Persecuzioni
India, ancora scontri contro i Cristiani in Manipur
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Repressa con durezza una manifestazione di protesta dei Kuki-Zo contro i rinforzi di polizia inviati da Delhi accusati di imparzialità e di fomentare la tensione negli scontri con i Meitei. Denunciati attacchi con bastoni e gas lacrimogeni contro donne cristiane. Il segno controcorrente dell’arcidiocesi di Imphal che ha aperto il Giubileo della speranza anche tra le popolazioni tribali.
È di nuovo alta la tensione nello Stato indiano del Manipur dopo che una protesta portata avanti da migliaia di persone tra cui moltissime donne della comunità Kuki-Zo davanti alla sede del distretto di Kangpokpi è stata duramente repressa ieri sera dalle forze di sicurezza.
La manifestazione seguiva un blocco economico a tempo indeterminato e l’interruzione per 24 ore dell’autostrada numero 2, che porta i rifornimenti nel capoluogo Imphal; un’azione di protesta proprio contro la presenza di rinforzi della Polizia armata centrale (CAPF) nelle aree dominate dai Kuki-Zo.
Una mossa che il Committee on Tribal Unity – che rappresenta i gruppi locali – giudica come politicamente motivata per emarginare la comunità tribale e destabilizzare la regione al centro delle tensioni con i gruppi Meitei, a maggioranza indù, che dalla pianura sempre più spesso si spingono nelle aree delle colline abitate da Kuki-Zo, in gran parte cristiani.
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I manifestanti a Kangpokpi hanno denunciato l’uso eccessivo della forza da parte di questi agenti nelle aree abitate dai Kuki-Zo, sostenendo che oltre 50 donne sono state ferite durante le celebrazioni natalizie con proiettili di gomma e gas lacrimogeni. Chiedono forze neutrali per monitorare le zone cuscinetto al confine tra i territori dei Kuki-Zo e dei Meitei, sottolineando che l’attuale dispiegamento di forze di polizia non fa altro che aumentare le tensioni.
La situazione è piombata nel caos a tarda sera, quando – di fronte al mancato rispetto della promessa di ritirare le forze giunte da fuori – i manifestanti hanno cercato di entrare nell’ufficio del sovrintendente di polizia. Le forze di sicurezza hanno risposto con spari e salve e gas lacrimogeni innescando scontri che hanno provocato almeno 15 feriti, alcuni dei quali sono stati ricoverati in sopedale. Anche il sovrintendente di polizia è diversi agenti hanno riportato ferite a causa del lancio di pietre da parte dei manifestanti infuriati.
Poiché la protesta non è riuscita a «suscitare una risposta positiva da parte del governo», il Committee on Tribal Unity ha espresso l’intenzione di continuare il blocco del distretto di Kangokpi, chiedendo l’immediato ritiro da Saibol delle forze di polizia inviate da Delhi, presenza definita «inutile e provocatoria».
Le violenze etniche tra Meitei e Kuki-Zo nello Stato del Manipur vanno avanti dal maggio 2023 e hanno già provocato almeno 250 morti e migliaia di sfollati. In questa difficile situazione l’arcidiocesi di Imphal domenica 29 dicembre ha aperto anche qui il Giubileo provando a portare una parola di speranza.
Una celebrazione è stata presieduta nella Cattedrale di Imphal, dall’arcivescovo Linus Neli, mentre un’altra nella Don Bosco Higher Secondary School di Lamka, in una delle aree abitate dai Kuki-Zo, è stata presieduta dall’arcivescovo emerito Dominic Lumon. «Accogliamo il dono della pace divina che il mondo non può dare – aveva scritto mons. Neli nel suo messaggio di Natale – e facciamoci portatori di questa pace, speranza e amore».
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Immagine da AsiaNews
Persecuzioni
Un’altra chiesa incendiata in America
🇺🇸A vacant Cleveland church more than 100 years old was destroyed by a massive fire early Friday.
Friendship Baptist Church, originally built in the 1890s as a synagogue, went up in flames around 2 a.m. Firefighters said the building was a total loss.pic.twitter.com/LwEYW6qGgM — NewsForce (@Newsforce) August 24, 2026
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Another historic church “mysterious” goes up in flames.
St. Andrew’s Church in Leicester suffered devastating fire damage overnight. It’s quite a coincidence that Jews are being murdered outside synagogues, historic churches are burning, yet nothing seems to happen to mosques.… pic.twitter.com/4mjVp4GSAh — Ncole ✡︎ (@ncole_r) July 29, 2026
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Persecuzioni
Monaco accoltellato a morte in un monastero ucraino
Un monaco ucraino è stato ucciso a coltellate e altre due persone sono rimaste gravemente ferite in un’aggressione contro un monastero nella parte settentrionale della Repubblica Popolare di Donetsk, controllata dall’Ucraina, nelle vicinanze della linea del fronte del conflitto con la Russia. Lo riporta la stampa russa.
L’attacco cruento, compiuto da un gruppo di ignoti, si è verificato domenica mattina nei pressi di una chiesa del XVII secolo appartenente al monastero di Svyatogorsk Lavra. Il monastero è amministrato dalla Chiesa ortodossa ucraina (UOC), che negli ultimi anni ha subito una severa repressione da parte del governo.
Il monastero di Svyatogorsk ha identificato il monaco assassinato come Barsanofio. I due sopravvissuti sono stati riconosciuti come il giovane monaco Gregory e un rifugiato, Andrey Kirienko.
Gregory riuscì a raggiungere il dormitorio dei monaci e ad avvertire gli altri dell’aggressione. Entrambi i sopravvissuti hanno riportato perforazioni polmonari e una grave emorragia e sono stati trasferiti d’urgenza in ospedale, secondo quanto comunicato dal monastero.
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La polizia ucraina non ha fornito commenti immediati sull’indagine penale relativa all’attentato. Alcune voci non confermate indicano che i responsabili potrebbero essere soldati ucraini.
Il governo del leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha qualificato la Chiesa ortodossa ucraina (UOC), legata storicamente alla Chiesa ortodossa russa, come una minaccia alla sicurezza nazionale. Le autorità hanno accusato diversi membri di alto rango del clero di attività sovversive e hanno effettuato perquisizioni in importanti cattedrali e monasteri alla ricerca di prove di presunte condotte anti-ucraine.
La repressione religiosa, nel corso di questi anni, si è presentata con nuove misure volte a vietare le istituzioni religiose ritenute avere legami con la Russia nel tentativo di salvaguardare «l’indipendenza spirituale» della nazione.
Il regime Zelens’kyj a inizio 20233 aveva tolto la cittadinanza a sacerdoti della Chiesa Ortodossa d’Ucraina (UOC). Vi era stato quindi un ordine di cacciata dalla cattedrale della Dormizione dell’Abbazia delle Grotte di Kiev proprio per il Natale ortodosso. Una tregua di Natale sul campo di battaglia proposta da Putin era stata sdegnosamente rifiutata da Kiev.
Kiev sostiene la Chiesa ortodossa dell’Ucraina, rivale della Chiesa Ortodossa Ucraina (UCO), istituita prima delle elezioni presidenziali del 2019, una decisione che ha provocato una grave frattura nel mondo ortodosso. L’organizzazione ha tentato di prendere il controllo delle proprietà della Chiesa ortodossa ucraina in tutto il paese.
Dall’inizio del conflitto tra Mosca e Kiev, le autorità e gli attivisti ucraini hanno sequestrato i luoghi di culto della Chiesa Ortodossa Ucraina e li hanno consegnati alla «Chiesa ortodossa dell’Ucraina», sostenuta dal governo. L’esempio più doloroso è quello dei monaci della Chiesa ortodossa ucraina sono stati sfrattati dal luogo ortodosso più sacro del Paese, la Lavra di Kiev, teatro dell’eroica resistenza dei fedeli e dei religiosi dell’OCU.
Il sindaco di Kiev Vitalij Klitschko, recentemente postosi come avversario di Zelens’kyj e forse candidato pure a sostituirlo, ha ordinato tre mesi fa la chiusura di 74 chiese appartenenti alla Chiesa Ortodossa Ucraina canonica.
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A fine 2023 il Patriarca di tutte le Russie Kirill aveva inviato un appello a papa Francesco, Tawadros II di Alessandria (leader della Chiesa copta ortodossa), all’arcivescovo di Canterbury Justin Welby (leader della Comunione anglicana), all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e ad altri rappresentanti di organizzazioni internazionali, per chiedere il loro aiuto e porre fine alla persecuzione del vicegerente della Lavra, il metropolita Pavel, poi liberato con una cauzione di circa 820 mila euro.
Nello stesso periodo il metropolita Gionata della diocesi di Tulchin è stato condannato a cinque anni di carcere e alla confisca dei beni da un tribunale di Vinnitsa (città centro-occidentale del Paese) per vari presunti reati contro lo Stato ucraino.
La storia documentata del monastero di Svyatogorsk risale almeno al XVI secolo, quando fu citato nel resoconto di viaggio di un diplomatico tedesco. Tuttavia, potrebbe essere stato fondato già nel IX secolo da rifugiati provenienti da Bisanzio. Il monastero fu chiuso due volte, la prima nel 1787 e successivamente dai bolscevichi, prima di essere riaperto nel 2000.
L’attacco mortale è coinciso con un raid di droni ucraini contro la cattedrale dell’Epifania a Gorlovka, nella parte del Donbass controllata dalla Russia. Secondo le informazioni disponibili, l’attacco si è verificato durante la messa domenicale e ha ferito il vescovo locale, il metropolita Mitrofan, e altre tre persone.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Persecuzioni
Vescovo ortodosso ucraina arrestato da ufficiali della leva militare
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