Guerra cibernetica
Armi cibernetiche, la Russia avverte: risponderemo agli attacchi informatici
La Russia ha avvertito la scorsa settimana che gli attacchi informatici alla sua infrastruttura critica non rimarranno senza risposta.
«La Russia non lascerà senza risposta le azioni aggressive», ha dichiarato il 9 giugno in un commento pubblicato sul sito web del Ministero degli Esteri Andrei Krutskikh, direttore del Dipartimento per la Sicurezza Internazionale dell’Informazione del Ministero degli Affari Esteri.
«Tutti i nostri passi saranno misurati, mirati, in conformità con la nostra legislazione e il diritto internazionale».
I suoi commenti di Krutskikh sono arrivati il giorno dopo che Sky News ha pubblicato una vasta intervista con il capo del Cyber Command degli Stati Uniti, il generale Paul Nakasone.
In quell’articolo, Nakasone ha indicato che gli Stati Uniti si erano impegnati in operazioni informatiche offensive contro la Russia a sostegno dell’Ucraina.
Krutskikh ha sottolineato che la Russia sta subendo attacchi informatici diffusi, anche contro istituzioni statali, infrastrutture critiche e sociali e strutture di archiviazione con i dati personali dei suoi cittadini e degli stranieri che vivono in Russia.
«I funzionari negli Stati Uniti e in Ucraina si stanno assumendo la responsabilità del sabotaggio. È lì che si rifiutano categoricamente di sviluppare basi legali internazionali. Non sembrano rendersi pienamente conto di quanto sia pericolosa l’aggressività e l’incoraggiamento al gangsterismo nel campo della sicurezza delle informazioni».
«È anche allarmante che Washington stia deliberatamente abbassando la soglia per l’uso in combattimento delle TIC [Tecnologia dell’informazione e della comunicazione]», conclude il direttore per la sicurezza cibernetica russo.
«La militarizzazione dello spazio informatico da parte dell’Occidente, i tentativi di trasformarlo in un’arena di confronto interstatale, hanno notevolmente aumentato la minaccia di uno scontro militare diretto con conseguenze imprevedibili. Ancora una volta, voglio ripetere a coloro che non lo capiscono subito: la distribuzione incontrollata di “armi virtuali” e l’incoraggiamento al loro uso non porterà a nulla di buono».
Nel frattempo, il giornale in lingua inglese del Partito Comunista Cinese Global Times riporta che la più grande minaccia alla sicurezza informatica al mondo sono le Tailored Access Operations («Operazioni di accesso su misura») dell’Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (NSA), anch’essa guidata dal generale Nakasone.
La testata cinese cita un nuovo rapporto ottenuto da Anzer, una piattaforma di informazioni sulla sicurezza informatica, che identifica uno strumento di hacking recentemente scoperto chiamato boundless informant («informatore illimitato»), che sarebbe l’esclusivo sistema di analisi, visualizzazione e riepilogo dei big data dell’NSA, che gestirebbe e analizzerebbe dati ottenuti illegalmente in tutto il mondo tramite sistemi di controllo remoto della NSA.
Secondo alcuni screenshot dei terminali della piattaforma circolati, la NSA avrebbe rubato a distanza più di 97 miliardi di dati dalla rete globali e 124 miliardi di tabulati telefonici negli ultimi 30 giorni.
Come riportato da Renovatio 21, per quanto riguarda gli attacchi informatici nel conflitto ucraino il gigante informatico Microsoft, praticamente monopolista dei sistemi operativi per PC, si sta coordinando, oltre che con gli USA anche con la UE, l’Ucraina e la NATO.
Guerra cibernetica
Oltre 1.000 voli a terra in tutta la Gran Bretagna
Un problema al controllo del traffico aereo ha provocato disagi ai viaggi in tutta la Gran Bretagna martedì, con la cancellazione di oltre 1.000 voli e passeggeri bloccati per ore sulle piste e nei terminal degli aeroporti, secondo il sito di monitoraggio dei voli Flightradar24.
Il Servizio nazionale di controllo del traffico aereo britannico (NAS) ha dichiarato di aver risolto in serata un problema nel suo sistema di gestione dei voli, ma i ritardi si sono propagati in 15 aeroporti del Regno Unito e non solo, mentre compagnie aeree e scali si adoperavano per smaltire l’enorme arretrato di voli in ritardo.
Le partenze all’aeroporto di Londra Heathrow sono riprese, ma il trafficato scalo ha sospeso gli arrivi per il resto della notte a causa dei disagi e ha avvertito della possibilità di ulteriori ritardi.
Ufficialmente, la causa del blocco aereo totale è un guasto tecnico al sistema di elaborazione dei piani di volo di NATS (National Air Traffic Services), l’ente che gestisce il controllo del traffico aereo nel Regno.
Nel dettaglio, martedì 8 settembre 2026, a partire dalle 12:48 ora locale, l’interruzione nell’elaborazione automatica delle rotte ha costretto i controllori a passare alla gestione manuale, contingentando drasticamente i flussi in partenza per motivi di sicurezza. Il problema ha bloccato i decolli su larga scala in numerosi scali, coinvolgendo non solo Londra (Heathrow, Gatwick, Stansted, City) ma anche Aberdeen, Edimburgo, Manchester, Birmingham, Bristol, Nottingham East Midlands, Southend, Isola di Man e Jersey, con ripercussioni anche su Dublino, Cork e altri aeroporti europei come Parigi.
Il bilancio è stato pesante: secondo FlightRadar24 i voli cancellati hanno superato quota mille (1.055 entro le 20 di martedì sera, con altre centinaia il giorno successivo), coinvolgendo circa 65mila passeggeri solo per Ryanair e circa 10mila italiani. British Airways ha annullato o dirottato oltre 100 collegamenti.
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NATS ha dichiarato in serata di aver implementato una soluzione, ma i disagi sono proseguiti anche mercoledì 9 settembre, con altre decine di cancellazioni soprattutto a Heathrow. La ministra dei Trasporti Heidi Alexander si è scusata con i viaggiatori, mentre l’Autorità per l’aviazione civile britannica ha chiesto un rapporto completo sull’accaduto.
Va notato che non è un caso isolato: il sistema aeroportuale britannico ha già avuto crisi simili, come il guasto del luglio 2025 e soprattutto quello del marzo 2025, quando un incendio in una sottostazione elettrica aveva paralizzato Heathrow per 18 ore lasciando a terra centinaia di migliaia di passeggeri. Per questo il COO di Ryanair ha chiesto le dimissioni dell’amministratore delegato di NATS, criticando anche il rincaro del 28% delle tariffe di controllo dal 2022 a fronte di guasti tecnici sempre più frequenti.
È possibile ricordare i casi di altri blocchi totali del traffico aereo dovuti a, ci è stato detto, errori informatici del sistema.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa il sistema dell’aviazione canadese fu oggetto di un misterioso attacco hacker che lo paralizzò totalmente, poco dopo che uno stop fosse dato agli aerei delle Filippine e un «problema tecnico» (questa la versione ufficiale) mettesse a terra tutti gli aerei USA, evento che non ha avuto precedenti se non nelle ore dopo l’attentato dell’11 settembre 2001.
In quel caso, alcuni ipotizzarono un attacco di hacking di tipo ransomware, con riscatto pagato in bitcoin, il cui valore, in quelle ore, di fatto aumentò.
Come riportato da Renovatio 21, un attacco hacker ha colpito il mese scorso anche grandi aeroporti europei.
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Immagine Taking off from Heathrow by John Lucas via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Guerra cibernetica
L’FBI rivela: hacker cinesi hanno penetrato la NASA, la Fed, il dipartimento di Giustizia e il Senato USA
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Guerra cibernetica
Attacco cibernetico blocca una centrale elettrica britannica
Una piccola centrale elettrica britannica è stata messa fuori servizio a causa di un attacco informatico, e le autorità del Regno hanno accusato un gruppo di hacker legato all’Iran. Lo riporta il quotidiano britannico Telegraph.
In Gran Bretagna, decine di piccole centrali elettriche sono collegate alla rete nazionale, molte delle quali alimentate a gas e in funzione solo per poche ore alla settimana. Il giornale non ha specificato quale struttura fosse stata presa di mira, ma ha osservato che era rimasta fuori servizio per quattro giorni a luglio.
Secondo quanto riferito, le autorità avrebbero informato il Centro nazionale per la sicurezza informatica, un organo che si interfaccia con il pubblico presso il quartier generale delle comunicazioni governative, avrebbero tenuto briefing di emergenza per i dirigenti delle compagnie energetiche e inviato alle aziende linee guida sul rafforzamento delle misure di sicurezza.
Secondo il Telegraph, l’incidente è coinciso con una serie di attacchi informatici contro le infrastrutture idriche negli Stati Uniti, che hanno colpito impianti in 12 Stati. All’inizio di questo mese, la CBS News ha citato fonti secondo cui oltre 30 sistemi idrici comunitari sarebbero stati colpiti e che gli attacchi potrebbero essere collegati a hacker sostenuti dall’Iran.
Secondo quanto riportato, alcune aziende di servizi pubblici hanno perso funzionalità di controllo remoto essenziali, costringendo gli operatori a passare alla modalità manuale. In diversi casi, gli hacker sono riusciti ad accedere da remoto a pompe, valvole e alla pressione dell’acqua.
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Le agenzie di Intelligence occidentali hanno ripetutamente affermato che le infrastrutture nazionali critiche e gli enti governativi sono costantemente minacciati da hacker provenienti da Iran, Corea del Nord, Cina e Russia – accuse che le autorità di ciascun Paese hanno respinto.
Come riportato da Renovatio 21, un rapporto parlamentare britannico di fine 2023 lanciava l’allarme sul fatto che il Regno britannico è vulnerabile a un attacco informatico «catastrofico» che potrebbe paralizzare ampie sezioni delle sue infrastrutture più critiche. Secondo il documento governativo, i sistemi IT britannici sono vulnerabili agli attacchi informatici «perché si basano su vecchi sistemi IT», per cui sarebbero necessari maggiori investimenti per prevenire una grave crisi causata da attacchi ransomware, «in particolare da parte di gruppi legati a Mosca, Pechino e Pyongyang».
Come riportato da Renovatio 21, molteplici allarmi per una ventura ciber-pandemia sono venuti dal World Economic Forum di Davos.
Il guru WEF Klaus Schwab varie volte ha parlato apertis verbis di un attacco informatico per il collasso sistemico totale, un evento catastrofico che toglierà internet – i cui blackout già aumentano in tutto il mondo – mettendo in ginocchio il pianeta. Il danno, tuttavia potrebbe andare ben al di là di Internet.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 il presidente del comitato militare della NATO, l’ammiraglio Rob Bauer, ha dichiarato che un attacco su larga scala contro un membro della NATO, sponsorizzato dallo Stato, potrebbe far scattare la clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del blocco atlantico e provocare una risposta militare.
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