Storia
Asta britannica di crani umani annullata dopo le proteste indiane
Una casa d’aste nel Regno Unito ha ritirato la vendita di un teschio umano in seguito a una protesta in India. Il manufatto risale all’era coloniale britannica, quando i resti umani venivano presi come trofei e finivano in vari musei e collezioni private in Europa e negli Stati Uniti.
Si ritiene che il cranio umano del XIX secolo appartenga alla tribù Naga, un gruppo etnico indigeno che abita le colline dell’India nord-orientale, compreso lo stato del Nagaland.
Il teschio, attaccato a corna di animali, era previsto per la vendita online questa settimana come lotto n. 64 presso Swan Auction Galleries a Tetsworth, Oxfordshire. Era stato messo in vendita a un’offerta iniziale di 2.100 sterline (2.500 euro), con l’asta che stimava che avrebbe fruttato circa 4.000 sterline (circa 4800 euro).
FNR condemns auction of ancestral Naga human remains in UK; CM seeks MHA’s intervention https://t.co/XaMWF1qwHB
UPDATE: We have been advised that the Naga ancestral remains have now been withdrawn from tomorrow’s sale.
— Pitt Rivers Museum (@Pitt_Rivers) October 8, 2024
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La stampa ha riportato che il teschio inizialmente faceva parte di una collezione di proprietà dell’architetto belga del XIX secolo Francois Coppens.
«Questo pezzo sarebbe di particolare interesse per i collezionisti che si concentrano sull’antropologia e sulle culture tribali», si legge nella descrizione del lotto, secondo l’agenzia di stampa PTI. L’asta includeva resti umani di altre tribù in India, Birmania, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone, Nigeria, Congo e Benin.
L’asta ha provocato proteste nel Nagaland, guidate dal Primo Ministro Neiphiu Rio, che ha chiesto l’intervento del Ministro degli Affari Esteri indiano S. Jaishankar per fermare la vendita.
«È una questione altamente emotiva e sacra per il nostro popolo», ha scritto Neiphiu Rio. «È un’usanza tradizionale del nostro popolo dare il massimo rispetto e onore ai resti dei defunti». Rio ha esortato Jaishankar a sollevare la questione con l’Alto Commissariato dell’India a Londra.
In precedenza, il Forum for Naga Reconciliation (FNR), un gruppo del Nagaland, aveva sollevato preoccupazioni in merito all’asta, sostenendo che violava l’articolo 15 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (UNDRIP). Il gruppo ha contattato direttamente la casa d’aste per condannare la vendita e chiedere che l’oggetto venisse rimpatriato.
Il FNR è anche in dialogo con il Pitt Rivers Museum di Oxford in merito agli oggetti conservati nella collezione del museo, come riportato dai resoconti. Nel 2020, il museo ha dichiarato che avrebbe rimosso resti umani e altri «oggetti insensibili» dall’esposizione dopo una revisione etica.
«Siamo sollevati di sapere che la casa d’aste ha ora rimosso tutti i resti umani dalla vendita odierna», ha affermato la professoressa Laura Van Broekhoven, direttrice del Pitt Rivers Museum, commentando lo sviluppo mercoledì. Ha condannato la vendita dei resti degli antenati come «offensiva e inaccettabile».
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Questa iniziativa giunge mentre governi e organizzazioni dell’Asia meridionale e dell’Africa stanno sollecitando i paesi occidentali a restituire opere d’arte e manufatti trafugati durante il dominio coloniale.
Negli ultimi anni, l’India ha restituito centinaia di antichità che si ritiene siano state rubate dagli inglesi da Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Il mese scorso, durante la visita del Primo Ministro Narendra Modi negli Stati Uniti, l’India ha ricevuto 297 articoli, portando il numero totale di manufatti restituiti da vari paesi a 650 nell’ultimo decennio.
Il Nagaland – uno Stato ampiamente tribale – fa parte di un’area ancora oggi nota per episodi di sacrificio umano sul territorio. La stampa locale riportò nel 2013 il caso di un uomo di 55 anni dell’Assam (uno Stato che confina con il Nagaland) ucciso dagli abitanti di un villaggio e in seguito seppellito nel tentativo di «soddisfare una dea» in un remoto villaggio nella zona della valle di Barak in Assam.
Sempre in Assam, un sacrificio umano si sarebbe svolto anche nel 2019 presso il Tempio Kamakhya di Guwahati, per il quale sarebbero state arrestate 5 persone.
Nel vicino Arunachal Pradesh si conosce il culto di Kecaikhati (la «mangiatrice di carne cruda»), conosciuta come una dea particolarmente sanguinaria esterna ai culti braminici, che ha continuato a ricevere sacrifici umani durante una festa annuale e in tempi calamitosi finché il re Suhitpangphaa (1780–1795) o Gaurinath Singha ne ha proibito la pratica.
Non è chiaro se la divinità assetata di sangue abbia davvero finito di ricevere sacrifizi.
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Immagine di Thingtsali Sangtam via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Intelligence
Storia del SOE, l’armata segreta di Churchill
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Storia
Attivisti filo-palestinesi chiedonodi protestare a Buchenwald
Secondo quanto riferito dai media locali, gruppi filo-palestinesi stanno preparando una protesta contro la gestione del memoriale dedicato alle vittime del campo di concentramento nazista di Buchenwald, in Germania.
I promotori della campagna online «Kefiah a Buchenwald» hanno accusato i responsabili del sito commemorativo di diffondere «propaganda israeliana» e di offrire «sostegno ideologico al genocidio in corso in Palestina».
Gli attivisti stanno organizzando una manifestazione pubblica nei pressi del luogo, vicino alla città tedesca di Weimar, in programma per aprile, in concomitanza con le commemorazioni per l’81° anniversario della liberazione del campo da parte delle forze armate statunitensi.
Inoltre, gli attivisti hanno espresso critiche nei confronti del divieto di indossare la kefiah e altri simboli palestinesi all’interno del sito, nonché per l’esclusione dalle iniziative ospitate dal complesso commemorativo di persone critiche nei confronti di Israele.
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Rikola-Gunnar Luettgenau, portavoce della Fondazione memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora, ha condannato la campagna definendola «una strumentalizzazione del tutto inappropriata della commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo per scopi politici».
I gruppi che «celebrano e glorificano» l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e che negano il diritto di Israele a esistere «non hanno posto qui», ha dichiarato sabato Luettgenau.
Nel 2025, un tribunale tedesco ha stabilito che il memoriale ha il diritto di vietare l’ingresso a chi indossa la kefiah, motivando la decisione con il fatto che tale simbolo avrebbe «messo a repentaglio il senso di sicurezza di molti ebrei, soprattutto in questo luogo».
Tra il 1937 e il 1945, nel campo di Buchenwaldo furono internati circa 278.000 prigionieri, dei quali 56.000 persero la vita. La cattiva fama di Buchenwaldo è inoltre collegata a numerosi dettagli che circolarono ampiamente già prima della conclusione della guerra, tra i quali gli esperimenti medici condotti sui prigionieri, la presenza tra gli internati della principessa italiana Mafalda di Savoia, gli episodi relativi a Ilse Koch, nota come «la strega di Buchenwald», rendendolo uno dei luoghi più inquietanti e terrificanti della Germania nazista.
Il lager nei pressi di Weimer fu a lungo il più noto campo di concentramento tedesco – come si sente in Accattone (1961)di Pasolini, con il protagonista Franco Citti che risponde «che è, Buchenwald?» quando gli dicono che dovrebbe lavorare – per poi essere spodestato nell’immaginario collettivo da Auschwitz, divenuto simbolo ultimo dei lager nazisti e installando nell’opinione pubblica la cifra ebraica dello sterminio. I lager non contenevano solo giudei, e i racconti dei cattolici nei lager, come quelli contenuti nel libro Christus im Dachau piano si stinsero sotto i colpi di opere sulla shoah che culminarono con la pellicola hollywoodiana Schindler’s list (1993).
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Immagine di H.Helmlechner via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Intelligence
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