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Scuola

La scuola italiana colonizzata dal PNRR

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Il PNRR colpisce ancora. Le scuole italiane, già travolte dalla valanga di denaro scaricata su di loro dal Piano Scuola 4.0 per la creazione di «ambienti d’apprendimento innovativi» (next generation classroom) e di «laboratori per le professioni digitali del futuro» (next generation lab), sono ora alle prese con l’allocazione di ulteriori risorse destinate ad «azioni di potenziamento delle competenze STEM e multilinguistiche».

 

Per ricapitolare, ricordiamo solo come i super finanziamenti del PNRR, concessi sotto tassativi vincoli e condizionalità, non siano altro che una partita di giro: soldi, tanti soldi, che l’Unione Europea saccheggia dalle tasche dei contribuenti italiani e restituisce sottoforma di elargizione ordinando ai saccheggiati come spenderli, fino all’ultimo centesimo.

 

Ricordiamo come il trucco – more solito – abbia funzionato alla grande: quasi nessuno si è fatto due domande sulla genesi e sul senso della manovra, adibita a definitivamente demolire ciò che resta della scuola italiana (e non ci voleva molto a capirlo); tutti si sono affrettati ad arraffare con euforia il proprio premio «obbedienza & fedeltà» riempiendo i magazzini di ciarpame tecnologico che a breve sarà obsoleto ma che farà in tempo a stravolgere i luoghi, i ruoli, la didattica, i cervelli.

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Ricordiamo come la cifra del colpo di mano sia stata, e sia, la fretta: per meritarsi i ricchi premi e i cotillons, è infatti necessario sottostare a una implacabile tabella di marcia (nel decreto si legge: «Il PNRR è un programma di performance, con traguardi qualitativi e quantitativi – milestone e target – prefissati a scadenze precise, che tutti i soggetti attuatori dovranno rispettare»: sic): per via di milestone e di target – of course – non è concesso il tempo di riflettere sulle ricadute delle proprie scelte e dei propri acquisti.

 

Perché alla fine lo schema è sempre lo stesso, sei tu dirigente, sei tu insegnante, a prestare il tuo «consenso informato» alle misure distruttive che l’autorità predica per il bene tuo e della struttura che amministri o nella quale lavori. Come rifiutare un’opportunità venduta al pubblico come straordinaria e straordinariamente innovativa, mentre il cronometro corre e il tempo sta per scadere?

 

È l’innovazione la molla infallibile della ossessione riformista che, abbattendosi sul nostro sistema di istruzione ormai da qualche decennio, lo ha trascinato allo stato comatoso in cui versa nell’ora presente. Parola d’ordine «innovare», a prescindere da qualsiasi giudizio di merito preventivo, ma anche da qualsiasi autocritica successiva (la catastrofe, la vedete?), sul presupposto che la marcia verso il progresso sia da ritenersi a priori non solo inarrestabile, ma migliorativa per definizione.

 

Il granitico assioma sorregge anche quest’ultima spinta impressa alle STEM e al multilinguismo, vecchi mantra dell’istruzione à la page cavalcati soprattutto dalla «buona scuola» – legge insieme figlia e madre di tanti altri sgorbi normativi dettati ai copisti ministeriali direttamente dalla centrale di Bruxelles.

 

Stem e multilinguismo

Per tornare a noi. Il decreto ministeriale n. 65 del 12 aprile 2023 destinava una quota parte delle risorse del PNRR alla linea di investimento 3.1 intitolata «Nuove competenze e nuovi linguaggi» e investita del duplice obiettivo «1. di promuovere l’integrazione, all’interno dei curricula di tutti i cicli scolastici, di attività, metodologie e contenuti volti a sviluppare le competenze STEM, digitali e di innovazione, e 2. di potenziare le competenze multilinguistiche di studenti e insegnanti».

 

Ora sono finalmente atterrate sul tavolo dei dirigenti le «istruzioni operative» per l’applicazione del decreto, che prevedono di aggiornare i PTOF di ciascuna scuola secondo le predette finalità.

 

Ragioneremo in una prossima occasione del martellamento inesausto che riguarda le cosiddette STEM (l’acronimo sta per: Science, Technology, Engineering, Mathematics), ritenute imprescindibili per la sopravvivenza dell’essere che fu umano (soprattutto se assegnato femmina alla nascita: pare infatti che nel mondo unisex 4.0, nonostante tutto – nonostante la propaganda senza requie su uguaglianza, indifferentismo sessuale, pari opportunità, quote rosa, incentivi multipli, eccetera eccetera – persista un incomprensibile gender gap, ohibò).

 

Quanto alle STEM, basti qui anticipare come, nell’orizzonte asfittico dei burocrati globali, la matematica, la fisica e le scienze vadano sottratte all’astrazione e alla teoria per essere degradate a mera a pratica laboratoriale, in omaggio ai diktat della pedagogia di tendenza; soprattutto, vanno divelte dalle loro radici culturali, storiche e speculative, che affondano nella stessa terra in cui sono fiorite la filosofia, l’arte e la letteratura (la terra mediterranea, fertile e geniale, dei Pitagora, degli Anassimandro, degli Euclide, dei Platone, degli Archimede), per essere proiettate nel vuoto culturale dell’algoritmo meccanico che tutto deve inghiottire.

 

Forse per far finta di compensare la stucchevole enfasi su queste STEM, staccate dal respiro ampio dei saperi esplorati dalla mente umana fin dalla notte dei tempi, qualcuno avrà pensato di abbinare la loro campagna promozionale a qualcosa che ha a che fare con la lingua. Anzi, di più, con la multi-lingua.

 

Ecco allora che il PNRR sollecita percorsi di formazione per il potenziamento delle “competenze linguistiche”, tanto degli studenti quanto dei docenti. Ma quali competenze? E quali lingue?

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Per gli studenti si tratta di «percorsi finalizzati sia al potenziamento della didattica curricolare come sperimentazione di percorsi con metodologia CLIL […], sia allo svolgimento di attività co-curricolari come potenziamento delle attività svolte al di fuori dell’orario scolastico per percorsi finalizzati al conseguimento di una certificazione linguistica, anche in preparazione di mobilità nell’ambito del programma Erasmus+» (ndr: il raffinato stile letterario, comprensivo di ripetizioni e tautologie come se piovesse, appartiene in toto agli scribi ministeriali).

 

In sostanza, dunque: per gli studenti i soldi vanno spesi in CLIL, certificazioni linguistiche, Erasmus ultimo modello.

 

Per i docenti, invece, si tratta di avviare «corsi annuali di formazione linguistica che consentano di acquisire una adeguata competenza linguistico-comunicativa in una lingua straniera, finalizzata al conseguimento di certificazioni di livello B1, B2, C1, C2», nonché «corsi annuali di metodologia Content and Language Integrated Learning (CLIL)».

 

Quindi, per i docenti, ancora CLIL e ancora certificazioni linguistiche, ma niente vacanze all’estero.

 

Italiano non pervenuto

Nella giostra del multilinguismo, quindi, italiano non pervenuto (e figuriamoci gli idiomi classici che nutrono la sua pianta). Evidentemente la lingua madre non merita potenziamenti. E d’altra parte, quando lo studente medio arriva a varcare la soglia dell’università senza essere in grado di articolare periodi complessi, di inanellare svarioni di ortografia, di combinare il soggetto col verbo e i verbi tra loro, a un ministro dell’istruzione che si rispetti che idea può venire in mente? Quella di spendere le risorse a sua disposizione per sostituire l’uso dell’italiano nell’insegnamento delle materie diverse dall’italiano. Ovvio.

 

Il CLIL è questa cosa qua, la rivincita del maccheronismo. Cioè: Dante ti è concesso ancora di insegnarlo in italiano, almeno per il momento; il resto, se sei uno bravo bravo lo spieghi in English, sennò in globish, sennò a gesti. Così, e solo così, vinci il finanziamento europeo.

 

Gli scolari di ultima generazione saranno felici di barrire, al riparo di ogni fatica, inconsapevoli di quale ricchezza sia loro sottratta assieme alla capacità di modulare la propria lingua, di comprenderne i diversi registri, di esprimere compiutamente il proprio sentire e pensare, di capire ciò che dicono e scrivono gli altri, di avvertire i suoni e la musicalità delle parole, di scoprire in ogni parola uno scrigno di senso e di saperci mettere mano.

 

Per i genitori di ultima generazione, l’importante è che i mocciosi acquisiscano l’abilità di buttarsi nella mischia melting pot e di interagire col coetaneo dell’altra parte del mondo, del resto a che serve sapere altro? Alla peggio, vanno bene anche gli emoticon (che infatti rientrano nei programmi aggiornati degli asili, e non è uno scherzo), o l’alfabeto muto caduto in desuetudine, forse perché esige una prossimità fisica ormai fuori moda.

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Anche per i docenti di ultima generazione, evidentemente, va bene così: nessun problema a che venga mortificata la loro professionalità, ridicolizzato il loro lavoro, sviliti i loro studi. Invece di approfondire la conoscenza della rispettiva disciplina di insegnamento, che si suppone essere quella di cui più si è appassionati, uno è forzato a rincorrere i codici alfanumerici delle certificazioni per ambire a trasmettere ciò che sa (o si suppone sappia) in una lingua che non è la sua e che, già per questo solo fatto, non lascia comunicare le sfumature di significato e la pienezza dei contenuti, il ritmo delle frasi e la melodia delle parole.

 

Quanto alle certificazioni linguistiche e all’ormai mitologico Erasmus, per dirla in globish la si può liquidare così: follow the money. Trovate brillanti per muovere business planetari, abituare i giovani al perdigiornismo e allo sballo cosmopolita sotto la fictio nobilitante dello studio, quando al pellegrinaggio culturalmente impegnato non ci crede più nessuno. Ma sono esperienze, fanno curriculum – convengono i saggi genitori evoluti, quelli che l’immagine è tutto, insieme al portfolio da impolpare per piacere alla gente che piace.

 

La sindrome del colonizzato

Non ci vuole molto a capire come questo fenomeno di fascinazione collettiva per la lingua aliena – si può dire barbara? – contribuisca esponenzialmente all’erosione della nostra, ricca come poche di storia e di bellezza espressiva, già depauperata nel lessico e in tutti i suoi aspetti storici e letterari dall’alluvione digitale. Non ci vuole molto a capire come questa moda sciagurata spalanchi la porta di scuole già in asfissia a dosi da cavallo di dilettantismo, superficialità, approssimazione espositiva e, di riflesso, contenutistica.

 

Non ci vuole molto nemmeno a capire come, alla fine, il disprezzo per la propria lingua implichi il disprezzo per la propria identità e come, solo una volta perduto ogni rispetto per il proprio passato e per la custodia della propria tradizione culturale, allora perda ogni significato anche il dominio della propria lingua, che è ciò che racchiude dentro di sé l’anima di una intera civiltà. Una civiltà, infatti, vive dentro la sua lingua.

 

In fondo, nell’imposizione dall’alto di uno strumento espressivo che non si padroneggia e nella accettazione dal basso di questa imposizione innaturale, straniante e autolesionista – a maggior ragione se tutto ciò avviene non nel loculo impiegatizio o nello scalo aeroportuale o nel supermercato metropolitano, ma nel luogo deputato alla formazione delle giovani generazioni – si esprime allo stato puro l’essenza del colonialismo.

 

Per la via obliqua di un PNRR qualsiasi ci stiamo facendo colonizzare l’anima, e il nostro futuro. Ma coraggio, saliamo tutti a bordo, non c’è tempo da perdere, sennò il treno del progresso (quello con il train manager evocato dalla voce sintetica per i passeggeri di Italo) parte senza di noi.

 

Nel regolamento di viaggio sta scritto: «Tutte le azioni relative alle due linee di intervento devono essere avviate tempestivamente fin dall’anno scolastico 2023-2024 e concluse con relativa certificazione di completamento entro il 15 maggio 2025, al fine consentire il raggiungimento dei target della linea di investimento».

 

Pronti, via. To nowhere.

 

Elisabetta Frezza

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni.

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Scuola

Virale il video bodycam del bambino di 6 anni che ha sparato alla maestra

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Le immagini recentemente diffuse dalle telecamere indossate dagli agenti offrono una nuova e inquietante prospettiva sulla sparatoria del 2023 in cui un’insegnante di scuola elementare è stata colpita da un bambino di sei anni.   Il 6 gennaio 2023, un bambino di allora 6 anni ha estratto una pistola dalla tasca della felpa durante una lezione di lettura alla Richneck Elementary School in Virginia e sparò contro l’insegnante Abigail Zwerner, che ha riportato un collasso polmonare ma è sopravvissuta .   Il bambino (identificato in tribunale solo come TJ), che aveva rubato la pistola della madre e l’aveva portata a scuola, non è stato incriminato, ma è stato ricoverato in una struttura sanitaria per la riabilitazione e ora vive con il bisnonno. La madre, Deja Nicole Taylor, è stata infine condannata a due anni di carcere per negligenza nei confronti del minore.

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La Zwerner ha quindi citato in giudizio l’allora vicedirettrice Ebony Parker per grave negligenza e l’anno scorso le sono stati riconosciuti 10 milioni di dollari di risarcimento danni, sebbene le accuse penali contro Parker siano state archiviate all’inizio di quest’anno.   Il quotidiano Virginian-Pilot ha pubblicato il filmato ripreso dalla telecamera indossata dall’agente Brian Torrez, intervenuto sul posto, che mostra il successivo confronto con il ragazzo. «Ne volte entrambi, stronzi?!» si sente dire il bambino alla polizia, mentre impreca contro la specialista di lettura Amy Kovac, che stava trattenendo TJ in un abbraccio.   Mentre il personale presente sul posto conferma la posizione della pistola (che TJ non aveva più), a un certo punto Kovac chiede a TJ se «qualcosa ti ha fatto male» quando ha sparato, e di controllare le sue mani, ricevendo in cambio ulteriori insulti e ostilità. «Se vuoi un pezzo di me, fatti avanti, troia», continua a inveire. «Non mi interessa se chiami i rinforzi. Non mi interessa se finisco in prigione, troia».   Il filmato era stato secretato dopo il suo utilizzo nel processo penale di Parker, ma è stato reso pubblico in seguito a una richiesta presentata a giugno dal Pilot e dal Daily Press.   Durante il processo civile, Zwerner ha sostenuto che Parker non era intervenuto nonostante i ripetuti avvertimenti sul fatto che TJ fosse in possesso di una pistola, e aveva persino proibito al personale di perquisirlo.   «Pensavo di essere morta. Pensavo di essere in viaggio verso il paradiso o già in paradiso. Ma poi è diventato tutto buio e ho pensato che non ci sarei andata», ha testimoniato la Zwerner durante il processo. «Il mio ricordo successivo è di due colleghi intorno a me, e mi rendo conto di essere ferito, e loro mi stanno premendo sulla ferita».  

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Occulto

I massoni francesi prendono di mira le scuole cattoliche: proposta per porre fine all’istruzione privata

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Il capo di una loggia massonica francese, che ha rivendicato per i massoni il merito di orientamenti politici nazionali come la nuova legge sull’eutanasia, ha dichiarato l’intenzione di concentrarsi sulle scuole cattoliche indipendenti del Paese. Lo riporta il National Catholic Register.

 

Guillaume Trichard, rieletto Gran Maestro del Grand Orient de France (GODF), ha detto a Le Figaro il 28 agosto che la sua loggia intende incidere sulle elezioni presidenziali del 2027, a partire dalla pubblicazione di «un libro bianco sulla scuola della Repubblica, con numerose proposte».

 

Trichard ha preso di mira gli istituti che operano senza un contratto con lo Stato, noti come «scuole non contrattuali», sostenendo che «non hanno posto nella Repubblica». Le scuole non contrattuali non ricevono finanziamenti pubblici ordinari e godono quindi di maggiore autonomia, pur restando soggette a ispezioni statali e a determinati requisiti educativi minimi.

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Sebbene la maggior parte di queste scuole non convenzionate non sia legata ad alcuna religione, si indica che un «numero considerevole» sia cattolico e spesso di orientamento tradizionalista.

 

Interrogato da Le Figaro su cosa si attendesse dalle proposte in materia di istruzione dei candidati alle presidenziali del 2027, Trichard ha risposto: «Il Grande Oriente di Francia è un fervente sostenitore di un’istruzione pubblica gratuita e laica».

 

«Tutti conoscono il ruolo svolto dalla massoneria nelle leggi Jules Ferry [le leggi del 1881-1882 che resero l’istruzione primaria francese gratuita, laica e obbligatoria], ma credo che le scuole private non convenzionate non abbiano posto nella Repubblica», ha affermato.

 

«Perché “non contrattuale” significa che non esiste un contratto con la Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale, il che può aprire la porta a gravi abusi».

 

Il dirigente massonico ha aggiunto che entro il 2027 il Grande Oriente di Francia pubblicherà un manifesto più ampio che presenterà «le nostre speranze per la Francia, l’Europa e il mondo» su temi che vanno dalle politiche pubbliche all’Intelligenza Artificiale. «Ci auguriamo che i candidati (alla presidenza) si ispirino a queste prossime proposte nei loro programmi e nelle loro argomentazioni», ha dichiarato.

 

Il Grande Oriente di Francia ha già tentato in modo deciso di ostacolare l’istruzione cattolica. Nel luglio 2025 il GOF si è unito ad altre 23 organizzazioni laiche e massoniche firmando una dichiarazione congiunta contro l’apertura dell’Académie Saint-Louis de Chalès, un collegio cattolico maschile finanziato dal miliardario cattolico Pierre-Édouard Stérin. La dichiarazione accusava il modello di «educazione integrale» cattolica della scuola di indottrinamento e di violazione del «consenso repubblicano» sulla coeducazione, in cui ragazzi e ragazze studiano insieme. La loro «petizione» non ha avuto esito.

 

La giornalista Gabrielle Cluzel ha scritto sul sito Boulevard Voltaire di ritenere che i massoni prendano di mira le scuole non convenzionate perché «sono essenzialmente confessionali, ovvero cattoliche», definendo le scuole non convenzionate «il campione di controllo incontaminato, tenuto al sicuro dal grande esperimento pedagogico apprendista-stregone» del sistema scolastico nazionale.

 

Solo circa una scuola su sei delle 2.557 scuole non convenzionate francesi (censite nell’anno scolastico 2025-2026) è cattolica, ma tra queste figurano molti degli istituti cattolici più radicati, comprese decine legate a ordini religiosi tradizionali, tra cui la Fraternità Sacerdotale San Pietro (FSSP) e la Società di San Pio X (SSPX), scrive LifeSite.

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In Francia la massoneria vanta una lunga e documentata storia di opposizione al Cattolicesimo, derivante dall’ostilità di principio che la massoneria nutre verso la religione di Cristo. Ad esempio, nel caso dei «Fiches» (1904-1905), le logge del Grande Oriente in Francia fornirono al ministero della Guerra informazioni sulla frequenza alla Messa degli ufficiali militari e sull’educazione religiosa dei loro figli. I fascicoli furono usati per ostacolare la promozione di chi era considerato fortemente cattolico o monarchico.

 

L’avversione verso le scuole e gli istituti cattolici tradizionali e indipendenti in Francia emerge anche da altre componenti del governo, dell’esercito e del sistema scolastico nazionale. Quest’estate è risultato che agli studenti provenienti da scuole cattoliche tradizionali francesi è stato precluso l’accesso ai licei militari, circostanza che ha innescato azioni legali per presunta discriminazione.

 

Il Gran Maestro Trichard ha dichiarato a Le Figaro che la nuova legge francese sull’eutanasia dimostra che le posizioni sostenute dal Grande Oriente di Francia finiscono per essere legalizzate. «La promulgazione della legge il 18 agosto non è arrivata dal nulla», ha affermato. «Guardate quanta strada abbiamo fatto».

 

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Immagine di Dolet via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported, 2.5 Generic, 2.0 Generic e 1.0 Generic; immagine modificata.

 

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Immigrazione

I verdi britannici vogliono insegnare nelle scuole dei bambini il dovere morale di accettare gli immigrati

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La sinistra britannica programma un nuovo dipartimento per l’Immigrazione che promuova la propaganda a favore delle frontiere aperte nelle scuole e acceleri le procedure per l’ottenimento del diritto di voto, di alloggi gratuiti e della cittadinanza per gli immigrati clandestini.   Un dossier riservato del Partito dei Verdi, trapelato alla stampa, ha svelato i piani per fare il lavaggio del cervello agli scolari britannici, convincendoli di avere un «dovere morale» di accogliere un’immigrazione senza fine.   Il documento, nascosto dietro un archivio di politiche protetto da password e normalmente accessibile solo ai membri del partito, chiede la creazione di un nuovo dipartimento per le Migrazioni che collabori a stretto contatto con i responsabili dell’istruzione. Il suo obiettivo dichiarato è quello di «diffondere la conoscenza» sugli immigrati direttamente nelle aule scolastiche.

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In base a questi piani radicali, ai bambini verrebbe insegnato che hanno un «obbligo morale» di accettare gli immigrati.   Il testo esatto del dossier trapelato afferma che il nuovo dipartimento avrebbe il compito di educare gli studenti sulle «situazioni da cui fuggono coloro che chiedono asilo e i rifugiati da reinsediare, e sulla necessità e l’obbligo morale di concedere asilo e protezione umanitaria».   Il partito si spinge oltre, dichiarando che «non si limita a offrire asilo a coloro che sono costretti ad abbandonare le proprie case, ma si impegna per un mondo in cui nessuno debba fuggire dalla propria abitazione».   Tra le proposte aggiuntive figurano la consulenza e l’assistenza legale gratuita per gli immigrati irregolari al fine di «regolarizzare il loro status senza incorrere in sanzioni per la mancanza di documenti», la concessione dello status di residente permanente a coloro che risiedono nel Regno da almeno cinque anni, con relativi benefici assistenziali, diritto di voto e un percorso verso la cittadinanza, e un’apertura più ampia delle frontiere per coloro che provengono da paesi con «gravi problemi di ordine pubblico» o che dichiarano di essere perseguitati ai sensi delle leggi sull’uguaglianza.   In breve, i Verdi britannici vogliono dare alloggi, voti e passaporti gratuiti agli immigrati clandestini, dicendo ai bambini britannici che è loro dovere morale applaudire a questa iniziativa.   Il documento contiene passaggi in cui si sembra chiedere pure maggiore indulgenza con i sospettati di terrorismo.   Tutto ciò avviene in un momento in cui il Regno Unito è già messo a dura prova dal peso dell’immigrazione di massa, con i migranti che entro il 2030 occuperanno il 40% delle nuove abitazioni.   «Questo si inserisce in uno schema inquietante. La stessa classe politica ha già trasformato le scuole in centri di sorveglianza, esortandole a denunciare “l’ostilità anti-musulmana”» scrive Modernity News.   La polizia antiterrorismo manda in onda spot pubblicitari che avvertono gli adolescenti che condividere contenuti divertenti potrebbe essere considerato terrorismo, e un videogioco governativo insegna letteralmente ai bambini che sono terroristi per aver messo in discussione la migrazione di massa.   Nel frattempo, una nuova forza emergente propone una visione diametralmente opposta. Il partito Restore Britain ha promesso di espellere milioni di migranti e di mettere al bando le pratiche culturali e religiose incompatibili.

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«Espelleremo tutti i migranti illegali e un peso. Se ciò significa che milioni di persone se ne andranno, che così sia» ha affermato Charlie Downes, direttore delle campagne elettorali del partito. «Metteremo al bando le pratiche culturali e religiose incompatibili. Se ciò significa che coloro che si rifiutano di integrarsi non si sentiranno più benvenuti, che così sia». E sui crimini più gravi: «Condanneremo a morte pedofili, stupratori e assassini se è questo che il popolo britannico vuole».   I piani dei Verdi trapelati non sono altro che una radicalizzazione a favore delle frontiere aperte, mirata ai giovani e spinta da dietro le quinte. Rivelano un partito completamente avulso dalla crisi abitativa che investe la popolazione britannica, dagli scandali di pedofilia, dall’erosione culturale e dal punto di rottura dell’opinione pubblica.   I verdi sono anche uno dei partito britannici che credono che le donne possano avere il pene.

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