Storia
Scoperto un accampamento di soldati dell’antica Roma risalente a 1.800 anni fa nella località di «Armageddon»
L’accampamento militare, risalente a 1.800 anni fa, ospitava oltre 5.000 soldati della sesta legione corazzata dell’esercito romano, ai piedi di Tel Megiddo, nel nord di Israele.
Un antico accampamento di legionari romani è stato trovato ad Armageddon, ritenuto il luogo dell’ultima battaglia biblica, riporta il Daily Mail.
Tel Megiddo viene nominata nel Libro dell’Apocalisse come un luogo dove i re del mondo, istigati dai diavoli, combatteranno prima che si scateni l’ira di Dio.
Il nome originale del luogo è «Har Megiddo» in ebraico («Monte Megiddo»), ma in greco fu reso come «Harmagedon», successivamente alterato nel celeberrimo termine apocalittico Armageddon.
I lavori archeologici sul sito hanno dimostrato che si trattava della più grande base militare romana mai trovata nell’odierno Israele, che ospitò migliaia di truppe per quasi due secoli.
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«Il campo fu la base militare permanente per oltre 5.000 soldati romani per più di 180 anni, dal 117-120 al 300 d.C. circa», ha detto il dottor Yotam Tepper, che ha diretto gli scavi per conto dell’Autorità israeliana per le antichità.
Nel cuore del campo c’era un incrocio di due strade principali, che fungevano da punto di riferimento per le distanze lungo le rotte imperiali reali verso le principali città della regione settentrionale dell’antico Israele, contrassegnate da pietre miliari.
Il campo è stato scoperto accidentalmente durante dei lavori pubblici da parte della Netivei Israel National Infrastructure Company per migliorare una strada vicina
All’interno dei confini del sito, gli archeologi hanno portato alla luce rovine di un edificio pubblico, monete antiche, ceramiche, frammenti di armi e pezzi di vetro, scrive Sputnik.
Gli archeologi trovato un podio e numerose tegole, alcune delle quali portavano segni indicativi dello stemma della legione. Hanno anche identificato la strada principale del campeggio, la Via Pretoria.
Finora gli scavi sono durati sei stagioni, esponendo sezioni adiacenti al cortile dei comandanti.
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Immagine di Carole Raddato via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
Storia
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Storia
San Marco e gli innamorati. La storia dei «bócołi»
La festa di San Marco, che si celebra oggi 25 aprile, a Venezia reca seco una storia romantica e struggente, rivissuta ancora oggi con la tradizione dei bócołi.
Si tratta di una delle usanze più romantiche e antiche della Serenissima. In lingua veneziana, bócoło significa «bocciolo di rosa», e la consuetudine vuole che gli uomini regalino alle donne amate – mogli, fidanzate, madri, figlie o sorelle – un bocciolo di rosa rossa.
Le origini affondano in una leggenda medievale che risale al IX secolo, ai tempi del doge Orso I Partecipazio. La bellissima Maria, detta Vulcana per i suoi capelli rosso-fiamma, figlia del doge, si innamorò di Tancredi, un giovane di umili origini, epperò assai valoroso e coraggioso. L’amore era corrisposto, ma il padre ostacolava l’unione a causa della differenza di rango.
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Vulcana consigliò allora a Tancredi di partire per la guerra contro i Mori, al fianco dei paladini di Carlo Magno, per conquistare gloria e meritare il consenso paterno.
Tancredi si distinse in battaglia, ma fu ferito mortalmente in un roseto. Prima di spirare, colse un bocciolo di rosa e lo bagnò con il proprio sangue, affidandolo all’amico Orlando perché lo consegnasse a Vulcana come estremo pegno d’amore. Il 25 aprile, giorno di San Marco, Orlando portò il fiore alla fanciulla. Vulcana, straziata dal dolore, strinse il bòcolo insanguinato al cuore e morì quella stessa notte.
Da allora, il bocciolo di rosa rossa divenne simbolo dell’amore puro, eterno e che «si apre alla vita come un fiore al sole», capace di sfidare anche la morte.
Tale tradizione non riguarda solo le coppie: nella Venezia antica si estendeva a tutte le donne della famiglia, simbolo di affetto e rispetto. Ancora oggi, nonostante la modernità, molti veneziani mantengono viva l’usanza, trasformando le calli e i campielli in un tripudio di rose rosse il 25 aprile. Il bócoło rappresenta la passione, la fedeltà e la resilienza della Serenissima, ma dovrebbe essere un simbolo di amore e sacrificio globale.
Se poi qualcuno oggi vuole sorbirsi le fiabe della Repubblica, prego. Ammille ce n’è….
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Politica
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