Persecuzioni
Aggressione con coltello all’altare, ferito sacerdote a Singapore
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Padre Christopher Lee è stato colpito ieri sera nella cattedrale di San Giuseppe da una persona con precedenti per reati di droga. Sottoposto a intervento chirurgico è in fase di recupero. Il primo ministro Wong: «Non c’è posto per la violenza nel Paese». La diocesi chiede ai cattolici di pregare per la pronta guarigione, mentre l’Organizzazione interreligiosa di Singapore condanna l’incidente.
I parrocchiani della cattedrale di San Giuseppe, nel distretto di Bukit Timah, sono rimasti sotto shock ieri sera quando un uomo si è avvicinato al santuario con un coltello in mano e ha accoltellato padre Christopher Lee, mentre celebrava la messa. Il sospettato, un singalese di Singapore di 37 anni con precedenti penali per lesioni gravi e reati legati alla droga, è stato disarmato dai fedeli presenti e successivamente arrestato dagli agenti di polizia.
Sulla base delle indagini preliminari, la polizia ritiene che il sospettato abbia agito da solo e che l’attacco non sia stato un atto di terrorismo.
L’Organizzazione interreligiosa di Singapore ha subito condannato l’incidente, mentre il primo ministro Lawrence Wong ha invitato alla calma, affermando che «la violenza non ha posto nel Paese», esortando «tutti a sostenersi a vicenda in uno spirito di armonia e resilienza».
Ha anche detto in un post sui social media: «sono molto scioccato e rattristato nell’apprendere che un prete, padre Christopher Lee, è stato accoltellato nella chiesa di San Giuseppe durante la messa. Preghiamo per la sua completa e rapida guarigione. Soprattutto, dobbiamo salvaguardare la sicurezza e la sacralità dei nostri luoghi di culto, luoghi in cui le persone cercano pace, conforto e comunità».
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Channel News Asia riferisce che oggi le messe domenicali si sono svolte come di consueto sotto gli occhi attenti delle pattuglie della polizia e dei poliziotti presenti nei pressi della chiesa.
Parlando ad AsiaNews, una cattolica di Singapore, Stella Hendricks ha detto di essere rimasta sconvolta quando ha saputo dell’incidente. Ha detto che Singapore è nota per essere tra le città più sicure al mondo e nessuno si aspetterebbe mai che ciò accadesse in una chiesa che dovrebbe essere un posto più sicuro delle strade esterne.
«Non si è mai verificato un incidente del genere in nessuno dei luoghi di culto qui a Singapore, poiché il governo ha sempre incoraggiato i rapporti interreligiosi pacifici e il rispetto reciproco per la cultura, la religione e le tradizioni praticate nelle comunità di tutte le culture».
Hendricks, che frequanta la vicina parrocchia di Maria Stella del Mare, ha detto di essere contenta che l’incidente «non sia stato più grave di così» e che il sacerdote ferito si stia riprendendo bene dopo l’operazione.
Con 395mila cattolici, quella di Singapore è una Chiesa vivace ed è una delle popolazioni cristiane più dinamiche del Sud-est asiatico, con numeri in crescita. Secondo gli ultimi dati ufficiali del 2023, la popolazione di Singapore ammontava a 5,92 milioni di cittadini, con cinesi, malesi e indiani come principali gruppi.
Di questi 5,92 milioni di persone, 4,15 milioni sono residenti, di cui 3,61 milioni di cittadini e 540.000 residenti permanenti. I restanti 1,77 milioni di persone che vivono a Singapore sono classificati come non residenti, per lo più lavoratori residenti senza diritti politici che solitamente non vengono conteggiati nelle statistiche.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Persecuzioni
Gaza: la scuola parrocchiale cattolica riaprirà a settembre
Nella Striscia di Gaza, la situazione rimane drammatica: edifici e strade sono distrutti e spostarsi all’interno del territorio è estremamente difficile. Le condizioni di vita sono particolarmente dure e i residenti sono costretti a vivere in un’area ridotta in macerie. Teoricamente protetta da un cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre 2025, la Striscia di Gaza è stata teatro di continui raid israeliani negli ultimi mesi.
Monsignor William Shomali, vicario generale e vicario patriarcale Latino per Gerusalemme e Palestina, descrive la vita quotidiana degli abitanti di Gaza: «gli abitanti di Gaza occupano ora il 47% dell’enclave palestinese, poiché gli israeliani hanno conquistato il 53% del territorio. La densità di popolazione è diventata molto elevata, soprattutto perché l’80% delle infrastrutture è stato distrutto, compresi edifici, acqua ed elettricità. Molte scuole e università non esistono più. Molte persone, migliaia, vivono in tende».
Negli ultimi mesi, il cibo che arriva a Gaza viene importato da Israele dai commercianti e poi venduto agli abitanti della Striscia. Il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa , che ha visitato la zona alla fine di giugno, ha trovato il mercato più fornito rispetto alla sua precedente visita di sei mesi prima, poco prima del Natale 2025.
Padre Gabriele Romanelli, parroco della Chiesa latina della Sacra Famiglia, ha parlato sui social media delle strade devastate dalla guerra, della crescente scarsità di mezzi di trasporto e del carburante dai prezzi proibitivi. Di conseguenza, anche i brevi spostamenti all’interno della Striscia di Gaza sono diventati difficili.
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Ogni giorno, padre Romanelli si trova ad affrontare la sfida di portare i bambini del quartiere in parrocchia per le attività della scuola estiva presso l’Oratorio di San Giuseppe, gestite da sacerdoti, suore e laici. Per questo motivo, la parrocchia ha deciso di sostenere finanziariamente i pochi autobus e minibus in servizio che trasportano bambini, ragazzi e famiglie dalla Striscia di Gaza.
Prima della guerra, la scuola parrocchiale della Sacra Famiglia poteva ospitare quasi 700 studenti. In un’intervista a Radio Vaticana del 17 luglio 2026, il vescovo Shomali ha annunciato la riapertura della scuola, ristrutturata per accogliere circa 1.000 bambini. Il vicario patriarcale ha sottolineato l’importanza di dare a questi giovani l’opportunità di riprendere gli studi, perché «senza istruzione non c’è futuro». Attualmente, la maggior parte dei bambini di Gaza trascorre le giornate tra le macerie, cercando materiali da costruzione da vendere nei mercati.
Il vescovo Shomali aggiunge che la scuola può aiutare i bambini a trovare il modo di superare i traumi della guerra e ad abbandonare lo spirito di vendetta. «ci vuole molto tempo perché imparino a dimenticare e perdonare; è molto difficile, ma dobbiamo riuscirci perché la vendetta non è la soluzione», sottolinea il Vicario patriarcale di Gerusalemme.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine © Patriarcato Latino di Gerusalemme via FSSPX.News
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