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Capodanno di caos e violenza nei quartieri degli immigrati a Bruxelles: molotov contro le ambulanze

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Bruxelles è sprofondata nel caos alla vigilia di Capodanno, quando masse di rivoltosi hanno lanciato molotov contro i servizi di emergenza belgi e hanno incendiato veicoli. La polizia ha effettuato decine di arresti, secondo funzionari locali, resoconti dei media e video sui social media.

 

Le autorità hanno segnalato mercoledì 159 arresti durante i disordini notturni, durante i quali almeno 60 veicoli sono stati incendiati a Bruxelles, sede della Commissione Europea e del quartier generale della NATO.

 

«È stato davvero folle», ha detto a Politico Walter Derieuw, portavoce del dipartimento dei vigili del fuoco di Bruxelles. «Eravamo lì per aiutare e ci hanno lanciato addosso delle molotov».

 

Nei video condivisi sui social media si vedono giovani vestiti di nero che danneggiano i veicoli dei servizi di emergenza, li colpiscono con dei bastoni e lanciano ordigni incendiari, mentre lanciano fuochi d’artificio contro la polizia.

 

 


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I quartieri di Molenbeek e Anderlecht, ampiamente considerati zone vietate e focolai di criminalità e no-go zone islamiche, erano gli epicentri del disordine. Molenbeek ha guadagnato notorietà negli ultimi anni, con l’ex premier belga Charles Michel che a un certo punto ha affermato: «quasi ogni volta che c’è un attacco terroristico, c’è un collegamento con Molenbeek».

 

All’epoca si riferiva ai resoconti dei media secondo cui gli estremisti islamici che avevano organizzato la sparatoria di Charlie Hebdo a Parigi nel 2015 si erano riforniti di armi dal quartiere.

 

I disordini della notte di Capodanno si sono verificati nonostante l’attuazione di misure extra per garantire la sicurezza durante i festeggiamenti, tra cui il rafforzamento della presenza di polizia e vigili del fuoco. Le autorità di Anderlecht hanno anche imposto un coprifuoco notturno per i minori di 16 anni alla vigilia di Capodanno per «proteggere i giovani».

 

Secondo il database Numbeo, Bruxelles è una delle città più pericolose d’Europa, al 18° posto nell’indice di criminalità.

 

Secondo i dati ufficiali, quasi il 18% della popolazione residente in Belgio è nata all’estero, con una percentuale che raggiunge il 46% nella regione della capitale. Il Paese ha recentemente assistito a un altro aumento dell’immigrazione, in parte causato dal conflitto in Ucraina, con 233.000 e 194.000 nuovi immigrati registrati rispettivamente nel 2022 e nel 2023.

 

Violenze nella notte di San Silvestro, spesso ad opera di immigrati, sono state registrate in tante città europee, da Berlino a Milano.

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Militaria

La Danimarca invia più truppe in Groenlandia

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La Danimarca ha dispiegato truppe supplementari in Groenlandia in risposta alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha promesso dazi doganali contro i Paesi europei se non gli sarà consentito di acquistare l’isola artica autonoma.   Trump persegue da tempo l’obiettivo di acquisire la Groenlandia dalla Danimarca, motivando la richiesta con esigenze di sicurezza nazionale e con la necessità di contrastare l’influenza crescente di Russia e Cina nella regione artica. I Paesi europei membri della NATO si sono compatti a sostegno di Copenaghen, che ha respinto con fermezza qualsiasi proposta di cessione.   Lunedì un nuovo contingente di soldati danesi è sbarcato sull’isola. Il maggiore generale Søren Andersen, comandante del Comando Congiunto Artico danese in Groenlandia, ha dichiarato ai media locali che almeno 100 militari sono ora stanziati nella capitale Nuuk, mentre altri 100 sono posizionati a Kangerlussuaq.  

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Un portavoce militare danese ha confermato alla CNN che si tratta di un «aumento sostanziale» delle forze presenti sull’isola. Il rinforzo fa parte dell’esercitazione Arctic Endurance, avviata proprio in reazione alle pressioni esercitate da Trump. Il presidente statunitense aveva in precedenza lasciato intendere che potrebbe essere costretto a prendere il controllo della Groenlandia «nel modo più duro» qualora Copenaghen non collaborasse.   Il ministro degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha respinto le minacce in un’intervista recente a Sky News, dichiarando: «Abbiamo delle linee rosse che non possono essere superate».   «Non si può pretendere di possedere la Groenlandia con le minacce. Non ho alcuna intenzione di peggiorare la situazione», ha aggiunto Rasmussen.   Trump ha annunciato l’introduzione di una nuova tariffa del 10% su diversi Stati europei, tra cui Danimarca, Gran Bretagna, Francia e Germania, con l’intenzione di elevarla al 25% qualora non si raggiunga un accordo sulla Groenlandia entro il 1° giugno. In un recente messaggio su Truth Social, il presidente ha sostenuto che non esistono «documenti scritti» a comprovare la proprietà danese sull’isola.   «Ho fatto per la NATO più di chiunque altro dalla sua fondazione, e ora la NATO dovrebbe fare qualcosa per gli Stati Uniti», ha dichiarato il biondo presidente statunitense.   Politici ed esperti europei hanno espresso grave preoccupazione: un’azione militare statunitense contro un altro Paese membro della NATO equivarrebbe di fatto alla distruzione dell’intera alleanza.

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Trump dice che giammai tenterà di rapire Putin

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che non emetterebbe mai un ordine per rapire il presidente russo Vladimir Putin, definendo l’ipotesi del tutto superflua quando i giornalisti gli hanno posto la domanda.

 

Le sue parole sono arrivate a una settimana di distanza dal raid compiuto dai commando americani, che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro all’interno del suo complesso presidenziale a Caracas. Il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva commentato l’operazione affermando: «se si riesce a fare questo con i dittatori, allora gli Stati Uniti sanno bene cosa fare in seguito».

 

Venerdì, durante un incontro alla Casa Bianca con i vertici del settore petrolifero, Trump ha risposto alle domande dei giornalisti. Peter Doocy di Fox News ha citato le dichiarazioni di Zelens’kyj, osservando: «Sembra che voglia spingervi a catturare Vladimir Putin», e ha chiesto direttamente: «Ordinereste mai una missione per andare a catturare Vladimir Putin?».

 

Trump ha replicato: «Beh, non credo che sarà necessario. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui». Ha poi aggiunto di essere «molto deluso» dal fallimento dei suoi sforzi, protrattisi per tutto l’ultimo anno, volti a mediare un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.

 

Mosca ha condannato con forza il rapimento di Maduro, considerandolo una grave violazione della sovranità venezuelana. L’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha definito l’incursione statunitense un atto di «banditismo» che conduce il mondo verso «caos e illegalità».

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

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L’Iran blocca Internet a causa dell’ondata di proteste

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Giovedì è stato riportato un blackout nazionale di internet in Iran, secondo quanto segnalato dall’organizzazione di monitoraggio globale NetBlocks. Le proteste sono scoppiate in tutto il Paese a partire dalla fine di dicembre, scatenate dall’iperinflazione e dalla grave crisi economica che affligge la Repubblica Islamica, già duramente colpita dalle sanzioni internazionali.   Al momento non sono disponibili ulteriori dettagli immediati riguardo all’interruzione della rete.   I disordini, i più gravi degli ultimi anni, si sono rapidamente diffusi in numerose città, portando a scontri mortali con le forze di sicurezza iraniane. Alcuni manifestanti hanno invocato il ritorno della monarchia. Reza Pahlavi, figlio in esilio del defunto Scià Mohammad Reza Pahlavi – rovesciato dalla Rivoluzione Islamica del 1979 –, ha lanciato un appello a nuove proteste attraverso un video diffuso mercoledì su X.  

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Fonti indicano che almeno 21 persone sarebbero morte durante le manifestazioni. L’agenzia di stampa Tasnim ha diffuso un video dalla città di Qazvin, nel nord del Paese, che sembrerebbe mostrare un violento assalto a un agente di sicurezza: secondo l’agenzia, l’agente era disarmato e «si limitava a invitare i presenti in strada a manifestare pacificamente, senza insulti né danni alla proprietà pubblica».   Il presidente Masoud Pezeshkian ha ammonito giovedì i fornitori nazionali contro l’accaparramento o il sovrapprezzo dei beni essenziali. Il Pezeshkian ha sottolineato che la popolazione non deve subire carenze e ha esortato il governo a garantire scorte adeguate e a vigilare rigorosamente sui prezzi in tutto il territorio nazionale.   Al contrario, la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che i «rivoltosi» devono essere «messi al loro posto». Il capo della magistratura del Paese ha inoltre accusato i manifestanti di agire «in sintonia» con Stati Uniti e Israele.   Come riportato da Renovatio 21 , un account X affiliato al Mossad ha incoraggiato proteste in Iran. Le infiltrazioni nella protesta del servizio segreto israeliano sono state accennate anche dal controverso ex segretario di Stato USA e direttore CIA Mike Pompeo.

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