Connettiti con Renovato 21

Terrorismo

Gli islamisti manifestano per il «califfato» tedesco ad Amburgo

Pubblicato

il

Sabato nella città di Amburgo si è tenuta una grande manifestazione contro l’islamofobia. Secondo le autorità, l’evento è stato organizzato da una persona legata a un «gruppo estremista affermato».

 

Secondo i dati di polizia pubblicati dalle autorità cittadine, hanno preso parte circa 1.100 manifestanti. Foto e video condivisi sui social media mostrano una grande folla che occupa un’area significativa lungo Steindamm Strasse, nel centro della città.

 

I partecipanti sono stati visti tenere cartelli e manifesti con la scritta: «Germania = dittatura dei valori», «La Palestina ha vinto la guerra dell’informazione» e soprattutto «Kalifat ist der Loesung», cioè «il Califfato è la soluzione». I manifestanti hanno cantato «Allahu Akbar» durante tutto l’evento.

 

Sostieni Renovatio 21

Secondo gli organizzatori, come citato dai media tedeschi, la manifestazione è stata organizzata per protestare contro quelle che hanno definito politiche islamofobe e una campagna di disinformazione mediatica contro i musulmani in Germania. I relatori hanno accusato politici e giornalisti di «bugie a buon mercato» e di «reportage codardi» nel conflitto tra Israele e il gruppo militante Hamas con sede a Gaza.

 

Sui social media si afferma inoltre che gli oratori invocano la creazione di un califfato islamico in Germania, riporta RT. I video mostrano uno degli oratori che definisce il califfato un «sistema che… fornisce sicurezza» ma che è «odiato» e «demonizzato» in Germania. La folla risponde ripetendo «Allahu Akbar».

 

L’organizzatore della manifestazione è stato identificato dal quotidiano locale Hamburger Morgenpost come Joe Adade Boateng, 25 anni, cittadino tedesco e sedicente imam che diffonde quella che il giornale definisce «propaganda islamica» sui social media, compreso TikTok.

 

Secondo quanto riportato dai media, l’uomo è anche membro di Muslim Interaktiv, un’organizzazione ufficialmente designata dal Servizio di sicurezza nazionale (BfV) come «gruppo estremista affermato».

 


Aiuta Renovatio 21

Tale status non porta a un divieto automatico in Germania, ma consente ai funzionari della sicurezza di prendere di mira i membri con tutti gli strumenti di intelligence disponibili, inclusa la sorveglianza segreta, gli informatori riservati e le intercettazioni telefoniche.

 

La polizia tedesca afferma di aver dispiegato grandi forze durante l’evento, che si è concluso «pacificamente» senza incidenti. Tuttavia, nei video condivisi sui social media non si vede alcuna presenza importante della polizia.

 

Il gruppo ha anche tenuto una manifestazione senza preavviso nell’ottobre dello scorso anno che si è conclusa con scontri con la polizia. I manifestanti hanno colpito gli agenti con bottiglie e pietre, ferendone tre. È stato avviato un procedimento penale contro 20 rivoltosi.

 

Nel febbraio 2023, Muslim Interaktiv aveva anche organizzato una protesta contro il rogo del Corano in Svezia, alla quale, secondo i media, hanno partecipato 3.500 persone.

 

Lo sviluppo ha suscitato preoccupazioni tra alcuni politici. Kazim Abaci, portavoce della politica migratoria della fazione socialdemocratica nel Parlamento di Amburgo, ha definito «insopportabile» che agli islamici sia permesso di marciare liberamente per le strade.

 

Secondo l’Hamburger Morgenpost, Herbert Reul, il ministro degli Interni del vicino Land tedesco della Renania Settentrionale-Vestfalia, chiede «da molto tempo» il divieto di Muslim Interaktiv.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo le autorità terroristi jihadisti avrebbero programmato di attaccare gli stadi di calcio duranti i Campionati Europei in partenza tra poche settimane.

 

La Germania si produce, relativamente all’immigrazione islamica, in situazioni sempre più grottesche. Il Gay Pride tedesco 2022 è stato attaccato da quelli che i giornali chiamarono pudicamente «uomini di origine meridionale». L’attacco terroristico nella piccola cittadini di Wuerzburg, che suscitò nel sindaco la preoccupazione che si sarebbero discriminati gli immigrati. Si ricorda anche la vicenda del politico verde di origine cingalese Manoj Subramamian, che si inventò molestie e attacchi nazisti contro di lui, mentre nella città di Hanau abbiamo visto invece parcheggi riservati solo a immigrati e LGBT.

 

La Repubblica Federale, che ha accettato un titanico afflusso di immigrati con la crisi del 2015 grazie alle decisioni di Angela Merkel, è tuttavia già stata traumatizzata dalla questione dell’immigrazione, non solo che il terrorismo che ha colpito il mercatino di Berlino nel Natale 2016 (l’attentatore era entrato con i barconi, dall’Italia) ma anche con il dramma degli stupri di massa al capodanno 2015 davanti al Duomo Colonia: è la tahurrush gamea, la «molestia collettiva» che abbiamo visto consumarsi anche in Italia al capodanno 2021 davanti al Duomo di Milano.

 

Il Paese è annualmente teatro anche degli indimenticabili capodanni di Berlino, con devastazioni perpetrate da immigrati nella più totale sfida alle forze dell’ordine.

 

Come riportato da Renovatio 21, la città di Duesseldorf ha celebrato un anno fa il suo primo cartello stradale islamico.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Terrorismo

Coloni israeliani armati picchiano e rapinano fotografo dell’agenzia France Presse

Pubblicato

il

Da

Coloni israeliani armati avrebbero picchiato e derubato un fotografo dell’AFP, identificato come giornalista, in Cisgiordania occupata. Sul posto c’erano una dozzina di soldati delle Forze di difesa israeliane, che, come spesso accade, non sono intervenuti.   Il fotografo palestinese Jaafar Ashtiyeh, 58 anni, è stato ricoverato dopo essere stato colpito più volte con il calcio di un fucile. L’aggressione è l’ultima di una serie crescente di attacchi ai giornalisti in Cisgiordania. Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha documentato almeno 16 episodi che hanno coinvolto 35 giornalisti palestinesi, israeliani e internazionali solo nei primi otto mesi del 2026, già più dei 13 episodi e 25 giornalisti registrati in tutto il 2025.   L’attacco è avvenuto martedì vicino al villaggio di Aqraba, mentre Ashtiyeh e il collega dell’AFP John Wessels documentavano la raccolta delle olive. Secondo l’agenzia, i due hanno visto un soldato israeliano fermare un palestinese, poi un uomo su un quad si è avvicinato e ha aperto il fuoco. Un palestinese è stato colpito al piede e ricoverato, ha riferito la Mezzaluna Rossa Palestinese.  

Sostieni Renovatio 21

Durante la raccolta annuale i coloni prendono spesso di mira gli agricoltori, si impossessano dei raccolti o li distruggono, insieme agli alberi, che per molte famiglie sono una fonte di reddito essenziale. Almeno altri sei uomini armati si sono poi scagliati contro i giornalisti sparando. Mentre Ashtiyeh cercava di salire su un veicolo chiaramente contrassegnato «Stampa», due uomini lo hanno placcato e colpito più volte con i calci dei fucili.   «Potevo sentire le sue urla», ha detto Wessels, a sua volta minacciato con una pistola mentre gli aggressori prendevano l’attrezzatura di Ashtiyeh. Il fotografo ha riportato contusioni alla testa e al torso. Secondo Wessels, una dozzina di soldati israeliani in assetto completo erano a circa 500 metri e non sono intervenuti. L’AFP ha chiesto un commento all’esercito.   «Condanniamo fermamente l’ennesimo grave attacco contro giornalisti che cercavano di documentare gli eventi in Cisgiordania e chiediamo un’indagine completa», ha detto Phil Chetwynd, direttore delle notizie globali dell’AFP. Ha definito «inaccettabile» che i giornalisti possano essere picchiati e derubati da coloni armati senza che le forze di sicurezza israeliane intervengano.   L’episodio si colloca in un’intensificazione delle violenze dei coloni contro i residenti locali: attacchi, furti e vandalismi sono segnalati quasi ogni giorno negli ultimi mesi. Secondo alcune fonti, coloni estremisti si sarebbero anche impossessati di oliveti palestinesi.   Chi documenta questi fatti finisce sempre più spesso coinvolto. Ad agosto coloni hanno attaccato una squadra di tre persone dell’AFP a est di Betlemme, lanciando pietre, colpendo un giornalista con un bastone e danneggiando il veicolo. Pochi giorni prima il giornalista di Haaretz Matan Golan e il fotografo Itay Rom erano stati aggrediti vicino a Qusra: secondo il Comitato, i coloni hanno circondato l’auto, uno ha preso a calci e sputato addosso a Golan, e i soldati vicini non sono intervenuti. Nemmeno chi lavora per i media israeliani è stato risparmiato.   All’inizio dell’anno giornalisti palestinesi sono stati picchiati, minacciati o costretti a lasciare il lavoro in altri incidenti; anche troupe di CNN, Reuters, Al Jazeera e Anadolu sono state affrontate o attaccate dai coloni.   Gli attacchi arrivano in un contesto già letale per la stampa. Secondo il CPJ, Israele è stato responsabile di 86 dei 129 giornalisti e operatori dei media uccisi nel mondo nel 2025, un record, circa due terzi del totale globale, in pratica allo Stato Ebraico va la maggior parte degli omicidi di membri della stampa su scala planetaria.   Come riportato da Renovatio 21, secondo calcoli Israele avrebbe ucciso il 75% di tutti i giornalisti morti nel 2023 mentre coprivano zone di conflitto.

Iscriviti al canale Telegram

Nel conflitto sono stati assassinati vari giornalisti del network quatariota Al Jazeera, tra cui ucciso il giornalista Ismail al-Ghoul, che lo Stato Ebraico ha sostenuto essere un terrorista.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 fa si era avuto il caso di cinque giornalisti uccisi a Gaza in un unico attacco.   Poche settimane prima, soldati israeliani avevano fatto irruzione negli uffici di Al Jazeera a Ramallah, in Cisgiordania. Il governo israeliano l’anno scorso aveva votato per chiudere il canale televisivo del Qatar. Tre anni fa vi fu lo scandalo del corteo funebre della celebre giornalista cristiana di Al Jazeera Shireen Abu Akleh attaccato dalla polizia israeliana.   Nel 2025 l’agenzia AFP che a Gaza i suoi giornalisti collaboratori stanno morendo di fame. Un’inchiesta del giornale britannico Guardian ha scoperto che l’esercito israeliano considererebbe legittimi obiettivi militari i media affiliati alla resistenza al genocidio di Gaza.   Anche la stampa israeliana potrebbe non essere lontana dagli obbiettivi politici attuali: mesi fa era emerso che il governo israeliano voleva sanzionare anche il più antico quotidiano del Paese, Haaretz.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter  
Continua a leggere

Terrorismo

Trump dice di credere che gli incidenti di FlyDubai e dell’aeroporto di Fairford coinvolgano l’Iran

Pubblicato

il

Da

Lunedì, parlando con i giornalisti, il presidente Trump ha collegato all’Iran sia l’improvviso ritiro dei bombardieri statunitensi dalla base RAF di Fairford, nel Sud dell’Inghilterra, sia l’incidente del volo FlyDubai della scorsa settimana.

 

Alla domanda se la partenza improvvisa dei bombardieri fosse dovuta a minacce, Trump ha risposto: «Penso che possiamo dirlo. Voglio dire, non sono volati via per caso. Sì, sono piccoli, ma c’erano delle minacce (…)E piuttosto che provocare il nemico, lo cattureremo e lo sconfiggeremo, ma perché dovremmo lasciarli lì? Quindi li abbiamo spostati un po’, non molto lontano», ha dichiaratro il presidente statunitense.

 

Più tardi, quando gli è stato chiesto se pensava che l’Iran avesse portato droni da combattimento in Gran Bretagna, ha risposto: «Non posso dirvelo. Ma se lo avessero fatto, ne soffrirebbero molto… E in realtà sappiamo chi ha fatto la minaccia».

 

Alla domanda se riteneva che l’Iran fosse coinvolto anche nell’incidente del volo FlyDubai, Trump ha risposto: «Sì. Personalmente lo penso».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico domonio CC0 via Flickr

 

Continua a leggere

Terrorismo

Uomo arrestati per complotto terroristico contro Farage e per aver ucciso l’ex ministro cattolico Anne Widdecombe

Pubblicato

il

Da

L’uomo accusato dell’omicidio dell’ex ministra conservatrice britannica Ann Widdecombe è stato incriminato anche per aver preparato un attentato terroristico contro il leader di Reform UK, Nigel Farage.   Joshua Kerry, 28 anni, di Rotherham, nello South Yorkshire, è stato incriminato venerdì ai sensi della legge antiterrorismo del 2006 e comparirà in tribunale mercoledì, ha riferito la polizia. La nuova accusa riguarda attività che sarebbero avvenute tra il 31 maggio e l’8 luglio.   «Da tempo stiamo conducendo un’indagine estremamente complessa e approfondita. L’accusa annunciata oggi è il risultato del lavoro instancabile degli investigatori di tutta la rete di polizia antiterrorismo», ha dichiarato Vicki Evans, coordinatrice nazionale senior per la lotta al terrorismo.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Esprimo la mia più profonda solidarietà a Nigel Farage e alla sua famiglia. Nessuno si faccia illusioni: un attacco a chiunque ricopra una carica politica è un attacco a tutti noi», ha scritto il ministro dell’Interno Shabana Mahmood su X. Ha aggiunto che il caso «solleva seri interrogativi sulla sicurezza di coloro che ricoprono ruoli pubblici».   Kerry è stato arrestato poco dopo il ritrovamento del corpo di Widdecombe, avvenuto il 9 luglio nella sua casa di campagna nel Sud-Ovest dell’Inghilterra. I pubblici ministeri sostengono che il sospettato abbia colpito la politica settantottenne 21 volte con un martello, in un’aggressione ripresa dalle telecamere. Il movente non è ancora stato reso noto.   Deputata conservatrice per oltre due decenni, Widdecombe è stata ministro del Lavoro e poi ministro delle Carceri. Dal 2019 al 2020 è stata eurodeputata per il Brexit Party, cofondato da Farage.   La Widdecombe nel 1993 aveva lasciato la Chiesa anglicana dopo una serie di decisioni che considerava un allontanamento dalla tradizione, culminate con l’ordinazione sacerdotale femminile, convertendosi al cattolicesimo.   Era nota per le sue posizioni socialmente conservatrici, in particolare per l’opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso e all’aborto. Nel 2019 uno spettacolo teatrale con la sua partecipazione fu cancellato dopo che i critici l’avevano accusata di appoggiare la terapia di conversione, la controversa pratica che tenta di modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona. Widdecombe sostenne che le sue affermazioni erano state travisate.   Farage, uno dei principali sostenitori del Leave nel referendum sulla Brexit del 2016, ha a lungo ricevuto minacce di morte ed è stato ripetutamente preso di mira durante le apparizioni pubbliche.   Nella campagna elettorale del 2019 e in quella del 2024 gli sono stati gettati addosso un frappè, uova e altri oggetti.   Nell’aprile del 2025 un presunto ordigno incendiario fu infilato nella cassetta delle lettere della sua abitazione e si autodistrusse. La polizia antiterrorismo ha riaperto le indagini quest’anno dopo aver individuato una pista in precedenza trascurata. Nessuno è stato incriminato per l’episodio.   Come riportato da Renovatio 21, in questi anni il Farage ha dovuto subire anche la debancarizzazione. Dalla chiusura dei suoi conti bancari è partito a descrivere l’incubo tirannico dell’incipiente società senza contanti.

Aiuta Renovatio 21

Il Parlamento britannico ha ridotto la scorta di sicurezza di Farage del 75% lo scorso anno, costringendo il partito e i donatori privati a finanziare una protezione aggiuntiva. Le autorità parlamentari si sono rifiutate di confermare la cifra, adducendo motivi di sicurezza.   Come riportato da Renovatio 21, nella tornata di elezioni locali di cinque mesi fa Reform UK ha ottenuto successi storici, dinanzi ad un crollo del Partito Laburista anche nelle sue roccaforti. Il partito ha annunziato un piano di deportazione di massa.   Farage è tra coloro che giudica il conflitto in Ucraina come provocato dall’Occidente.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic   
Continua a leggere

Più popolari