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Continua l’opposizione globale alle benedizioni gay di Bergoglio e Fernandez

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Vescovi, sacerdoti e laici stanno continuando un’opposizione totale al documento vaticano Fiducia Supplicans, che ordina ai preti di procedere con benedizioni alle coppie gay in chiesa.

 

La resistenza a questo stravolgimento della dottrina cattolica operato da papa Bergoglio e dal cardinale Fernandez sembra aver attecchito in tutto il mondo.

 

Il vescovo peruviano Rafael Escudero Lopez-Brea ha respinto un recente documento approvato dal papa, affermando che «danneggia la comunione della Chiesa» e vietando ai suoi sacerdoti di benedire le unioni irregolari o tra persone dello stesso sesso.

 

Monsignor Brea, 61enne ordinario della diocesi peruviana di Mayobamba, ha pubblicato una lettera ai suoi sacerdoti, religiosi e laici per offrire orientamento «di fronte alla confusione senza precedenti causata dal Documento Fiducia supplicans», spiegando il danno che il documento, secondo il quale le relazioni peccaminose, come quelle tra persone legate da matrimoni irregolari o unioni omosessuali, possono essere benedette, pone la Chiesa cattolica.

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«Questo documento nuoce alla comunione della Chiesa, poiché tali benedizioni contraddicono direttamente e gravemente la rivelazione divina e la dottrina e la pratica ininterrotta della Chiesa cattolica, compreso il recente magistero di Papa Francesco, motivo per cui non ci sono citazioni in tutta la Dichiarazione che sostengano la magistero precedente» scrive la lettera del prelato peruviano. «Nel suo Responsum del 2021, la Congregazione per la Dottrina della Fede ci ha detto, con la firma del Santo Padre, che “La Chiesa non ha, né può avere, il potere di benedire le unioni di persone dello stesso sesso”».

 

Il vescovo ha definito la benedizione delle coppie irregolari e delle coppie dello stesso sesso «un grave abuso del Santissimo Nome di Dio, che viene invocato su un’unione oggettivamente peccaminosa di fornicazione, adulterio o, peggio ancora, attività omosessuale», sottolineando che il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che «gli atti omosessuali sono disordinati e, soprattutto, contrari alla legge naturale» (CCC 2357).

 

«Dio non benedice mai il peccato», ha aggiunto Lopez-Brea. «Dio non si contraddice. Dio non ci mente. Dio, che ama sempre incondizionatamente il peccatore, per questo cerca che si penta, si converta e viva. Dio desidera il bene per tutti noi».

 

Come molti altri commentatori, il vescovo di Moyobamba ha notato che il documento dice in modo confuso che possono essere benedette le coppie, ma non le unioni.

 

«Questa distinzione ci lascia perplessi e confusi, perché l’atto di benedire […] resta una benedizione della stessa natura», ha scritto. «Benedire una coppia è benedire l’unione che esiste tra loro. Non esiste un modo logico e reale per separare una cosa da un’altra. Altrimenti perché avrebbero chiesto una benedizione insieme e non due separatamente?»

 

Il vescovo è ancora più preoccupato dal fatto che altri vescovi e sacerdoti si siano impegnati nell’«orrendo sacrilegio» della «benedizione indiscriminata» delle unioni peccaminose.

 

«Il problema di fondo è molto più grave, e cioè che non pochi fratelli nell’episcopato e nei sacerdoti, contravvenendo alla moralità oggettiva della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione, hanno per lungo tempo confuso il Popolo di Dio con la benedizione indiscriminata di queste unioni oggettivamente disordinate e quindi peccaminose, incorrendo in un orrendo sacrilegio», scrive monsignor Lopez-Brea, concludendo che, «data la poca chiarezza del documento», i sacerdoti della sua diocesi «devono seguire la prassi ininterrotta fino ad oggi della Chiesa, che è quella di benedire ogni persona che chiede la benedizione, e non le coppie dello stesso sesso o irregolari».

 

«Eviteremo ogni scandalo, confusione, induzione al peccato, e allo stesso tempo continueremo a manifestare la misericordia che la Chiesa ha sempre dimostrato verso ogni peccatore che si avvicina a Lei, soprattutto offrendogli la conversione, il perdono, la vita di Grazia e vita eterna (…) La Chiesa benedice i peccatori, ma mai il loro peccato o la loro relazione peccaminosa» scrive ancora il vescovo, che ha condannato apertis verbis gli sforzi dei prelati eterodossi di legittimare le unioni irregolari e omosessuali come distruttive e ha suggerito che alcuni stiano intenzionalmente cercando di distruggere la dottrina.

 

«Cari sacerdoti e fedeli laici, non minimizziamo le conseguenze distruttive e miopi derivanti da questo sforzo compiuto da alcuni gerarchi della Chiesa per legittimare tali benedizioni, in alcuni casi con buone intenzioni e in altri, come molti hanno affermato, con l’intenzione di distruggere il Sacro Deposito della Tradizione della Chiesa (…) Nel giorno della mia ordinazione episcopale, ho giurato solennemente “di conservare il deposito della fede nella purezza e nell’integrità, secondo la Tradizione osservata sempre e dovunque nella Chiesa fin dai tempi degli Apostoli” (…) Per questo motivo ammonisco i sacerdoti della Prelatura di Moyobamba a non effettuare alcuna forma di benedizione delle coppie in situazione irregolare o delle coppie dello stesso sesso».

 

Dall’altra parte del mondo, i vescovi del Togo hanno reso pubblica una dichiarazione in cui esortano i sacerdoti del Paese a non impartire benedizioni alle «coppie» omosessuali.

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Nella loro dichiarazione, i vescovi del Togo hanno citato le stesse parole di Papa Francesco dello scorso luglio come motivo per cui non possono benedire le «coppie» omosessuali, il che implica una contraddizione tra ciò che Francesco ha detto a luglio e ciò che il Vaticano di Francesco ha dichiarato il 18 dicembre con la sua pubblicazione di Fiducia Supplicans.

 

«Nella sua risposta ai Dubia di due cardinali dell’11 luglio 2023, Papa Francesco ha scritto: “Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che costituisce il matrimonio”, cioè “un’unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una la donna, naturalmente aperta alla procreazione dei figli” e ciò che la contraddice. Per questo motivo, per quanto riguarda la benedizione delle coppie omosessuali, i vescovi del Togo ordinano ai sacerdoti di astenersi dal farlo», hanno scritto i prelati africani in ​​un comunicato del 20 dicembre.

 

Stessa situazione in Costa d’Avorio, dove i vescovi hanno rilasciato una nota in cui esortano i sacerdoti del Paese a non benedire «coppie» omosessuali o qualsiasi altra «situazione irregolare».

 

«Noi vostri Arcivescovi e Vescovi, vostre guide spirituali della Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, riaffermiamo il nostro attaccamento ai valori della famiglia, del sacramento del matrimonio tra un uomo e una donna, come Dio ha voluto fin dai tempi inizio. Chiediamo pertanto ai ministri ordinati di astenersi dal benedire le coppie dello stesso sesso e le coppie in situazione irregolare», ha affermato monsignor Marcellin Yao Kouadio, presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio, in una dichiarazione del 27 dicembre.

 

Dopo la dichiarazione del loro presidente, i vescovi scrivono: «Secondo monsignor Marcellin Yao Kouadio, questa decisione del papa rischia di creare confusione e scandalo che la benedizione delle coppie dello stesso sesso potrebbe generare all’interno della Chiesa locale. Proseguendo, ha spiegato che ciò è tanto più giustificato in quanto, secondo il costante insegnamento della Chiesa, “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Persona Humana, n. 8), e sono contrari alla legge naturale”. Essi chiudono l’atto sessuale al dono della vita e non procedono da una vera complementarità affettiva e sessuale. Non possono in nessun caso ricevere l’approvazione (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357). Questo insegnamento della Chiesa si basa sulla Scrittura che considera le unioni omosessuali come depravazioni gravi e abominevoli (Gen 1,1-29; Rm 1,24-27; 1Co 6,10; 1Tm 1)».

 

Secondo il presidente della conferenza episcopale della Chiesa cattolica della Costa d’Avorio, conoscendo la cultura del «nostro popolo fortemente attaccato ai valori derivanti dalla legge naturale in materia di matrimonio e famiglia, constatiamo che l’accoglienza questa possibilità data dalla Dichiarazione Fiducia Supplicans di benedire le coppie dello stesso sesso è problematica nel nostro contesto ecclesiale». E ha aggiunto che «ciò offende i nostri valori ancestrali e culturali, e dà l’impressione che la nostra Chiesa approvi e incoraggi una realtà intrinsecamente cattiva, innaturale e contraria alle nostre abitudini e consuetudini».

 

Anche la Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore ha espresso la sua ferma opposizione alla dichiarazione vaticana, pubblicando una dichiarazione in cui lamenta come la Fiducia Supplicans sia in contraddizione con l’immutabile insegnamento della Chiesa cattolica.

 

«La Congregazione dei Figli del Santissimo Redentore sta accanto al Cardinale Müller, ai vescovi del Malawi, del Kazakistan, dello Zambia e della Nigeria, all’Arcivescovo Viganò, al Vescovo Strickland e a tutti i vescovi, sacerdoti e fedeli che riconoscono che la benedizione sacerdotale delle coppie è in “relazioni irregolari” e la benedizione delle “coppie omosessuali” è contraria alla Fede e alla Morale cattolica; contrario all’insegnamento della Chiesa degli ultimi duemila anni; e deve essere osteggiato da noi e da tutti i cattolici», ha scritto la congregazione il 22 dicembre in seguito alla pubblicazione da parte del Vaticano del 18 dicembre di Fiducia Supplicans.

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«Dobbiamo amare il peccatore, e amiamo i peccatori con la massima sincerità, ma dobbiamo odiare il peccato e dobbiamo sostenere l’insegnamento costante e immutabile della Chiesa sia nella fede che nella morale. C’è spazio per tutti nella Chiesa. Gesù ci unisce tutti a Sé, lavandoci nel Suo Preziosissimo Sangue, attraverso il Sacramento della Confessione. Questo è il Sacramento in cui riceviamo la benedizione della verità e della misericordia, della pace e del vero amore», ha aggiunto la congregazione.

 

Anche fuori dal mondo ecclesiastico arrivano reazioni significative.

 

Il segretario del gabinetto dei servizi pubblici del Kenya, Moses Kuria, ha sostenuto la decisione dell’arcivescovo di Nairobi Philip Anyolo di vietare al clero di «benedire» le «coppie» dello stesso sesso in seguito all’approvazione di tali «benedizioni» da parte di Papa Francesco.

 

«La decisione dell’arcivescovo Anyolo sulla benedizione delle coppie dello stesso sesso è la posizione di tutti noi della Chiesa cattolica romana in Kenya. Non accetteremo mai coppie dello stesso sesso nella Chiesa keniota, con massimo e profondo rispetto e riverenza nei confronti del Papa», ha detto Kuria, che è stato definito un «peso massimo» nella politica keniota.

 

In una lettera pubblica pubblicata il 23 dicembre in risposta a Fiducia Supplicans, Anyolo ha affermato che il clero della sua arcidiocesi non può «benedire» «rapporti, unioni o coppie omosessuali irregolari», per sostenere gli «insegnamenti perenni della Chiesa sulla matrimonio». Come riportato da Renovatio 21, i vescovi kenyoti nel 2023 avevano chiesto ai politici locali una protezione costituzionale dei «valori culturali» attaccati dall’attivismo LGBT.

 

La fronda al documento vaticano filo-omosessualista Fiducia Supplicans è montata in Africa e non solo, in un crescendo di opposizioni pubbliche di cui non si ricordano precedenti.

 

vescovi del Camerun hanno dichiarato che «l’omosessualità mette l’umanità contro se stessa e la distrugge» arrivando a proibire «formalmente ogni benedizione alle coppie omosessuali». Il documento Fiducia Supplicans ha scatenato l’immediata reazione ufficiale, con tanto di divieti, di vescovi in KazakistanMalawiZambiaUcraina, anche nel rito greco-cattolico. Un netto rifiuto è arrivato anche da centinaia di sacerdoti appartenenti alla Confraternita Britannica del Clero Cattolico (BCCC).

 

Sono arrivate anche le reazioni del cardinale Mueller, che parla di «blasfermia» e di monsignor Carlo Maria Viganò, che ha detto che con questa nuova mossa pro-Sodoma la chiesa bergogliana si rivela una volta di più come «concubina del Nuovo Ordine Mondiale».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale Fernandez ha pubblicato un comunicato che dovrebbe servire da «rattoppo» in seguito alla veemente opposizione alla Fiducia Supplicans, in ispecie da parte dell’Africa. Tuttavia, il comunicato chiarifica che i vescovi non possono permettersi di vietare ai sacerdoti delle proprie diocesi di procedere con le benedizioni omosessuali. Si tratta, sembra suggerire il Fernandez, di un vero e proprio ordine che i vescovi africani e di altre parti del mondo stanno disattendendo.

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I trans stravincono pure i tornei femminili di golf

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Due atleti transgender vincono i tornei femminili di golf in Canada, facendo scoppiare la polemica nella provincia dell’Alberta. Lo riporta LifeSite.   Due transessuali stanno dominando i tornei di golf femminili canadesi, vincendo il Fort McMurray Club Championship e il Miskanaw Ladies Open 2026 e conquistando i titoli BC Mid-Amateur e Mid-Master in un solo giorno a giugno e un altro titolo ad agosto.   Women & Girls Alberta, un’organizzazione che si batte per i diritti delle donne basati sul sesso, ha condannato la decisione in un post su Facebook il 21 agosto e ha chiesto che il primo premio venga riassegnato alla «donna con il punteggio migliore».   «Women and Girls Alberta vorrebbe che il direttore generale e il capo professionista del Fort McMurray Golf Club spiegassero come sia possibile che un uomo partecipi e vinca il Campionato femminile del club?», ha scritto il gruppo. «Tutti sanno che gli uomini hanno un indiscutibile vantaggio fisico sulle donne… Si è pensato minimamente a come si sentono le donne a dover competere contro un uomo in una gara femminile?»

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In Alberta, la presenza di giocatori transgender che scalzano le donne dai tabelloni segnapunti ha scatenato un dibattito su una legislazione contrastante. Il disegno di legge C-16 del governo federale, approvato nel 2017, ha aggiunto «identità o espressione di genere» alla Legge canadese sui diritti umani come motivo di discriminazione vietato.   La legge dell’Alberta sull’equità e la sicurezza nello sport (Bill 29), tuttavia, stabilisce che le scuole, le leghe sportive provinciali e altre istituzioni debbano limitare la partecipazione agli sport femminili alle sole donne.   Fox News ha fatto notare che uno di questi trans, detto Veronica Ivy, «dominava il ciclismo femminile in Gran Bretagna» e non si scusa per aver sconfitto le sue avversarie. «Ai bigotti: continuate a essere arrabbiati e trovatevi un hobby migliore», ha scritto. «Siete profondamente malati e ossessionati dal molestare uno sconosciuto. Non mi farete smettere di esistere e di avere successo. Mi fate davvero pena. Avete la mia compassione.» Nessuno vuole che Ivy «smetta di esistere», ovviamente. Vogliono che smetta di giocare contro le donne.   Nel febbraio del 2025, il trans aveva annunziato su Instagram che sarebbe «tornato a giocare a golf a livello agonistico, lo sport con cui sono cresciuto fin da quando avevo 3 anni».   Come riportato da Renovatio 21, a Veronica Ivy l’anno passato è stato assegnato il trofeo del campionato di golf femminile a Victoria, nella provincia canadese del British Columbia.   Precedentemente nota come Rachel McKinnon, l’Ivy aveva guadagnato notorietà come il primo transgender a vincere un campionato mondiale di ciclismo su pista, assicurandosi il campionato mondiale UCI Women’s Masters Track nella fascia di età femminile 35-44 nel 2018 e difendendo il titolo nel 2019.   Non solo: nell’ottobre 2019 aveva stabilito anche un record mondiale nei 200 metri piani per le donne di età compresa tra 34 e 39 anni.   Nonostante la legge 29, sembra che i due transgenderri stiano giocando nel rispetto delle regole stabilite da Alberta Golf, l’organizzazione provinciale che governa il golf. Secondo la politica ufficiale dell’organizzazione: «Per le persone che hanno subito un intervento di riassegnazione di genere dopo la pubertà, si applicano le seguenti linee guida: I. Le persone transgender da uomo a donna, per competere come donne, devono presentare una documentazione medica che attesti che il processo di riassegnazione di genere è in corso da almeno un anno».   Secondo il transessuale Veronica Ivy, le sue avversarie dovranno semplicemente migliorare le proprie prestazioni. «Vedono solo che ho vinto qualche gara, senza verificare a che livello si trattasse», ha dichiarato Ivy a OutSports il mese scorso. «Sono passato dal gareggiare nel ciclismo su pista a livello mondiale, pur non essendo mai entrato nella nazionale o alle Olimpiadi, a competere per i titoli provinciali di categoria. Non sono ancora entrato nella top 10 del campionato nazionale canadese dilettanti. Cerco solo di dare il massimo, di essere un buon atleta. I transfobici sono patetici».

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Studi scientifici hanno ripetutamente confermato che gli uomini hanno un vantaggio considerevole rispetto alle donne nello sport e nell’atletica. Una recente ricerca pubblicato su Sports Medicine ha scoperto che un anno di farmaci ormonali «transgender» provoca «cambiamenti molto modesti» nei vantaggi intrinseci della forza negli uomini.   Secondo il sito SheWon.org, i transessuali avrebbero vinto centinaia di titoli negli sport femminili. La pagine web mostra centinaia di nomi di atlete superate in gara da transessuali in ben 29 discipline sportive: ci sono ciclismoatleticasollevamento pesinuoto, canottaggio, corsa campestre, golf, sci alpino, sci nordico, skateboard, surf, biliardo, perfino il poker.   Oltre all’ovvio vantaggio che un maschio biologico ha chiaramente sulle donne in sport come il nuoto o il sollevamento pesi, i principali esperti medici concordano sul fatto che gli atleti transgender hanno un vantaggio ingiusto rispetto alle donne biologiche anche dopo essersi sottoposti a una terapia di soppressione del testosterone.   Come riportato da Renovatio 21, il transessualismo sta divenendo un problema in quantità impressionanti di discipline praticate dalle donne: abbiamo visto casi per il nuoto, la maratona, il ciclismo, la BMX, l’hockey, il sollevamento pesi, il basket…   SOSTIENI RENOVATIO 21
   
 
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I legislatori di Nuova York cercano di rilanciare i bagni pubblici gay: nessuno teme più l’AIDS?

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Una nuova proposta lanciata nello Stato di Nuova Yorklegalizzerebbe il sesso nelle saune e nei bagni pubblici di tutta la città, abrogando una legge degli anni Ottanta che accusava questi incontri sessuali sfrenati di diffondere l’AIDS tra gli omosessuali. Lo riporta il New York Post.

 

Il senatore statale Erik Bottcher e il deputato Tony Simone, che rappresentano il West Side di Manhattan, zona considerata aperta alla comunità LGBT, hanno affermato che è giunto il momento di sostituire il vecchio e polveroso divieto sulle «saune per adulti».

 

«Dovremmo farli uscire allo scoperto», ha dichiarato Simone durante un’intervista la scorsa settimana, sostenendo che i bagni pubblici sarebbero più sani e sicuri se fossero regolamentati. «Faceva parte della cultura gay. Queste persone sono adulte. Il sesso è consensuale», ha affermato il Simone, che è il primo membro dell’assemblea apertamente gay a rappresentare il 75° distretto dell’Assemblea statale di Nuova York. Pure il Bottcherro, 47enne, è dichiaratamente omosessuale e che ha raccontato a favor di stampa di aver avuto pensieri suicidi quando al liceo era omosessuale non dichiarato.

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La legge vigente stabilisce: «Nessun locale può mettere a disposizione strutture per attività sessuali in cui si pratichino rapporti anali, vaginali o fellatio. Tali strutture costituiscono una minaccia per la salute pubblica». Tuttavia la nuova legge che la abroga riconosce che le saune sono state per decenni importanti luoghi di ritrovo per le persone omosessuali, prima di essere chiuse durante il picco dell’epidemia di HIV/AIDS per contenere i contagi e i decessi.

 

«Siamo nel 2026, non nel 1986: le pratiche basate su dati concreti, frutto degli ultimi 30 anni di ricerca nel campo della salute pubblica, dimostrano chiaramente che dovremmo abrogare il divieto di accesso a bagni pubblici e saune per adulti», ha dichiarato il deputato Simone in un comunicato stampa che annunciava il disegno di legge. «Le persone queer di Nuova York sono costrette a vivere nell’ombra… sappiamo tutti che questi posti esistono», ha affermato.

 

In effetti, diverse spa e stabilimenti termali nella Grande Mela sono già noti per essere luoghi frequentati da coppie senza scrupoli, con segnalazioni di incontri sessuali in pubblico allo Spa Castle nel Queens e all’East Side Club, una sauna aperta 24 ore su 24 a Midtown.

 

Allen Roskoff, veterano attivista LGBT che ha perso persone care a causa dell’AIDS, ha affermato che il divieto delle saune gay è stato un tema controverso nella comunità gay negli anni Ottanta, con molti omosessuali favorevoli e contrari alla chiusura. Tuttavia ha affermato che è giunto il momento del ritorno dei bagni pubblici. «Per decenni, le saune gay di Nuova York sono state parte integrante della vita omosessuale», ha affermato Roskoff, presidente del Jim Owles Liberal LGBT Democratic Club.

 

Il decano dell’attivismo omotransessualista neoeboraceno ha detto al NY Post che i bagni pubblici erano luoghi di socializzazione e di sesso, ma che erano molto di più. «Erano simboli della nostra comunità, della nostra cultura e della nostra lotta per i diritti civili e la liberazione sessuale. Ho trascorso gran parte della mia giovinezza in quei luoghi», ha detto il Roskoffo, raccontando che i leader politici hanno fatto campagna elettorale in quei locali e che artisti come Bette Midler e Barry Manilow vi si sono esibiti.

 

Roskoff sosteneva che si trattava di attrazioni turistiche, frequentate da omosessuali provenienti da tutto il mondo. «Uomini gay provenienti da tutto il mondo si recavano in questo luogo simbolo di Nuova York. È ora di scrollarsi di dosso la paura e lo stigma del passato e permettere la sua riapertura», ha affermato.

 

Il Bottcher e il Simone hanno inoltre sottolineato che ora esistono trattamenti efficaci per l’HIV/AIDS, come la PrEP, la PEP, i test di routine per l’HIV e altre strategie di prevenzione. «Le misure di emergenza di un’altra epoca non dovrebbero diventare politiche pubbliche permanenti», ha affermato Bottcher, presidente della Commissione Città del Senato statale, nella dichiarazione congiunta.

 

«Le misure adottate al culmine della crisi dell’AIDS sono anacronistiche rispetto alla realtà moderna. La scienza è cambiata. La prevenzione è cambiata. Le cure sono cambiate. È ora che cambino anche le nostre leggi». Dall’inizio dell’epidemia di AIDS, oltre 100.000 cittadini neoboraceni sono morti a causa di malattie correlate all’AIDS.

 

I due politici, al pari di tanti attivisti omotransessualisti in tutto il mondo, tanno parlando di forme di cura della malattia che taluni ritengono inevitabile – qualora non si voglia rinunciare allo stile di vita di promiscuità assoluta (con saune e club gay, assieme ai cespugli e alle piazzole di sosta in autostrada a rappresentarne il teatro d’elezione) e di sesso perverso come nelle dark room et similia – se non addirittura desiderabile, come dimostra il fenomeno dei bugchaser e dei giftgiver: esistono omosessuali che vogliono apertamente prendere il virus e altri che vogliono darlo.

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Per quanto allucinante – il programma scandalistico-progressita Le Iene ci fece un servizio anni fa andando in cortocircuito – il fenomeno di epidemizzazione volontaria dell’HIV esiste e ci interroga sulle radici stesse dell’omosessualismo. Da una parte c’è chi tenta di giustificare razionalmente la scelta di ammalarsi dicendo che vuole farlo per non pensarci più e vivere con le cure (in Europa garantite dallo Stato) che adesso permettono di vivere a lungo – una malattia più trattabile del diabete, dice il luogo comune diffuso tra i gay; dall’altra è visibile un impulso di morte di tipo sadomasochista sia in chi riceve il male sia in che lo dà volontariamente.

 

Grande frequentatore delle saune gay a San Francisco, capitale globale LGBT, fu il filosofo francese Michel Foucault, che contrasse l’AIDS e ne morì. La voce secondo cui egli sarebbe divenuto per ragioni filosofiche un untore volontario del virus sono raccolte del libro di James Miller La passione di Michel Foucault (1983), dove però si dice di non averne trovato prove. Foucault era omosessuale e sadomasochista, frequeantore nella città nordcaliforniana dei club di perversione. Secondo la biografia di Miller, il Foucalto omprò l’attrezzatura tipica (giacca e cappello di pelle, manette, fruste, pinze per capezzoli, ecc.) e partecipò a pratiche che includevano bondage, fist-fucking e altri giochi di potere e dolore consensuali.

 

Il filosofo di Sorvegliare e punire non lo nascondeva. In interviste degli anni Ottanta (per esempio quella pubblicata su The Advocate, storica rivista dell’omosessualismo statunitense) ne parlò in modo esplicito e positivo: non lo vedeva come liberazione di una violenza nascosta, ma come invenzione di nuovi piaceri, lo definiva un’«impresa creativa» che erotizza parti del corpo normalmente ignorate e «desessualizza» il piacere (lo stacca dal solo sesso genitale), lo interpretava come un gioco strategico di potere in cui i ruoli (padrone e schiavo) sono reversibili e sempre negoziati, quindi come continuazione del suo pensiero filosofico sul potere.

 

Foucault è idoltrato oggidì anche in Italia da impiegati della greppia dell’Istruzione di Stato e da laureati di filosofia perditempo da essa sfornati.

 

Ulteriore frequentatore delle saune gay era, per motivi di studio, il dottor Anthony Fauci, che all’epoca si era lanciato nella ricerca del morbo che decimava gli omosessuali. Gli errori ascritti a Fauci sono di portata mostruosa: promuovendo come cura il farmaco anticancro AZT avrebbe cagionato la morte di migliaia di omosessuali. La storia è in parte raccontata nel film Texas Buyers Club (2013).

 

Come riportato da Renovatio 21, Fauci anche a quel tempo pontificava beato sui media sparando bufale a tavoletta, come quando disse che l’HIV poteva trasmettersi in casa senza contatto.

 

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Fauci era divenuto quindi una sorta di nemico pubblico del movimento omosessuale, con un attivista che arrivò a scrivergli una storica lettera pubblica in cui lo definiva «idiota e incompetente».

 

Secondo il libro di John F. Kennedy jr. The Real Anthony Fauci, il dottore avrebbe eseguito studi di crudeltà indicibili su bambini orfani a Nuova York, usati impunemente come cavie umane.

 

Fauci, che è come lo definisce Robert Kennedy jr. il tessitore della narrazione pandemica era anche il socio di Robert Gallo, l’altro virologo connesso alla scoperta dell’AIDS. Montagnier e Gallo si disputarono la scoperta e la scienza dell’AIDS per anni. Anche in un ambiente non prono alle scenate, come quello dell’alta medicina, fu uno spettacolo poco edificante, tenuto in piedi anche da Fauci, che secondo alcuni ha favorito come ha potuto – con il potere sanitario che già accumulava – il socio Gallo. Alla fine, a risolvere furono, addirittura, i presidenti di USA e Francia, che siglarono una pace per le pretese scientifiche e soprattutto le questioni di brevetti e proprietà intellettuale.

 

 

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Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su LifeSiteNews.   Certamente le Scritture condannano l’orgoglio, l’ingiustizia e l’abbandono dei poveri. I profeti lo chiariscono in modo inequivocabile. Ma le Sacre Scritture presentano anche chiaramente Sodoma come una città che aveva rigettato il disegno di Dio per la sessualità umana e aveva abbracciato una grave immoralità sessuale.   Da 2000 anni la Chiesa ha compreso questa lezione. La parola «sodomia» deriva dalla città di Sodoma e dal racconto del Libro della Genesi. Nella storia, due angeli fanno visita a Lot, che si trova a Sodoma, e quando gli uomini circondano la casa di Lot e gli chiedono di consegnare i due visitatori, è chiaro che intendevano abusare sessualmente di loro. Per questo, Dio distrugge Sodoma e la vicina città di Gomorra con fuoco e zolfo.   Perché, dunque, oggi si esita tanto ad affermarlo?   Perché così tanti nella Chiesa, persino nelle più alte cariche, si rifiutano di nominare questo peccato, mascherandolo invece con parole come «ospitalità»? E perché la Chiesa oggi evita soprattutto di parlare apertamente degli atti omosessuali? La Chiesa non ha mai insegnato che la legge morale di Dio cambi con la cultura. Ha sempre proclamato che il matrimonio è la sacra unione di un uomo e una donna e che ogni forma di attività sessuale al di fuori di tale alleanza è contraria al piano di Dio.

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Non spetta a noi riscrivere questi insegnamenti. Appartengono a Cristo. Eppure oggi vediamo una crescente confusione all’interno della Chiesa stessa. Vediamo voci nella Chiesa che si associano sempre più alla difesa dei diritti LGBTQ. Sentiamo voci che sembrano parlare con incertezza laddove la Chiesa ha sempre parlato con chiarezza.   Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. I pastori hanno il sacro dovere di insegnare con chiarezza. I fedeli hanno il diritto di ascoltare il Vangelo nella sua pienezza, non un Vangelo rimodellato dalle preferenze della cultura, ma il Vangelo trasmesso da Cristo attraverso la Sua Chiesa. Non si tratta di puntare il dito contro un particolare gruppo di peccatori.   Ognuno di noi deve presentarsi davanti alla Croce e riconoscere i propri peccati: superbia, avidità, lussuria, adulterio, pornografia, contraccezione, fornicazione, atti omosessuali. Ogni peccato grave ci separa da Dio se lo abbracciamo consapevolmente e deliberatamente senza pentimento. La Chiesa non nomina questi peccati perché odia i peccatori, ma perché ama le anime. Se un medico si rifiutasse di nominare una malattia mortale per paura di offendere il paziente, lo definiremmo negligenza, non compassione.   La Chiesa è chiamata a qualcosa di ben più grande: è chiamata a dire la verità con amore, anche quando questa verità è difficile da ascoltare. Ciò che rende questo momento particolarmente allarmante è che gran parte della confusione non proviene più solo dalla cultura, ma ora proviene dall’interno della Chiesa stessa. Invece di ascoltare una chiara proclamazione dell’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale, ci imbattiamo in messaggi e azioni che sembrano suggerire qualcosa di molto diverso.   Ad esempio, ora abbiamo un documento che permette certe benedizioni per le coppie in situazioni irregolari, comprese le «coppie» dello stesso sesso. Ci sono state Messe e ministeri associati a persone che «si identificano come LGBTQ» che hanno creato confusione anziché chiarezza. Voci autorevoli all’interno della Chiesa hanno sollecitato nuovi approcci pastorali che offuscano la distinzione tra accogliere ogni persona e affermare comportamenti che la Chiesa ha costantemente insegnato come contrari al piano di Dio.   Questi sviluppi hanno indotto molti cattolici a porsi una domanda dolorosa: la Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? La risposta deve essere no. La Chiesa non ha l’autorità di cambiare ciò che Dio ha rivelato. La verità divina non si evolve con l’opinione pubblica. «Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8). Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sul matrimonio e sulla morale sessuale rimane vero oggi perché non deriva dal mutare dell’opinione umana, ma dall’immutabile sapienza di Dio.   Ecco perché la chiarezza è così importante. Quando sono in gioco delle anime, l’ambiguità non è un atto di carità. Le persone meritano di ascoltare la verità nella sua pienezza, perché solo la verità ci rende liberi. Ognuno di noi è chiamato alla conversione. Ognuno di noi è chiamato alla santità. E ognuno di noi ha bisogno sia della misericordia di Cristo sia del coraggio di allontanarsi da tutto ciò che ci separa da Lui.   Ciò che rende questo momento così inquietante è che questa confusione è sorta proprio nel momento in cui i cattolici fedeli hanno visto la gerarchia della Chiesa allontanarsi dalle proprie tradizioni. Da tempo, i cattolici legati alla liturgia, alle devozioni e agli insegnamenti perenni della Chiesa hanno assistito a crescenti restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino. Hanno visto ripetuti appelli ad abbracciare una nuova visione ecclesiale, una Chiesa sinodale, il che ha portato a considerare con sospetto coloro che desiderano semplicemente preservare ciò che generazioni di cattolici hanno creduto e praticato.   Molti cattolici fedeli si chiedono perché tanta energia venga dedicata a limitare le espressioni tradizionali della fede, mentre tanta confusione circonda gli insegnamenti morali fondamentali e sembra non essere risolta.   Ecco perché tutto ciò è così allarmante. Proprio nel momento in cui la nostra cultura ha disperatamente bisogno di una proclamazione inequivocabile del piano di Dio per il matrimonio, la famiglia e la moralità sessuale, i fedeli vedono solo incertezza laddove desiderano certezze e ambiguità, laddove desiderano la verità.   Appena rientrato da Quito, in Ecuador, la vista dei messaggi della Madonna del Buon Successo mi ha riportato alla mente ciò che ella disse in quei messaggi.   Parlando con Madre Mariana secoli fa, la Madonna avvertì dell’avvento di un’epoca, a partire dai nostri tempi, in cui la fede si sarebbe indebolita, la confusione si sarebbe insinuata nella Chiesa e l’impurità avrebbe dilagato. Parlò di un tempo in cui molte anime sarebbero state in pericolo perché l’errore si sarebbe diffuso e il coraggio sarebbe venuto a mancare.

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Eppure il suo era un messaggio di speranza. Prometteva che quando le tenebre sembravano più profonde, sarebbe arrivato il rinnovamento. Non abbandonando la fede trasmessa ai santi, ma ritornando ad essa con maggiore fervore, maggiore purezza e maggiore fiducia nella grazia di Dio.   Ma la Chiesa non si è mai rinnovata diventando più simile al mondo. Ogni grande rinnovamento nella sua storia è giunto a un ritorno a Cristo, a un ritorno alla santità e a un ritorno alla pienezza della fede trasmessa dagli apostoli. Se questa è davvero la battaglia finale per il matrimonio e la famiglia, allora non è il momento di addolcire il Vangelo. È il momento di proclamarlo con maggiore chiarezza e maggiore fedeltà che mai.   Eppure vediamo Roma, in molti casi, agire contro coloro che si aggrappano alla Sacra Tradizione, lasciando intatti coloro che proclamano una visione del mondo totalmente incompatibile con la Sacra Tradizione della Chiesa.   Non si tratta semplicemente di una questione di liturgia o di stile pastorale. Si tratta di stabilire se la Chiesa continuerà a proclamare, senza esitazione né scuse, le verità che Cristo le ha affidato. Ogni epoca ha la sua battaglia decisiva. Se la Beata Vergine Maria ha ammonito che la battaglia finale riguarderà il matrimonio e la famiglia, allora certamente questo non è il tempo dell’incertezza. È il tempo del coraggio.   Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che si limiti a ripetere le proprie opinioni. Il mondo ha bisogno di una Chiesa disposta a proclamare la verità che libera le anime. Ha bisogno di pastori che amino il loro popolo a tal punto da annunciare la verità, anche quando è difficile, anche quando è impopolare, anche quando richiede una conversione.   + Joseph E. Strickland, Vescovo emerito  

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