Geopolitica
Che cos’è il «Clinton Body Count?»
Con l’arresto di Ghislaine Maxwell è riapparsa immediatamente in rete la satira più nera: ecco le foto ritoccate dove, come in un messaggio di richiesta di amicizia su Facebook, Hillary manda alla ritrovata Maxwell una «suicide request», una richiesta di suicidio.
Va detto che fecero lo stesso l’anno scorso quanto presero Epstein: in rete circolavano elogi funebri satirici della Clinton settimana prima che Epstein venisse ritrovato «suicidato» in carcere.
Un libro di imminente uscita – A Convenient Death: The Mysterious Demise of Jeffrey Epstein – racconterebbe che la Maxwell era amante del marito di Hillary. I giornali ultimamente tendono a dimenticare un particolare assurdo emerso quando perquisirono il misterioso palazzo di Epstein in Upper West Side (il quartiere degli ultra-ricchi) a Nuova York: saltò fuori un quadro che dipingeva Bill Clinton con indosso delle scarpe col tacco a spillo. Sul significato di questa opera, moltissimi si stanno ancora interrogando.
Tuttavia è inevitabile che riaffori ora anche la ciclica storia della «Clinton Body Count», «la conta dei morti dei Clinton».
Ma che che cos’è? Se leggiamo su Wikipedia, la parola «teoria del complotto» è piazzata sulla prima riga: si tratta di una «una teoria complottistica (…) che afferma che l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary abbiano ucciso cinquanta o più dei loro collaboratori». Secondo l’enciclopedia online, il Chicago Tribune e il sito di debunking Snopes avrebbero smontato la lista.
Noi ve la forniamo lo stesso, visto che oramai è stata già pubblicata da tutti. Tre anni fa la CBS di Las Vegas pubblicò per intero questo elenco di persone in relazione con Bill e Hillary Clinton morti in circostanze misteriose durante tutta la durata del potere della coppia, dagli esordi nel piccolo stato dell’Arkansas alla Casa Bianca ed oltre. La lista finì citata anche in un bizzarro documentario inglese sulle teorie cospirative intorno al potere americano andato in onda nel Regno Unito nella settimana del voto americano nel 2016.
1- James McDougal – morto per un apparente attacco cardiaco, mentre era in isolamento. Fu un testimone chiave nelle indagini di Kenneth Starr, il procuratore che voleva incastrare Bill Clinton passato poi incredibilmente ad avvocato difensore di Epstein al suo primo processo in Florida. Coinvolto nel caso Whitewater, uno scandalo immobiliare dei Clinton
È inevitabile che riaffori ora anche la ciclica storia della «Clinton Body Count», «la conta dei morti dei Clinton»
2 – Mary Mahoney – Un’ex stagista della Casa Bianca assassinata nel luglio 1997 in una caffetteria Starbucks a Georgetown. L’omicidio avvenne subito dopo la pubblicazione di una sua storia di molestie sessuali alla Casa Bianca.
3 – Vince Foster – Ex consigliere della Casa Bianca e collega di Hillary Clinton presso lo studio legale Rose di Little Rock. Morì per una ferita da arma da fuoco alla testa, venne categorizzato come suicidio.
4 – Ron Brown – Segretario al Commercio ed ex Presidente dei Democratici. Morto ufficialmente per l’impatto di un incidente aereo. Un patologo vicino alle indagini ha riferito che c’era un buco nella parte superiore del cranio di Brown che ricordava una ferita da arma da fuoco. Al momento della sua morte Brown era indagato e parlava pubblicamente della sua volontà di concludere un accordo con i pubblici ministeri. Morirono anche il resto delle persone a bordo dell’aereo e pochi giorni dopo il controllore del traffico aereo si suicidò.
5 – C. Victor Raiser, II – Raiser, uno dei principali responsabili dell’organizzazione di raccolta fondi di Clinton, morì in un incidente aereo privato nel luglio 1992.
6 – Paul Tulley – Direttore politico del Comitato nazionale democratico trovato morto in una stanza d’albergo a Little Rock, nel settembre 1992. Descritto da Clinton come «caro amico e consigliere fidato».
7 – Ed Willey – Addetto alla raccolta fondi dei Clinton, trovato morto nel novembre 1993 nel profondo del bosco in Virginia per una ferita da arma da fuoco alla testa. Si è suicidato. Ed Willey morì lo stesso giorno in cui sua moglie Kathleen Willey affermò che Bill Clinton la approcciò nell’ufficio ovale alla Casa Bianca.
8 – Jerry Parks – Capo della squadra di sicurezza governativa di Clinton a Little Rock. Gli spararono in macchina in un incrocio deserto fuori Little Rock Park. Il figlio disse che suo padre stava costruendo un dossier su Clinton. Dopo la sua morte i file furono misteriosamente rimossi da casa sua.
9 – James Bunch – Deceduto per suicidio da arma da fuoco. È stato riferito che aveva un «Libro nero» che conteneva nomi di persone influenti che visitavano prostitute in Texas e Arkansas.
10 – James Wilson – Fu trovato impiccato nel maggio 1993. È stato riferito che aveva legami con Whitewater, lo scandalo legato agli investimenti immobiliari in Arkansas di Bill e Hillary Clinton e dei loro soci.
11 – Kathy Ferguson – Ex moglie del soldato dell’Arkansas Danny Ferguson, fu trovata morta nel maggio 1994, nel suo salotto con un colpo di pistola alla testa. Fu considerato un suicidio anche se c’erano diverse valigie piene, come se stesse andando da qualche parte. Danny Ferguson era un co-imputato insieme a Bill Clinton nella causa di Paula Jones, una donna che si disse molestata da Bill Clinton. Kathy Ferguson era un possibile testimone corroborante di Paula Jones.
12 – Bill Shelton – Arkansas State Trooper e fidanzato di Kathy Ferguson. Critico dell’idea secondo la quale la sua fidanzata si sarebbe uccisa, è stato trovato morto nel giugno 1994 per una ferita da arma da fuoco davanti alla tomba dell’amata.
13 – Gandy Baugh – L’avvocato dell’amico di Clinton Dan Lassater, è morto saltando fuori da una finestra di un alto edificio nel gennaio 1994. Il suo cliente era un distributore di droga condannato.
Se leggiamo su Wikipedia, la parola «teoria del complotto» è piazzata sulla prima riga la Clinton Body Count è una «una teoria complottistica (…) che afferma che l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e sua moglie Hillary abbiano ucciso cinquanta o più dei loro collaboratori»
14 – Florence Martin – Ragioniere e subappaltatore per la CIA, era legato al caso Barry Seal, Mena ( Arkansas) un caso di traffico di droga aeroportuale. (vedi sotto)
15 – Suzanne Coleman – Secondo quanto riferito, aveva una relazione con Clinton quando era procuratore generale dell’Arkansas. Morì per una ferita da arma da fuoco alla parte posteriore della testa: la morte venne schedata come suicidio. Era incinta al momento della sua morte.
16 – Paula Grober – Interprete vocale di Clinton per non udenti dal 1978 fino alla sua morte, il 9 dicembre 1992. Morì in un incidente automobilistico.
17 – Danny Casolaro – Giornalista investigativo, stava indagando sull’aeroporto di Mena e sull’autorità di finanziamento dello sviluppo dell’Arkansas. Si è tagliato i polsi, a quanto pare, nel mezzo della sua indagine.
18 – Paul Wilcher – L’avvocato che indaga sulla corruzione all’aeroporto di Mena con Casolaro e la «October surprise» del 1980 fu trovato morto in bagno il 22 giugno 1993, nel suo appartamento di Washington DC aveva consegnato un rapporto a Janet Reno 3 settimane prima della sua morte.
19 – Jon Parnell Walker – Investigatore dello Scandalo Whitewater per la risoluzione Trust Corp. Saltò dal suo balcone dell’appartamento di Arlington, in Virginia, il 15 agosto 1993. Stava indagando sullo scandalo Morgan Guaranty, un altro scandalo che investiva i McDougal, amici dei Clinton implicati anche nel Whitewater.
20 – Barbara Wise – Staff del dipartimento del commercio. Ha lavorato a stretto contatto con Ron Brown e John Huang. Causa della morte: sconosciuta. Morì il 29 novembre 1996. Il suo corpo nudo e percosso fu trovato chiuso nel suo ufficio presso il Dipartimento del Commercio.
21 – Charles Meissner – Assistente del Segretario al Commercio che ha concesso a John Huang un nulla osta di sicurezza, è morto poco dopo in un piccolo incidente aereo.
22 – Dr. Stanley Heard – Il presidente del Comitato consultivo nazionale per la cura della chiropratica è morto con il suo avvocato Steve Dickson in un piccolo incidente aereo.
23 – Barry Seal – Pilota della compagnia aerea commerciale TWA che agiva come corriere della droga da Mena (Arkansas). Testimoniò il coinvolgimento della CIA nelle attività di contrabbando di droga dal Sudamerica, cartello di Pablo Escobar in luso. È morto per tre ferite da arma da fuoco. Di recente Tom Cruise ci ha fatto un film, American Made, che include anche le figure di Clinton (di cui si vede una telefonata che libera Seal appena arrestato) e di Bush.
24 – Johnny Lawhorn, Jr. – Meccanico, trovò un assegno intestato a Bill Clinton nel bagagliaio di un’auto lasciata nel suo negozio di riparazioni. Fu quindi trovato morto dopo che la sua macchina colpì un traliccio telefonico.
25 – Stanley Huggins – Altro investigatore del caso Madison Guaranty. La sua morte fu un presunto suicidio e il suo rapporto non fu mai pubblicato.
26 – Hershell Friday – L’avvocato della raccolta fondi di Clinton morì il 1 ° marzo 1994, quando il suo aereo esplose.
27 – Kevin Ives e Don Henry – Noto come caso dei «ragazzi dei binari». I rapporti dicono che i ragazzi potrebbero essersi imbattuti nell’operazione di droga dell’aeroporto di Mena Arkansas. Un caso controverso: secondo il rapporto iniziale sulla morte, si sarebbero addormentati sui binari della ferrovia. Rapporti successivi affermano che i 2 ragazzi erano stati uccisi prima di essere messi sui binari. Molti sospettano che la testimonianza potesse arrivare davanti a un Gran Giurì. La loro morte potrebbe aver ingenerato, sostiene qualcuno, le seguenti morti di persone che avevano informazioni sul caso.
28 – Keith Coney – Morì quando la sua moto sbatté sul retro di un camion, luglio ‘88. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.
29 – Keith McMaskle – Pugnalato 113 volte, novembre 1988. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.
30 – Gregory Collins – Morì per una ferita da arma da fuoco del gennaio 1989. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.
31 – Jeff Rhodes – Gli hanno sparato, lo hanno mutilato e trovato bruciato in una discarica nell’aprile 1989. Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.
32 – James Milan – Trovato decapitato. Tuttavia, il medico legale ha stabilito che la sua morte era dovuta a «cause naturali». Potrebbe aver avuto informazioni su Ives/Henry.
34 – Richard Winters – Un sospettato nelle morti di Ives / Henry. Fu ucciso in una rapina organizzata nel luglio 1989.
Bodyguard dei Clinton, mestiere tra i più pericolosi al mondo
Vi è quindi una lista di bodyguard dei Clinton, mestiere tra i più pericolosi al mondo.
35 – Major William S. Barkley, Jr.
36 – Capitano Scott J. Reynolds
37 – Sergente Brian Hanley
Non dimentichiamo il caso sospetto più recente, Seth Rich, assassinato e «rapinato» (di nulla) il 10 luglio 2016. Per alcuni era coinvolto nell’hacking delle email dei democratici. Il fondatore di Wikileaks Assange afferma di avere informazioni in merito; sappiamo dov’è Assange ora
38 – Sergente Tim Sabel
39 – Generale Maggiore William Robertson
40 – Colonnello William Densberger
41 – Colonnello Robert Kelly
42 – Gary Rhodes
43 – Steve Willis
44 – Robert Williams
In questa lista non sono inclusi i 4 ex-soldati al soldo della CIA uccisi a Bengasi per difendere l’ambasciatore nel fatale 2011
45 – Conway LeBleu
46 – Todd McKeehan
Infine non dimentichiamo il caso sospetto più recente, Seth Rich, assassinato e «rapinato» (di nulla) il 10 luglio 2016. Per alcuni era coinvolto nell’hacking delle email dei democratici. Il fondatore di Wikileaks Assange afferma di avere informazioni in merito; sappiamo dov’è Assange ora.
Il 47° di questa fantasiosa lista mai comprovata potrebbe essere Jeffrey Epstein. Clinton, ricordiamo, ha viaggiato per almeno 27 volte sul jet di Epstein ribattezzato «Lolita Express».
In questa lista non sono inclusi i 4 ex-soldati al soldo della CIA uccisi a Bengasi per difendere l’ambasciatore nel fatale 2011. Lasciati morire senza che dalla Sicilia non partisse nemmeno mezzo drone per togliere l’assedio sanguinario in cui erano finiti. Ciò è visibile perfino nel film fracassone che ne ha fatto Hollywood, , 13 hours , un polpettone action di pura propaganda che sembra creato per dare la colpa alla CIA invece che al Dipartimento di Stato e agli intrighi orditi dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton.
Il 47° di questa fantasiosa lista mai comprovata potrebbe essere Jeffrey Epstein. Clinton, ricordiamo, ha viaggiato per almeno 27 volte sul jet di Epstein ribattezzato «Lolita Express».
Il numero 48 dell’elenco complottista potrebbe essere invece Ghislaine Maxwell?
Il numero 48 dell’elenco complottista potrebbe essere invece Ghislaine Maxwell? Oppure la Maxwell puntellerà la difesa dei Clinton e colpirà qualche altro potente della terra, fors’anche Donald Trump?
Oppure la Maxwell puntellerà la difesa dei Clinton e colpirà qualche altro potente della terra, fors’anche Donald Trump?
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Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
I Paesi europei hanno più volte disatteso gli accordi volti a risolvere il conflitto tra Russia e Ucraina, compromettendo così la loro credibilità come potenziali garanti di pace. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergejy Lavrov.
Mosca aveva già dichiarato che i funzionari europei non avrebbero preso parte ai prossimi colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi.
Nel corso di una conferenza stampa a margine del vertice del G20 ad Atlanta, in Georgia, venerdì, Lavrov ha dichiarato che «gli europei vogliono inserirsi nel processo negoziale».
«Ciò che conta non è quello che vogliono gli europei, ma il valore aggiunto che possono effettivamente apportare».
Lavrov ha accusato i governi europei di non aver rispettato gli accordi volti a risolvere la crisi, a cominciare da quello del febbraio 2014 tra l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovich e i leader dell’opposizione. Francia, Germania e Polonia contribuirono a mediare l’accordo, che avrebbe dovuto porre fine a mesi di proteste e scontri mortali a Kiev. Yanukovich fu deposto poco dopo, un evento che, secondo Mosca, spinse la Crimea a separarsi dall’Ucraina e ad unirsi alla Russia, scatenando al contempo una rivolta nel Donbass, regione a maggioranza russofona.
Secondo Lavrov, Francia e Germania non sono riuscite a garantire che l’Ucraina attuasse le riforme politiche e concedesse uno status speciale al Donbass in base agli accordi di Minsk del 2014-2015, che avevano contribuito a negoziare.
La presenza di Lavrov al vertice del G20 negli Stati Uniti ha suscitato l’ira dei diplomatici europei, molti dei quali avrebbero minacciato di boicottare la foto di gruppo. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si era opposto a essere fotografato accanto a Lavrov, ma alla fine è stato immortalato nella stessa foto.
Lavrov è arrivato ad Atlanta, in Georgia, venerdì per l’incontro di due giorni che precede il vertice dei leader del G20 previsto per metà dicembre in Florida.
Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso la speranza che il presidente russo Vladimir Putin partecipi al vertice, sebbene Mosca non abbia ancora deciso se accettare l’invito, stando a quanto riferito dal Cremlino.
La presenza di Lavrov alla riunione ministeriale si è rivelata particolarmente controversa per diverse delegazioni europee, che si sono opposte alla decisione di Washington di invitare funzionari russi.
«Non ci sarà nessuna foto di gruppo che ritragga i nostri partner europei insieme al signor Lavrov», ha dichiarato il Wadephul ai giornalisti, insistendo sul fatto che «dobbiamo evitare di inviare segnali visivi sbagliati».
Secondo diverse fonti mediatiche, il Segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbe infine rinunciato alla tradizionale foto di gruppo dopo che i ministri degli esteri europei si sarebbero rifiutati di posare accanto a Lavrov e avrebbero minacciato di abbandonare la sala. Tuttavia, il ministro tedesco non è riuscito a evitare di apparire nella stessa inquadratura del suo omologo russo.
Una fotografia della prima sessione plenaria del G20, pubblicata venerdì su X dal corrispondente di DW Benjamin Alvarez, mostra Wadephul che lancia un’occhiata di sottecchi a Lavrov. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha colto al volo l’occasione, suggerendo in un post su Telegram che i giornalisti occidentali avessero ignorato le obiezioni del diplomatico tedesco fotografando i due ministri insieme. La Zakharova ha inoltre sottolineato che il Wadephullo stesso aveva richiesto un incontro dell’ultimo minuto con Lavrov a margine dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite appena un mese prima.
L’incontro è stato il primo tra i due dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. Lavrov ha poi definito la discussione deludente, affermando che la sua controparte tedesca si è limitata a ripetere le solite posizioni anti-russe di Berlino.
La controversia di Atlanta fa seguito alle precedenti obiezioni europee alla decisione di Washington di ripristinare la partecipazione della Russia ai vertici del G20. Quando il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha partecipato ai colloqui del G20 alla fine di agosto, diventando il primo ministro delle Finanze russo a farlo dal 2022, Trump ha difeso l’approccio della sua amministrazione.
«Ci piace andare d’accordo con tutti. Uno dei motivi del mio successo è che vado d’accordo con tutti», disse all’epoca il presidente degli Stati Uniti.
Lavrov ha partecipato per l’ultima volta a una riunione ministeriale del G20 nel settembre 2025, a margine dell’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Nonostante gli sforzi occidentali per isolare diplomaticamente Mosca, ha mantenuto un’agenda internazionale fitta di impegni, tra cui visite ufficiali in diversi paesi africani e asiatici.
L’ultimo incontro si svolge inoltre in vista del quarto round di negoziati trilaterali mediati dagli Stati Uniti, che coinvolgeranno Russia, Ucraina e Stati Uniti e che dovrebbe tenersi il mese prossimo.
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Yuri Ushakov, collaboratore del Cremlino, ha dichiarato mercoledì che i rappresentanti europei saranno esclusi dai colloqui, nonostante i loro sforzi per ottenere un posto al tavolo negoziale.
L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel e l’ex presidente francese François Hollande hanno riconosciuto, in interviste separate rilasciate nel dicembre 2022, che gli accordi avevano dato all’Ucraina il tempo di rafforzare le proprie forze armate. Mosca ha citato le loro dichiarazioni come prova del fatto che i governi occidentali non avevano mai avuto intenzione di attuare gli accordi in buona fede.
Lavrov ha anche citato il vertice di Parigi del dicembre 2019, dove i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania hanno ribadito il loro impegno ad attuare gli accordi di Minsk. Il processo diplomatico, tuttavia, non è riuscito a produrre una soluzione duratura.
«Negli ultimi 12 anni hanno avuto più che sufficienti opportunità. Con i loro fatti, hanno dimostrato che il loro curriculum non può essere ignorato la prossima volta che cercheranno di agire come ‘garanti’», ha affermato Lavrov.
Le sue dichiarazioni sono seguite a una rara conversazione telefonica avvenuta martedì tra il presidente russo Vladimir Putin, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store. La telefonata di 90 minuti, incentrata sul conflitto in Ucraina e sui prossimi negoziati di pace, ha suscitato critiche da parte di diversi leader europei. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha affermato che l’iniziativa non era stata coordinata con gli altri paesi europei; il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha dichiarato di non essere stato informato in anticipo.
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Putin ha accolto con favore il contatto, descrivendolo come un passo verso l’instaurazione di «una sorta di dialogo costruttivo».
Lavrov ha partecipato alla riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta su invito degli Stati Uniti, nonostante le obiezioni di alcuni governi europei alla partecipazione della Russia. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha invitato Putin al vertice dei leader del G20 previsto per dicembre a Miami.
L’opposizione europea alla partecipazione della Russia è stata evidente venerdì, quando la tradizionale foto di gruppo del G20 è stata annullata dopo che diversi diplomatici europei si sono opposti a posare accanto a Lavrov.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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Rubio: Trump non ha ancora deciso se effettuare nuovi attacchi contro l’Iran
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Geopolitica
Putin racconta la telefonata con i vertici di Finlandia e Norvegia
Il presidente russo Vladimiro Putin ha dichiarato di aver accolto con favore la rara telefonata dei leader di Finlandia e Norvegia, aggiungendo che Mosca ha sempre sostenuto gli sforzi per normalizzare le relazioni con i Paesi europei. Lo riporta la stampa russa.
Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store hanno parlato con Putin martedì, rompendo con la prassi consolidata tra i leader europei di evitare contatti diretti con Mosca dall’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. L’iniziativa ha suscitato critiche da parte della prima ministra danese Mette Frederiksen, che ne ha messo in dubbio l’efficacia e ha affermato che non era coordinata con i partner europei.
In una conferenza stampa al Cremlino giovedì, Putin ha affermato di accogliere con favore il dialogo con i Paesi occidentali, nonostante il loro sostegno militare all’Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia.
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«Credo che sia stata la cosa giusta da fare. Dopotutto, in Europa ci sono persone che, a differenza di altre, non vogliono infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia, ma desiderano invece instaurare una sorta di dialogo costruttivo», ha affermato, aggiungendo che la Russia sosterrà «qualsiasi iniziativa volta a ripristinare relazioni complete e a pieno titolo» con i paesi europei, sia attraverso l’UE che su base bilaterale.
Putin ha ribadito che la Russia non cerca un conflitto più ampio con l’UE o la NATO. «Non vogliamo alcuna guerra con l’Europa. Se alcuni di loro la desiderano, che si preparino. Ma non hanno raggiunto il loro obiettivo di infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia, ed è improbabile che ciò sia possibile entro il 2030», ha affermato.
«E se le cose dovessero spingersi troppo oltre, non ci sarebbero vincitori. Che nessuno lo dimentichi».
I leader di Norvegia e Finlandia hanno dichiarato di voler trasmettere messaggi direttamente a Putin «riguardo ai futuri negoziati per contribuire a porre fine alla guerra», in vista dei colloqui tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti, che dovrebbero tenersi ad Abu Dhabi a breve. Hanno descritto la conversazione come un seguito al loro incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a Oslo il 20 ottobre.
La Norvegia e il Cremlino hanno contestato un articolo del Financial Times secondo cui Putin avrebbe trascorso gran parte della telefonata a impartire lezioni ai suoi interlocutori sulla storia russa e slava.
Stubb ha coltivato uno stretto rapporto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con il quale ha discusso frequentemente del conflitto in Ucraina, guadagnandosi il soprannome di «uomo che sussurra a Trump» da parte dei media.
Il leader finlandese ha ricordato la lunga esperienza del suo Paese nei rapporti con la Russia. La Finlandia condivide un confine di 1.340 chilometri con il suo vicino orientale e ha mantenuto relazioni pacifiche, seppur a volte tese, con Mosca durante tutta la Guerra Fredda.
La telefonata è giunta in un clima di crescente tensione tra Kiev e Washington, dopo che Trump ha revocato le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo e successivamente ha sospeso ulteriori restrizioni a seguito del rifiuto di Zelensky di interrompere gli scioperi nelle raffinerie di petrolio russe, che Trump ha indicato come causa dell’impennata dei prezzi del carburante.
Mosca ha accusato i leader europei di sabotare i colloqui di pace con l’Ucraina previsti per il 2022 e di cercare di minare gli sforzi in corso di Trump per raggiungere un accordo.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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