Connettiti con Renovato 21

Storia

Netanyahu conferma – ancora una volta – che Israele non ha ucciso Charlie Kirk. E neanche San Simonino

Pubblicato

il

Il primo ministro israeliano Beniamino Netanyahu è nuovamente intervenuto pubblicamente in video per sfatare la teoria del complotto, molto diffusa sui social in queste ore, secondo cui Israele avrebbe assassinato Charlie Kirk.

 

Mercoledì sera Netanyahu ha iniziato la sua proclamazione di innocenza invocando i nazisti. In seguito, il premier israeliano ha confermato che lo Stato ebraico non è colpevole dell’assassinio del 10 settembre.

 

«Il ministro della propaganda nazista ha detto che ‘più grande è la bugia, più velocemente si diffonderà», ha detto Netanyahu. «Beh, qualcuno ha inventato una mostruosa bugia: che Israele abbia qualcosa a che fare con l’orribile omicidio di Charlie Kirk».

 

La comunicazione videomatica è postata direttamente sul canale X del primo ministro dello Stato Giudaico. Essa inanella una quantità di questioni politiche e storiche piuttosto cospicua.

 

Sostieni Renovatio 21

«È folle. È falso. È scandaloso», ha detto a proposito della teoria del complotto israeliano.

 

Il primo ministro ha affermato che, nonostante lui e Kirk avessero divergenze su alcune politiche, accoglieva con favore tale disaccordo. Netanyahu ha affermato che Kirk era turbato dal fatto che il sostegno degli Stati Uniti a Israele stesse diminuendo.

 

«Lui», cioè Charlie Kirk, «mi ha incoraggiato a spiegare direttamente al popolo americano quanto Israele sia vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti», ha affermato Netanyahu. «Lui mi ha detto “la Terra Santa è così importante per la mia vita, mi addolora vedere svanire il sostegno a Israele”». Quindi Netanyahu ha ripetuto, per l’ennesima volta in questi giorni, la questione dei fantomatici valori «giudeo-cristiani», termine inventato nel dopoguerra per indicare improbabili radici comuni tra le due tradizioni religiose e promuovere un dialogo interreligioso, concreato poi con il documento del Concilio Vaticano II Lumen Gentium.

 

Di fatto, il «giudeo-cristianismo», nominato persino da alcuni, come il vescovo Vicenzo Paglia, come «radice» dell’Europa, è uno strumento con il quale Israele tiene incollato a sé l’Occidente separandolo dall’Islam, e quindi giustificando le azioni di Israele contro i palestinesi e pure, quasi un quarto di secolo fa, le guerre americane (e italiane…) in Iraq e in Afghanistan…

 

«Ora c’è chi diffonde queste voci disgustose. Forse per ossessione, forse per i finanziamenti del Qatar», ha continuato il Netanyahu. I finanziamenti del Qatar, recentemente bombardato da Israele nel tentativo di uccidere i negoziatori di Hamas (e dunque, impedire ora un accordo di pace) sono oramai un’accusa ricorrente nel circo mediatico americano, un’infamia lanciata contro quei commentatori e giornalisti disallineati con la politica dello Stato Ebraico.

 

Netanyahu, accusato di crimini contro l’umanità, era intervenuto anche sul canale ultra-trumpiano NewsMax il giorno dopo il brutale assassinio e ha confermato che la teoria del complotto secondo cui Israele sarebbe stato coinvolto nell’assassinio è falsa.

 

Aiuta Renovatio 21

Durante la sua prima conferma di innocenza, Netanyahu aveva spiegato che nel terribile Medioevo gli ebrei venivano accusati di avvelenare i pozzi e di bere il sangue dei bambini cristiani. Tuttavia, la questione dell’avvelenamento dei pozzi ha un precedente storico non medievale, ma molto recente: il piano Nakam. Nel 1945, circa cinquanta superstiti dell’Olocausto cercarono di assassinare civili tedeschi come atto di rivalsa per lo sterminio di sei milioni di ebrei durante l’Olocausto tramite l’avvelenamento del sistema idrico.

 

Sul folle progetto di genocidio dei tedeschi per avvelenamento è stato fatto negli anni scorsi un film, Plan A (2021), realizzato da cineasti israeliani e basato sul libro della studiosa argentina-israeliana Dina Porat, capo-storica dello Yad Vashem e autrice di studi sul papa del Concilio Angelo Roncalli e gli ebrei, Vengeance and Retribution Are Mine (2019).

 

Iscriviti al canale Telegram

Il piano Nakam, sotto la guida di Abba Kovner, puntava a eliminare indiscriminatamente per vendetta vera sei milioni di tedeschi, adottando lo slogan «una nazione per una nazione» – o meglio, pensiamo noi, un genocidio per un genocidio. Il Kovner si recò di persona nella Palestina sotto mandato britannico per procurarsi grandi quantità di veleno, con l’intento di contaminare le condutture idriche e causare la morte di numerosi tedeschi; il piano prevedeva poi di introdurre il veleno nel sistema idrico di Norimberga. Tuttavia, al suo ritorno in Europa, Kovner fu arrestato dai britannici e costretto a disfarsi del veleno.

 

Riguardo al sangue dei bambini cristiani, Renovatio 21 ricorda il caso del professore di storia israeliano Ariel Toaff, figlio del rabbino capo di Roma Elio Toaff, che aveva indagato le basi storiche dell’assassinio di San Simonino da Trento nel libro Pasque di sangue (2007), uscito nei negozi ma subito dopo ritirato. L’analisi storica, pubblicata dalla rinomata casa editrice Il Mulino (nota per una certa inclinazione prodiana), esplora il contesto storico e culturale dell’ebraismo ashkenazita medievale in diaspora, dove emerse l’accusa contro gli ebrei di compiere omicidi rituali di bambini cristiani durante la Pasqua, impiegando il loro sangue per presunti rituali anticristiani.

 

Il caso è quello di San Simonino (1472-1475), bambino di due anni e mezzo trovato morto durante la Pasqua del 1475, venerato come beato dalla Chiesa cattolica sino al Concilio Vaticano II. A seguito del ritrovamento in una roggia del corpo, quindici giudei di Trento furono interrogati con la tortura, e confessarono. Furono messi a morte. Il culto di Simonino divenne nei secoli, e non solo per il mondo cattolico, la prova dell’esistenza dell’omicidio rituale ebraico, la cosiddetta «Accusa del sangue»: l’idea, diffusa dall’Inghilterra Medievale all’Europa rinascimentale alla Germania nazista al mondo arabo odierno, secondo cui gli ebrei consumano sangue umano, specialmente di bambini, durante la Pasqua ebraica (Pesach) per scopi magici o rituali.

 

Toaff, nella prima ora introvabile edizione del libro, scriveva non si può escludere che singoli individui, forse legati a gruppi estremisti ashkenaziti, possano aver compiuto pratiche magiche legate al sangue, come possono suggerire alcuni collegamenti con culti cabalistici presenti al tempo nell’Est-Europa.

 

In pratica, Toaff, a differeva di Netanyahu, sembrava ammettere la possibilità che l’omicidio rituale ebraico possa essere realtà.

 

Ma torniamo al presente e alle dichiarazioni del premier dello Stato Giudaico. Nello spezzone, il Netanyahu continuava invocando i nazisti, forse per effetto di quella che un antico adagio di internet definisce come legge di Godwin («a mano a mano che una discussione online si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler tende ad 1», una legge discorsiva valida in ispecie per i giudei), affermando che le false affermazioni secondo cui gli ebrei erano «portatori di parassiti» e «diffondevano malattie» sarebbero continuate fino all’Olocausto – dopo il quale, in effetti, non possiamo dire che gli ebrei non abbiamo assunto un certo comando del discorso culturale…

 

La realtà è che quella del Netanyahu suona come una grande excusatio non petita, che arriva proprio mentre i maggiorni commentatori critici di Israele stanno dicendo che al momento non vi è alcuna prova che Israele sia coinvolta nell’assassinio Kirk.

 

Tuttavia diverse rivelazioni fatte da giornalisti indipendenti hanno indicato il retroscena per cui Charlie Kirk sarebbe stato in procinto di divorziare ufficialmente dal filosionismo, nonostante la pressione dei suoi donatori, che contribuivano ad un bilancio annuo del suo movimento Turning Point USA di 80 milioni di euro l’anno.

 

Come riportato da Renovatio 21, secondo uno scoop del giornalista del sito di inchista The Grayzone Max Bluementhal, vi sarebbero state pressioni fortissime su Kirk dopo che ad un evento di TP USA in Florida aveva fatto parlare Tucker Carlson e il comico ebreo Dave Smith, entrambi forti critici del governo Netanyahu e del massacro di Gaza. Tucker ha raccontato che si era offerto di non salire sul palco di Kirk per non creargli problemi con i donatori sionisti, ma Charlie, che a quanto pare era un vero alfiere della libertà di parola, avrebbe rifiutato dicendo che invece doveva farlo.

 

La podcasterra Candace Owens, che era stata amica e collaboratrice di Kirk, ha rincarato la dose, confermando di avere le testimonianze di una riunione in una prestigiosa magione degli Hamptons (il luogo al mare dei newyorkesi, probabilmente la località turistica più cara della Terra) convocata dal miliardario degli Hedge Fund Bill Ackman, noto per essere divenuto fiamcheggiatore MAGA nel 2024, un uomo che molti accusano essere in diretto contatto con Bibi Netanyahu.

 

Durante la riunione è stato detto chiaramente a Charlie che non poteva avere quei tipi di ospiti, con una lobbyista israelo-britannica che gli avrebbe pure urlato. Secondo quanto è dato di capire, è durante l’episodio degli Hamptons che gli ospiti avrebbero chiamato Netanyahu in persona.

 

Secondo quanto detto in rete da attivisti come Nick Fuentes, un tempo acerrimo rivale di Kirk e ora forse autore del più bel necrologio assieme a quello di Candace, Netanyahu avrebbe offerto a Kirk un’infusione di capitali per TP USA di 150 milioni di dollari, in pratica il doppio dell’attuale bilancio. Charlie avrebbe rifiutato. A quel punto, il premier israeliano avrebbe offerto un tour in Israele – in pratica, una sessuone in situ di rieducazione – ma Kirk avrebbe rifiutato pure quella.

Aiuta Renovatio 21

Fuentes sostiene, come moltissimi altri personaggi della rete americana non allineata a Tel Aviv (Alex Jones, Tucker Carlson, Dave Smith), che non vi siano prove di coinvolgimento israeliano. Tuttavia egli nota la coincidenza per cui la taglia da un milione di dollari piazzata dallo stesso miliardario sionista Ackman su chi avesse dato informazioni utili per prendere l’assassino di Kirk potrebbe essere riscossa dallo stesso padre del sospettato Tyler Robinson.

 

Sul quale stanno uscendo ogni sorta di indiscrezioni: omosessuale, o forse solo amante di un ragazzino transessuale, con interessi nel «furry», la perversione di coloro che si travestono da pelouche giganti.

 

L’FBI ha dichiarato di star indagando su almeno altre 20 persone che potevano aver contezza del progetto di morte. Per alcuni, si tratterebbe di un atto terroristico compiuto dal milieu detto trantifa, cioè di antifa transessuali, che hanno un’ideologia aggressiva e già alle spalle, pur nella sciatteria di come conducono i loro crimini, una scia di morti.

 

L’idea che le motivazioni dell’attentatore vadano trovati nella cultura trantifa non è ancora apparsa pienamente nei media dell’establishment USA, che da giorni ripetono che non c’è idea di quale possa essere il movente.

 

L’amministrazione Trump, nel frattempo, si sta muovendo per dichiarare gli antifa come una organizzazione terrorista.

 

Anche se saltassero fuori ulteriori elementi su trans e goscisti dietro all’omicidio, non siamo certi, tuttavia, che Netanyahu non rivendicherà l’innocenza di Israele ancora una volta.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Immagine di Chenspec via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

Intelligence

I fratelli Dulles nel governo Eisenhower

Pubblicato

il

Da

Wright Mills (1916-19162), sociologo del primissimo dopoguerra, pilastro del pensiero della nuova sinistra americana che porterà alle ribellioni degli anni Sessanta, fu uno dei primi che riconobbe l’invocazione alla sicurezza nazionale la scusa perfetta delle elites per travestire qualsiasi operazione. I fratelli John Foster Dulles (1888-1959) e Allen Dulles (1893-1969) si rivelarono i maestri indiscussi nello sfruttare l’opportunità della guerra fredda e l’ammucchiata con il governo Eisenhower contribuì a raggiungere l’apice.    Dwight D. «Ike» Eisenhower (1890-1969), dopo la grande carriera nel mondo militare, dove divenne generale e contribuì a guidare l’esercito americano alla vittoria della seconda guerra mondiale, divenne talmente popolare da essere spendibile come presidente degli Stati Uniti. Dopo essere stato corteggiato invano da Harry Truman (1884-1972) per candidarsi con i liberali, si fece caricare in rampa di lancio dall’accoppiata repubblicana fratelli Dulles e il governatore di New York, Thomas E. Dewey (1902-1971) per le elezioni del 1952.    Eisenhower amava la compagnia di persone ricche e potenti. Riempì il suo governo di persone legate alla cerchia che dominava la New York dell’epoca Dulles-Dewey-Rockefeller-Luce. Herbert Brownell (1904-1996), avvocato rampante di Wall Street, venne nominato procuratore generale per la sua campagna. Charles Wilson (1890-1961), CEO della General Motors venne scelto per guidare il dipartimento della difesa. Il presidente della Chase Manhattan ed ex diplomatico John McCloy (1895-1989) divenne consigliere per la sicurezza nazionale.    I due fratelli Dulles però ottenero i due ruoli più importanti riguardo la politica estera statunitense che da quel momento divenne un affare personale di famiglia. Se il maggiore John Foster ottenne la segreteria di stato il fratello minore Allen invece la direzione dei servizi segreti alla CIA. 

Sostieni Renovatio 21

La politica estera del governo Eisenhower diede uno scossone alla linea intrapresa dal suo predecessore Harry Truman passando dal concetto del containment a quello del rollback. La politica estera si può rifare per intero al documento pubblicato da Life di Henry Luce il 19 maggio del 1952 dal nome di A policy of Boldness, «Una politica di audacia». In questo articolo verranno descritti tutti i punti fondamentali che staranno alla base della politica estera statunitense per oltre un decennio a venire.    La più importante, tale che divenne anche il termine con cui si identificava l’intera politica estera, fu quella del rollback. Sosteneva che, anziché contenere l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avrebbero dovuto contrastare le conquiste comuniste nell’Europa orientale e altrove. Le altre due idee erano la rappresaglia massiccia e la politica del rischio calcolato.    La rappresaglia massiccia sosteneva che gli Stati Uniti avrebbero dovuto, per usare le parole di Dulles, sviluppare la capacità «di reagire immediatamente a un’aggressione aperta da parte degli eserciti rossi, in modo che, se ciò si verificasse ovunque, potremmo e dovremmo colpire dove fa più male, con i mezzi che sceglieremmo».   La politica del rischio calcolato si riferiva al rifiuto di cedere in una situazione di crisi, anche a costo di rischiare la guerra. Come scrisse Dulles, «la capacità di arrivare sull’orlo del baratro senza entrare in guerra è l’arte necessaria. Se non la si padroneggia, si finisce inevitabilmente in guerra. Se si cerca di fuggire, se si ha paura di arrivare sull’orlo del baratro, si è perduti».   «Il comunismo sovietico», aveva scritto il segretario di Stato, «parte da una premessa atea, senza Dio. Tutto il resto deriva da questa premessa. Se non c’è Dio, non c’è legge morale o naturale… Poiché non c’è legge morale, non esiste il concetto di diritto o giustizia astratta. Le leggi sono i mezzi, i decreti, con cui la dittatura del proletariato impone la sua volontà per reprimere la resistenza dei suoi nemici di classe… C’è il dovere di estendere questo sistema a tutto il mondo».   «L’arena è immensa», scriveva Foster nel suo libro Guerra o Pace. «Comprende il mondo intero e tutte le forze politiche, militari, economiche e spirituali al suo interno». I luoghi in cui gli Stati Uniti intervennero negli anni sotto la sua segreteria furono diversi: Corea, Indocina, Stretto di Formosa, Iran, Guatemala, Giordania, Libano, Quemoy (un piccolo arcipelago di isole amministrato da Taiwan), Berlino.   La sua prima decisione fu quella di affrontare la minaccia della Cina comunista considerando tutto il confine cinese dalla Corea alla Malaya come un tutt’uno. Si schierò dalla parte di Chiang Kai-shek e ordinò alla settima flotta della marina statunitense di posizionarsi a difesa dello stretto di Formosa e dei nazionalisti cinesi.   Successivamente convinse Nehru a spingere Mao alla firma del trattato di Panmunjeom nel 1953 così da raggiungere l’armistizio e la fine della guerra di Corea. Diversamente decise di non intervenire nelle rivolte di Berlino est e nella rivoluzione ungherese quando i freedom fighters magiari chiesero ma non ottennero aiuti dall’Ovest. 

Aiuta Renovatio 21

L’aggiunta del fratello minore Allen, alla direzione dei servizi segreti americani, completò il puzzle. La CIA divenne un vasto reame personale, di sicuro la più importante e la meno controllata agenzia di tutto il governo Eisenhower.    Come gli States costruivano la loro presenza nel mondo del dopoguerra con centinaia di basi militari in decine di diverse nazioni, le grandi corporations americane investivano in petrolio, miniere, agricoltura in ogni continente. Eisenhower considerava la CIA come l’agenzia col maggior rapporto costo beneficio per gestire gli interessi americani oltre mare.   Secondo il giornalista David Halberstam (1934-2007), non si trattava più di una democrazia ma di uno Stato chiuso all’interno di uno Stato aperto.   Marco Dolcetta Capuzzo

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
     
Continua a leggere

Ambiente

Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo

Pubblicato

il

Da

Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.

 

Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.

 

In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.

 

Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.

 

Sostieni Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.

 

A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.

 

Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».

 

Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 Immagine screenshot da Twitter

 

Continua a leggere

Storia

Storia recente del sandinismo, da Sai Baba alla fine delle elezioni in Nicaragua

Pubblicato

il

Da

Il 9 febbraio del 2023 il Partito Sandinista su ordine del presidente del Nicaragua Daniel Ortega libera 222 prigionieri politici. La notizia venne celebrata da molti come un atto di compassione nel mentre venivano consegnati all’aeroporto Dulles di Washington. I prigionieri politici avevano riguadagnato la libertà ma avevano perso al contempo la cittadinanza e il passaporto nicaraguense, trasformandosi di fatto in apolidi.    Tra i 222 nomi figuravano esponenti di spicco della politica nicaraguense degli ultimi anni: sei aspiranti alla presidenza delle ultime elezioni del 2021, leader popolari tra i campesinos, importanti figure religiose e ex diplomatici del Paese centroamericano.    Presente nella lista di nomi anche Dora Maria Tellez che nella seconda metà degli anni Settanta aveva combattuto fianco a fianco con l’attuale presidente Ortega. La Tellez era un’insegnante di storia, ma assieme ad Ortega e agli altri rivoluzionari la Storia l’aveva fatta per davvero. Grazie ai tentennamenti in politica estera di Carter i sandinisti riuscirono a mandare al tappeto il famigerato Anastasio Somoza Debayle, primus inter pares tra i cavalieri ordinati dalla tavola rotonda della CIA negli anni d’oro del famigerato «Piano Condor».    Nel settembre del 2024 altri 135 prigionieri politici vennero espulsi e indirizzati verso un accoglienza in Guatemala. Anche tutti costoro vennero ridotti ad apolidi, essendone cancellata la nazionalità e reso inutile il loro passaporto. Tra di loro erano presenti attivisti, laici, studenti e 13 missionari statunitensi dell’organizzazione texana Mountain Gateway.   Secondo un calcolo che circola in rete, il numero completo di persone esiliate dal Paese di Sandino e private della loro nazionalità si può appurare essere oltre 450. Tra queste, moltissime personalità ecclesiastiche che proprio in questi ultimi anni avevano sofferto un trattamento sempre più ruvido – fatto degno di nota considerando la storia della presenza della chiesa di Roma nel cattolicissimo Paese mesoamericano. 

Sostieni Renovatio 21

Gioconda Belli, celebre scrittrice e personalità di spicco della scena nicaraguense, in un intervista racconta del suo personale esilio, «il secondo dopo quello degli anni sessanta vissuto da ragazza». Gioconda che raccontò la rivoluzione con il suo romanzo semi autobiografico La mujer abitada venne informata di essere persona non grata nel 2023 mentre si trovava in Spagna per un festival di letteratura. Parallelamente alla dichiarazione le vennero sequestrati i suoi risparmi e la sua casa di Managua e tutti i suoi ricordi materiali.    Le rivolte del 2018, schiacciate dal governo Ortega-Murillo in tre violentissimi mesi di lotte intestine, hanno dato alla memoria collettiva oltre 300 morti e dato il via, successivamente, alle purghe nicaraguensi raccontate sopra. Gioconda racconta all’intervistatore di come questi avvenimenti riconducano al volere fortissimo di una persona sola, la moglie poetessa del presidente Rosario Murillo:    «È la sua vendetta. La Chiesa cattolica è stata a fianco degli studenti e della gente che, nel 2018, si ribellò alla tirannia. Ha protetto, offerto rifugio e asilo, ha trattato con il governo. Era intollerabile per Daniel Ortega e soprattutto per sua moglie».   «Credo che Rosario voglia creare una sua chiesa. Ogni giorno, a mezzogiorno, lei interviene alla radio e, negli ultimi tempi, sostiene che è possibile un contatto diretto con Dio, senza preti o vescovi. Anni fa, lei era una New Age, seguace del predicatore indiano Sai Baba, poi, per ragioni politiche, si convertì al cattolicesimo. Non era una vera conversione, volevano vincere le elezioni in un Paese cattolico. Ora lei sogna una sua religione, vuole essere il canale tra la gente e il divino».   Ieri 21 luglio 2026, Daniel Ortega presidente del Nicaragua, prorompe: «Se acabó la historia de que los partidos puestos por los yanquis, puestos por los somocistas volverán a llegar al gobierno. Jamas!» («La storia dei partiti insediati dagli americani, insediati dal regime di Somoza, che non torneranno mai più al potere è finita. Mai più!»).   Ortega, riferendosi a tutti gli esuli da lui creati, costretti ad unirsi alla già folta comunità expat Nica, probabilmente temendo un ribaltone made in Langley, ha dichiarato dunque apertamente la fine delle libere elezioni in Nicaragua.    Marco Dolcetta Capuzzo  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di Cancelleria Ecuador via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 (CC BY-SA 2.0); immagine modificata
Continua a leggere

Più popolari