Alimentazione
Birra cinese risponde al video dell’operaio che fa pipì nella vasca di produzione
«La mia birra sa di piscio» potrebbe non essere più un’espressione cameratesca che utilizza una figura retorica, ma una realtà letterale.
Le persone di fatto spesso scherzano dicendo che le birre che non sono di loro gradimento sanno di urina. Tuttavia la metafora potrebbe essere divenuta realtà nel caso dell’importante brand di birra cinese Tsingtao: il video di un lavoratore che urina in uno dei suoi serbatoi è diventato virale in tutta la Cina ed oltre.
L’emittente statunitense CNBC ha riferito che i rappresentanti della Tsingtao sono corsi ai ripari sostenendo di aver isolato il contenuto del serbatoio. In rete le reazioni sono state divisive, con i commentatori che hanno postato messaggi di sostegno per l’azienda o hanno rinnegato la birra. Da notare che suddetto marchio è il secondo birrificio più grande della Cina, con una quota di mercato del 16%.
I problemi sono iniziati diversi giorni fa, quando il video ha iniziato a fare il giro del web.
A video clip showed someone urinating in the warehouse containing raw material for Tsingtao Beer went viral on Chinese social media. Regulators of Pingdu County, Qingdao, have started an investigation.
A bearish news for Tsingtao Beer(SH600600).#China #Tsingtao pic.twitter.com/sani5QL2Vx— CN Wire (@Sino_Market) October 20, 2023
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La CNBC riferisce che il drammatico filmato si è diffuso la piattaforma di social media cinese Weibo, dove è diventato rapidamente virale raccogliendo milioni di visualizzazioni.
Il filmato sembra mostrare un operaio che si infila in una vasca in uno degli stabilimenti del birrificio nello Shandong, una provincia sul Mar Giallo, per poi fare pipì su mucchi di malto grezzo.
Nonostante la cattiva campagna pubblicitaria del tutto inaspettata, però bere birra contaminata con l’urina probabilmente non danneggerà il corpo umano, soprattutto se si tratta di una quantità relativamente piccola, secondo molti esperti medici. L’urina, che contiene principalmente acqua e vari composti di scarto, è stata addirittura pubblicizzata come bevanda terapeutica in varie culture. Si ritiene che l’urina sia per lo più sterile, ma può ospitare batteri e altri agenti patogeni, motivo per cui i medici sconsigliano di berla.
C’è da considerare che la maggior parte delle bevande prodotte nei grandi birrifici come Tsingtao sono testate per i microbi e pastorizzate per eliminare eventuali batteri, se non diversamente indicato sulla bottiglia.
Tornando allo scandalo della Tsingtao – glorioso marchio di birra originario di Qingdao, città costiera data in concessione nel 1897 alla Germania, che vi ha lasciato tracce elettroniche ed alcoliche –, secondo quanto riferito, la polizia locale ha arrestato il lavoratore orinatore e la persona che ha girato il video della terribile minzione, anche se c’è ancora una certa confusione nei media cinesi sul fatto se le persone coinvolte nell’incidente fossero dipendenti del birrificio o fossero lavoratori esterni.
Una fonte ha anche affermato che l’incidente non è avvenuto in un magazzino di materie prime di Tsingtao, ma in una struttura logistica, anche se dal punto di vista del brand il danno è stato chiaramente fatto.
La polizia cinese ha detto che rilascerà maggiori informazioni non appena verrà a conoscenza della vicenda.
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Immagine screenshot da Twitter
Alimentazione
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Alimentazione
Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa
Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.
Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.
Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.
L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.
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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.
Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.
Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.
Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.
Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.
La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.
La catena Taco Bell gode di un successo straordinario che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.
La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.
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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.
A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.
I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.
Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Alimentazione
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