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Apocalisse, Terza Guerra Mondiale e «guerre contro l’umano»: Il cardinale Muller intervistato da Tucker Carlson

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Il popolare giornalista televisivo Tucker Carlson ha intervistato per il suo sito TCN il cardinale Gerardo Mueller presentandolo come «uno dei teologi cattolici più importanti e prolifici viventi oggi. In effetti, per un certo periodo era a capo dell’ufficio dottrinale del Vaticano».

 

«È stato licenziato diversi anni fa» lo ha presentato il Carlson, riferendosi alla sua sostituzione presso la Congregazione per la dottrina della fede, «ma ha continuato a scrivere e a riflettere su ciò che sta accadendo nella Chiesa cattolica e nel cristianesimo a livello globale». Tucker, che è di fede episcopaliana, di recente ha fatto alcune dichiarazioni che hanno fatto capire il suo interesse per la Chiesa cattolica.

 

«Non sono cattolico, ma mi interessa sapere dove pensi che la Chiesa e il cristianesimo in generale si stiano muovendo in questo momento, all’inizio del 2024» ha chiesto il giornalista al principe della Chiesa germanico.

 

«La situazione nei diversi continenti è diversa in Africa, il cristianesimo è in crescita, anche la Chiesa cattolica, sono molto vivi e, ma un buon numero di buoni vescovi e, e sacerdoti e laici» ha risposto monsignor Mueller. «Tuttavia vediamo che in Europa e negli Stati Uniti stiamo vivendo una certa scristianizzazione sistematica delle élite politiche e ideologiche, nel senso che il vecchio continente, la vecchia Europa hanno un’antropologia antiquata, una comprensione sbagliata, di ciò che è l’essere umano. Ma noi, come cristiani, siamo convinti di essere creature di Dio».

 

«Abbiamo la vocazione a diventare amici di Dio, figli e figlie di Dio. E questa è la migliore prospettiva che abbiamo come esseri umani, quindi c’è una speranza che la nostra morte non sarà così definitiva. E questo perché noi apparteniamo a tutta l’eternità. Abbiamo questa vocazione personale a prendere parte alla vita divina. E perciò speriamo e lavoriamo per un rinnovamento del pensiero e della vita autenticamente cristiani in Europa e negli Stati Uniti, parte settentrionale del continente, ma anche in America Latina».

 

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«Non tutti i cristiani sono cattolici» ha ricordato il cardinale riprendendo le parole della domanda del giornalista. «Ma dobbiamo lavorare insieme nella guerra a favore della vita. Abbiamo questa forte guerra contro la vita».

 

«Le guerre vere, le guerre militari, ma abbiamo anche le guerre contro l’umano, la vita contro i bambini non ancora nati, contro gli anziani. Solo funzioni e pensiero, si dice. Oppure, se sono anziani, non possono prendere parte alla vita dell’economia». Tale posizione «è assolutamente contraria alla nostra convinzione cristiana. Tutti hanno una dignità profonda che nessuno può perdere. Questa è per me la situazione in questo mondo», dichiara il cardinale.

 

«Dobbiamo anche lottare per la dignità di tutti. Inoltre, il popolo cinese, non possiamo dirlo, è sotto un governo comunista. Hanno la loro cultura. Ma noi siamo gli araldi della dignità di ogni corpo, in ogni Paese. E dobbiamo lavorare per la libertà, per la giustizia sociale e per la promozione di tutti i valori umani. Questa è l’importanza della Chiesa, di ogni cristiano, del cosiddetto cristianesimo, quindi del mondo di oggi e del nostro secolo che verrà. E penso che senza il cristianesimo non ci sia vera speranza per l’umanità».

 

«Abbiamo questa opinione comune e fondamentale, in comune con il popolo ebraico e l’Antico Testamento. Il Nuovo Testamento è questa la religione fondamentale e la fede nell’unico Dio, creatore e redentore del mondo e di ogni corpo. E abbiamo certi approcci nella grande cultura greca e in quella romana, ma non anche nelle culture europee precristiane. Ci sono alcune vie, alcuni passi che portano a questa convinzione fondamentale, perché diciamo nella nostra fede cristiana, come dice Paolo, che anche senza peccato è stata rivelata la fede e la verità. Ognuno con la sua ragione, può comprendere che siamo creature di Dio e che siamo responsabili agli occhi di Dio, perché Egli sostiene alla fine anche il nostro giudizio».

 

Secondo il cardinale «quindi dobbiamo criticare i falsi governi e le ideologie che stanno dietro ad essi e che si creano una definizione della dignità umana. Quindi dipende dalla nostra decisione se vale la pena continuare l’altra vita oppure no. Il nascituro ha la stessa dignità di noi, dei nati, dei malati e dei sani. E in quale condizione potrebbe essere. Ma ogni corpo in quanto persona ha la stessa dignità e la stessa chiamata alla vita eterna in Dio».

 

«Questa è la testimonianza che dobbiamo dare nel mondo di oggi, dove vediamo le grandi potenze politiche, in Russia o in Cina o tutto il resto, ma anche negli Stati Uniti, abbiamo queste ideologie sbagliate dietro le quali politiche il potere non è a favore del benessere dei popoli, ma è solo il potere per loro stessi».

 

«Oggi dobbiamo lavorare insieme, rispettando tutti i popoli del mondo. E questo è l’unico modo per me e per molti cristiani di superare il pericolo di una cosiddetta Terza Guerra Mondiale. In che forma, ma se avremo la Terza Guerra Mondiale, quella sarà anche l’ultima Guerra Mondiale. Quindi questa sarà la fine della nostra comunità umana su questo pianeta, a causa dei poteri di oggi. È brutale».

 

«Possono porre fine all’esistenza umana. E questo è assolutamente contro la volontà di Dio. Lo siamo nonostante le differenze nella nostra fede e nelle nostre religioni. Siamo in un elemento fondamentale, siamo fratelli e sorelle dell’unico Dio Padre. Quindi il concetto di fratellanza è approfondito in Gesù Cristo e nella rivelazione cristiana. Ma è, all’inizio della creazione, fuori dalla nostra esistenza umana».

 

«Siamo fratelli e sorelle, e ognuno di noi ha suo padre e sua madre, suo nonno, suo nonno. E così si è sviluppato lungo tutte le generazioni, e quindi siamo biologicamente e culturalmente legati in un’unica umanità. E noi dobbiamo fare, fare un passo, fare un passo, per il bene dello sviluppo dell’umanità. E anche noi come cristiani dobbiamo essere così testimoni del vangelo e di Gesù Cristo, la buona notizia. Dio ama tutti».

 

Alla domanda sul fatto che poche voci nella gerarchia cattolica stanno davvero dicendo qualcosa sul rischio di annientamento che sta correndo l’umanità, il cardinale cattolico risponde che «c’è un certo pericolo che i vescovi oi leader cristiani oi laici vogliano interferire nella politica, vogliano fare politica. Ciò che dobbiamo fare è criticare i politici e ricordare loro e il loro vero scopo. Devono lavorare a favore del popolo, ma non per i propri interessi, per il proprio potere o per la propria ideologia che sta dietro».

 

«Il cristianesimo deve parlare con una sola voce ed essere molto chiaro, non giocando, interagendo, con questo, con i politici che con i governanti del mondo. Gesù ha detto che per legarci bisogna essere diversi. Non come i governanti del mondo che abusano del loro potere per i propri interessi. Erode, Pilato etc? Sì. Governanti del tempo di Gesù. Ma tra noi, tra voi, i discepoli di Gesù Cristo. Diveniamo amici. Dobbiamo essere servitori di tutti. Per dare un buon esempio al mondo. Anche l’educazione dei politici, dei giovani politici, dobbiamo trasformarla in università, università cristiane. Dobbiamo insegnare anche ai giovani».

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«Qual è l’importanza della politica? Cosa sai fare? Se entri in politica solo per i tuoi interessi, o rifletti che tutti i tuoi talenti, tutti i tuoi doni li hai ricevuti da Dio non solo per te, ma per i tuoi fratelli e sorelle, per la tua famiglia, per la tua nazione, per la cultura nel mondo, per lo scambio, il cambiamento e la cooperazione nelle diverse culture e lingue. E, per sviluppare questa comprensione che apparteniamo a Dio e avere una responsabilità, una responsabilità gli uni per gli altri, e dobbiamo insegnarlo, ma anche dare un buon esempio per essere il modello della Chiesa deve essere il sacramento, il segno e lo strumento per l’unità dell’umanità con Dio e l’unità dell’umanità di tutti, di tutti i popoli tra di loro».

 

Quanto Tucker dice che secondo lui «la leadership della Chiesa sembra essere cambiata parecchio sotto l’attuale Papa e sembra molto più allineata con un movimento politico globale con una politica progressista che in qualsiasi momento del passato», il cardinale risponde che «è anche nella storia che guardano indietro di 2000 anni.(…) in epoche in cui i papi o il vescovo erano troppo chiusi alla politica e, nel Medioevo, questa vi era questa idea dei vescovi principi (…) penso che non sia quello che Gesù voleva poiché ha mandato gli apostoli come pecore e lupi, e in questo mondo senza alcun potere politico, solo con il potere e la parola di Dio e il potere della grazia di Dio, solo Dio può cambiare il cuore delle persone. E con la parola di Dio, con i santi sacramenti, con i servizi liturgici, con un’educazione cristiana, con la vita cristiana, possiamo convincere la gente a vivere una vita morale e a non abusare del potere politico».

 

«Sicuramente il Papa è un’autorità morale in tutto il mondo, e ha alcuni incontri con questa cosiddetta élite o con i politici, i leader dello stato. Ma penso che sia più importante ammonirli. E dire cosa è giusto, cosa è bene e cosa è male. E quindi, gli uomini devono mantenere una certa distanza dalla leadership politica, e dobbiamo dare un grande contrasto alle ideologie sbagliate che stanno dietro l’ideologia del potere».

 

«L’ideologia della negazione della differenza tra uomini e donne. Errata comprensione della sessualità, dell’antropologia umana. E quindi abbiamo la risposta migliore per tutte queste sfide. È impegnativo ad oggi. E penso che non sia così giusto dare a queste persone l’impressione che potrebbero usare e abusare dell’autorità papale per le loro idee, il cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale».

 

«È l’agenda 2030. Penso che nessuno, nessuno sia in grado di realizzare un Nuovo Ordine Mondiale solo con il denaro e con i poteri politici, le cosiddette élite autoproclamate. Non hanno gli strumenti intellettuali e morali per rimodellare il mondo. Sono interessati solo a fare soldi. E se queste persone si piazzano al primo posto nella lista di Forbes, ciò non dirà che hanno una qualifica speciale per governare il mondo».

 

«Gesù lo ha detto. Non è la mia opinione personale. Gesù disse poco in lontananza al santo. Queste persone non lo sono. Perché? Perché sono giusti. Non c’è problema a diventarlo, in ottimo stato. Lo auguriamo a tutti. Che ha una buona posizione in questo mondo. Non la sofferenza, la fame o altro è in grado di dare una buona educazione ai propri figli. Ma siamo ad una certa distanza»

 

«Quindi queste persone pensano che poiché siamo ricchi abbiamo più importanza delle persone normali delle classi medie. E possiamo fare, descrivere e possiamo dire cosa devono pensare, cosa devono, come devono parlare, che vocabolario usano, cosa devono mangiare, e tutto questo, tentazione per queste persone di manipolare il mondo».

 

«Questo è contro la nostra cultura e la cultura democratica. L’America deve essere una leadership democratica per il mondo libero, ma con un rinnovamento morale. Inoltre, gli Stati Uniti hanno particolarmente bisogno di un rinnovamento morale, e non solo di una lotta per il potere, per il proprio potere, ma anche di un rinnovamento morale contro la droga, contro tutto questo abuso sui minori e tutte queste cose sbagliate su se stessi».

 

«L’autodistruzione e il cambiamento dei sessi e generi, è assolutamente stupido perché Dio ha commesso un errore quando lui e voi avete creato voi o me o tutti come uomini o donne nel nostro corpo individuale. E proprio questo è un dono nascere come uomo o come donna, perché tutte le possibilità per poi sposarsi e diventare padri e madri, vivere e in famiglia. E quindi è molto importante insegnare ai giovani l’importanza della loro esistenza».

 

«Tutti sono amati da Dio, e ognuno è amato nella sua situazione, nella sua condizione, di uomo, di condizione maschio femmina, o in qualunque condizione nasca in Asia e Africa o America, Europa, tutti hanno la stessa vicinanza, è la stessa vicinanza, amicizia con Dio. E questo è un criterio così alto per noi, la nostra relazione personale con il Dio personale e trino».

 

Carlson, che di recente ha dato segno di aver maturato una concezione della storia aperta alla demonologia, quindi chiede conto al cardinale di quando dice che «dovremmo temere forze antiumane» (…) penso che la maggior parte delle persone che prestano attenzione possano sentire, capire intuitivamente di cosa Lei sta parlando. Ma come teologo, mi chiedo da dove Lei pensa che provengano queste forze. Potrebbero essere umane? Se fossero umane, come potrebbero essere antiumane? Da dove pensa che provengano queste forze antiumane?».

 

Mueller, il quale forse non coglie la domanda radicale postagli dal giornalista americano, risponde che «abbiamo una grande interpretazione della rivelazione secondo cui Dio ha creato tutto il bene in un modo buono. Il giovane essere umano è una realtà buona, partecipazione della sua bontà. Ma ci ha creato tutti con il nostro libero arbitrio. E per me è una prova (…) dobbiamo realizzare il nostro libero arbitrio nella direzione del bene. E questa è una grande sfida per noi. Possiamo anche fallire e le tensioni interne possono diventare più potenti, vivere solo per i soldi e tutte queste tentazioni».

 

«La Bibbia parla di queste tentazioni, esse possono vincerci e quindi abbiamo bisogno della grazia. Abbiamo bisogno della parola di Dio e della nostra educazione interiore da parte di Gesù Cristo, il Maestro. Ora parliamo anche del peccato originale e dell’umanità all’inizio, poi in questo modo sbagliato e viviamo in questa eredità sbagliata. Ma Gesù lo vinse. È una redenzione. E quindi ci ha dato la grazia e la forza spirituale nello Spirito Santo per vivere come buoni uomini e come buoni cristiani».

 

«Si parla sempre del diavolo, non di un angelo creato da Dio. Ma quando è caduto è diventato il diavolo e tutto il male viene dal diavolo. E Gesù stesso ha subito questa tentazione da parte del diavolo. E lui disse: ti darò tutta la ricchezza del mondo se ti inginocchierai e mi adorerai. E questa è la situazione di ogni corpo, non guardare al bene del mondo in quanto tale, ma guardare e amare di più il Creatore (…) e possiamo dover utilizzare del denaro per lo sviluppo del civile, tecnologica, medicina».

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Far sì che «tutti possano superare tutte le cose propriamente problematiche, malattie, sofferenze, etc. Ma dobbiamo usare le cose del mondo per rendere il mondo migliore, per migliorare le condizioni della nostra vita. Abbiamo anche avuto grandi sviluppi nella tecnologia».

 

«Possiamo usare questi strumenti per fare buone leggi e allo stesso tempo super armi, tuttavia possiamo usare la stessa energia per sviluppare una buona industria e un buon sistema economico, un buon sistema educativo. Meglio costruire una nuova università, che costruire armi atomiche. Quindi con le stesse possibilità puoi fare del bene e fare del male. E questo è ciò che stiamo dicendo. I principi morali sono al di sopra delle possibilità tecnologiche, e devono governarla per il bene degli uomini, per il bene dell’umanità».

 

«Come pensa che sarà l’Occidente, cioè l’Europa negli Stati Uniti, tra 100 anni?» chiede come ultima domanda Tucker Carlson.

 

«Non sono un profeta in questo senso» risponde l’ex Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. «Non posso dire quale sarà il futuro, ma possiamo dire che Dio ci ha dato abbastanza ragione e intelletto per fare in questo momento il meglio che possiamo fare, guardando con grande responsabilità al futuro migliore delle prossime generazioni».

 

«Penso, [che ciò sarà possibile] solo con un rinnovamento di una comprensione cristiana che è la nostra cultura. Senza il cristianesimo l’Occidente non è niente. È solo un territorio, ma senza cultura, senza spirito, senza identità. E quindi è molto importante guardare alle radici della nostra cultura, alla filosofia greca, al rito romano».

 

«Insieme all’Antico Nuovo Testamento, quella cristiana e quella ebraica, grande tradizione nonostante le differenze che abbiamo. Ma la base di questa cultura occidentale è la stessa. E penso che il resto del mondo abbia le proprie culture, ma noi abbiamo una grande cultura cristiana in Asia, ovunque in Africa. Ora il numero di cristiani in Africa penso che sia più grande o lo stesso, come in Europa».

 

«Non c’è più l’Europa al centro della geografia, il mondo centrato sull’Europa, ma, con i valori che emergono dalla nostra cultura – il mondo orientale, egiziano e persiano, il vecchio mondo e il mondo cristiano che è la base, la base migliore per andare verso un mondo migliore futuro. E questa è la domanda per noi. Se siamo stanchi e se [i valori] spariscono, questa sarà la fine».

 

«L’Apocalisse del mondo cristiano occidentale non deve esserci con l’aiuto della Grazia. E con il Vangelo, la buona notizia. Così possiamo preparare la via del Signore. E questa è la salvezza del mondo, perché il mondo funzioni, per l’unità del genere umano, e dare a tutti la speranza che il male, la sofferenza, la morte non ci siano, e l’ingiustizia dei più ricchi e potenti contro i poveri, e per le persone normali non sarà l’ultima parola, ma la prima parola sarà la creazione. E in Gesù Cristo abbiamo l’ultima parola di Dio, ed egli è il nostro Salvatore».

 

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Immagine di Kancelaria Sejmu / Paweł Kula via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0; immagine modificata

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Spirito

«Assunzione, rigenerazione, garanzia della nostra stessa risurrezione»: Omelia di mons. Viganò nella festa dell’Assunta

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Renovatio 21 pubblica l’omelia dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella festa dell’Assunzione della Vergine Maria

 

TU HONORIFICENTIA POPULI NOSTRI

Omelia nell’Assunzione della Beatissima Vergine Maria

   

Signum magnum apparuit in cælo:

mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus.

Un segno grande apparve nel cielo:

una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Ap 12, 1

In questo giorno santo in cui la Chiesa — quella di sempre, non quella schiava del mondo, che ha creduto di poter riscrivere anche la lode dovuta alla Madre di Dio — innalza il suo canto dinanzi al mistero dell’Assunzione, permettetemi di condurvi non a una pia commozione passeggera, ma a quella roccia di dottrina sicura su cui i Padri, i Dottori e i Sommi Pontefici hanno edificato, per secoli, la nostra certezza.
 
Non fu un sentimento pio, non fu un’immaginazione consolatoria a generare questa festa che l’Oriente conosceva già come Dormizione fin dal V secolo, e che Roma stessa solennizzò per mano dei Pontefici Sergio I e Leone IV. Fu la logica stessa della Fede, quella logica che San Giovanni Damasceno seppe esprimere con vigore ineguagliato:
 
«Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza corruzione il suo corpo dopo la morte». (1)
 
Oportebat: era necessario, era conveniente. Non capriccio della pietà, ma necessità della ragione illuminata dalla Fede, la medesima che oggi taluni, gonfi di scienza e vuoti di sapienza, vorrebbero degradare a mito o a simbolo.

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A questa voce si uniscono, concordi attraverso i secoli, San Germano di Costantinopoli e l’antica tradizione attribuita a San Modesto di Gerusalemme; e poi, nel pieno della Scolastica, Sant’Alberto Magno nel suo Mariale, e l’Angelico Dottore stesso, San Tommaso, che nel commento alle Sentenze non esita ad applicare alla Θεοτόκος quello stesso principio di convenienza teologica che i Modernisti, innamorati del dubbio più che della certezza, hanno voluto bandire dalla teologia come se fosse un’onta e non, invece, un dono della grazia alla ragione.
 
San Bonaventura, San Bernardino da Siena, San Roberto Bellarmino, Sant’Alfonso Maria de’ Liguori: una catena ininterrotta di santità e di dottrina, che nessun Concilio pastorale, nessuna riforma liturgica, nessuna «nuova» teologia potrà mai spezzare, perché non è opera di uomini, ma custodia dello Spirito Santo sopra la sua Chiesa.
 
Quando, il 1 Novembre 1950, il Venerabile Pio XII pronunciò la definizione dogmatica con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, egli non inventò una dottrina nuova: raccolse, come in un’urna preziosa, ciò che la Tradizione aveva custodito da sempre, e lo consegnò solennemente, con l’autorità che Nostro Signore ha posto nel Successore di Pietro, alla Fede irrevocabile di tutti i secoli a venire. Fu, quello, uno degli ultimi grandi atti di un Magistero che ancora sapeva insegnare senza tremare, definire senza negoziare, custodire senza disperdere — prima che la tempesta, che già covava nelle stanze romane, si abbattesse sulla vigna del Signore.
 
La Santa Chiesa, secondo la liturgia promulgata da Pio XII, pone oggi sulle labbra dei suoi ministri le parole che l’antico Israele rivolse a Giuditta, figura anticipatrice della Vergine vincitrice, dopo che ella ebbe schiacciato la testa del nemico del popolo di Dio.
 
«Il Signore ti ha benedetta con la sua potenza, perché per mezzo tuo ha ridotto al nulla i nostri nemici. Benedetta sei tu, o figlia, dal Signore Dio altissimo, più di tutte le donne sulla terra. Benedetto il Signore che ha creato il cielo e la terra, che ti ha guidata a colpire la testa del capo dei nostri nemici; perché oggi ha reso il tuo nome così glorioso, che la tua lode non si allontanerà dalla bocca degli uomini… Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu la letizia d’Israele, tu l’onore del nostro popolo». (2)
 
Non sfugge la profondità di questa scelta da parte della Chiesa: Giuditta che recide il capo di Oloferne è figura di Colei che, Immacolata fin dal primo istante, schiaccia sotto il suo piede la testa dell’antico serpente; e come a Giuditta fu detto che il suo nome non sarebbe mai più uscito dalla bocca degli uomini, così il nome di Maria è benedetto in ogni generazione, ed è gloria di Gerusalemme, letizia d’Israele, onore del popolo cristiano.

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Chi oggi vorrebbe espungere queste tipologie dalla pubblica preghiera della Chiesa, giudicandole troppo «guerriere» o troppo «medievali» per un culto reso timido e accomodante, tradisce il senso stesso della battaglia soprannaturale in cui la Santa Chiesa è tuttora impegnata.
 
Il Padre Garrigou-Lagrange, fra gli ultimi grandi maestri della Scuola romana prima che i modernisti si impadronissero delle cattedre, insegnò che l’Assunzione non è privilegio isolato, ma frutto necessario dell’Immacolata Concezione e della Maternità divina: Colei che fu preservata dal peccato doveva esserlo anche dalla corruzione che del peccato è retaggio. Vi è in questo una coerenza che sfida ogni relativismo teologico: Dio non fa nulla a metà, e la grazia concessa a Maria al principio della sua esistenza doveva necessariamente fiorire e compiersi, al termine del suo pellegrinaggio terreno, nella gloria piena del corpo risorto.
 
Il grande domenicano confessava che il teologo attraversa, dinanzi alle più alte verità mariane, tre stagioni dell’anima: dapprima l’adesione della pietà filiale, poi il turbamento dinanzi alle obiezioni che il mondo solleva, infine — se Dio concede il tempo e la grazia di approfondire — il ritorno alla medesima certezza iniziale, non più per solo sentimento, ma per scienza: perché le cose di Dio, e in particolare le grazie concesse a Maria Santissima, sono sempre più ricche di quanto la pigrizia dell’intelletto osi supporre.
 
Non fu forse questo il cammino che tanti fedeli, e tanti pastori, avrebbero dovuto percorrere in questi decenni di smarrimento, invece di abbandonarsi, dinanzi alla prima obiezione del mondo, a un silenzio colpevole sulle verità più alte della Fede?
 
Il medesimo Padre Garrigou-Lagrange insegnò ancora che la mediazione universale di Maria e la sua Regalità sui cuori non sono ornamenti retorici, ma conseguenze rigorose della sua Maternità divina: se Ella è Madre del Capo, è Madre anche delle membra; se coopera alla nostra rigenerazione nell’ordine della grazia, tanto più la sua Assunzione gloriosa è primizia e garanzia di quella medesima rigenerazione estesa, un giorno, ai corpi di tutti i redenti.
 
Cari fedeli, in un’epoca che ha smarrito il senso del corpo — che lo idolatra e insieme lo profana, che lo manipola e lo dissolve in ideologie estranee al disegno del Creatore — la festa odierna ci ricorda che il corpo dell’uomo non è un accidente da cui l’anima anelerebbe liberarsi, ma parte costitutiva di quella persona che Cristo è venuto a redimere integralmente, mediante la propria Incarnazione.

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Maria assunta in cielo, anima e corpo, è la primizia e la garanzia della nostra stessa risurrezione: pegno che nessuna filosofia moderna, nessuna teologia evanescente, nessuna nota di impresentabili porporati potrà mai cancellare dal Credo che professiamo.
 
A Lei, dunque, Regina assunta in cielo, affidiamo oggi la Chiesa che tanto soffre; a Lei chiediamo che, come schiacciò fin dal principio la testa del serpente antico, così voglia schiacciare anche l’apostasia che oggi insidia il gregge di suo Figlio.
 
Che Ella, Arca della Nuova Alleanza assunta nel santuario del Cielo, ottenga a questa povera Chiesa pellegrinante la grazia di ritornare, senza più tentennamenti, alla pienezza della Fede e del culto che i Padri ci hanno trasmesso.
 
E così sia.
 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

Viterbo, 15 Agosto MMXXVI
In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis

    NOTE
1) Oportebat eam, quae in partu illaesam servaverat virginitatem, suum corpus sine ulla corruptione etiam post mortem conservare. S. Joannes Damascenus, Encomium in Dormitionem Dei Genitricis semperque Virginis Mariæ, hom. II, 14 (citato in Pio XII, Munificentissimus Deus, 1950). 2) Benedixit te Dominus in virtute sua, quia per te ad nihilum redegit inimicos nostros. Benedicta es tu, filia, a Domino Deo excelso, prae omnibus mulieribus super terram. Benedictus Dominus qui creavit cælum et terram, qui te direxit in vulnera capitis principis inimicorum nostrorum; quia hodie nomen tuum ita magnificavit, ut non recedat laus tua de ore hominum… Tu gloria Jerusalem, tu lætitia Israël, tu honorificentia populi nostri. Idt 13, 22-25; 15, 10 — Epistola della Messa dell’Assunzione

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Immagine: Guercino (1591-1666), Assunzione della Vergine (1650), Detroit Museum of Arts, Detroit. Immagine di Sailko via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported; immagine tagliata  
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Spirito

La Reja: 12 seminaristi FSSPX hanno preso la tonaca

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Nella festa dell’Assunzione, il 15 agosto 2026, dodici seminaristi del Seminario Internazionale di Nostra Signora Corredentrice di La Reja, in Argentina, hanno ricevuto la tonaca da padre de Lassus, direttore del seminario. Provenienti da dieci paesi diversi, hanno così compiuto un passo significativo nel loro percorso di formazione al sacerdozio.

 

Oggi, 15 agosto, festa dell’Assunzione della Vergine Maria, il seminario La Reja è stato pervaso dalla gioia. In primo luogo per la festa che stavamo celebrando, ma anche, in stretta connessione con il mistero dell’Assunzione, in occasione dell’investitura di dodici seminaristi dell’anno di spiritualità, provenienti da diverse parti del mondo.

 

Un cileno, un peruviano, un colombiano, due messicani, tre brasiliani, un filippino, un argentino, un ecuadoriano e un cubano hanno ricevuto l’abito ecclesiastico dalle mani del reverendo padre de Lassus, direttore del seminario.

 

Questa cerimonia, che segna in modo chiaro, significativo e profondo ogni seminarista durante gli anni di formazione, manifesta e chiede a Dio la grazia di abbandonare il mondo e donarsi interamente al Signore. Come la talare ricopre tutto il corpo, così l’intera persona deve essere avvolta da Cristo per rivestirsi della vita di grazia, simboleggiata dalla cotta bianca che il seminarista indosserà sopra l’abito clericale nero.

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Questi seminaristi hanno ricevuto oggi un dono molto speciale, ma anche una grande responsabilità. Ovunque andranno, saranno d’ora in poi ambasciatori di Colui che hanno scelto. Non si tratta di un’investitura volta a mettere in risalto meriti personali o onori individuali: tutto è ordinato al Signore, alla Sua gloria e al Suo regno in mezzo al popolo. Questi seminaristi ricevono la missione di manifestare pubblicamente la loro offerta alla divina Volontà, come rivelata nella Rivelazione e nella Tradizione trasmesse dagli Apostoli.

 

Sono stati indetti tre giorni di ritiro spirituale per preparare le loro anime a ricevere questo dono; è stato un vero e proprio tempo di grazia. Santa Messa, adorazione eucaristica, preghiera liturgica e personale, silenzio, meditazione e riflessione su questa fase della loro vita da seminaristi hanno scandito questi giorni. Durante questo periodo, ciascuno ha anche beneficiato della guida e del sostegno dei professori. Infine, come grazia speciale, l’ultima conferenza è stata tenuta dal priore del priorato di Buenos Aires, padre Luiz Camargo.

 

Oggi, Nostro Signore, che si è degnato di rivestirsi della nostra umanità, ha benedetto, per mano del direttore del seminario, le tonache con cui questi seminaristi sono stati rivestiti: affinché si rivestano di povertà, innocenza e rinuncia, e muoiano a tutto ciò che si oppone al regno di Nostro Signore; affinché, con la santità della loro vita, gli uomini siano spinti a cercare le cose del Cielo e, con le loro azioni, glorifichino la grandezza, la giustizia e la bontà di Dio.

 

Nessun cattolico ben formato può negare i tempi bui che stiamo vivendo. Perciò affidiamo alle vostre preghiere la perseveranza di ciascuno dei seminaristi della nostra casa di formazione sacerdotale, e in particolare di coloro che oggi hanno compiuto questo importante primo passo. Possano rimanere sempre fedeli e trovare la loro gloria nella Croce del nostro Redentore.

 

«Mihi autem absit gloria in cruce Domini nostri Iesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est et ego mundo».

 

«Quanto a me, quanto a me, non sia mai che io mi vanti se non nella croce del nostro Signore Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo è stato crocifisso per me e io per il mondo» (Galati 6,14).

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine fa FSSPX.News

 

 

 

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Mons. Viganò contro il rito della Pachamama in Perù prima dell’arrivo del papa

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha reagito alla notizia di un rito di idolatria della Pachamama svoltosi in Perù alla presenza di alti funzionari vaticani prima dell’arrivo di Leone XIV.   «A Cusco, nei giorni scorsi, in preparazione al prossimo viaggio di Leone in Perù, alti prelati della chiesa sinodale hanno preso parte — non come spettatori distratti, ma come partecipanti attivi — a un rito pagano di invocazione all’idolo infernale della Pachamama».   «È lo stesso culto idolatrico con il quale Bergoglio ha violato il Primo Comandamento e profanato i giardini vaticani e la Basilica di San Pietro, e che Robert Prevost aveva già praticato come giovane agostiniano. Il seme fu gettato ad Assisi, il 27 ottobre 1986; il raccolto lo vediamo oggi, quando un officiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e un vescovo ausiliare offrono, con visibile devozione, foglie di coca a un immondo idolo andino, al quale vengono ancor oggi offerti sacrifici umani» scrive l’arcivescovo.  

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«A chi ancora si domanda se vi siano ”segni di cattolicità” residui in questa struttura che porta il nome di Chiesa Cattolica ma ne ha tradito la sostanza, chiedo: come giudicherebbero i Martiri della Fede questa apostasia del clero e dei vertici della chiesa conciliare-sinodale?» tuona monsignore.   Come divenuto noto pochi mesi fa, nel 1995, quando era ancora un sacerdote agostiniano, l’allora padre Robert Prevost partecipò a un simposio teologico ufficiale a San Paolo, in Brasile, il cui programma includeva un rituale dedicato a Pachamama, la «Madre Terra». Vi sono foto del futuro papa inginocchiato durante il rito idolatrico della Pachamama.  
Nell’omelia della passata festa del Corpus Domini, Viganò aveva lamentato: «Non è chi non veda quanto grottesco e rivelatore appaia il comportamento di Pastori indegni, per i quali ogni scusa è valida se consente di negare gli onori divini al Santissimo Sacramento. Ci si prostra davanti alla Pachamama, ma guai a piegare il ginocchio — veneremur cernui — al Pane degli Angeli».   Due anni fa il prelato aveva commentato la notizia dell’inizio della «fase sperimentale» della messa in «rito amazzonico» decisa dai vertici del Sacro Palazzo dichiarando che «il “rito amazzonico” partorito dalla mente di Bergoglio rappresenta un ulteriore passo verso il culto della “madre terra” inaugurato con l’idolo della Pachamama» ha scritto il prelato.
  Il 4 ottobre 2019, durante una cerimonia tenutasi nei Giardini Vaticani prima dell’apertura del Sinodo amazzonico, Bergoglio ha benedetto l’effigie della dea pagana andino-amazzonica detta «Pachamama», un idolo pagano di divinità femminile presente nelle tremende religioni precolombiane.

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In seguito un fedele austriaco gettò nel Tevere le statue della Pachamama tenute nella chiesa della Traspontina in via della Conciliazione. Seguì il ritrovamento pressoché immediato (incredibile) da parte delle forze dell’ordine italiane, la reinstallazione degli idoli pagani nell’edificio sacro ai bordi del Vaticano e l’ancora più incredibile richiesta di perdono da parte del papa per le effigi della dea buttate nel Tevere.   Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos 2024 si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia.   Nel frattempo, parallelamente al rito amazzonico che si sta sviluppando in sordina, il Vaticano sta riflettendo su un altro rito inculturato, legato al paganesimo: si tratta del rito Maya, Maya proposto dai vescovi cattolici del Messico è ora all’esame del Dicastero per il Culto Divino.   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.  

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 Immagine screenshot da YouTube  
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