Connettiti con Renovato 21

Politica

Disastro Biden al dibattito contro Trump: i democratici pronto a sostituirlo

Pubblicato

il

L’atteso dibattito presidenziale tra Trump e Biden ha dato l’esito che molti immaginavano: un disastro completo per il presidente in carica, che ha dimostrato in più occasioni di non essere cognitivamente all’altezza del ruolo.

 

Molti commentatori hanno definito lo spettacolo come «painful to watch», doloroso da guardare: Biden non trova le parole, dice frasi sconnesse, al punto che Trump – che è stato addirittura generoso nel non infierire – ad un certo punto, quando gli è stata chiesta una replica, è sbottato: «non ho capito cosa ha detto, e non lo ha capito nemmeno lui».

 

 

Come noto, il dibattito TV era stato organizzato dalla CNN, la rete di salda fede antitrumpiana. Le regole stabilite per il dibattito erano di per sé bizzarre ed inedite: impossibilità di interrompere l’avversario sotto minaccia di spegnimento del microfono, nessun pubblico (che avrebbe potuto reagire ai guizzi di Trump, come era successo nel 2016 con Hillary Clinton).

 

Iscriviti al canale Telegram

Persino i famigliari di Trump sono stati tenuti lontani dalla sala di registrazione: la nuora Lara Trump, che ha ruoli politici nel Partito Repubblicano, ed è molto esposta politicamente, ha raccontato di aver dovuto seguire il dibattito dall’albergo.

 

Nei giorni scorsi, la CNN aveva staccato il microfono ad una portavoce di Trump che in TV stava ricordando la storia di ostilità pubblica contro Trump di uno dei moderatori.

 

Biden aveva rifiutato di sottoporsi ad un test per la droga richiesto dalla campagna Trump. Nelle ultime settimane, la storia di un presidente senile continuamente drogato per essere tenuto in stato semi-funzionale era stata ribadita da Tucker Carlson, che ha parlato di testimonianze di una «valigetta» piena di farmaci che lo staff porta sempre con sé.

 

In rete circolano furiosamente le clip dei momenti più imbarazzanti, alcuni dei quali sono chiaramente pronti a divenire dei meme.

 

Pazzesca quella in cui farfuglia di COVID perdendosi nel discorso.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Clip di natura cringe sono trapelate da parte di Biden, con la moglie Jill – la sua ufficiale caregiver – a fargli i complimenti davanti ad un gruppetto di sostenitori. La donna gli parla come si parla ad un bambino, o, appunto, ad un vecchio con difficoltà cognitive: «sei stato bravo, hai risposto a tutte le domande!» esclama la First Lady con la consueta espressione murina. (Ci mancava solo che gli dicesse «bravo, hai fatto la nanna» e «hai mangiato le pappe? Sei bravissimo!»)

 

 

Ancora più drammatico il filmato rubato di Jill che va a prendere il marito presidente a termine del dibattito, con l’uomo che fa i gradini con difficoltà.

 

 

L’arrivo di Trump ad Atlanta era stato salutato dal consueto bagno di folla con cartelli e striscioni della folla festante persino in autostrada.

 

 

Fuori dal palazzo, invece, antifa e attivisti pro-Palestina (la nuova causa goscista che spopola in USA) volevano impedire il dibattito.

 

Sostieni Renovatio 21

La notizia, ad ogni modo, è il fatto che gli stessi commentatori della CNN sono sembrati sconvolti ed irati per la performance senile di Biden, con alcuni a parlare di una rivolta di politici e governatori democratici che non vogliono essere associati a Biden per timore di perdere il prossimo ciclo elettorale.

 


I democratici, scrive il sottopancia della CNN, sarebbero in stato di «panico aggressivo» dopo la performance del presidente.

 

La vicepresidente Kamala Harris si trovata a difendere il presidente, nel suo solito modo artefatto e convoluto, l’integrità mentale del presidente dagli stessi giornalisti CNN. Un altro momento davvero «doloroso da guardare».

 

Aiuta Renovatio 21

Per coincidenza, notiamo, nel palazzo e in sala era presenta il governatore della California Gavin Newsom, da molti ritenuto il candidato ideale per sostituire Biden.

 

 

Newsom, ricordiamo, è il distruttore della California in lockdown, nonché figlio dell’uomo che aiutò Getty a pagare alla ‘Ndrangheta il riscatto per il figlio, a cui è seguito l’avvio del monopolio trilionario della cocaina in Europa da parte della mafia calabrese.

 

Elon Musk ha dichiarato che l’intero dibattito altro non era che un «setup for a switch», «un’imboscata per un cambio». Pare ovvio, quindi che il candidato Biden sarà sostituito.

 

 

Riguardo ai contenuti del dibattito, bisogna dire che cose di certo peso sono state dette, come la dichiarazione di Trump secondo la quale Biden potrebbe venire perseguito penalmente in futuro.

 

«Suo figlio è un criminale condannato di altissimo livello. Suo figlio è stato condannato e lo sarà probabilmente numerose altre volte», ha detto Trump parlando di Hunter Biden. Poi, indicando Biden: «ma potrebbe essere un criminale condannato non appena lascerà l’incarico. Joe potrebbe essere un criminale condannato per tutte le cose che ha fatto. Ha fatto cose orribili».

 

Biden ha attaccato Trump per i suoi problemi con la legge. «Solo uno di noi è un criminale condannato, e lo sto guardando», ha detto il 46° presidente, riferendosi al verdetto della giuria di questo mese, in cui Trump è stato giudicato colpevole di aver falsificato documenti aziendali durante la campagna presidenziale del 2016. Biden ha anche osservato che Trump è attualmente indagato per altri crimini e che a gennaio ha perso una causa civile contro la giornalista E. Jean Carroll, che ha accusato l’ex presidente di averla aggredita sessualmente negli anni Novanta. «I crimini di cui sei ancora accusato – e pensa a tutte le sanzioni civili che hai», ha detto Biden.

 

Entrambi i candidati si sono accusati vicendevolmente di aver incoraggiato Putin nel suo conflitto con l’Ucraina.

Iscriviti al canale Telegram

Trump ha sostenuto che Biden ha danneggiato la reputazione dell’America sulla scena mondiale e che è stato uno dei fattori che hanno convinto il presidente russo Vladimir Putin a lanciare un’operazione militare nel febbraio 2022.

 

«Se avessimo avuto un presidente rispettato da Putin, non avrebbe mai invaso l’Ucraina», ha detto Trump. Biden «non ha fatto nulla per fermarlo. Sapete, penso che abbia incoraggiato la Russia ad entrare».

 

L’ex presidente ha suggerito che Putin «ha visto l’incompetenza» di Washington durante il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan nel 2021. È stato «il momento più imbarazzante nella storia del nostro Paese», ha detto The Donald. «Quando Putin lo ha visto, ha detto: “sai una cosa, penso che andremo in [Ucraina]».

 

Quando è stato il turno di parlare di Biden, ha insistito sul fatto che è stato Trump a «incoraggiare Putin». «Questo ragazzo ha detto [a Putin]: “Fai quello che vuoi”. Ed è esattamente quello che Trump ha fatto a Putin: lo ha incoraggiato», ha detto Biden. Trump è intervenuto dicendo: «Non l’ho mai detto».

 

Alla domanda della moderatrice Dana Bash della CNN se i termini di pace proposti da Putin all’Ucraina siano «accettabili», Trump ha risposto: «no, non sono accettabili». Ha poi ribadito la sua affermazione che, se rieletto, avrebbe «risolto quella guerra».

 

Biden ha sottolineato che gli Stati Uniti devono continuare ad aiutare l’Ucraina e ha affermato che la Russia potrebbe potenzialmente attaccare un paese della NATO in futuro. «Se [Putin] prendesse l’Ucraina, cosa pensi che accadrebbe alla Polonia?» Biden ha detto al pubblico che guardava da casa. «Non ho mai sentito tante sciocchezze. Questo è un ragazzo che vuole uscire dalla NATO», ha detto di Trump. «Continua a dire: vai avanti, lascia che Putin entri e controlli l’Ucraina, per poi passare alla Polonia e ad altri luoghi. Cosa succede allora?».

Sostieni Renovatio 21

Trump ha quindi accusato Biden di aver reso gli USA un Paese del Terzo Mondo.

 

«In tutto il mondo non siamo più rispettati come Paese», ha detto Trump durante il dibattito ospitato dalla CNN. «Non rispettano la nostra leadership, non rispettano più gli Stati Uniti… Siamo diventati come una nazione del Terzo Mondo».

 

In un momento brutale, Trump parlando del deficit con la Cina, ha detto, indicando Biden: «è pagato dalla Cina. È il candidato della Manciuria». The Manchurian Candidate è uno romanzo ed un film degli anni Cinquanta che racconta di agenti telecontrollati dalla Cina dopo un lavaggio del cervello.

 


Incredibile anche la parte in cui Biden racconta i suoi punteggi al golf, e Trump dice che non è vero, e invita a terminare il discorso: «non comportiamoci da bambini».

 

 

Mentre il dibattito era in corso, l’account X di Biden postava attacchi a Trump, spingendo alcuni utenti a replicare: se stai twittando, chi è sul palco in questo momento?

 

 

Oramai, tuttavia, l’establishment dello Stato-partito USA, cioè democratici e parte dei repubblicani fusi con il Deep State, hanno superato il momento dell’imbarazzo e della vergogna (che forse non hanno mai conosciuto), e sono pronti alla manovra radicale del cambio candidato a meno di sei mesi dal voto.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Politica

Assassina nel braccio della morte sopravvive a una doppia iniezione letale: nuova eroina delle donne ripaganizzate?

Pubblicato

il

Da

Una donna condannata per omicidio nel Tennessee è stata ricoverata dopo essere sopravvissuta a due dosi di farmaci per l’iniezione letale in un tentativo di esecuzione fallito, hanno riferito giovedì diversi media citando i suoi avvocati e testimoni oculari.   Christa Pike, 50 anni, è stata condannata a morte per le torture e l’omicidio di Colleen Slemmer, studentessa diciannovenne del Job Corps di Knoxville, nel 1995. Se l’esecuzione, prevista per mercoledì, fosse andata a termine, sarebbe stata la prima di una donna nel Tennessee in oltre duecento anni.   Il 12 gennaio 1995, la Pike e il fidanzato Tardaryl Shipp, con l’amica Shadolla Peterson e la Slemmer uscirono dal dormitorio e si recarono nel bosco, dove a Slemmer fu detto che volevano fare pace offrendole della cannabis. Arrivati ​​nel luogo isolato, Slemmer fu aggredita da Pike e Shipp mentre la Peterson faceva da palo. Secondo la testimonianza in tribunale, per i successivi 30 minuti, Slemmer fu schernita, picchiata e ferita con un’arma da taglio. Durante l’aggressione, Slemmer implorò per la sua vita. Lo Shipp usò un taglierino  per incidere un pentagramma sul suo petto mentre era ancora viva, mentre la Pike usò una mannaia.   Infine Pike fracassò il cranio di Slemmer con un grosso pezzo di asfalto, uccidendola per lesione cerebrale. Pike conservò un pezzo del cranio di Slemmer e lo esibiva vantandosi di come lo avesse ottenuto.[

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nei documenti legali d’urgenza visionati dal New York Times, gli avvocati affermano che Pike non perse conoscenza dopo due siringhe di pentobarbital: il cuore batteva ancora e russava in modo udibile. Secondo il giornale e i legali, fu poi portata in un ospedale vicino; le sue condizioni non erano note. Le autorità del Tennessee avrebbero confermato lo stesso giorno a un giudice federale che stava ricevendo cure.   L’Associated Press ha citato testimoni dei media secondo cui Pike sarebbe rimasta cosciente dopo l’iniezione e a un certo punto avrebbe chiesto ai funzionari del carcere di una sensazione al braccio. Si continuò a sentirla russare dietro la tenda chiusa, prima che i giornalisti fossero fatti uscire.   L’esecuzione era inizialmente prevista per la mattina successiva, ma una corte d’appello federale emise una sospensione temporanea per esaminare le tesi dei difensori, secondo cui la storia di abusi sessuali e negligenza subiti nell’infanzia non era stata adeguatamente presentata in sede di condanna. La Corte Suprema degli Stati Uniti rimosse poi l’ostacolo, consentendo al Tennessee di procedere la stessa sera.   Sul mancato esito, il Dipartimento penitenziario del Tennessee ha dichiarato di aver «seguito ogni fase del protocollo di esecuzione legale e stabilito dallo Stato, approvato dall’ufficio del procuratore generale».   In rete si sprecano le ironie e i sospetti: Christa Pike aveva chiesto che a occuparsi di lei nella camera della morte fosse un team composto solo da donne. La richiesta, avanzata dai suoi avvocati nelle ultime settimane prima della data fissata del 30 settembre 2026, riguardava il personale che l’avrebbe trasportata, sorvegliata e sottoposta all’iniezione letale, non i testimoni esterni (familiari della vittima o giornalisti). La motivazione indicata è il trauma da abusi sessuali subiti da bambina e il disturbo da stress post-traumatico: secondo la difesa, essere immobilizzata, toccata e intubata da uomini le avrebbe fatto rivivere quegli abusi.   Il Tennessee non ha garantito che ogni persona nella camera sarebbe stata una donna, ma ha accettato alcune misure: trasferimento con agenti donne, tentativo di avere solo personale femminile durante la death watch, e schermi per privacy in doccia e bagno. Dopo il tentativo di esecuzione fallito, un suo avvocato, Randy Spivey, ha detto che quanto aveva visto era coerente con un team di esecuzione tutto femminile.   I commentatori online ora alludono al fatto che potrebbe essere stata una donna a sbagliare l’iniezione, come a dimostrare l’incapacità delle femmine di fare certi lavori – come quello di dare la morte, ma nell’era dell’uguaglianza dobbiamo vedere anche le donne-boia.   È la seconda esecuzione fallita nello Stato quest’anno. A maggio le autorità annullarono l’iniezione letale di Tony Carruthers, condannato per il rapimento e l’omicidio di tre persone nel 1994, dopo che i boia avevano impiegato più di un’ora senza riuscire a inserire una flebo per il pentobarbital.   L’iniezione letale è ampiamente considerata il metodo di esecuzione più soggetto a errori negli Stati Uniti. Dall’inizio del 2020, 170 persone sono state giustiziate in 17 Stati, in maggioranza in Florida, Texas e Oklahoma. Nello stesso periodo sei Stati hanno registrato iniezioni letali mal eseguite, secondo il Death Penalty Information Center, organizzazione no-profit che raccoglie dati e analisi sulla pena capitale.   Ora in America vari osservatori ed anche politici chiedono il ritorno della sedia elettrica. Lo stesso presidente Trump, interrogato sul caso ha detto apertis verbis che sarebbe d’uopo reintrodurre i plotoni di esecuzione.

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, il dipartimento di Giustizia USA cinque mesi fa aveva comunicato che il Paese ripristinerà l’uso della fucilazione, della sedia elettrica e dell’asfissia gassosa per giustiziare i criminali condannati per i reati federali più gravi.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa lo Stato americano dell’Alabama ha giustiziato un condannato a morte utilizzando l’azoto gassoso, segnando il secondo utilizzo di questo controverso metodo, che alcuni critici hanno definito equivalente alla tortura. Durante l’esecuzione del condannato a morte, i testimoni dissero di averlo visto tremare e contorcersi sulla barella per minuti prima di morire.   L’esistenza della pena capitale negli Stati Uniti può essere fatta risalire all’inizio della Virginia coloniale. Insieme al Giappone (dove vi è stata la controversia dell’ex ministro della Giustizia che aveva affermato di «annoiarsi» a firmare le condanne a morte), Singapore e Taiwan, gli Stati Uniti sono una delle quattro democrazie avanzate e l’unica Nazione occidentale che applica regolarmente la pena di morte.   Il tema tuttavia non è la pena di morte, ma il montante trend dell’impunità richiesta per le donne assassine. Bisogna considerare la portata del caso Lindsay Clancy, assassina dei suoi tre figli, difesa a spada tratta da milioni di donne gosciste americane convinte che la donna fosse preda ad una presunta psicosi post-partum o addirittura che l’assassino sia il marito (registrato dalle telecamere in farmacia dove lo aveva mandato la moglie per avere il tempo di strangolare i piccoli).   La contraddizione tra le posizioni non preoccupa l’esercito di neofemministe, per lo più wine-mom come oggi sono chiamate le donne della suburbia borghese americana, viziate e con tanto tempo libero a disposizione. In quantità immense si sono presentate fuori dal tribunale per acclamare la nuova eroina, una donna che uccide i propri figli.   Con il caso dell’assassina (satanica?) Christa Pike sembra non andremo molto lontani: sui social media è un tutto un pullulare di ammiccamenti, giustificazioni (ha subito traumi infantili, ci viene ripetuto) e perfino video fake che la mostrano dolorante.   Si tratta, pensiamo, di una slatentizzazione del femminismo di cui essere grati: esso si rivela per ciò che è sempre stato dal principio, una riedizione del culto delle streghe, con malefizi e omicidi – e, ovvio, aborti – inclusi.
La scristianizzazione, tutti lo sanno, non porta alla società «laica», ma alla ripaganizzazione, cioè al ritorno del sacrificio umano. È logico, quindi, che la donne del mondo ripaganizzato erigano a propri modelli delle assassine.
 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
   
Continua a leggere

Politica

Gli ebrei ultraortodossi condannano le Forze di Difesa Israeliane definendole «esercito nemico»

Pubblicato

il

Da

Migliaia di ebrei ultraortodossi hanno sfilato di notte per le strade di Gerusalemme, contro la coscrizione obbligatoria nell’esercito israeliano e in omaggio ai renitenti alla leva della comunità incarcerati.

 

La marcia è partita dal quartiere di Geula, con diverse strade chiuse. La polizia non ha schierato agenti in mezzo alla folla, apparentemente per non innescare violenze. L’iniziativa è stata promossa da vari gruppi ultraortodossi contrari alla leva, tra cui la Fazione di Gerusalemme e altri attivisti anti-coscrizione, che speravano in uno svolgimento pacifico. Non sono stati segnalati incidenti di rilievo.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Secondo quanto riferito, una cinquantina di ex renitenti, già detenuti, si sono presentati all’evento e la folla li ha celebrati come veri martiri, per quella che gli organizzatori hanno definito la loro adesione all’ebraismo. La comunità ultraortodossa si oppone in modo schiacciante alla coscrizione nelle Forze di Difesa Israeliane e considera lo studio a tempo pieno della Torah il proprio dovere primario.

 

Durante la marcia sono stati esposti cartelli e striscioni di vario tipo, alcuni dei quali equiparavano i prigionieri militari Haredi agli «ostaggi». Altri condannavano le Forze di Difesa Israeliane (IDF) definendole un «esercito nemico» e ribadivano il rifiuto degli Haredi di sacrificare i propri figli «sull’altare del sionismo», come mostrano le immagini riprese sul posto. Alcuni manifestanti sono stati visti su un autobus a due piani scoperto, con la musica a tutto volume, mentre ballavano per le strade.

 

La manifestazione è arrivata due giorni dopo che centinaia di ebrei Haredi si erano riuniti a Bnei Brak per onorare 160 renitenti ultraortodossi usciti da una prigione militare. Gli organizzatori l’avevano descritto come una festa di bentornato, ma l’evento ha assunto un tono politico ed è servito a lanciare Colore Nero, un partito Haredi di recente registrazione, il cui programma ruota soprattutto attorno all’esenzione dal servizio militare per la comunità ultraortodossa.

 

Il servizio è obbligatorio per la maggior parte dei cittadini israeliani, uomini e donne, ma i membri della comunità Haredi hanno goduto di un’esenzione per decenni.

 

Quell’esenzione è terminata nel 2014, dando luogo a ripetuti scontri tra ultraortodossi e autorità. Le tensioni si sono acuite durante la guerra di Gaza, con la sentenza della Corte Suprema del 2024 che ha dichiarato obbligatoria la coscrizione per migliaia di membri della comunità. La leva di massa degli ultraortodossi è stata però rinviata più volte e, secondo alcune fonti, le autorità avrebbero di recente sospeso le attività di reclutamento in vista delle elezioni parlamentari.

 

Come riportato da Renovatio 21, la polizia israeliana è intervenuta contro ebrei ultraortodossi che avevano bloccato un’importante autostrada nei pressi di Tel Aviv per protestare contro l’arresto di un renitente alla leva appartenente alla comunità ultraortodossa. Le scene circolanti online mostrano i poliziotti che strappano i pantaloni agli haredi.

 

Come riportato da Renovatio 21, a gennaio un adolescente è morto e altri tre sono rimasti feriti quando un autobus si è schiantato contro un gruppo di ebrei ultraortodossi che protestavano contro la coscrizione a Gerusalemme.

 

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, nei mesi precendenti  l’esercito israeliano ha annunciato l’intenzione di arruolare forzatamente 54.000 studenti di seminario ultra-ortodossi.

 


Come riportato da Renovatio 21, dopo lunghe discussioni dell’opinione pubblica israeliana, l’anno scoro l’Alta Corte di Israele aveva stabilito che anche gli ortodossi devono essere arruolati nell’esercito dello Stato Ebraico. Nel 2025 centinaia di manifestanti ultraortodossi avevano bloccato una delle principali arterie stradale di Tel Aviv, Bnei Brak, per protestare contro la leva obbligatoria.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la rivista ebraica Ha-kom, rivolta agli ebrei ortodossi, aveva pubblicato una serie di articoli sulla demoralizzazione dei soldati israeliani.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Politica

La Gran Bretagna potrebbe annullare la Brexit: parla il neopremier Burnham

Pubblicato

il

Da

Il premier britannico Andy Burnham ha detto che la Gran Bretagna potrebbe, in prospettiva, tornare nell’Unione Europea, mentre il suo esecutivo valuta diverse strade per ridefinire i rapporti con il blocco a dieci anni dal referendum sulla Brexit.   In un’intervista alla BBC mercoledì, Burnham ha dichiarato che la Brexit ha fatto «più male che bene», sostenendo che l’assetto attuale frena la crescita economica e non ha consegnato il controllo sull’immigrazione che era stato promesso. Ha aggiunto che il governo esaminerà alternative che vanno dal mantenere lo status quo all’adesione a un’unione doganale o al mercato unico, fino a un eventuale rientro definitivo nell’UE.   Di recente si è parlato sempre più spesso di un possibile ritorno all’UE, con diversi esponenti britannici di primo piano che hanno avanzato l’ipotesi. Le parole di Burnham sono l’indicazione più netta finora che un rientro potrebbe essere un’opzione concreta, anche se una mossa del genere riaprirebbe i nodi di sovranità, immigrazione e controllo normativo che hanno spinto gran parte del voto per l’uscita.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Nel giugno 2016 i britannici hanno votato per uscire dall’UE con il 52% contro il 48%, avviando anni di trattative sui termini della Brexit. Il Regno Unito ha lasciato formalmente il blocco nel gennaio 2020 e ha abbandonato mercato unico e unione doganale alla fine dello stesso anno.   Per molti elettori del Leave la Brexit riguardava soprattutto sovranità e immigrazione, più che l’economia. Un sondaggio Ashcroft subito dopo il referendum ha rilevato che il 49% di chi aveva votato per uscire indicava come motivo principale la volontà che le decisioni sul Regno fossero prese in Gran Bretagna, mentre il 33% citava il desiderio di riprendere il controllo su immigrazione e confini. Solo il 6% metteva in primo piano i benefici attesi per commercio ed economia. Al contrario, il 43% di chi aveva votato per restare indicava come preoccupazione principale il rischio della Brexit per economia, occupazione e prezzi.   La Brexit ha messo fine alla libera circolazione nell’UE e ha dato a Londra il controllo su chi potesse trasferirsi in Gran Bretagna dall’Unione. Questo, però, non si è tradotto in un calo complessivo dell’immigrazione. Il saldo migratorio netto è anzi salito in modo netto, con un aumento degli arrivi da Paesi extra-UE, fino al record di 944.000 persone nell’anno concluso a marzo 2023, prima di calare bruscamente dopo l’inasprimento delle norme sui visti. I cittadini extra-UE restano la maggioranza degli ingressi.   Il cambiamento ha avuto un effetto speculare: i cittadini britannici hanno perso i diritti di libera circolazione dell’UE e ora sono soggetti ai requisiti di ingresso previsti per i viaggiatori extra-UE nello spazio Schengen.   La Brexit ha inoltre dato alla Gran Bretagna una politica commerciale autonoma, permettendole di negoziare accordi senza il via libera degli Stati membri dell’UE. Da allora Londra ha chiuso intese con Australia, Nuova Zelanda e India e ha aderito al CPTPP, un importante blocco commerciale indo-pacifico. Tuttavia l’Office for Budget Responsibility (OBR) stima che i benefici economici di lungo periodo degli accordi post-Brexit siano modesti rispetto all’impatto atteso dalle maggiori barriere commerciali con l’UE.   Ciononostante il blocco resta il principale partner commerciale della Gran Bretagna, con circa il 41% delle esportazioni britanniche e circa la metà delle importazioni nel 2025.   I critici sostengono che i costi economici della Brexit abbiano superato i benefici. L’Ufficio per la Responsabilità di Bilancio (OBR) stima che la Brexit ridurrà alla fine l’intensità degli scambi dell’economia britannica di circa il 15% e la produttività di circa il 4% rispetto alla permanenza nell’UE. Si tratta di ipotesi di modellizzazione di lungo periodo, non di perdite osservate in modo diretto, e la performance economica britannica dopo la Brexit è stata influenzata anche dalla pandemia di COVID-19, dal conflitto in Ucraina e da più ampie perturbazioni del commercio globale.   L’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale ha anche creato nuove barriere commerciali con il principale partner della Gran Bretagna. Le imprese devono ora affrontare dichiarazioni doganali, regole di origine e controlli aggiuntivi che non c’erano quando il Paese era membro dell’UE.   Sebbene la Brexit abbia dato a Londra un maggiore controllo sull’immigrazione legale, Burnham ha sostenuto che ha indebolito la capacità del Paese di contrastare quella irregolare, riducendo la cooperazione con i Paesi europei, in particolare sugli attraversamenti della Manica.   Burnham non ha collegato in modo esplicito la revisione del ruolo dell’UE alla tenuta del Regno britannico. L’iniziativa si inserisce però nel contesto dei partiti indipendentisti e nazionalisti irlandesi in Scozia, Galles e Irlanda del Nord, che spingono per l’indipendenza o la riunificazione irlandese e presentano una maggiore integrazione con l’UE come parte della loro visione.   Questo mese l’SNP e il Plaid Cymru, entrambi indipendentisti, insieme al Sinn Féin, favorevole all’unificazione irlandese, hanno riaffermato insieme il diritto all’autodeterminazione delle rispettive nazioni e hanno chiesto a Londra di facilitare un cambiamento costituzionale, dichiarando che il loro futuro «appartiene all’Unione Europea».   Burnham, dal canto suo, ha fatto della tenuta del Paese una priorità esplicita. Rispondendo martedì alla previsione del primo ministro scozzese John Swinney, secondo cui sarebbe stato l’ultimo premier del cosiddetto Regno Unito, ha promesso di «combattere con tutte le mie forze per mantenere unito il Paese».

Iscriviti al canale Telegram

In materia di sicurezza, Gran Bretagna e UE si sono già avvicinate in modo significativo nonostante la Brexit. Il Regno Unito resta una delle principali potenze militari europee della NATO, mentre il Partenariato di sicurezza e difesa Regno Unito-UE del 2025 ha istituito consultazioni strategiche periodiche e ha ampliato la cooperazione su Ucraina, sanzioni alla Russia, mobilità militare e produzione di armamenti. Ha inoltre aperto la strada a un maggiore coinvolgimento britannico nelle iniziative di difesa dell’UE.   Un eventuale ritorno non sarebbe automatico né ripristinerebbe le precedenti condizioni di adesione. Londra  dovrebbe presentare una nuova domanda formale e seguire l’intero processo di adesione, che richiede l’approvazione unanime degli Stati membri e il consenso del Parlamento europeo. Alla Gran Bretagna non sarebbero inoltre garantite le deroghe e gli accordi speciali di cui godeva prima della Brexit: i termini di una nuova adesione andrebbero negoziati.   Subito dopo il referendum del 2016 i leader dell’UE dissero di rammaricarsi della scelta britannica, pur rispettandone l’esito. Nei negoziati successivi sul recesso Bruxelles tenne una linea rigida, insistendo sul fatto che la Gran Bretagna non potesse conservare i benefici dell’adesione dall’esterno e respingendo l’idea di «selezionare solo i vantaggi» del mercato unico.   Tuttavia Un decennio dopo Bruxelles non esclude il ritorno di Londra. A luglio il commissario europeo Maros Sefcovic ha detto che la richiesta di adesione è «una prerogativa esclusiva» dei britannici. L’ex negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, ha dichiarato a giugno che la «porta dell’UE è aperta», sottolineando però che la Gran Bretagna non può semplicemente scegliere quali regole dell’UE seguire.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di sebastiandoe5 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic  
   
Continua a leggere

Più popolari