Gender
La Corte di Giustizia UE crea un precedente sull’identità di genere
La Corte di Giustizia Europea (CGUE) ha stabilito che lo stato membro dell’Unione europea, la Romania, deve accettare la nuova identità di genere di una donna che ha fatto la «transizione» e ora si considera un uomo. Lo riporta il sito European Conservative.
La sentenza avrà conseguenze di vasta portata, poiché i governi conservatori dell’UE che rifiutano la nozione di identità di genere non avranno altra scelta che aderire all’ideologia LGBT.
Secondo la sentenza pubblicata venerdì 4 ottobre, il rifiuto delle autorità rumene di riconoscere l’identità di genere di un «uomo transgender» britannico-rumeno (vale a dire una donna che si identifica come un uomo) ha violato i diritti umani e contravvenuto al diritto europeo.
#ECJ: The refusal of a Member State to recognise the change of first name and gender lawfully acquired in another Member State is contrary to the rights of #EU citizens 👉 https://t.co/ATb3CgbPxg
— EU Court of Justice (@EUCourtPress) October 4, 2024
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I critici della sentenza sostengono che essa inciderà ulteriormente sulla sovranità degli Stati, aprendo la strada alla subordinazione delle competenze dei parlamenti nazionali alle norme e alle regole di Bruxelles.
Il caso ruota attorno a un cittadino rumeno, un insegnante di biologia di 32 anni che si è trasferito nel Regno Unito nel 2008, ha acquisito la cittadinanza britannica e ha mantenuto la nazionalità rumena. La persona ha iniziato la «transizione» nel 2016, ha cambiato nome e titolo («pronomi») da femminile a maschile nel 2017 ottenendo il riconoscimento legale dell’identità di genere maschile nel 2020, quando Londra faceva ancora parte dell’UE.
Un anno dopo, il transessuale alle autorità rumene di registrare ufficialmente i cambiamenti e di rilasciare un nuovo certificato di nascita che includesse la modifica del nome, del sesso e del numero di identificazione personale.
Le autorità rumene hanno respinto tali richieste e hanno invitato il transessuale a rivolgersi al tribunale. Successivamente, il tribunale rumeno ha chiesto alla Corte di Giustizia Europea se il suo rifiuto di riconoscere il cambiamento di identità di genere fosse conforme al diritto dell’UE.
La Corte Europea ha stabilito che è contrario al diritto dell’UE che uno Stato membro rifiuti di riconoscere un’identità acquisita legalmente in un altro Stato membro. La Corte ha sottolineato che il rifiuto della Romania di riconoscere l’identità di genere di questa persona ha ostacolato l’esercizio del diritto alla libera circolazione e residenza all’interno dell’UE. L’inazione della Romania crea anche difficoltà al trans nel fornire l’identificazione nella vita quotidiana, ha stabilito la Corte.
L’organizzazione rumena per i diritti LGBT ACCEPT ha affermato che la sentenza stabilisce un precedente per le persone transgender. Dovrebbe impedire una situazione in cui i documenti nazionali di riconoscimento del genere non siano riconosciuti altrove nell’UE, danneggiando la capacità delle persone che si identificano come transgender di viaggiare liberamente, risiedere, lavorare, studiare o votare in tutto il blocco, hanno affermato.
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La decisione potrebbe di fatto innescare una nuova tornata di battaglie legali, poiché la sentenza indebolisce di fatto le leggi nei paesi conservatori dell’UE che non consentono alle persone di cambiare legalmente il loro genere.
Come segno dell’insinuarsi dell’ideologia di genere nelle istituzioni dell’UE, la sentenza della Corte di giustizia europea si riferisce sistematicamente al transessuale come a un «uomo», utilizzando il pronome «lui»,
La Romania non consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso e le unioni civili per le coppie dello stesso sesso. Una sentenza dell’anno scorso della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), una corte non UE con sede a Strasburgo, ha avuto un tono simile in relazione alla Romania, affermando che il Paese sta violando i diritti delle coppie dello stesso sesso rifiutando di riconoscere legalmente le loro unioni.
La CEDU ha recentemente rimproverato la Polonia per le stesse ragioni.
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Immagine di Cédric Puisney via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Uomo arrestato per aver segato la bandiera LGBT davanti a una chiesa cattolica tedesca
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Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
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Arrestato omosessuale che minacciava di sparare in una scuola cattolica, uccidere bambini e «qualche suora» per divertimento”.
USA 🇺🇸
Police have apprehended a 32 year old man who was planning to carry out a mass shooting at a Catholic school in Nebraska He said he wanted to kill ‘children and a few nuns for (expletive) funsies’ pic.twitter.com/b5JoI9aOsn — Catholic Arena (@CatholicArena) July 18, 2026
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