Cervello
Alcuni pazienti ricordano esperienze di pre-morte dopo attacchi di cuore
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
In un articolo sulla rivista Resuscitation, alcuni sopravvissuti ad un arresto cardiaco hanno descritto esperienze di morte lucida avvenute mentre parevano essere incoscienti.
Nonostante il trattamento immediato, meno del 10% dei 567 pazienti studiati, sottoposti a RCP [rianimazione cardiopolmonare, ndt] in ospedale, si sono ripresi sufficientemente da essere dimessi. Quattro pazienti su 10 sopravvissuti, tuttavia, hanno ricordato un certo grado di coscienza durante la RCP non catturato dalle misure standard.
Lo studio ha anche scoperto che in un sottogruppo di questi pazienti, quasi il 40% aveva un’attività cerebrale che tornava alla normalità, o quasi, da uno stato «flatline», in alcuni punti anche dopo un’ora dall’inizio della RCP. Come catturato dall’EEG, una tecnologia che registra l’attività cerebrale con elettrodi, i pazienti hanno visto picchi nelle onde gamma, delta, theta, alfa e beta associati a funzioni mentali più elevate.
I sopravvissuti riferiscono da tempo di aver avuto una maggiore consapevolezza ed esperienze potenti e lucide, affermano gli autori dello studio. Questi hanno incluso la percezione della separazione dal corpo, l’osservazione degli eventi senza dolore o angoscia e una valutazione significativa delle proprie azioni e relazioni.
Questo nuovo lavoro ha scoperto che queste esperienze di morte sono diverse dalle allucinazioni, dai deliri, dalle illusioni, dai sogni o dalla coscienza indotta dalla RCP.
Gli autori dello studio ipotizzano che il cervello «piatto» e morente rimuova i sistemi inibitori (frenanti) naturali. Questi processi, noti collettivamente come disinibizione, potrebbero aprire l’accesso a «nuove dimensioni della realtà», compreso il ricordo lucido di tutti i ricordi immagazzinati dalla prima infanzia alla morte, valutati dal punto di vista della moralità.
Sebbene nessuno conosca lo scopo evolutivo di questo fenomeno, esso «apre la porta a un’esplorazione sistematica di ciò che accade quando una persona muore».
L’autore senior dello studio Sam Parnia, della NYU Langone Health, afferma: «sebbene i medici abbiano a lungo pensato che il cervello subisse danni permanenti circa 10 minuti dopo che il cuore smette di fornirgli ossigeno, il nostro lavoro ha scoperto che il cervello può mostrare segni di recupero elettrico prolungato nella RCP in corso. Questo è il primo ampio studio a dimostrare che questi ricordi e i cambiamenti delle onde cerebrali possono essere segni di elementi universali e condivisi delle cosiddette esperienze di pre-morte».
Gli autori concludono che la ricerca fino ad oggi non ha né dimostrato né smentito la realtà o il significato delle esperienze e delle dichiarazioni di consapevolezza dei pazienti in relazione alla morte.
Dicono che l’esperienza ricordata riguardo alla morte merita ulteriori indagini empiriche. Hanno in programma di condurre studi che definiscano più precisamente i biomarcatori della coscienza clinica e che monitorino gli effetti psicologici a lungo termine della rianimazione dopo l’arresto cardiaco.
Michael Cook
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Cervello
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Bioetica
Startup testa farmaci su cervelli umani appena estratti e mantenuti in vita con macchinari di supporto vitale
Una startup biotecnologica chiamata Bexorg sta estraendo cervelli umani poche ore dopo la morte dei loro proprietari e li sta collegando a speciali macchine di supporto vitale. Lo riporta Science.
Sebbene queste masse di tessuto rosato non presentino più attività elettrica, la maggior parte delle loro funzioni vitali rimane intatta, consentendo agli scienziati di testare farmaci sperimentali, come potenziali trattamenti per il morbo di Alzheimer, come mai prima d’ora. Ci si aspetterebbe che i cervelli disincarnati siano senza dubbio morti. Tuttavia, stando alle notizie, un cervello estratto e collegato a una delle macchine di supporto vitale brevettate da Bexorg, BrainEX, resta «sospeso tra la vita e la morte». I cervelli vengono mantenuti in funzione grazie a un polmone artificiale, ossigenazione renale, sangue e altri fluidi.
La cifra frankesteiniana dell’operazione fa rabbrividire perfino i «laici», spinti a domandarsi se essa rifletta «la scomoda labilità del confine tra vita e morte» scrive Futurism, testata legata alla transumanista Singularity University.
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Brendan Parent, uno dei sei esperti di etica di Bexorg, sostiene che non vi devono essere dubbi. I cervelli estratti sono quasi privi dell’attività neuronale coordinata necessaria per una coscienza minima, ha dichiarato a Science. Per prevenire l’inquietante eventualità che alcuni cervelli producano attività elettrica, vengono anche trattati con l’anestetico propofol, assicura. «Naturalmente, il fatto stesso che si debba ricorrere a una simile misura potrebbe risultare meno rassicurante e più inquietante» chiosa Futurism.
Il fine, anche di questo esperimento, ci viene puntualmente ricordato, è il bene biologico dell’umanità garantito dall’industria farmaceutica. Il CEO di Bexorg, Zvonimir Vrselja, ha affermato che i cervelli presentano decenni di esposizione ambientale, una storia di trattamenti farmacologici e altri fattori che li rendono un mezzo di test più realistico per i farmaci. «Si ottengono cellule che sono state lì per 60-80 anni», ha dichiarato il Vrselja a Science.
«È un enorme passo avanti rispetto ai modelli murini», ha dichiarato a Science Bruna Bellaver, che studia la neurodegenerazione all’Università di Pittsburgh.
Bexorg è la stessa startup che sei anni fa dimostrò di poter mantenere in vita cervelli di maiale decapitati per 36 ore utilizzando un prototipo della sua macchina BrainEX. Gli sforzi si inseriscono in quegli esperimenti estremi di rianimazione dell’organismo che hanno come conseguenza, nemmeno tanto recondita, lo squartamento ancora più esseri umani per i trapianti, cioè per quella che è più corretto chiamare predazione degli organi.
Come riportato da Renovatio 21, otto anni fa alcuni scienziati avevano comunicato i loro studi compiuti su dei suini riguardo la possibilità di riattivare il corpo dopo la morte.
Le ramificazioni bioetiche e biologiche di tali tecnologia sono abissali. In primis, abbiamo la possibilità di attuare un trapianto di cervello, o di corpo, che potrebbe consentire ad alcuni di cambiare identità corporea e, secondo la volontà transumanista, vivere più a lungo.
In secundis, si aprono voragini sulla questione della coscienza e della cosidetta «morte cerebrale» (una convenzione artefatta che medici di Harvard inventarono negli anni Sessanta per iniziare la filiare della predazione degli organi con il lucroso business dei trapianti).
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Se un cervello non è completamente morto, è giusto tenerlo in vita? Non si tratta di una forma di negromantico sfruttamento dell’essere umano? Curioso come la scienza medica impartisce l’eutanasia (o l’anestesia, necessaria agli espianti: perché un corpo a cui ancora batté il cuore reagisce allo squartamento con convulsioni naturali) qui invece vada verso il suo contrario, l’animazione extracorporea.
Un dibattito su questo tipo di argomento non sembra esserci, come vi sono solo accenni a discussioni sulla questione degli animali umanizzati con cellule cerebrali umane: la visione moderna si può chiedere se la bestia, dotata di neuroni dell’uomo, soffra appunto come un uomo, o meriti uno status giuridico diverso, simile a quello del cittadino.
Dubbi bioetici a parte, la macelleria chimerica della scienza moderna continua a pieno regime: perché la bioetica, dice la celebre critica di Richard Neuhaus poi ripresa in Italia dal defunto cardinale Elio Sgreccia, si riduce ad un «Permission Office» (un ufficio permessi, un passacarte burocratico). I comitati etici, che potrebbero non esistere ancora a lungo, smettono di riflettere sul bene profondo della persona e si limitano a verificare meri requisiti legali, trasformandosi in sportelli dove i ricercatori si recano solo per «ritirare un timbro di autorizzazione». Senza un solido fondamento morale (che Sgreccia individuava nella difesa della persona umana), la bioetica rischia di concedere qualsiasi permesso, rendendo lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile.
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Cervello
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