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Che cos’è il «Clinton Body Count?»

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Con l’arresto di Ghislaine Maxwell è riapparsa immediatamente in rete la satira più nera: ecco le foto ritoccate dove, come in un messaggio di richiesta di amicizia su Facebook, Hillary manda alla ritrovata Maxwell una «suicide request», una richiesta di suicidio.

 

Va detto che fecero lo stesso l’anno scorso quanto presero Epstein: in rete circolavano elogi funebri satirici della Clinton settimana prima che Epstein venisse ritrovato «suicidato» in carcere.

 

Un libro di imminente uscita –  A Convenient Death: The Mysterious Demise of Jeffrey Epstein – racconterebbe che la Maxwell era amante del marito di Hillary. I giornali ultimamente tendono a dimenticare un particolare assurdo emerso quando perquisirono il misterioso palazzo di Epstein in Upper West Side (il quartiere degli ultra-ricchi) a Nuova York: saltò fuori un quadro che dipingeva Bill Clinton con indosso delle scarpe col tacco a spillo. Sul significato di questa opera, moltissimi si stanno ancora interrogando.

 

Tuttavia è inevitabile che riaffori ora anche la ciclica storia della «Clinton Body Count», «la conta dei morti dei Clinton».

 

Ma che che cos’è? Se leggiamo su Wikipedia, la parola «teoria del complotto» è piazzata sulla prima riga: si tratta di una «una teoria complottistica (…) che afferma che l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary abbiano ucciso cinquanta o più dei loro collaboratori». Secondo l’enciclopedia online, il Chicago Tribune e il sito di debunking Snopes avrebbero smontato la lista.

 

Noi ve la forniamo lo stesso, visto che oramai è stata già pubblicata da tutti. Tre anni fa la CBS di Las Vegas pubblicò per intero questo elenco di persone in relazione con Bill e Hillary Clinton  morti in circostanze misteriose durante tutta la durata del potere della coppia, dagli esordi nel piccolo stato dell’Arkansas alla Casa Bianca ed oltre. La lista finì citata anche in un bizzarro documentario inglese sulle teorie cospirative intorno al potere americano andato in onda nel Regno Unito nella settimana del voto americano nel 2016.

 

 

1- James McDougal – morto per un apparente attacco cardiaco, mentre era in isolamento. Fu un testimone chiave nelle indagini di Kenneth Starr, il procuratore che voleva incastrare Bill Clinton passato poi incredibilmente ad avvocato difensore di Epstein al suo primo processo in Florida. Coinvolto nel caso Whitewater, uno scandalo immobiliare dei Clinton

È inevitabile che riaffori ora anche la ciclica storia della «Clinton Body Count», «la conta dei morti dei Clinton»

 

2 – Mary Mahoney – Un’ex stagista della Casa Bianca assassinata nel luglio 1997 in una caffetteria Starbucks a Georgetown. L’omicidio avvenne  subito dopo la pubblicazione di una sua storia di molestie sessuali alla Casa Bianca.

 

3 – Vince Foster – Ex consigliere della Casa Bianca e collega di Hillary Clinton presso lo studio legale Rose di Little Rock. Morì per una ferita da arma da fuoco alla testa, venne categorizzato come  suicidio.

 

4 – Ron Brown – Segretario al Commercio ed ex Presidente dei Democratici. Morto ufficialmente per l’impatto di un incidente aereo. Un patologo vicino alle indagini ha riferito che c’era un buco nella parte superiore del cranio di Brown che ricordava una ferita da arma da fuoco. Al momento della sua morte Brown era indagato e parlava pubblicamente della sua volontà di concludere un accordo con i pubblici ministeri. Morirono anche il resto delle persone a bordo dell’aereo e pochi giorni dopo il controllore del traffico aereo si suicidò.

 

5 – C. Victor Raiser, II – Raiser, uno dei principali responsabili dell’organizzazione di raccolta fondi di Clinton, morì in un incidente aereo privato nel luglio 1992.

 

6 – Paul Tulley – Direttore politico del Comitato nazionale democratico trovato morto in una stanza d’albergo a Little Rock, nel settembre 1992. Descritto da Clinton come «caro amico e consigliere fidato».

 

Giornale dell’epoca titola «Dubbi sul “suicidio ” di Foster»

 

7 – Ed Willey – Addetto alla raccolta fondi dei Clinton, trovato morto nel novembre 1993 nel profondo del bosco in Virginia per una ferita da arma da fuoco alla testa. Si è suicidato. Ed Willey morì lo stesso giorno in cui sua moglie Kathleen Willey affermò che Bill Clinton la approcciò nell’ufficio ovale alla Casa Bianca.

 

8 – Jerry Parks – Capo della squadra di sicurezza governativa di Clinton a Little Rock. Gli spararono in macchina in un incrocio deserto fuori Little Rock Park. Il figlio disse che suo padre stava costruendo un dossier su Clinton. Dopo la sua morte i file furono misteriosamente rimossi da casa sua.

 

9 – James Bunch – Deceduto per suicidio da arma da fuoco. È stato riferito che aveva un «Libro nero» che conteneva nomi di persone influenti che visitavano prostitute in Texas e Arkansas.

 

10 – James Wilson – Fu trovato impiccato nel maggio 1993. È stato riferito che aveva legami con Whitewater, lo scandalo legato agli investimenti immobiliari in Arkansas di Bill e Hillary Clinton e dei loro soci.

 

11 – Kathy Ferguson – Ex moglie del soldato dell’Arkansas Danny Ferguson, fu trovata morta nel maggio 1994, nel suo salotto con un colpo di pistola alla testa. Fu considerato un suicidio anche se c’erano diverse valigie piene, come se stesse andando da qualche parte. Danny Ferguson era un co-imputato insieme a Bill Clinton nella causa di Paula Jones, una donna che si disse molestata da Bill Clinton. Kathy Ferguson era un possibile testimone corroborante di Paula Jones.

 

12 – Bill Shelton – Arkansas State Trooper e fidanzato di Kathy Ferguson. Critico dell’idea secondo la quale la sua fidanzata si sarebbe uccisa, è stato trovato morto nel giugno 1994 per una ferita da arma da fuoco davanti alla tomba dell’amata.

 

13 – Gandy Baugh – L’avvocato dell’amico di Clinton Dan Lassater, è morto saltando fuori da una finestra di un alto edificio nel gennaio 1994. Il suo cliente era un distributore di droga condannato.

 

Se leggiamo su Wikipedia, la parola «teoria del complotto» è piazzata sulla prima riga la Clinton Body Count è una «una teoria complottistica (…) che afferma che l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary abbiano ucciso cinquanta o più dei loro collaboratori»

14 – Florence Martin – Ragioniere e subappaltatore per la CIA, era legato al caso Barry Seal, Mena ( Arkansas) un caso di traffico di droga aeroportuale. (vedi sotto)

 

15 – Suzanne Coleman – Secondo quanto riferito, aveva una relazione con Clinton quando era procuratore generale dell’Arkansas. Morì per una ferita da arma da fuoco alla parte posteriore della testa: la morte venne schedata come suicidio. Era incinta al momento della sua morte.

 

16 – Paula Grober – Interprete vocale di Clinton per non udenti dal 1978 fino alla sua morte, il 9 dicembre 1992. Morì in un incidente automobilistico.

 

17 – Danny Casolaro – Giornalista investigativo, stava  indagando sull’aeroporto di Mena e sull’autorità di finanziamento dello sviluppo dell’Arkansas. Si è tagliato i polsi, a quanto pare, nel mezzo della sua indagine.

 

18 – Paul Wilcher – L’avvocato che indaga sulla corruzione all’aeroporto di Mena con Casolaro e la «October surprise» del 1980 fu trovato morto in bagno il 22 giugno 1993, nel suo appartamento di Washington DC aveva consegnato un rapporto a Janet Reno 3 settimane prima della sua morte.

 

19 – Jon Parnell Walker – Investigatore dello Scandalo Whitewater per la risoluzione Trust Corp. Saltò dal suo balcone dell’appartamento di Arlington, in Virginia, il 15 agosto 1993. Stava indagando sullo scandalo Morgan Guaranty, un altro scandalo che investiva i McDougal, amici dei Clinton implicati anche nel Whitewater.

 

20 – Barbara Wise – Staff del dipartimento del commercio. Ha lavorato a stretto contatto con Ron Brown e John Huang. Causa della morte: sconosciuta. Morì il 29 novembre 1996. Il suo corpo nudo e percosso fu trovato chiuso nel suo ufficio presso il Dipartimento del Commercio.

 

21 – Charles Meissner – Assistente del Segretario al Commercio che ha concesso a John Huang un nulla osta di sicurezza, è morto poco dopo in un piccolo incidente aereo.

 

22 – Dr. Stanley Heard – Il presidente del Comitato consultivo nazionale per la cura della chiropratica è morto con il suo avvocato Steve Dickson in un piccolo incidente aereo.

La morte di Barry Seal

 

23 – Barry Seal – Pilota della compagnia aerea commerciale TWA che agiva come corriere della droga da Mena (Arkansas). Testimoniò il coinvolgimento della CIA nelle attività di contrabbando di droga dal Sudamerica, cartello di Pablo Escobar in luso. È morto per tre ferite da arma da fuoco. Di recente Tom Cruise ci ha fatto un film, American Made, che include anche le figure di Clinton (di cui si vede una telefonata che libera Seal appena arrestato) e di Bush.

 

24 – Johnny Lawhorn, Jr. – Meccanico, trovò un assegno intestato a Bill Clinton nel bagagliaio di un’auto lasciata nel suo negozio di riparazioni. Fu quindi trovato morto dopo che la sua macchina colpì un traliccio telefonico.

 

25 – Stanley Huggins – Altro investigatore del caso Madison Guaranty. La sua morte fu un presunto suicidio e il suo rapporto non fu mai pubblicato.

 

26 – Hershell Friday – L’avvocato della raccolta fondi di Clinton morì il ​​1 ° marzo 1994, quando il suo aereo esplose.

 

Don Henry e Kevin Ives

27 – Kevin Ives e Don Henry – Noto come caso dei «ragazzi dei binari». I rapporti dicono che i ragazzi potrebbero essersi imbattuti nell’operazione di droga dell’aeroporto di Mena Arkansas. Un caso controverso: secondo il rapporto iniziale sulla morte, si sarebbero addormentati sui binari della ferrovia. Rapporti successivi affermano che i 2 ragazzi erano stati uccisi prima di essere messi sui binari. Molti sospettano che la testimonianza potesse arrivare davanti a un Gran Giurì. La loro morte potrebbe aver ingenerato, sostiene qualcuno, le seguenti morti di persone che avevano informazioni sul caso.

 

28 – Keith Coney – Morì quando la sua moto sbatté sul retro di un camion, luglio ‘88. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.

 

29 – Keith McMaskle – Pugnalato 113 volte, novembre 1988. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.

 

30 – Gregory Collins – Morì per una ferita da arma da fuoco del gennaio 1989. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.

 

31 – Jeff Rhodes – Gli hanno sparato, lo hanno mutilato e trovato bruciato in una discarica nell’aprile 1989. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.

 

32 – James Milan – Trovato decapitato. Tuttavia, il medico legale ha stabilito che la sua morte era dovuta a «cause naturali». Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.

 

34 – Richard Winters – Un sospettato nelle morti di Ives / Henry. Fu ucciso in una rapina organizzata nel luglio 1989.

Bodyguard dei Clinton,  mestiere tra i più pericolosi al mondo

 

Vi è quindi una lista di  bodyguard dei Clinton,  mestiere tra i più pericolosi al mondo. 

 

35 – Major William S. Barkley, Jr.

 

36 – Capitano Scott J. Reynolds

 

37 – Sergente Brian Hanley

Non dimentichiamo il caso sospetto più recente, Seth Rich, assassinato e «rapinato» (di nulla) il 10 luglio 2016. Per alcuni era coinvolto nell’hacking delle email dei democratici.  Il fondatore di Wikileaks Assange afferma di avere informazioni in merito; sappiamo dov’è Assange ora

 

38 – Sergente Tim Sabel

 

39 – Generale Maggiore William Robertson

 

40 – Colonnello William Densberger

 

41 – Colonnello Robert Kelly

 

42 – Gary Rhodes

 

43 – Steve Willis

 

44 – Robert Williams

 

In questa lista non sono inclusi i 4 ex-soldati al soldo della CIA uccisi a Bengasi per difendere l’ambasciatore nel fatale 2011

45 – Conway LeBleu

 

46 – Todd McKeehan

 

Infine non dimentichiamo il caso sospetto più recente, Seth Rich, assassinato e «rapinato» (di nulla) il 10 luglio 2016. Per alcuni era coinvolto nell’hacking delle email dei democratici.  Il fondatore di Wikileaks Assange afferma di avere informazioni in merito; sappiamo dov’è Assange ora.

 

Il 47° di questa fantasiosa lista mai comprovata potrebbe essere Jeffrey Epstein. Clinton, ricordiamo, ha viaggiato per almeno 27 volte sul jet di Epstein ribattezzato «Lolita Express».

In questa lista non sono inclusi i 4 ex-soldati al soldo della CIA uccisi a Bengasi per difendere l’ambasciatore nel fatale 2011. Lasciati morire senza che  dalla Sicilia non partisse nemmeno mezzo drone per togliere l’assedio sanguinario in cui erano finiti. Ciò è visibile perfino nel film fracassone che ne ha fatto Hollywood, , 13 hours , un polpettone action di pura propaganda  che sembra creato per dare la colpa alla CIA invece che al Dipartimento di Stato e agli intrighi orditi dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton.

 

Il 47° di questa fantasiosa lista mai comprovata potrebbe essere Jeffrey Epstein. Clinton, ricordiamo, ha viaggiato per almeno 27 volte sul jet di Epstein ribattezzato «Lolita Express».

 

Il numero 48 dell’elenco complottista potrebbe essere invece Ghislaine Maxwell?

 

Il numero 48 dell’elenco complottista potrebbe essere invece Ghislaine Maxwell? Oppure la Maxwell puntellerà la difesa dei Clinton e colpirà qualche altro potente della terra, fors’anche Donald Trump?

Oppure la Maxwell puntellerà la difesa dei Clinton e colpirà qualche altro potente della terra, fors’anche Donald Trump?

 

 

 

 

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Trump snobba la Corea del Sud per favorire l’«ottimo rapporto» con Kim

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al Pentagono di tagliare in modo significativo le esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, facendo riferimento al suo «ottimo rapporto» con il leader nordcoreano Kim Jong-un.

 

In un post pubblicato domenica su Truth Social, Trump ha dichiarato di non essere «contento» del fatto che Washington avesse accettato di prendere parte alle manovre annuali, che dovrebbero partire lunedì.

 

«Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi a carico degli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano un segnale totalmente inappropriato e ostile», ha scritto, definendo la Corea del Nord «non minacciosa e rispettosa» durante la sua presidenza.

 

Trump ha spiegato che era ormai troppo tardi per annullare completamente le esercitazioni e aveva quindi incaricato il Segretario alla Guerra Pete Hegseth di «ridurle sostanzialmente».

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Le manovre Ulchi Freedom Shield, della durata di 11 giorni, erano previste fino al 27 agosto e coinvolgevano circa 18.000 soldati sudcoreani e circa 5.000 americani.

 

Trump ha inoltre criticato Seul per il suo rifiuto di aderire alla campagna di Washington contro l’Iran. «Di recente ho chiesto al presidente della Corea del Sud se volesse unirsi a noi nella denuclearizzazione della Repubblica islamica dell’Iran, e mi hanno risposto: “No, grazie!”», ha scritto.

 

Durante il suo primo mandato presidenziale, Trump aveva cercato di migliorare i rapporti con la Corea del Nord dopo anni di tensioni, incontrando Kim tre volte e ridimensionando alcune esercitazioni congiunte con Seul. Nel 2019 era diventato il primo presidente americano in carica a entrare in Corea del Nord in occasione di un incontro con Kim nella Zona Demilitarizzata.

 

Tuttavia, le relazioni si sono di nuovo deteriorate dopo l’interruzione dei negoziati diplomatici. Sotto la presidenza di Joe Biden, gli Stati Uniti hanno rafforzato la cooperazione militare con la Corea del Sud e il Giappone, intensificando le esercitazioni congiunte e il dispiegamento di armamenti strategici nella regione.

 

Pyongyang ha a lungo definito tali esercitazioni prove generali per un’invasione e ha reagito ampliando il proprio arsenale nucleare, presentandolo come necessario per dissuadere un attacco americano.

 

Venerdì, in vista delle ultime esercitazioni Ulchi Freedom Shield, Pyongyang ha condannato le manovre come un «nuovo livello di minaccia» e ha promesso di rispondere con un «nuovo livello di deterrenza».

 

Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso la Corea del Nord ha effettuato test su un missile da crociera strategico e su altri sistemi d’arma a bordo del suo più recente cacciatorpediniere. Il leader del Paese, Kim Jong-un, avrebbe assistito al lancio e alle prove dei sistemi di combattimento della nave.

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A marzo il Kim aveva dichiarato che il Paese può rappresentare una credibile minaccia nucleare per gli Stati Uniti, anziché essere un bersaglio per i tentativi americani di proiezione di potenza.

 

Come riportato da Renovatio 21, a maggio 2025 il leader nordcoreano Kim Jong-un ha supervisionato un’esercitazione militare che simulava un contrattacco nucleare, con l’impiego di sistemi missilistici multilancio da 600 mm e del missile balistico tattico Hwasong-11 (KN-23), entrambi aventi capacità nucleare.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Nord ha dichiarato di possedere un’arma in grado di scatenare immani tsunami «radioattivi», che sarebbe già stata testata più volte.

 

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Geopolitica

Israele vuole che l’AI promuova la sua narrativa su Gaza

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Israele ha investito decine di milioni di dollari per migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, tentando di influenzare il modo in cui le piattaforme di intelligenza artificiale rappresentano il Paese. Lo riporta Politico.   L’opinione pubblica americana nei confronti di Israele è peggiorata negli ultimi anni, inizialmente a causa della sua risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e più di recente a causa della guerra israelo-americana contro l’Iran e del relativo costo per i contribuenti. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di giugno, sei adulti statunitensi su dieci nutrono oggi un’opinione piuttosto o molto negativa di Israele, rispetto al 53% dell’anno scorso e al 42% del 2022.   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu risulta ancora meno popolare, con il 65% degli intervistati che esprime poca o nessuna fiducia nelle sue politiche. In un articolo pubblicato venerdì, Politico ha descritto nel dettaglio una campagna israeliana da 100.000 dollari volta a influenzare le risposte dei modelli linguistici più diffusi, come ChatGPT, alle domande su Gaza e sulla guerra tra Israele e Hamas.

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L’iniziativa si concentra sull’Istituto di Hannover per le Politiche Pubbliche, un sito web che pubblica report anonimi sull’antisemitismo e sulle questioni geopolitiche. Il progetto è stato realizzato tramite l’agenzia di pubbliche relazioni francese Havas Media, che gestisce gran parte delle attività di influenza israeliane negli Stati Uniti, registrate ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA), e il suo subappaltatore, l’agenzia pubblicitaria Piro Inc, per conto dell’Agenzia pubblicitaria del governo israeliano (LaPam).   L’Istituto Hanover presenta il proprio lavoro come «documentaristico, non dichiarativo» e sostiene che la sua ricerca è puramente accademica. Politico, tuttavia, ha citato documenti FARA depositati presso il Dipartimento di Giustizia statunitense la scorsa settimana che collegano oltre una dozzina dei suoi articoli a una campagna di pubbliche relazioni che prevedeva «la creazione e la diffusione di materiale informativo fattuale e supportato da fonti» con l’intento di «educare» il pubblico americano su Israele.   Il sito web ospita numerosi reportage non attribuiti, formulati come domande, tra cui «La tortura dei prigionieri palestinesi è un crimine di guerra?» e «Chi è l’aggressore nel conflitto israelo-palestinese?». Secondo la testata americana, il materiale sarebbe stato concepito per essere ripreso e citato dai mediatori culturali. La testata ha inoltre affermato che alcuni indicatori tecnici collegano il sito web a Res, una startup di intelligenza artificiale con sede a Seattle che aiuta i clienti a ottenere raccomandazioni da modelli di IA. Il collegamento è stato confermato via e-mail dal CEO di Res, Hai Tran.   Sebbene i documenti FARA di Piro non identifichino esplicitamente l’influenza sui LLM come obiettivo, Politico ha affermato che sia ChatGPT che Perplexity hanno citato materiale dell’Istituto di Hannover in risposta a domande neutrali su Gaza e Israele.   Non è la prima volta che Israele, tramite Havas, tenta di influenzare l’opinione pubblica, anche con l’intelligenza artificiale. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata il mese scorso, l’azienda aveva precedentemente ingaggiato Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump, per una campagna da 46,5 milioni di dollari che includeva messaggi filo-israeliani generati dall’IA e rivolti agli americani, oltre a siti web e post progettati per ottenere risposte più favorevoli dalle piattaforme di intelligenza artificiale.   Lo scorso autunno, Responsible Statecraft ha riportato che Havas Media gestiva anche una «campagna di influencer» che prevedeva un compenso di 900.000 dollari per la produzione di contenuti favorevoli a Israele.   Come riportato da Renovatio 21, Israele ha finanziato influencer per pubblicare contenuti sui social media al fine di migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, arrivando a pagare 7000 dollari a post.

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Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha recentemente evidenziato l’importanza dei creatori di contenuti per mantenere il supporto allo Stato Ebraico, incontrando, a margine della sua problematica apparizione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, gli influencer filosionisti.   Netanyahu aveva dichiarato in conferenza stampa che è essenziale rafforzare la «base di sostegno di Israele negli Stati Uniti» attraverso gli influencer, soprattutto su piattaforme come TikTok – di cui si è beato per l’acquisto da parte del miliardario filo-israeliano Larry Ellison – e X, posseduto dall’«amico» Elone Musk.   La frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di Israele si è estesa oltre l’opinione pubblica, coinvolgendo anche i politici, divenuti sempre più critici. Il mese scorso, oltre 100 deputati democratici hanno appoggiato un emendamento che avrebbe tagliato 3,3 miliardi di dollari di aiuti statunitensi a Israele. La misura è fallita a causa dell’opposizione dei repubblicani, ma ha evidenziato una crescente spaccatura tra i partiti: poco più di due anni fa, soltanto 37 deputati democratici avevano sostenuto un’iniziativa simile.   Trump ha generalmente sostenuto Israele, ma ha ripetutamente criticato Netanyahu, che ha attaccato il cessate il fuoco con l’Iran annunciato dal presidente statunitense all’inizio dell’estate e ha respinto il suo piano di pace in 15 punti per Gaza. Secondo quanto riportato dai media, Trump non ha ancora espresso il suo appoggio a Netanyahu in vista delle elezioni di ottobre e ha ripetutamente eluso le domande sulla sua rielezione.   Due alti funzionari statunitensi hanno dichiarato ad Axios questa settimana che, sebbene Trump apprezzi Netanyahu a livello personale, è sempre più frustrato dalle sue politiche e ha definito Netanyahu «il suo peggior nemico».   Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur continuando a sostenere Israele, ha recentemente ammesso che l’influenza della lobby israeliana, che un tempo aveva un «controllo totale» sul Congresso, è diminuita.

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Geopolitica

Hamas promette a Kushner che smilitarizzerà Gaza

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Hamas ha confermato di nuovo la volontà di disarmarsi e smilitarizzare la Striscia di Gaza nel corso di colloqui diretti con Jared Kushner, consigliere e genero del presidente americano Donald Trump. Lo riporta la testata americana Axios, citando una fonte informata sulla vicenda.

 

L’incontro aveva lo scopo di rafforzare l’impegno preso da Hamas per la prima volta a fine luglio, quando Trump aveva annunciato che il suo Board of Peace – organismo internazionale da lui guidato e incaricato di sorvegliare l’applicazione del piano di pace per Gaza – aveva raggiunto uno «storico accordo» con il movimento palestinese sul disarmo e sul passaggio del controllo civile e di sicurezza a un’amministrazione tecnocratica.

 

In cambio, il Board of Peace avrebbe esercitato pressioni su Israele affinché adottasse misure corrispondenti, a cominciare da un ritiro iniziale delle truppe, accelerando nel contempo gli aiuti umanitari e la ricostruzione.

 

Durante un raro faccia a faccia di 90 minuti tenutosi in Egitto domenica scorsa, Kushner avrebbe dichiarato al capo politico di Hamas, Khalil al-Hayya, che il gruppo deve compiere «passi concreti per il disarmo se vuole che Israele faccia altrettanto».

 

All’incontro erano presenti anche il capo dei servizi segreti egiziani Hassan Rashad, il diplomatico qatariota Ali al-Thawadi e un alto funzionario turco, insieme a rappresentanti del Board of Peace e all’ex primo ministro britannico Tony Blair.

 

Secondo la fonte, Al-Hayya avrebbe chiesto a Kushner di riferire a Trump che Hamas rimane fermamente deciso a deporre le armi.

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«Li abbiamo ringraziati per l’impegno, ma vogliamo vedere sforzi concreti [da parte di Hamas] e non solo parole», ha dichiarato la fonte. «Era importante che Kushner si assicurasse personalmente questo impegno».

 

In una successiva dichiarazione Hamas ha ribadito di restare fedele alla tabella di marcia, facendo riferimento a un cessate il fuoco permanente, al ritiro completo di Israele, alla prosecuzione degli aiuti e alla ricostruzione. Il movimento, tuttavia, non ha citato esplicitamente il disarmo.

 

Lunedì Kushner dovrebbe incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per discutere di misure reciproche. La scorsa settimana Netanyahu aveva respinto la tabella di marcia, ribadendo che le forze israeliane non si sarebbero ritirate finché Hamas non fosse stato «effettivamente disarmato».

 

Nel frattempo, domenica i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Indonesia, Giordania, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui condannano il rifiuto israeliano dell’accordo di pace e della creazione di uno Stato palestinese.

 

Gli otto Paesi hanno affermato che Gerusalemme Ovest ha «la responsabilità diretta e completa» di ostacolare gli sforzi di pace e hanno chiesto un impegno attivo degli Stati Uniti nell’attuazione del piano, già approvato dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

 

Come riportato fa Renovatio 21, a fine 2025 aveva dichiarato alla trasmissione di giornalismo investigativo 60 Minutes di ritenere che Hamas stesse agendo in buona fede.

 

Lo scorso ottobre Kushner e l’inviato di Trump Steve Witkoff erano in Israele sul palco ad una cerimonia di piazza per il ritorno degli ostaggi quando la folla ha fischiato Netanyahu e inneggiato al presidente USA cantando «Thank You Trump».

 

A gennaio Kushner aveva svelato al World Economic Forum di Davos un ambizioso progetto immobiliare da 112 miliardi di dollari finalizzato a convertire la Striscia di Gaza, devastata dalla guerra, in un polo turistico e in una destinazione balneare affacciata sul Mediterraneo.

 

Il padre del Jared, Charles Kushner, immobiliarista del Nuovo Jersey finito in galera per una sordida storia di ricatti infrafamigliari, figurava come uno dei primi sostenitori americani di Netanyahu, al punto che si diceva che Bibi dormisse nella cameretta del Jared quando si trovava a Nuova York.

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