Spirito
L’arcivescovo Aguer: il Vaticano si autocelebra mentre continua il grave declino della Chiesa
Renovatio 21 ripubblica questo testo di monsignor Hector Aguer, arcivescovo emerito di La Plata, argentina apparso su LifeSiteNews.
Di recente è stato celebrato il dodicesimo anniversario del pontificato di Francesco. I comunicati stampa del Vaticano sono solitamente pieni di autocelebrazioni. È molto difficile giudicare la realtà ecclesiale, che è incredibilmente vasta e caratterizzata da differenze tra i Paesi, ma da un certo punto di vista è possibile contemplare l’ambiente circostante. Posso farlo quindi da questo angolo dell’estremo Sud che è l’Argentina, una nazione che è (o era?) in gran parte cattolica. Come dice il proverbio, «basta un esempio per dimostrarlo».
Il declino della Chiesa è evidente. I vescovi hanno la testa tra le nuvole. I seminari sono popolati da giovani i cui numeri si contano sulle dita di una mano. C’è persino un seminario centenario in cui non è entrato neanche un seminarista nel 2025! Le vocazioni non si presentano. Il comando di Cristo – fare discepoli di tutte le nazioni (pánta ta éthne) – deve ancora essere adempiuto. Dove sono gli apostoli? La gente è sconcertata e molti fedeli sentono il desiderio di tempi migliori.
Penso che i due lamenti di Papa Paolo VI siano ancora validi: «Dopo il Concilio Vaticano II ci aspettavamo una primavera rigogliosa, e invece è venuto un inverno rigido», e «Per qualche fessura il fumo di Satana è penetrato nel tempio di Dio».
La presenza ecclesiale nella società è strettamente limitata, ma i giornalisti se ne accorgono perché riconoscono da una prospettiva storica che la Chiesa cattolica è sempre stata qualcosa di ufficiale in Argentina. Siamo considerati un Paese cattolico. Ma i battesimi non esistono e il tasso di natalità è crollato: nel 2023 ci sono state 460.902 nascite registrate, il dato più basso degli ultimi 50 anni! E il matrimonio non esiste più: ora ci sono i «partner». La presenza pubblica della Chiesa è inesistente; filtra solo attraverso i media quando vengono espressi giudizi politici, soprattutto contro il governo.
La Chiesa deve occuparsi del suo compito specifico: fare cristiani gli uomini, impregnare la loro condotta con i comandamenti della Scrittura e della Tradizione e condurli al cielo. Le successive crisi del clero hanno avuto un effetto dannoso, soprattutto perché aumentano l’alienazione della società dall’ideale cristiano.
Non esiste una cultura cristiana. Le università cattoliche includono una formazione teologica parziale, ma non adempiono alla loro funzione principale di rendere la Chiesa presente nella società argentina, cioè creare una cultura cristiana. Non conosco pensatori cattolici che si distinguano come Carlos Sacheri. Fu assassinato dai terroristi dell’Esercito Rivoluzionario Popolare (ERP) nel 1974, davanti alla moglie e ai figli, mentre usciva dalla messa a San Isidro.
È appena stato pubblicato l’ Annuario statistico della Chiesa , con dati corrispondenti al biennio 2022-2023. Lì si rivela che il numero dei vescovi è aumentato : da 5.353 nel 2022 a 5.430 nel 2023. Allo stesso tempo, il numero dei sacerdoti è diminuito : alla fine del 2023, c’erano 406.996 sacerdoti nel mondo, con una diminuzione di 734 rispetto al 2022.
E nel caso dei seminaristi, la situazione è più che preoccupante: c’è stato un calo sostenuto dal 2012, passando da 108.481 nel 2022 a 106.495 nel 2023.
In altre parole, il numero di sacerdoti e seminaristi sta diminuendo e il numero dei vescovi sta crescendo! C’è anche un aumento dei vescovi in Argentina: negli ultimi 12 anni il numero dei vescovi ausiliari si è moltiplicato. E ci sono diocesi in cui il numero dei vescovi supera o è uguale al numero dei seminaristi.
Come cattolico, credo nella Chiesa e la amo. Desidero vederla fiorire. Prego per lei e per il Sommo Pontefice, per la salute del suo corpo e, soprattutto, della sua anima.
A sessant’anni dalla chiusura del Vaticano II, è tempo di guardare in faccia la realtà. Una «Chiesa in cammino», alla ricerca di coloro che non conoscono Cristo o si sono allontanati da Lui, non deve essere una «Chiesa in fuga» dalla propria essenza e missione.
Héctor Aguer
Arcivescovo emerito di La Plata
Buenos Aires, martedì 25 marzo 2025
Solennità dell’Annunciazione del Signore
Giornata internazionale del nascituro
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Immagine di Carlos Sacheri pubblico dominio CCo via Wikimedia, immagine modificata
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Costruzione di una nuova chiesa FSSPX in Kenya
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La questione della Tradizione nell’agenda del Papa
Il 5 marzo 2026, Papa Leone XIV ha concesso un’udienza privata a due autori di un importante studio sul dinamismo delle comunità legate alla Messa tradizionale negli Stati Uniti, segnando un passo nella serie di consultazioni condotte dal Pontefice sulla questione della Tradizione.
L’udienza è passata quasi inosservata, se non a coloro che conoscono i meccanismi interni del Vaticano: solo un breve articolo pubblicato dal bollettino quotidiano della Sala Stampa della Santa Sede, che indicava che «il Santo Padre ha ricevuto in udienza i professori Stephen Bullivant e Stephen Cranney la mattina del 5 marzo 2026». Ma potrebbe essere decisivo.
Uno studio approfondito
I due accademici sono infatti i coautori di un libro intitolato Trads: Latin Mass Catholics in the United States («Tradizionalisti: la messa in latino cattolica negli Stati Uniti»), che sarà pubblicato il prossimo novembre dalla prestigiosa Oxford University Press e che il Papa ha probabilmente avuto il privilegio di leggere in anteprima.
A differenza dei dibattiti spesso accesi che circondano la Liturgia detta di San Pio V, questo libro, secondo i suoi autori, si basa su una metodologia rigorosa: sondaggi originali, ricerche sul campo e raccolta di testimonianze. Secondo i due ricercatori, i risultati del loro lavoro sfidano i cliché e le rappresentazioni caricaturali spesso perpetuate contro i cattolici legati al rito tradizionale.
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Un tour di consultazioni
Questa udienza al Palazzo Apostolico non sembra essere un evento isolato. Fa parte di un calendario di udienze particolarmente fitto dall’estate scorsa. Papa Leone XIV ha ricevuto una serie di figure di spicco del pensiero conservatore, persino tradizionalista, tra cui i cardinali Burke, Sarah, Zen e Müller, nonché vescovi come Athanasius Schneider. Per molti osservatori vaticani, questa raffica di scambi suggerisce la volontà di superare le divisioni scaturite dalla lettera apostolica Traditionis Custodes, pubblicata nel 2021 dal suo predecessore. Esaminando attentamente i dati sociologici della comunità tradizionalista americana – una delle più dinamiche al mondo – il Pontefice sta forse cercando una via per stabilizzare la situazione liturgica complessiva?
Sembra, quantomeno, che stia cercando di familiarizzarsi con una questione che, come lui stesso ha ammesso, gli era piuttosto sconosciuta all’inizio del suo pontificato, ma che il recente annuncio delle consacrazioni episcopali all’interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha riportato alla ribalta.
Verso una nuova direzione?
Il messaggio trasmesso da quest’udienza potrebbe essere interpretato nel modo seguente: rifacendosi al lavoro dei sociologi Stephen Bullivant e Stephen Cranney, il primo pontefice americano della storia dimostra la sua volontà di affrontare la questione della Messa tradizionale non solo dal punto di vista del diritto canonico o della disciplina, ma anche tenendo conto delle realtà umane e spirituali dei fedeli che vi partecipano.
Sebbene sia ancora troppo presto per prevedere il futuro, l’udienza del 5 marzo ha il merito di dimostrare che la «questione della tradizione» è effettivamente entrata nell’agenda del Papa.
Va tuttavia notato che l’indagine non ha incluso i cattolici che frequentano le cappelle della Fraternità Sacerdotale San Pio X. La ragione addotta è che le cappelle della Fraternità sono di gran lunga inferiori alle chiese autorizzate alla celebrazione della Messa tradizionale. Infine, uno degli obiettivi dello studio era dimostrare che i cattolici legati alla Messa tradizionale accettano il Concilio Vaticano II, che limita tale legame a una semplice «preferenza».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di Catholic Church England and Wales via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)
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San Giuseppe terrore dei diavoli: omelia di mons. Viganò
Mira sorte beatior
Omelia nella festa di San Giuseppe, Sposo della B.V.M.
In un mondo che cancella la figura del padre e criminalizza la società «patriarcale» per scardinare con essa il riferimento alla Paternità di Dio nella fratellanza in Cristo, la Santa Chiesa celebra oggi lo Sposo castissimo della Beata Semprevergine Maria, Padre putativo di Nostro Signore e discendente della stirpe regale di Davide, proles David inclyta. La corona di Santità che splende sul capo di San Giuseppe rifulge di tre gemme preziose: la povertà, la castità e l’obbedienza. Queste virtù proprie alla perfezione cristiana costituiscono i Voti di molti Ordini religiosi, e sono il modello di vita per chiunque voglia santificarsi nella sequela Christi. Si quis vult venire post me, abneget semetipsum, et tollat crucem suam quotidie, et sequatur me (Lc 9, 23). Queste parole della Sapienza Incarnata ci mostrano come San Giuseppe abbia saputo conformarsi alla volontà di Dio, nella povertà, ossia nel distacco dai beni materiali e nel disprezzo del mondo; nella castità, ossia nel rinnegamento di sé e delle proprie concupiscenze; nell’obbedienza, ossia nel rinnegamento del proprio orgoglio e delle seduzioni del Maligno.Sostieni Renovatio 21
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