecia hanno già introdotto divieti nazionali sulle terapie di conversione, e progetti di legge simili sono in fase di preparazione in Belgio, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Spagna.

 

Negli Stati Uniti, mentre più di 20 stati hanno emanato leggi che vietano le terapie di conversione, la sentenza della Corte Suprema del marzo 2026 nel caso Chiles contro Salazar si è pronunciata contro il divieto del Colorado, citando violazioni dei diritti sanciti dal Primo Emendamento. La decisione potrebbe avere ripercussioni sull’applicazione dei divieti sulle terapie di conversione negli altri stati.

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In Italia non esiste una legge specifica che vieti le terapie di conversione, tuttavia oltre 2.200 psicologi e psichiatri italiani hanno sottoscritto negli anni dichiarazioni di condanna. Gli ordini professionali sanzionano i membri che applicano tali pratiche basandosi sull’obbligo di tutela della salute del paziente, che a dir loro sarebbe quindi minacciata dalla terapia.

 

A fine aprile 2026, l’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza la richiesta di vietare le terapie di conversione in tutti gli Stati membri. A maggio 2026, la Commissione Europea ha pubblicato una raccomandazione ufficiale invitando gli Stati membri (tra cui l’Italia) ad adottare leggi nazionali di divieto. Tuttavia, trattandosi di una raccomandazione, l’atto non è vincolante.

 

Le pressioni derivano anche dall’Iniziativa dei cittadini europei (ICE) «Vietare le pratiche di conversione nell’Unione Europea», che ha raccolto oltre un milione di firme complessive, di cui circa 62.000 in Italia.

 

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