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Funerale blasfemo di un transessuale celebrato nella cattedrale di San Patrizio a Nuova York: ecco i risultati della Fiducia Supplicans
La scorsa settimana nella cattedrale di San Patrizio a Nuova York è stato celebrato il funerale di un attivista LGBT transessuale. La vicenda ha sconvolto e oltraggiato migliaia di cattolici americani e non solo.
Le esequie sacrileghe di «Cecilia Gentili», che in realtà era un uomo argentino che si diceva ateo e che, secondo LifeSiteNews, aveva lavorato come prostituta, hanno suscitato sgomento e orrore tra i fedeli.
Durante la cerimonia sono stati fatti riferimenti a Santa Cecilia, una vergine che fu martirizzata per aver rifiutato di rinunciare alla fede cattolica, in relazione alla prostituta transessuale defunta. «Questa puttana. Questa grande puttana. Santa Cecilia, madre di tutte le puttane!» ha detto blasfemamente un individuo nell’eulogio funebre.
Piuttosto giustamente, il New York Times ha definito il funerale come «un evento senza precedenti nella storia cattolica».
????Anti-Catholic group of trans “activists” stage a mockery of the Christian faith INSIDE St. Patrick’s Cathedral in NYC:
The mob staged a supposed funeral service for Cecilia Gentili, a transgender, atheist prostitute during who they eulogized as: “This whore. This great whore.… pic.twitter.com/7w0wmifzkH
— CatholicVote (@CatholicVote) February 16, 2024
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Secondo le foto fornite dal NYT, «i fogli della messa e una foto vicino all’altare mostravano la signora Gentili aureolata circondata dalle parole spagnole per “travestito”, “puttana”, “beata” e “madre” sopra il testo del Salmo 25».
Uno degli amici di Gentili ha pregato Dio per l’accesso a «un’assistenza sanitaria che affermi il genere» durante le preghiere di intercessione. Ad un certo punto, un partecipante al funerale ha cambiato il testo dell’Ave Maria e ha cantato l’Ave Cecilia mentre ballava per le navate, riferisce sempre più sbalordito (pure lui) il New York Times.
Il NYT ha descritto il funerale come «una celebrazione della sua vita e un esuberante pezzo di teatro politico». Realizzato, ricordiamo noi, in quello che è il palazzo sacro che rappresenta la tradizione del cattolicesimo americano.
Gli organizzatori del funerale hanno visto l’evento come una dichiarazione politica contro la tradizionale fede cattolica, dicendo al giornale neoeboraceno che sperano che le celebrazioni di «Cecilia» vengano ricordate come un momento importante nella storia della «comunità LGBT», simile alle proteste del 1989 in cui gli attivisti si incatenarono ai banchi della cattedrale di San Patrizio nel 198 in protesta contro la posizione della Chiesa cattolica sull’omosessualità.
Molte voci su internet riconoscono che si è trattato di un’operazione di un gruppo di attivisti transessuali anticattolici riusciti a portare la loro derisione della Fede sin dentro la chiesa più importante della metropoli statunitense.
«Permettono solo questa presa in giro della fede cristiana. Le persone che lo permettono ti odiano» ha scritto su Twitter Catholic Vote, riferendosi probabilmente al cardinale Dolan.
In un comunicato stampa pubblicato il 17 febbraio, l’ufficio comunicazioni della cattedrale di San Patrizio ha affermato che «sapeva solo che parenti e amici chiedevano una messa funebre per un cattolico e non aveva idea che la nostra accoglienza e la nostra preghiera sarebbero state degradate in un modo così modo sacrilego e ingannevole». «Su indicazione del cardinale, abbiamo offerto un’adeguata Messa di riparazione», ha affermato l’Ufficio.
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Uno degli attivisti transgender ha affermato di aver ingannato la Cattedrale di San Patrizio nascondendo «l’identità transgender» di Gentili. Tuttavia, i due sacerdoti incaricati dalla Cattedrale di celebrare il servizio funebre, padre Edward Dougherty e padre Andrew King, non hanno offerto alcun rimprovero per gli atti sacrileghi e blasfemi avvenuti durante il servizio.
Padre Dougherty si è riferito a Gentili, un uomo che soffriva di confusione di genere, come «nostra sorella Cecilia» durante la cerimonia funebre. «Tranne la domenica di Pasqua, non abbiamo davvero un pubblico così ben vestito» ha detto provocando forti applausi tra la folla di attivisti transgenderri.
Here’s Fr. Edward Dougherty (according to TIME) officiating the funeral at St. Patrick’s Cathedral for trans activist and prostitute Cecilia Gentili, joking, “Except on Easter Sunday, we don’t really have a crowd that is this well turned out,” to which the crowd of trans… pic.twitter.com/3gYehwdxcq
— Mary Margaret Olohan (@MaryMargOlohan) February 16, 2024
Padre Dougherty, nominato parroco della cattedrale di San Patrizio dal cardinale Dolan, ha detto che il cardinale gli ha chiesto di «portare una dimensione missionaria alla parrocchia». Il New York Times ha osservato nel suo articolo che sia il cardinale Dolan che Papa Francesco hanno compiuto «passi verso l’inclusione» delle «persone transgender» negli ultimi anni, ad esempio, permettendo loro di essere padrini o testimoni ai matrimoni cattolici, così come permettendo agli omosessuali «genitori» di far battezzare i propri figli.
LifeSiteNews ha lanciato una petizione per chiedere un esorcismo alla cattedrale di San Patrizio dopo il funerale blasfemo. Secondo il sito pro-life canadese il cardinale Dolan in una dichiarazione ad una donna che lo avrebbe approcciato dopo una messa avrebbe definito padre Dougherty «un eroe».
È chiaro a chiunque che siamo entrati nel pieno dell’era del cattolicesimo della Fiducia Supplicans, ossia della chiesa omotransessualizzata.
Come scrive la giornalista Maike Hickson «è chiaro: Fiducia Supplicans apre la porta ai sacrilegi nelle chiese da parte degli attivisti LGBT. Pertanto: i fedeli cattolici esortano i vescovi a fermare Fiducia Supplicans alla luce dello scandalo della Cattedrale di San Patrizio».
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Immagine screenshot da YouTube
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Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT
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Vescovo afferma che «l’omosessualità non è un peccato» durante una conferenza a favore dei diritti omotransessuali
Un vescovo cattolico messicano ha dichiarato, durante un incontro a favore dei diritti LGBT, che l’omosessualità «non è un peccato» e ha affermato che «senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa». Lo riporta LifeSite.
Dal 30 luglio al 2 agosto a Torreon, in Messico, si è svolto il quarto incontro nazionale della Red Catolica Arcoiris Mexico, un raduno di quasi 100 rappresentanti di gruppi locali a favore della comunità LGBT. La messa di apertura è stata celebrata nella cattedrale locale, presieduta dal vescovo Luis Martin Barraza Beltran di Torreon, mentre l’omelia è stata pronunciata dal vescovo Raul Vera Lopez, già vescovo di Saltillo.
«La Chiesa ha una seria responsabilità», ha affermato monsignor Vera Lopez durante l’omelia. «L’omosessualità non è un peccato. È una cosa naturale e non una perversione o una malattia umana». Ha inoltre insistito sul fatto che i cattolici che si identificano come LGBT «hanno il diritto» di partecipare pienamente alla vita ecclesiale e di «esercitare una guida della fede tra noi», concludendo: «Senza la comunità LGBT, la Chiesa non è completa».
Il vescovo ha inoltre esortato le comunità cattoliche ad accogliere senza esclusione le persone che si identificano come LGBT, sostenendo che la loro partecipazione non dovrebbe essere vista semplicemente come un atto di buona volontà, ma come un obbligo morale. Ha ribadito che l’orientamento sessuale è un aspetto intrinseco della persona umana e ha respinto l’idea che debba essere considerato una scelta volontaria o una condizione moralmente riprovevole.
Monsignor Vera López ha inoltre incoraggiato Red Catolica Arcoiris Meéxico a continuare a rafforzare il proprio lavoro come comunità di fede composta da persone che si identificano come LGBT e dai loro sostenitori, affermando che la testimonianza del gruppo dovrebbe contribuire a quella che ha definito una Chiesa più aperta e una società caratterizzata da rispetto, unità e inclusione.
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Le dichiarazioni del vescovo hanno suscitato polemiche in Messico. Dopo le critiche, monsignor Vera Lopez ha pubblicato una dichiarazione sul suo account Facebook ringraziando coloro che gli hanno espresso sostegno, ma deplorando quelle che ha definito critiche e calunnie dirette contro di lui perché si considera «fratello, pastore e amico» di coloro che si identificano come LGBT.
«Coloro che spesso condannano una persona per le sue inclinazioni sessuali sono persone che hanno bisogno non solo di educazione e aggiornamento, poiché sono rimaste ancorate alla tradizione del II secolo, ma anche di un cuore nuovo, come scrive il profeta Ezechiele», ha scritto monsignor Vera Lopez nel suo post su Facebook dopo aver ribadito la sua tesi centrale secondo cui «l’omosessualità non è un peccato».
All’incontro, a sostegno dei diritti LGBT, hanno partecipato delegati provenienti da diverse regioni del Messico. Le attività hanno incluso workshop, riunioni, l’elezione di una nuova dirigenza nazionale per l’organizzazione e un discorso di apertura tenuto dal padre gesuita James Martin tramite Zoom.
Il vescovo Vera Lopez è da tempo impegnato in iniziative a favore delle comunità LGBT all’interno della Chiesa cattolica messicana. Nel 2014 ha battezzato una bambina di 16 mesi cresciuta da una coppia di lesbiche. L’evento ha suscitato scalpore a causa del sostegno di lunga data del vescovo alle cause LGBT, inclusa la sua precedente affiliazione a un gruppo che promuoveva lo stile di vita omosessuale.
Inoltre, nel 2011, il Vera Lopezzo era a capo di due organizzazioni per i «diritti umani» che hanno firmato numerosi documenti a favore della depenalizzazione dell’aborto. Sebbene il vescovo abbia negato di essere «a favore dell’aborto», le sue organizzazioni hanno appoggiato dichiarazioni a sostegno dell’accesso all’aborto e contrarie agli emendamenti costituzionali pro-vita.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025, la «pastora» anglicana lesbica Emilie Teresa Smith, unita in matrimonio con una persona dello stesso sesso, ha partecipato a una messa a Saltillo, in Messico, insieme al monsignor Vera Lopez, apparentemente «concelebrando» sussurrando le parole della consacrazione, elevando il calice, leggendo il Vangelo, pronunciando un’omelia e ricevendo in seguito l’Eucaristia – molte delle quali sono vietate dal diritto canonico cattolico ai non cattolici e ai laici. Il vescovo ha difeso la sua presenza, presentandola come un atto di ecumenismo e inclusione.
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Immagine di ProtoplasmaKid via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Noto blogger gay ricoverato dopo aver mandato in streaming scene di autolesionismo estremo. Pianificava la conversione al cattolicesimo
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— Diana Gallacher (@DianaGalla82251) August 8, 2026
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