Economia
La trappola degli Stablecoin: parlano gli esperti
Gli stablecoin – tipo di criptovaluta in cui il valore dell’asset digitale dovrebbe essere agganciato a un asset di riferimento, che può essere moneta fiat, materie prime negoziate in borsa o perfino un’altra criptovaluta – hanno numerosi sostenitori all’interno dell’amministrazione Trump e nel Congresso degli Stati Uniti, scrive EIR.
I fautori istituzionali degli stablecoin li descrivono come un mezzo per sostenere il debito statunitense, tuttavia alcuni osservatori ritengono che qualora la deregolamentazione del GENIUS Act dovesse essere approvata, il Tesoro statunitense sarà costretto a sostenere la proliferazione di stablecoin digitali e private, in un modo che potrebbe creare una carenza di liquidità e rendere il debito pubblico statunitense meno sostenibile.
Un paper scritto dal professore Yesha Yadav della Vanderbilt University e Brendan Malone (un esperto indipendente) chiarisce la situazione degli stablecoini.
Sostieni Renovatio 21
Nel capitolo intitolato «Rischi degli stablecoin per il mercato dei titoli del Tesoro statunitensi», gli autori spiegano che «il mercato dei titoli del Tesoro ha ora il compito di fornire direttamente gli asset necessari per il pagamento dei crediti monetari denominati in dollari emessi privatamente, progettati per ancorare un sistema di pagamento globale in dollari basato sulla blockchain».
Ciò ha implicazioni importanti. In primo luogo, richiede di «garantire che la liquidità del mercato dei titoli del Tesoro sia sufficiente a supportare i rimborsi massicci di crediti in stablecoin, nonché di fornire la garanzia che tale capacità sia prontamente disponibile. È anche ipotizzabile che l’elevata crescita del mercato dei stablecoin metta a dura prova la liquidità del mercato dei titoli del Tesoro, con la politica potenzialmente predisposta a dare priorità ai rimborsi di stablecoini, dato il loro ruolo preminente futuro nei pagamenti globali in dollari statunitensi».
Concretamente, ciò significa che il Tesoro è costretto a emettere sempre più obbligazioni a breve termine, al fine di fornire agli emittenti di stablecoin la quantità necessaria di liquidità.
Cosa accadrebbe se ci fosse – e ci sarà – una liquidazione massiccia di stablecoin? Attualmente, il mercato degli stablecoini vale 200 miliardi di dollari, mentre la quantità media giornaliera di titoli del Tesoro scambiata sul mercato secondario è di 900 miliardi di dollari. Una liquidazione massiccia non causerebbe una grave crisi.
Si calcola però che, attraverso la deregolamentazione, il mercato delle stablecoin raggiungerà un volume di transazioni giornaliere di 2.000 miliardi di dollari entro il 2028.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
È stato riportato che BlackRock intende investire 16.000 miliardi di dollari in stablecoini entro il 2030.
Gli autori del documento non respingono l’idea degli stablecoini, ma invitano i decisori politici a introdurre una regolamentazione tale da amplificare i benefici reciproci e ridurre i rischi.
«Fondamentalmente, collegando così strettamente il mercato dei titoli del Tesoro a un nuovo sistema di pagamento internazionale, la politica monetaria non può permettersi di trattare ciascun sistema come distinto» scrive il paper. «Piuttosto, entrambi stanno diventando sempre più interconnessi, tanto che i futuri effetti collaterali del mercato dei titoli del Tesoro avranno un impatto diretto sui meccanismi di pagamento in dollari digitali, mentre il rischio di insolvenza degli emittenti di stablecoin crea un potenziale dirompente per l’apparente invincibilità del mercato dei titoli del Tesoro statunitense».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Trump accusa l’Ucraina dell’impennata dei prezzi del carburante
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Economia
Gli Stati Uniti minacciano l’Europa con il divieto di esportazione del diesel
Gli Stati Uniti stanno spingendo Francia e Germania ad attingere alle proprie riserve di emergenza di gasolio per contribuire ad abbassare i prezzi mondiali, minacciando di bloccare le esportazioni di carburante in caso di rifiuto. Lo riferisce l’agenzia Reuters.
Washington chiede all’Unione Europea di rilasciare 120 milioni di barili nell’arco dei prossimi sei mesi, nel quadro della strategia con cui il presidente Donald Trump intende ridurre i costi del carburante all’interno del Paese in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
Il prezzo del diesel ha toccato livelli record sia negli Stati Uniti sia nell’UE. Secondo l’Agenzia statunitense per l’informazione energetica (EIA), nella terza settimana di settembre la media americana ha superato i 6,50 dollari al gallone, con un rincaro di 2,60 dollari su base annua, mentre nell’UE i prezzi sono saliti a 2,23 euro al litro, stando ai dati della Commissione Europea.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La crisi del carburante è particolarmente acuta in Texas, dove domenica il governatore Greg Abbott ha dichiarato lo stato di calamità in tutto lo Stato, a causa dell’impennata dei prezzi del diesel e delle interruzioni negli approvvigionamenti. Alcuni distributori hanno esaurito le scorte, mentre la scarsità ha spinto altri a razionare il carburante o a ritoccare drasticamente i prezzi. Il provvedimento ha temporaneamente allentato le restrizioni sui carburanti e sul trasporto su strada, consentendo fra l’altro un uso più ampio sulle strade pubbliche del gasolio colorato non tassato.
Alla base della crisi c’è la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha interrotto i flussi di rifornimento dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Ormuzzo. La Russia, tra i maggiori esportatori mondiali di gasolio, ha ridotto le spedizioni per tutelare le forniture interne dopo che gli attacchi dei droni ucraini hanno danneggiato le sue raffinerie. Anche la Cina ha sospeso le esportazioni di carburante previste per ottobre, per rafforzare le proprie scorte.
Washington ha intensificato la pressione su Parigi e Berlino. Giovedì la testata ha riferito, citando fonti a conoscenza dei colloqui, che l’amministrazione Trump è particolarmente «frustrata» perché Francia e Germania non hanno onorato fino in fondo gli impegni assunti in precedenza sul rilascio delle scorte di emergenza di petrolio e prodotti petroliferi. «È nell’interesse dell’Europa collaborare con gli Stati Uniti mentre perseguiamo diverse strade per incrementare l’offerta di prodotti raffinati e ridurre i costi per i consumatori», ha dichiarato a Reuters un funzionario americano.
La minaccia arriva dopo che Trump ha affermato, all’inizio della settimana, che Washington sta valutando «molto seriamente» di limitare le esportazioni di diesel statunitense per far scendere i prezzi interni in vista del voto di metà mandato. Un divieto colpirebbe l’Europa con particolare durezza, dato che l’UE si è in larga parte sganciata dal carburante russo ed è sempre più dipendente dalle forniture americane.
I dati di Vortexa mostrano che a settembre le importazioni europee di gasolio sono già scese a un minimo storico di circa un milione di barili al giorno, con spedizioni via mare inferiori di oltre il 25% rispetto allo scorso anno. La Russia, che prima delle ultime restrizioni pesava per circa il 9,5% dell’export mondiale di gasolio, ha prolungato i blocchi alle esportazioni fino a ottobre. Sempre a settembre gli Stati Uniti hanno coperto il 41% delle importazioni europee, con circa 400.000 barili al giorno, e le loro esportazioni complessive di gasolio sono rimaste vicine ai massimi, attorno a 1,6 milioni di barili al giorno.
L’impennata dei prezzi ha già messo sotto pressione diverse economie europee, tra cui Finlandia, Danimarca, Grecia e Germania, mentre la Francia ha segnalato carenze in alcune stazioni di servizio.
Secondo la Commissione Europea, le raffinerie del continente lavorano già quasi al massimo della capacità, e anche la distribuzione è messa a dura prova dai livelli eccezionalmente bassi del Reno, dovuti alla siccità, che limitano le spedizioni di carburante via nave verso l’entroterra. Per compensare le perdite di approvvigionamento, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto all’inizio del mese alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen di allentare temporaneamente le norme UE sulla qualità del diesel e di aumentare l’impiego di biocomponenti, una misura che potrebbe far crescere la produzione fino al 20%.
Il segretario all’Energia americano Chris Wright ha detto giovedì di essere «molto fiducioso» che l’Europa rilascerà più carburante, sostenendo che servono forniture aggiuntive in vista del riscaldamento invernale e della stagione del raccolto. «Ora è il momento di immettere più gasolio sul mercato, e quel gasolio è disponibile», ha dichiarato a Fox News.
Intanto i governi europei hanno tenuto una serie di riunioni d’emergenza per cercare una via d’uscita, sotto la crescente pressione di Washington per lo sblocco delle riserve. Giovedì Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Commissione europea hanno discusso di un possibile prelievo, prima che i Paesi dell’UE e la Commissione si ritrovassero venerdì per nuovi colloqui di crisi. Il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen ha definito un nuovo rilascio di gasolio «una possibilità», mentre l’Irlanda, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE, ha descritto il mercato del diesel come «molto teso».
I 120 milioni di barili richiesti corrisponderebbero a circa il 40% delle scorte di emergenza di gasolio dell’Unione, secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, risalenti a maggio 2025. Francia e Germania detenevano insieme circa il 35% delle riserve strategiche di gasolio del blocco. L’Europa ha già attinto alle proprie scorte una volta quest’anno, impegnando 107,5 milioni di barili nel rilascio record di marzo coordinato dall’AIE, di cui il 68% costituito da prodotti raffinati. I dati comparabili per il 2026, che indicano quanto gasolio di emergenza sia ancora disponibile, non sono ancora stati pubblicati.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il direttore generale dell’AIE, Fatih Birol, ha sollecitato i Paesi europei a utilizzare le proprie riserve di gasolio, mentre Berlino ha precisato che l’agenzia non ha ancora chiesto formalmente alla Germania di rilasciarle.
Anche la Francia spinge per una risposta coordinata. Macron ha parlato di crisi energetica con Trump durante la notte, e la presidenza francese ha riferito che entrambe le parti sono favorevoli a un’azione concertata «senza restrizioni alle esportazioni».
Secondo quanto riportato, Parigi avrebbe proposto che i Paesi europei mettano sul mercato 50 milioni di barili di gasolio, mentre i membri dell’AIE ne rilascerebbero altri 50 milioni di greggio. I governi dell’UE hanno inoltre discusso l’ipotesi di vincolare qualsiasi ulteriore rilascio di gasolio all’impegno degli Stati Uniti a non imporre un divieto unilaterale di esportazione.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Impennata dei costi energetici, le esportazioni di acciaio dell’UE calano di un quinto
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Pensiero2 settimane faL’attacco alla raffinerie è per ridurre la popolazione mondiale e distruggere America ed Europa
-



Pensiero2 settimane faVera rivolta contro il mondo moderno. Mons. Williamson commenta il manifesto di Unabomber
-



Salute2 settimane faEsplosione delle malattie legate alle muffe
-



Immigrazione4 giorni faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Spirito2 settimane faPapa Leone XIV celebra il motto massonico e rivoluzionario francese «Libertà, Uguaglianza, Fraternità»
-



Immigrazione1 settimana faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Spirito2 settimane fa«Salus extra Ecclesiam non est»: mons. Viganò contro il documento vaticano sul dialogo interreligioso
-



Spirito2 settimane faDon Pagliarani: «abbiamo detto la verità al Papa» prima delle consacrazioni FSSPX

Acquista la t-shirt











