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Il «Dipartimento Disinformazione» di Moderna monitora 150 milioni di siti web alla ricerca di narrazioni «anti-vaccino»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Attraverso un’organizzazione no-profit finanziata dal settore farmaceutico e Talkwalker, una società di «ascolto sociale», il team di Moderna, gestito da un ex veterano dell’FBI da 20 anni, utilizza l’Intelligenza Artificiale per monitorare qualsiasi cosa, dai principali organi di informazione ai siti di gioco.

 

Il “dipartimento di disinformazione” di Moderna ha collaborato con un’organizzazione no-profit sostenuta dall’industria, il Public Good Projects (PGP), per monitorare e sopprimere le voci dissenzienti sulla politica del vaccino COVID-19, secondo un nuovo rapporto dei giornalisti investigativi Lee Fang e Jack Poulson, pubblicato lunedì su UnHerd.

 

Nell’ultimo anno, i «Twitter Files», due cause legali contro l’amministrazione Biden e altre indagini hanno messo in luce casi di collusione tra governo, social media e università per reprimere discorsi dissenzienti sulle politiche del COVID-19, accuse di frode elettorale e altri argomenti.

 

Questo nuovo rapporto fa luce sulla strategia dietro le quinte di Moderna nel panorama dei nuovi media. Espone gli attori chiave e il modo in cui hanno lavorato per monitorare 150 milioni di siti Web allo scopo di censurare discorsi che minano la narrativa dell’azienda sul vaccino COVID-19 e modellare attivamente il discorso pubblico a beneficio dei profitti di Moderna.

 

Il coautore della Dichiarazione di Great Barrington e professore dell’Università di Stanford, il dottor Jay Bhattacharya, che è stato inserito nella lista nera di Twitter, ha elogiato il nuovo rapporto in un tweet:

 

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Moderna non aveva mai portato con successo alcun prodotto sul mercato prima del vaccino mRNA contro il COVID-19 ed era sull’orlo del collasso quando è stata annunciata la pandemia.

 

Il suo vaccino mRNA contro il COVID-19 ha trasformato l’azienda farmaceutica in un’azienda da 100 miliardi di dollari quasi da un giorno all’altro e ha trasformato il suo CEO, presidente e co-fondatori in miliardari.

 

Oggi, mentre l’interesse del pubblico per il fiasco dell’ennesimo vaccino di richiamo e i sussidi federali per l’iniezione stanno scomparendo, così stanno scomparendo i profitti, portando l’azienda a investire in nuove strategie – come una appariscente campagna di marketing – per rimanere a galla, hanno riferito Fang e Poulson.

 

Hanno scoperto che Moderna sta anche raddoppiando il lavoro avviato durante la pandemia per attaccare il dissenso sui vaccini e indirizzare la politica di vaccinazione.

 

In effetti, Moderna oggi impiega ex agenti delle forze dell’ordine, come Nikki Rutman, una veterana dell’FBI da 20 anni che ha lavorato per l’agenzia a Boston durante l’operazione Warp Speed, dove il suo compito era condurre riunioni settimanali sulla sicurezza informatica con Moderna.

 

Ora dirige la divisione di Intelligence globale di Moderna – parte del dipartimento che guida il lavoro di Moderna per fermare la «disinformazione» – producendo rapporti che segnalano «narrazioni anti-vaccini» online e raccomandando se e come affrontarle, hanno scritto.

 

Il dipartimento collabora con il PGP, in gran parte finanziato attraverso una donazione di 1,27 milioni di dollari da parte della Biotechnology Innovation Organization, un gruppo di lobbying biotecnologico che rappresenta Pfizer e Moderna.

 

Attraverso PGP e Talkwalker, una società di «ascolto sociale», il team di Moderna monitora tutto, dai principali organi di informazione ai siti di videogiochi, impiegando l’Intelligenza artificiale per monitorare 150 milioni di siti Web in tutto il mondo per conversazioni relative ai vaccini.

 

Il team invia rapporti allo staff di Moderna che codificano a colori le «narrazioni anti-vaccino» in base al livello di rischio. Le narrazioni a basso rischio «al momento non giustificano alcuna azione». Per le narrazioni a rischio più elevato, il team «avviserà le parti interessate appropriate con raccomandazioni», hanno scritto Lee e Poulson.

 

Analizzando i rapporti campione, i giornalisti hanno scoperto che esempi di post «ad alto rischio» includevano un video pubblicato da Elon Musk che prendeva in giro una miriade di affermazioni secondo cui i vaccini erano «efficaci al 100%» insieme a una serie di post scritti dal comico e commentatore politico Russell Brand, che avevano segnalato a settembre per le sue convinzioni «anti-vaccino».

 

Il team di Moderna avrebbe  anche espresso preoccupazione per le prospettive quando la stella del tennis Novak Djokovic, che ha rifiutato il vaccino contro il COVID-19, ha vinto gli US Open sponsorizzati da Moderna.

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Lee e Paulson hanno riferito che Moderna non era preoccupata della verità delle affermazioni fatte nei post segnalati, ma solo dei loro effetti.

 

«Nessuno dei rapporti che abbiamo visto tenta di contestare le affermazioni fatte», hanno scritto. «Piuttosto, le affermazioni vengono automaticamente considerate  “disinformazione” se incoraggiano l’esitazione nei confronti del vaccino».

 

Moderna avrebbe iniziato a lavorare con PGP nel 2021-2022 su un programma chiamato «Stronger», in cui l’organizzazione no-profit «ha identificato la disinformazione e ha preso decisioni sui contenuti dei social media».

 

PGP poteva farlo in modo efficace perché aveva un «accesso backdoor» ai dati di Twitter, attraverso una «manichetta antincendio», che fornisce accesso in tempo reale a tutti i tweet sulla piattaforma per l’analisi dei dati e il data mining su larga scala.

 

PGP, che ha lavorato direttamente con Twitter per sviluppare le sue politiche sulla pandemia, invierebbe elenchi di account Twitter da amplificare o censurare.

 

Il consulente legale generale di Twitter ha inoltre consigliato alla task force del Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti sulla lotta alla disinformazione di collaborare con PGP sulle questioni legate al discorso del COVID-19.

 

Lee e Poulson hanno anche scoperto che PGP ha distribuito spunti di discussione e consigli su come rispondere alla disinformazione sui vaccini a una rete di 45.000 operatori sanitari.

 

«L’intenzione [di Moderna], come abbiamo raccolto dalle e-mail scambiate, non era solo quella di combattere la disinformazione, ma anche di influenzare il contenuto e il tenore del dibattito pubblico», hanno scritto Fang e Paulson.

 

Quest’anno, con il crollo del numero di richiami per il COVID-19, Moderna e PGP hanno lanciato una nuova collaborazione, questa volta lavorando con l’American Board of Internal Medicine, per sviluppare un programma di formazione chiamato «Infodemic Training Program», per formare gli operatori sanitari per identificare la «disinformazione medica».

 

Nonostante l’indignazione dell’opinione pubblica nei confronti della censura sui social media, la chiara mancanza di interesse nel continuare a fare le dosi di richiamo e la fine ufficiale della pandemia annunciata a maggio dall’amministrazione Biden, Moderna continua a incrementare le sue operazioni di sorveglianza.

 

Gli avvisi interni analizzati da Fang e Poulson rivelano che la società sta monitorando da vicino le leggi e i politici che cercano di limitare gli obblighi sui vaccini e che continua a contrassegnare i messaggi pubblicati su X, precedentemente noto come Twitter, da Musk, che, nota Moderna, «utilizza sempre più quella piattaforma per elevare gli oppositori marginali dei vaccini e i teorici della cospirazione».

 

Gli autori hanno scritto:

 

«La rete di organizzazioni no-profit che effettuano il fact-checking è cresciuta a un ritmo industriale, offrendo opportunità opache agli interessi pubblici e privati ​​di assumere un controllo sottile sul discorso pubblico. Tale sofisticatezza nel mescolare messaggi di sanità pubblica e pubblicità aziendale dovrebbe preoccupare chiunque sia interessato al modo in cui il governo controlla la libertà di parola».

 

Brenda Baletti

Ph.D.

 

© 21 novembre 2023, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Scontri a Parigi per la legge di «licenza di uccidere» ai poliziotti

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Nel fine settimana a Parigi si sono registrati scontri tra polizia e dimostranti, con migliaia di persone in piazza contro una proposta di legge che, secondo i manifestanti, darebbe agli agenti una «licenza di uccidere».   I video dalla capitale francese mostravano gli agenti sparare gas lacrimogeni e inseguire i manifestanti mentre le strade si riempivano di fumo, e i dimostranti che tentavano di respingere a calci i lacrimogeni ancora fumanti verso le forze dell’ordine.   I manifestanti esponevano cartelli con le scritte «Il popolo non è un bersaglio», «Giustizia per le vittime della violenza della polizia» e «No al permesso per le armi da fuoco».  

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Le proteste sono nate da una nuova norma che cambierebbe le procedure giudiziarie nei casi in cui un poliziotto spara a qualcuno. Secondo il testo, le autorità partono dal presupposto che l’agente abbia usato l’arma in modo legittimo. Quel presupposto resterebbe comunque impugnabile se le prove dimostrassero il contrario.   I sostenitori del disegno di legge sostengono che gli agenti non debbano essere considerati automaticamente sospetti se sparano in servizio.   I critici, invece, dicono che la modifica sposterebbe di fatto l’onere della prova e renderebbe più difficile chiamare la polizia a rispondere dopo le sparatorie. Attivisti e organizzazioni per i diritti umani hanno definito il provvedimento una «licenza di uccidere», affermando che potrebbe «preparare il terreno per sangue e lacrime».   Le manifestazioni si sono tenute in oltre 20 città. La polizia ha comunicato che a Lione hanno protestato circa 4.500 persone e a Tolosa 3.700. A Rennes otto persone sono state arrestate e tre agenti feriti dopo il lancio di oggetti.   Le associazioni per i diritti umani hanno convocato le proteste del fine settimana per fare pressione sui senatori in vista del dibattito previsto per ottobre. Una petizione contro il testo ha superato le 730.000 firme, ma è stata respinta dalla commissione parlamentare per gli affari legislativi.   Il disegno di legge ha superato la prima lettura all’Assemblea nazionale, camera bassa del Parlamento francese, a luglio, ma non è ancora stata fissata una data precisa per la discussione al Senato.

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Immagine da Twitter  
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L’orologio Apple ora può registrare automaticamente le conversazioni quotidiane

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Apple ha annunciato due nuove funzioni del suo smartwatch in grado di registrare tutto quanto detto durante la giornata.

 

Le nuove funzioni Apple annunciate il 9 settembre per Apple Watch Series 12 e Ultra 4 restano facoltative: il possessore dell’orologio decide se autorizzare la memorizzazione dei riassunti delle conversazioni, mentre l’interlocutore non ha alcuna possibilità di intervenire.

 

Le funzioni Live Rewind e Siri Recap arriveranno in versione beta entro fine anno. Live Rewind assomiglia a un comando «ripeti»: chi indossa l’orologio, premendo due volte la Digital Crown, può leggere sul quadrante gli ultimi 15 secondi di dialogo in forma di testo.

 

La funzione Siri Recap, invece, genera brevi sintesi delle conversazioni consultabili in un secondo momento. Siri Recap «può essere impostato per essere sempre attivo», oppure l’utente può programmarne l’accensione o spegnerlo. Apple dichiara che lo scopo è aiutare a ricordare quanto detto senza dover prendere appunti.

 

La pagina di supporto Apple cerca di rassicurare su privacy e sicurezza. Con Live Rewind l’audio viene elaborato in locale sull’Apple Watch, all’interno dell’enclave sicura (Secure Exclave) del chip S11, isolata a livello hardware, e cancellato subito dopo. Per Siri Recap l’iPhone associato trascrive e riassume la conversazione; il testo crittografato e sintetizzato viene inviato al cloud privato Apple per un’ulteriore elaborazione e poi restituito all’orologio.

 

Apple assicura di non poter accedere ai dati nel cloud e che il testo crittografato si sincronizza su tutti i dispositivi dell’utente via iCloud. Precisa inoltre che l’audio non viene conservato e che Live Rewind non trascrive in continuo le conversazioni di sottofondo.

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La stessa pagina spiega che i riassunti sono «paragonabili agli appunti che si potrebbero prendere dopo una conversazione» e vengono cancellati dopo sette giorni, salvo salvataggio o esportazione. I frammenti di Live Rewind spariscono circa 30 secondi dopo lo spegnimento del display, a meno che non vengano salvati o inviati a Chiedi a Siri. Nei riassunti possono comparire i nomi delle persone citate, senza attribuzione degli interlocutori. Si afferma che i dettagli sensibili vengono filtrati, ma Apple avverte che il filtro potrebbe non funzionare sempre.

 

Chi porta l’orologio può salvare o esportare i riepiloghi, prolungandone la conservazione oltre i sette giorni. Apple aggiunge che Live Rewind è segnalato da un suono (anche in modalità silenziosa), da un’animazione e dall’indicatore del microfono.

 

La notizia arriva mentre monta lo scandalo per i televisori prodotti da LG, che continuerebbero a raccogliere dati anche quando sono spenti o in standby, scansionando le reti Wi-Fi vicine, registrando tramite i microfoni e usando il campionamento audio-video per identificare con precisione i contenuti visualizzati attraverso i vari ingressi.

 

Da anni circola il sospetto che smart TV, telefoni e smartwatch ci ascoltino di nascosto per bombardarci di pubblicità mirata.

 

Il fenomeno dell’ACR (Automatic Content Recognition) — la tecnologia che «fotografa»ciò che appare sullo schermo per profilare gli utenti — non riguarda solo LG: pratiche simili di raccolta dati sono state contestate in passato anche a Samsung, con un accordo raggiunto con il Texas nel marzo 2026. Già in precedenza Vizio aveva pagato una sanzione milionaria negli Stati Uniti per aver tracciato le abitudini di visione di milioni di televisori senza consenso esplicito, rivendendo i dati a fini pubblicitari.

 

Sul fronte assistenti vocali, tra il 2019 e il 2020 emerse che sia Apple (Siri) sia Amazon (Alexa) sia Google Assistant impiegavano appaltatori esterni per ascoltare e trascrivere manualmente frammenti di registrazioni vocali degli utenti, allo scopo dichiarato di migliorare il riconoscimento linguistico. Le rivelazioni, riportate da Bloomberg e dal Guardian, mostrarono che tra questi audio finivano anche conversazioni private, rapporti sessuali e discussioni mediche captate per errore. Le aziende introdussero poi opzioni per disattivare la revisione umana.

 

Il precedente più clamoroso resta quello di Cox Media Group, che nel 2023 pubblicizzò un servizio chiamato «Active Listening», presentato come capace di sfruttare l’IA per intercettare le conversazioni tramite smartphone e smart speaker a fini pubblicitari. La pagina fu rimossa in fretta dopo il clamore mediatico, e l’azienda ha poi precisato di non ascoltare direttamente gli utenti, ma di usare dati aggregati e anonimizzati di terze parti.

 

Apple, Google e Amazon negano sistematicamente l’uso dei microfoni per scopi pubblicitari, e nessuna indagine indipendente ha finora trovato prove concrete di un ascolto sistematico su larga scala.

 

La popolazione, tuttavia, ha un’altra opinione: vi sono persone non solo rassegnate ad essere ascoltate, ma pure entusiaste della cosa: Renovatio 21 ha veduto casi di persone che quando vogliono acquistare qualcosa, lo dicono semplicemente ad alta voce, sperando che il telefonino senta così da mandargli della pubblicità del prodotto.

 

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Immagine di MIKI Yoshihito via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Gran Bretagna, Oltre 60.000 arrestati per «reati legati alle comunicazioni», come «la visione di video su TikTok»

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Secondo un nuovo rapporto di prossima pubblicazione, oltre 60.000 persone sono state arrestate per «reati legati alle comunicazioni», anche banali come la visione di video offensivi su TikTok. Lo riporta GB News.   È ora scoppiata una vasta protesta in difesa della libertà di parola, e i risultati del documento sono stati definiti «orwelliani». Il rapporto, redatto dal gruppo di attivisti Big Brother Watch, evidenzia anche l’applicazione squilibrata delle norme sui messaggi «dannosi», con alcune forze dell’ordine che effettuano un numero di arresti 14 volte superiore rispetto ad altre.   Negli ultimi cinque anni almeno 62.199 persone in Gran Bretagna sono state arrestate per reati di questo tipo: 18.150 sono state successivamente incriminate e 12.292 condannate.   Gli attivisti riconoscono che alcuni arresti sono giustificabili, ad esempio per fermare messaggi minacciosi da parte di partner violenti in casi di violenza domestica, ma sostengono che l’ampia portata della legge ha portato la polizia a effettuare fermi non necessari.   Gli attivisti hanno citato il caso della polizia delle West Midlands, intervenuta a casa di un’adolescente dopo che quest’ultima aveva visualizzato un post su TikTok contenente l’immagine di un’insegnante accompagnata da commenti negativi. Le forze dell’ordine hanno poi chiuso l’indagine perché non vi erano «prove sufficienti per perseguire alcuno» in relazione alle accuse.

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La polizia delle West Midlands ha inoltre dichiarato che l’accusa iniziale era dovuta al fatto che «era stato creato un falso account sui social media a loro nome e che era stato utilizzato per inviare messaggi indecenti».   L’anno scorso una coppia dell’Hertfordshire è stata arrestata dopo aver presentato reclami sulla scuola elementare della figlia in una chat di gruppo su WhatsApp.   Come riportato da Renovatio 21, quattro anni le fa prigioni britanniche avevano iniziato a rilasciare anticipatamente i criminali come parte di un piano governativo per affrontare il sovraffollamento carcerario in tutto il paese, secondo quanto riportato dai media. Il piano prevedeva che 5.500 persone ricevessero il rilascio anticipato. Lo svuotamento delle carceri avveniva nel momento in cui le autorità britanniche, con l’allora premier Starmer in testa, lavorava no per incarcerare chi dissente su internet dalle politiche di immigrazione del governo di Sua Maestà.   La manovra fu chiara da subito a tutti: fuori i criminali (spacciatori, stupratori, etc.) dentro i cittadini che osano esprimersi, online o meno. Tra di essi, Peter Lynch, un nonno che poi si suicidò: la sua colpa era aver urlato alla polizia durante le rivolte.   Come riportato da Renovatio 21, le autorità britanniche avevano dichiarato apertamente che perseguiranno quanti protestano anche online, arrivando a dire che anche ritwittare qualcosa può costituire un reato.   Il lavoro di censura estrema portato avanti in Albione è fuori controllo da anni.   Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 un uomo fu arrestato un veterano dell’esercito per aver condiviso su Facebook un meme critico degli LGBT, con le bandiere arcobaleno a formare una svastica. Il meme era stato pubblicato previamente dal politico conservatore Laurence Fox, che ebbe l’account Twitter bloccato.   L’anno scorso vi fu il caso di una minorenne autistica arrestata e prelevata con forza da casa dalla polizia per aver detto la parola «lesbica».   La psicopolizia britannica è arrivata al punto di perseguire – davvero – le preghiere detto con la mente, come dimostrano i vari arresti di persone che pregano in totale silenzio fuori dalle cliniche abortiste.  

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