Spirito
Akita, Nostra Signora della pioggia di fuoco
Non è sbagliato, in questo momento storico, ricordarsi dell’ultima apparizione mariana riconosciuta dal Vaticano: Nostra Signora di Akita.
Akita è in Giappone. La Madonna vi apparve oramai mezzo secolo fa. Il messaggio che diede a suor Agnese Sasagawa fu sconvolgente. Parlava di una distruzione massiva, di pene orrende: parlava del Castigo divino.
Di più: parlava di una «pioggia di fuoco» che sarebbe arrivata dal cielo e avrebbe devastato l’umanità. In queste ore non possiamo non pensarci: chiunque può riconoscere che viviamo il momento più pericoloso della storia umana, con la devastazione dei missili termonucleari più vicina che mai.
Ma parliamo di Suor Agnese e dell’apparizione di Nostra Signora.
Katsuko Sasagawa nacque nel 1931 presso Niigata, città dell’Honshu, l’isola principale dell’arcipelago giapponese. Rispetto a Niigata, dall’altra parte del mare c’è Vladivostok.
Sin da giovane Katsuko fu malata. Neanche ventenne, subì un’appendicectomia che la lasciò paralizzata: i medici avevano sbagliato qualcosa con l’anestetico. La cura di questa paralisi procurò alla ragazza e alla famiglia infinite altri operazioni e dolori negli anni a seguire.
Fu in quel tempo che Katsuko venne a contatto con una infermiera cattolica (anche in Giappone, a quel tempo, negli ospedali c’erano le suore…) che la introdusse alla parola di Cristo. Katsuko conferì un monaco buddista, poi si convertì e ricevette il nome di Agnese.
Tuttavia la ragazza continuava a soffrire. Nel 1956, entra in coma. Delle suore arrivate da Nagasaki – la città più cattolica del Giappone… – le bagnano le labbra con dell’acqua di Lourdes. Agnese riprende subito conoscenza.
Il suo impegno per la comunità cattolica è tanto: inizia a fare la catechista nella chiesa di di Myoko, un paese lì vicino.
Nel 1973 Agnese perde l’udito. La famiglia la rivuole a casa, ma lei prende la decisione di entrare le Serve dell’Eucarestia a Yuzawada, un ordine di suore contemplative istituito vicino alla città di Akita da Mons. Jean Shojiro Itō, il vescovo di Niigata che in futuro diverrà parte integrante della rivelazione mariana
Alle 8:30 del 12 giugno 1973, Suor Agnese apre il tabernacolo della cappella dove doveva tenersi l’adorazione eucaristica. Suor Agnese viene investita da una luce potente. Si prostra a terra: sa che può trattarsi di un evento soprannaturale, ma si chiede anche se non sia invece una semplice allucinazione.
Il 5 luglio, mentre dice le preghiere della sera, sente sulla mano destra aprirsi una ferita a forma di croce, lunga 3 centimetri e larga 2. Suor Agnese pensa ad un graffio, anche se sente che la carne è tagliata molto in profondità, come fosse stata punta.
Quella notte alle 3:00 Suor Agnese sente una voce:
«Non temere! Non pregare solamente a causa dei tuoi peccati, ma anche a riparazione di quelli di tutti gli esseri umani (…) Il mondo di oggi ferisce il Santissimo Cuore di Nostro Signore con la sua ingratitudine e le sue ingiurie. La ferita di Maria è molto più profonda della tua».
Agnese è quindi guidata alla cappella, dove la voce, a domanda, risponde: «Sono colui che è accanto a te e veglia su di te». È l’angelo custode di Suor Agnese.
Ma ecco che un’altra voce che irrompe nella cappella:
Figlia mia, mia novizia, mi hai obbedito bene abbandonando tutto per seguirmi. È dolorosa l’infermità alle tue orecchie? La tua sordità sarà guarita, stanne certa. La ferita alla tua mano ti fa soffrire? Prega in riparazione ai peccati degli uomini. Ogni persona in questa comunità è la mia insostituibile figlia. Recitate bene la preghiera delle Serve dell’Eucarestia? Allora recitiamola insieme:
Sacratissimo Cuore di Gesù, realmente presente nella Santa Eucarestia, io consacro il mio corpo e la mia anima per essere interamente uniti con il Tuo Cuore che viene sacrificato in ogni istante in tutti gli altari del mondo, dando lode al Padre e invocando la venuta del Suo Regno.
Ti prego, ricevi l’umile offerta di me stessa. Usami come desideri per la gloria del Padre e per la salvezza delle anime.
Santissima Madre di Dio, non farmi essere separata dal tuo Divino Figlio.
Ti prego, difendimi e proteggimi come tua figlia particolare.
Amen.
Infine la Madonna aggiunge:
Prega molto per il Papa, i vescovi e i preti. Dal momento del tuo Battesimo hai sempre pregato per loro con fede.
Continua a pregare molto, moltissimo.
Racconta al tuo superiore tutto quello che è successo oggi e obbedisci a tutto ciò che ti dirà.
Egli ha chiesto che tu preghi con fervore.
Suor Agnese, quindi, prega. Ha dinanzi la statua della Vergine della cappella, una copia della Vergine di Amsterdam – Nostra Signora di tutti i popoli – scolpita dall’artista buddista Saburo Wakasa, membro dell’Istituto Giapponese di scultura.
Verso le 5 del mattino la voce è scomparsa, e altre suore entrano nella cappella. Suor Agnese chiede a Suor K. di guardare la mano della statua: lei non ha osato per tutto quel tempo, non ne ha il coraggio. Quando Suor K. si avvicina ad esaminare la statua, si prostra a terra. Sulle mani della statua vi è la stessa ferita comparsa sul palmo di Suor Agnese.
Il 12 luglio, durante le preghiere delle suore, il sangue riprende a scorrere dalla mano dell’effigie: la storia è oramai incontenibile, si diffonde ben oltre il convento. Due settimane più tardi farà arriverà il vescovo di Niigata, Jean Shojiro Itō, che constaterà gli eventi.
Il 28 luglio, la ferita di Suor Agnese prende a far male in modo insostenibile. La religiosa corre verso la cappella e si prostra al suolo.
Nel momento di maggior dolore, ecco la voce:
«Le tue sofferenze avranno fine oggi. Conserva preziosamente il ricordo del sangue di Maria e incidilo bene nel tuo cuore, questo sangue versato ha un significato profondo (…) per la conversione di tutti i peccatori».
Immediatamente, la ferita scompare, è sanata.
Il 3 agosto, Suor Agnese riceve un altro messaggio:
Figlia mia, mia novizia, ami il Signore? Se ami il signore ascolta quello che ho da dirti. È molto importante. Lo riferirai al tuo superiore.
Molti uomini in questo mondo fanno soffrire il Signore. Io desidero anime che lo consolino per placare la collera del Padre Celeste. Desidero, con Mio Figlio, anime che dovranno riparare, per mezzo della loro sofferenza e della loro povertà, per i peccatori e gli ingrati.
Affinché il mondo possa conoscere la Sua ira, il Padre Celeste si sta preparando a infliggere un grande Castigo su tutta l’umanità.
Con Mio Figlio sono intervenuta tante volte per placare l’ira del Padre. Ho impedito l’arrivo di calamità offrendogli le sofferenze del Figlio sulla Croce, il Suo prezioso sangue e le anime dilette che Lo consolano formando una schiera di anime vittime. Preghiera, penitenza e sacrifici coraggiosi possono attenuare la collera del Padre. Io desidero anche questo dalla vostra comunità…che ami la povertà, che si santifichi e preghi in riparazione per l’ingratitudine e le offese di tanti uomini.
Recitate la preghiera delle Serve dell’Eucarestia consapevoli del suo significato. Mettetela in pratica; offrite in riparazione per i peccati tutto ciò che Dio può mandare. Fai in modo che tutte si sforzino, secondo le capacità e la posizione, di offrirsi interamente al Signore.
Anche in un istituto secolare la preghiera è necessaria. Già le anime che vogliono pregare stanno per essere radunate. Senza dare troppa importanza alla forma, siate fedeli e ferventi nella preghiera per consolare il Maestro.
Quello che pensi in cuor tuo è vero? Sei sinceramente decisa a diventare la pietra scartata? Mia novizia, tu che desideri appartenere senza riserve al Signore per diventare la degna sposa dello Sposo, fai i tuoi voti sapendo che devi essere appesa alla croce con tre chiodi. Questi tre chiodi sono: povertà, castità e obbedienza. Dei tre l’obbedienza è fondamentale. Nel totale abbandono, fatti guidare dal tuo superiore. Egli saprà come capirti e indirizzarti
Marya-sama, come i giapponesi chiamano la Madonna, in questo messaggio annuncia l’arrivo del castigo. Allo stesso tempo, dichiara l’importanza dell’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica.
Il 13 ottobre, Suor Agnese, ricevette il terzo messaggio, il più tremendo.
Mentre prega, di colpo percepisce ancora quella luce, e un profumo soave che proviene dalla statua.
Mia cara figlia, ascolta bene ciò che ho da dirti. Ne informerai il tuo superiore.
Come ti ho detto, se gli uomini non si pentiranno e non miglioreranno se stessi, il Padre infliggerà un terribile castigo su tutta l’umanità. Sarà un castigo più grande del Diluvio, tale come non se ne è mai visto prima.
Il fuoco cadrà dal cielo e spazzerà via una grande parte dell’umanità, i buoni come i cattivi, senza risparmiare né preti né fedeli.
I sopravvissuti si troveranno così afflitti che invidieranno i morti.
Le sole armi che vi resteranno sono il Rosario e il Segno lasciato da Mio Figlio. Recitate ogni giorno le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per il Papa, i vescovi e i preti.
L’opera del diavolo si insinuerà anche nella Chiesa in una maniera tale che si vedranno cardinali opporsi ad altri cardinali, vescovi contro vescovi.
I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e ostacolati dai loro confratelli…chiese ed altari saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il Demonio spingerà molti sacerdoti e anime consacrate a lasciare il servizio del Signore.
Il demonio sarà implacabile specialmente contro le anime consacrate a Dio. Il pensiero della perdita di tante anime è la causa della mia tristezza. Se i peccati aumenteranno in numero e gravità, non ci sarà perdono per loro.
Con coraggio, parla al tuo superiore. Egli saprà come incoraggiare ognuna di voi a pregare e a realizzare il vostro compito di riparazione. È il vescovo Itō, che dirige la vostra comunità”.
Hai ancora qualcosa da chiedere? Oggi sarà l’ultima volta che io ti parlerò in viva voce. Da questo momento in poi obbedirai a colui che ti è stato inviato e al tuo superiore.
Prega molto le preghiere del Rosario. Solo io posso ancora salvarvi dalle calamità che si approssimano.
Coloro che avranno fiducia in me saranno salvati.
Queste furono le ultime parole che Nostra Signora affidò a Suor Agnese.
Gli eventi straordinari ad Akita però non finirono.
Il 4 gennaio 1975, la suora sacrestana si accorge che il basamento della statua della Vergine è bagnato: perché delle lacrime stanno colando dagli occhi della stata. Un fenomeno a cui lo stesso Vescovo Itō assiste.
La stessa scultura, poi, pare abbia cambiato fattezze: d’un tratto sembra assumere un’espressione di tristezza, non notata da nessuno prima di allora.
Viene chiamato il Saburo Wakasa, lo scultore buddista: conferma, non l’ha scolpita a quel modo. Soprattutto «le guance che avevo scolpito erano incavate, il viso sembra aver ceduto, il suo colore era diventato marrone scuro, la sua espressione più penetrante».
Le lacrime sono invece analizzate dal professor Kaoru Sagisaka: sono di origine umana, del gruppo 0. Dal 4 gennaio al 15 settembre 1981 le lacrimazioni sembrano cessare. Don Tasuya, il cappellano, avrebbe contato qualcosa come 101 ripetizioni del fenomeno. I testimoni sono circa 2000. Si dice che una TV giapponese abbia filmato uno di questi eventi.
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Monsignor Ito viaggia quindi a Roma ben due volte a perorare la causa di Nostra Signora di Akita. Il cardinale Ratzinger gli permette di annunciare l’autenticità dell’apparizione: «questi fatti, stabiliti dopo 11 anni di studi, sono incontestabili (…) di conseguenza autorizzo la venerazione di Nostra Signora di Akita». Ottenuto ciò che era giusto, il vescovo Itō va in pensione.
Ratzinger nel 1988 tornerà a parlare di Akita, dichiarando che i fenomeni attorno a Suor Sasagawa e a quella cappella sono degni di essere creduti dai credenti.
Suor Agnese fu guarita dalla sordità in due momenti 1974 e 1982, ma dal 1981 tornò paralizzata. Continuò a svolgere piccoli lavori per la comunità con le punta delle dita ed i denti.
Il mariologo padre Réné Laurentin, che l’ha conosciuta ed ha studiato il suo caso, scrive che Suor Agnese «continua a vivere la sua vita sacrificata, costretta a letto, in una pace profonda».
Il messaggio di Nostra Signora di Akita è sconvolgente. Il vescovo Ito dirà di credere che la terza parte, con il suo carico di castigo e distruzione, sia connessa al messaggio di Fatima.
Hi ga Ten kara kudari. Verrà il fuoco dal cielo, la maggior parte dell’umanità verrà distrutta, e né i preti né i fedeli saranno risparmiati. I sopravvissuti invidieranno i morti.
Akuma ha, Kyōkai no naka made hairikomi. Il demonio entrerà si dentro la chiesa.
Cardinaru ha Cardinaru ni, Shikyō wa Shikyō ni tairetsu suru deshō. Cardinali serreranno le proprie fila contro altri cardinali, vescovi contro vescovi.
Akuma guiderà molti preti e religiosi lontano da Dio. Quei preti che mi riveriscono saranno disprezzati ed attaccati. Chiese ed altari saranno dissacrati.
Kyōkai ha, dakyō suru mono de ippai ni nari. La Chiesa sarà riempita di compromessi.
Guardate: la precisione della descrizione delle cose ecclesiastiche è totale.
Ma anche la descrizione delle cose del mondo: la pioggia di fuoco è pronta nel cielo, lo sappiamo – non vi è stato momento della storia in cui questo è stato più vero, non a Cuba, non in tutta la Guerra Fredda, non nei millenni precedenti.
La pioggia di fuoco termonucleare è sopra di noi: è sopra l’Italia, che ospita almeno 40 testate americane, e quindi ne ha chissà quante puntate contro dalla Russia.
L’abbiamo chiamata noi, l’abbiamo invocata, l’abbiamo cercata: forse il grosso del lavoro lo hanno fatto i nostri governanti, è vero – ma se per un momento spegniamo lo zelo, e guardiamo dentro di noi, sappiamo che arriverà anche per i nostri peccati. Per quelli che abbiamo commesso. Per quelli che abbiamo permesso si commettessero
Che cosa possiamo fare, in concreto? Possiamo solo prostrarci anche noi dinanzi a Marya-sama, e implorare la misericordia.
E obbedire a quanto detto a Suor Agnese:
Mainichi, Rosaryo no inori wo tonaete kudasai.
Ogni giorno, pregate il Rosario.
Roberto Dal Bosco
Immagine di SICDAMNOME via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata
Spirito
Monaca benedettina si consacra a Dio
«Ecco! Ciò che desideravo, ora ce l’ho! Ciò che speravo, ora lo vedo!»
Indovinate, cari lettori, chi mi è apparso per dirmi questo? Un nuovo milionario che ha vinto alla lotteria? Un escursionista affamato davanti a una buona raclette in un rifugio di montagna? Un’anima beata in paradiso? Un’anima appena liberata dal purgatorio?
No. Si tratta piuttosto di una suora benedettina svizzera che si è appena consacrata definitivamente a Dio pronunciando la professione perpetua l’11 luglio.
Questa giovane donna, che dall’età di vent’anni viveva in un monastero di clausura molto rigida, coperta dalla testa ai piedi da un ampio abito nero in ogni stagione, trascorrendo gran parte delle sue giornate in preghiera. Questa giovane donna, dico, aveva appena promesso davanti a Dio e a una quindicina di persone riunite per l’occasione di rimanere per sempre nel suo chiostro, di sottomettersi a una stretta obbedienza e di lavorare risolutamente per Cristo.
Ebbene, dopo tutto ciò, ho sentito con le mie orecchie suor Annuntiata Wuilloud cantare con la sua collega americana, suor Joan Hughes: «Ecco! Ciò che ho desiderato, già lo possiedo! Ciò che ho sperato, già lo vedo!» (Pontificale Romano).

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È possibile trovare sulla Terra qualcosa di più sublime?
Una giovane donna rinuncia a quasi ogni libertà, al matrimonio e alla famiglia, al guadagno, alle vacanze, ecc. E con la sua voce limpida, con un volto sereno e leggermente sorridente, celebra in un canto la felicità suprema che vi trova.
Questa è follia per il nostro mondo, e per una parte di noi stessi, ammettiamolo: è un monito efficace, un esempio vivente e un invito pressante a rileggere e rivivere le parole di Nostro Signore: «Chi lascerà case, fratelli, sorelle, padre, madre, figli o campi per amor mio, riceverà cento volte tanto e erediterà la vita eterna» (Mt 19,29).

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Queste suore ci ricordano che il paradiso esiste; sembrano già vederlo. Ci ricordano che questa terra e i suoi beni sono effimeri. Se ne distaccano con un sorriso. E senza dire una parola, ci invitano a imitarle, ciascuno secondo le circostanze della propria vita e nella ricerca della vera felicità che solo Cristo può donarci.
Cari lettori, viviamo in un mondo che ci predica che la libertà è la capacità di fare tutto ciò che vogliamo in qualsiasi momento, di poter seguire ogni attrazione e desiderio senza divieti né restrizioni.
Le nostre suore benedettine hanno osato il contrario: si sono liberate dalla tirannia delle tentazioni e dei desideri, e hanno sacrificato a Cristo ciò che il mondo aveva da offrire loro. E poi, davanti ai nostri occhi stupiti e commossi, al culmine della loro volontaria dedizione, queste donne hanno rivelato chi sono veramente e cosa le rende così affascinanti: «Io sono la sposa di Colui che gli angeli servono e la cui bellezza è ammirata dal sole e dalla luna». Queste donne sono spose!
Sia benedetto il Signore per questa scena di rara magnificenza, e ci conceda di seguire, al nostro lento passo, la processione di queste vergini che portano le loro lampade ardenti, affinché anche noi un giorno possiamo entrare nella sala dell’eterno banchetto dello Sposo.
Don Marc-Antoine Moulin
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
Arte
Patti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa
Quando quella porta si è aperta è successo qualcosa… una scintilla non priva di “siparietti”, ma anche un senso di profonda commozione e di una missione in questo mondo difficile. Due americani, due di Chicago, due figure altissime che sono voci di speranza per un mondo diviso:… pic.twitter.com/6FoJraHcla
— Antonio Spadaro (@antoniospadaro) July 31, 2026
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Per chi, come il lettore di Renovatio 21, intuisce che vi sono – sempre – dinamiche profonde in gioco, potrebbe scattare un senso di fastidio. Ancora di più se poi ci si ricorda di alcune cose – ma sappiamo che i giornali sono fatti, appunto, non per rammentare, ma per dimenticare. Ad esempio, dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta della prima volta che la «madrina del punk» (la chiamano così: ma a noi sembra che la sua musica sopravvalutata e scadente nulla abbia a che fare col genere) si reca in Vaticano. Con evidenza i suoi sponsores vaticani continuano a riscaldare la ministra. Forse perché le sue canzonette ebeti sono legate alla loro vita di religiosi mezzi ribelli, preti un po’ pentiti e sicuramente rovinati dalle chitarre del Concilio Vaticano II. Noi in effetti la ricordiamo in piazza San Pietro a stringere la mano di papa Francesco fresco di elezione. L’americana, ci era rimasto impresso, aveva questa espressione caprina… Eccola invitata a suonare al concerto di Natale in Vaticano nel 2014. Un altro invito a suonare nella città-Stato nel 2021. Nel frattempo, l’incompatibilità dell’anziana rocker con la morale cattolica era stata reiterata: nel 2018 aveva dichiarato alla stampa che «salvare la vita delle giovani donne è più importante di qualsiasi ideologia». Sapete cosa significa: la trita convinzione, profusa a piene mani da radicali e dai loro omologhi dagli anni Settanta (e che mai hanno sentito il bisogno di aggiornare), secondo cui l’aborto legale, che uccide i bambini non ancora nati, «salvi la vita» delle madri impedendo loro di morire praticando figlicidi autonomamente.Le foto affettuose e meno protocollari (e per me indimenticabili) dell’incontro tra Papa Leone e Patti Smith 📸 qui: https://t.co/S51HxdsB9W pic.twitter.com/BPbgEwJFly
— Antonio Spadaro (@antoniospadaro) July 31, 2026
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Epidemie
Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.
Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.
«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».
Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”. Ad aprire i… pic.twitter.com/T5Ns7nMvfM
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) July 31, 2026
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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.
«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».
«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.
«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».
«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.
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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».
Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»
Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».
Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.
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