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Razzismo

Elon Musk accusa il New York Times di supportare gli appelli al genocidio

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Il CEO di Twitter, Tesla e SpaceX Elon Musk ha attaccato venerdì il New York Times accusando la grande testata di sostenere il genocidio dei bianchi in Sud Africa.

 

A scatenare le ire di Musk – che è originario del Sud Africa– un pezzo del quotidiano di Nuova York in cui si negava che il canto «Kill The Boers» («uccidi i boeri», cioè i bianchi) intonato dal leader del partito EFF Julius Malema con migliaia di persone ad una manifestazione allo stadio fosse da prendere letteralmente. Si trattava, secondo l’articolista del NYT, non di un discorso di odio e di un appello al genocidio su base razziale, ma di una mera metafora.

 

«Il New York Times ha davvero il coraggio di sostenere gli appelli al genocidio!» ha twittato il Musk, che è cresciuto in Sudafrica. «Se mai c’è stato un momento per cancellare quella pubblicazione, è adesso» ha scritto, accludendo un link a un sito in che permette di leggere gratuitamente gli articoli delle testate sottoposte a paywall.

 

 

La prestigiosa testata neoeboracena aveva insistito sul fatto che solo «alcuni americani all’estrema destra» credevano che la canzone – il cui ritornello Malema ha pronunciato come un botta e risposta, alternando le grida di «uccidi il boero, uccidi il contadino» con migliaia di sostenitori – siano un vero appello alla violenza.

 

Il giornale scrive che alcuni «storici» nonché lo stesso Malema «dicono che non dovrebbe essere preso alla lettera». Viene quindi citata la testimonianza del tribunale di Malema dell’anno scorso che era invece una critica «diretta verso l’incapacità del governo di affrontare una disparità nella proprietà della terra tra sudafricani neri e bianchi».

 

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato il tribunale ha assolto Malema dichiarando legale la canzone genocida: la Corte per l’uguaglianza di Johannesburg ha ribaltato una sentenza che aveva dichiarato la canzone incitamento all’odio e proibito a Malema di cantarla. Il gruppo di difesa afrikaner (cioè di boeri, sudafricano bianco) chiamato AfriForum aveva inizialmente citato in giudizio Malema per aver eseguito la canzone, tuttavia «non è riuscito a dimostrare che il testo della canzone potesse ragionevolmente essere interpretato per dimostrare una chiara intenzione di danneggiare o incitare a danneggiare e propagare l’odio», è stata la pronuncia del giudice Edwin Molahlehi che ha archiviato il caso.

 

Non convinto che si tratti di un semplice coretto, Musk è tornato più volte ad attaccare il New York Times: «fanno schifo perfino nell’essere ipocriti» ha scritto Musk.

 

 

«In realtà stanno uccidendo agricoltori bianchi ogni giorno. Non è solo una minaccia» ha continuato Musk.

 

 

Il Times ha inoltre coperto il deputato del partito marxista-leninista-panafricanista antibianco insistendo sui retweet del video da parte di Musk, e sugli appelli di Malema a «sparare per uccidere» i contadini bianchi. Tali inoltri da parte di Musk potrebbero aver convinto quegli americani di destra che i sudafricani bianchi potrebbero essere in pericolo, dice il Times.

 

«Stanno apertamente spingendo per il genocidio dei bianchi» in Sud Africa, ha twittato Musk in risposta al video di Malema che canta, twittato dal commentatore americano di YouTube Benny Johnson, chiedendo al presidente Cyril Ramaphosa: «Perché non dici niente?»

 

Il Times non è stato il solo a concentrarsi sui commenti di Musk invece che sugli incitamenti alla violenza di massa proferiti dal Malema. La testata Mother Jones ha scritto un intero articolo su quanto presumibilmente fossero entusiasti i nazionalisti bianchi che Musk avesse «assunto la loro causa», liquidando il «genocidio bianco» come una mera teoria del complotto.

 

Malema ha eseguito la canzone alla celebrazione del decimo anniversario del suo partito di sinistra Economic Freedom Fighters, un partito che è stato fondato in parte perché è stato espulso dall’African National Congress (ANC) – il partito di Nelson Mandela – dopo aver per aver cantato «Kill the Boer» in 2012.

 

Ramaphosa ha tentato di disinnescare le tensioni razziali con statistiche che mostrano che gli agricoltori bianchi vengono uccisi in proporzione alla loro proprietà terriera, e ha insistito sul fatto che non esiste un complotto per cacciarli dalla loro terra.

 

Più tardi è arrivata anche la reazione dell’interessato, il razzista Julius Malema, alle parole di Musk.

 

«Perché devo istruire Elon Musk, sembra un analfabeta. L’unica cosa che lo protegge è la sua pelle bianca», ha detto Malema in una conferenza stampa a Johannesburg, dando ulteriore prova del suo profondo razzismo.

 

Il più grande imprenditore al mondo per Malema è un bianco analfabeta: questo dovrebbe raccontare in chiarezza il mondo di fantasia in cui vivono leader africani razzisti come questo ragazzo marxista-leninista che ama le BMW.

 

Come riportato da Renovatio 21, i massacri dei contadini boeri sono una realtà che dura da decenni, e sulla quale il mondo ha voluto oscenamente chiudere ambo gli occhi.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

 

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Razzismo

Agli asili nido britannici è stato ordinato di segnalare alla polizia i bambini piccoli «razzisti»

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Secondo una nuova direttiva ufficiale, sostenuta dal governo laburista, agli operatori degli asili nido in Galles è stato raccomandato di chiamare la polizia anche per i bambini di soli tre anni sospettati di comportamenti «razzisti».

 

Il documento, prodotto da Diversity and Anti-Racist Professional Learning (DARPL), un’organizzazione che ha ricevuto oltre 1,3 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) dal governo gallese, consiglia agli operatori dei servizi per l’infanzia di valutare se il comportamento di un bambino possa essere considerato un «crimine d’odio» e, in tal caso, di contattare le autorità.

 

Le linee guida si applicano ai bambini di età pari o inferiore a 12 anni, anche se l’età della responsabilità penale in Galles è fissata a dieci anni. Al personale viene richiesto di registrare se il presunto razzismo è «da bambino a bambino», «da adulto a bambino» o «sistemico». Gli operatori sono inoltre incoraggiati a valutare il proprio «privilegio bianco» e a esaminare giocattoli, libri, bambole, poster e persino snack per garantire che «un atteggiamento antirazzista sia visibile».

 

Le linee guida rientrano nel più ampio piano del governo gallese per rendere il Galles una «nazione antirazzista» entro il 2030. Altri progetti nell’ambito dell’iniziativa hanno incluso lo stanziamento di 10.000 sterline (11.570 euro) per «decolonizzare» i dolci e i musei gallesi.

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L’appello a denunciare i bambini piccoli per «crimini d’odio» arriva in un contesto di crescente indignazione per la repressione, da anni in atto da parte del governo britannico, della libertà di parola. Critici, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il miliardario Elon Musk, hanno accusato il primo ministro Keir Starmer di eccessiva ingerenza autoritaria, censura e di aver instaurato uno «stato di polizia».

 

Lo scorso anno, il Times ha riportato che circa 12.000 britannici venivano arrestati ogni anno per post sui social media ritenuti potenzialmente «offensivi» o minacciosi. Tra questi, figurano diversi arresti di alto profilo, come quello dello sceneggiatore comico Graham Linehan per aver pubblicato tweet critici nei confronti delle questioni di genere lo scorso anno.

 

Nel frattempo, le autorità britanniche hanno continuato a rilasciare criminali violenti per timore di essere etichettate come razziste. A febbraio, un’inchiesta pubblica aveva  rivelato che gli operatori della salute mentale avevano rilasciato Valdo Calocane, uno schizofrenico paranoico violento, per timori legati alla «sovrarappresentazione di giovani maschi neri nei centri di detenzione». Nel 2023, Calocane ha accoltellato a morte tre persone e investito diversi pedoni con un veicolo rubato.

 

Il tasso di approvazione di Keir Starmer è crollato al secondo livello più basso nella storia moderna britannica, con un divario tra disapprovazione e approvazione superiore a 50 punti. Il Partito Laburista sta inoltre perdendo elettori a causa della sua continua incapacità di contrastare il flusso di migranti illegali via mare verso La Gran Bretagna, di affrontare il problema delle bande di sfruttatori sessuali e di espellere i migranti che commettono reati gravi.

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Altri Paesi hanno inziato programmi di lavaggio del cervello goscista a partire dalla scuola materna.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro dell’Interno del passato governo tedesco Nancy Faeser avev aproposto di  introdurre programmi contro l’«estremismo di destra» fra i bambini dell’asilo.

 

Durante l’amministrazione Biden anche negli USA è stata messain azione una grande spinta per l’indottrinamento politico precocissimo, in particolare riguardo la teoria razzista chiamata Critical Race Theory, diffusa a piene mani in molti Stati perfino alle elementari.

 

L’amministrazione Biden aveva fatto capire che i genitori che protestano possono essere considerati alla stregua di domestic terrorists, cioè terroristi interni agli USA, e quindi trattati come tali da FBI e da altre agenzie dello Stato federale.

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Israeliano arrestato per aver indossato una kippah con la bandiera palestinese

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Un docente dell’Università Ebraica di Gerusalemme ha dichiarato di essere stato fermato dalla polizia per aver indossato una kippah con le bandiere israeliana e palestinese.   Giovedì, in un post su Facebook, Alex Sinclair ha spiegato di indossare quella kippah da 20 anni a causa di «una confusa ambivalenza della mia identità ebraico-sionista» e che non aveva mai creato problemi.   Pochi giorni fa, però, un uomo lo ha avvicinato in un bar nella sua città natale di Modi’in, nell’Israele centrale, dicendogli che il suo copricapo era illegale e che avrebbe chiamato la polizia, ha scritto.

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Gli agenti sono arrivati circa cinque minuti dopo. «Mi hanno detto subito che la mia kippah era illegale e che l’avrebbero confiscata», ha ricordato Sinclair.   Il docente ha dichiarato di essersi rifiutato di rinunciare al suo copricapo perché «significava molto» per lui, e per questo è stato fermato. È stato rilasciato subito, ma la polizia ha tentato di trattenere la kippah.   Quando l’uomo ha chiesto indietro il copricapo, un’agente donna glielo ha restituito solo dopo aver ritagliato la bandiera palestinese dal velo, ha scritto l’educatore. Il simbolo non è illegale secondo la legge israeliana.   «È difficile non dire che questo è il genere di cose che fanno i regimi fascisti», ha sottolineato il Sinclair, aggiungendo di essere «preoccupato, ansioso e francamente devastato dal fatto che Israele stia prendendo questa direzione». L’uomo dichiarato di aver presentato una denuncia al dipartimento per le indagini interne della polizia (DIPI), chiedendo un risarcimento per la kippah distrutta e «una garanzia scritta che mi permetta di camminare per Modi’in indossandola senza subire molestie».   La polizia ha confermato di aver fermato brevemente un uomo per aver indossato una bandiera palestinese, ma si è astenuta dal rilasciare ulteriori commenti.  

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Razzismo

Palazzinari londinesi sorpresi a pubblicizzare appartamenti «solo per musulmani»

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I proprietari di immobili a Londra e nel Sud-Est della Gran Bretagnaavrebbero pubblicizzato illegalmente proprietà destinate esclusivamente a inquilini musulmani, in apparente violazione delle leggi britanniche sull’uguaglianza. Lo riporta un’inchiesta pubblicata mercoledì dal giornale londinese Telegraph.

 

Gli annunci pubblicati su Facebook e Telegram in diversi gruppi contenevano frasi come «solo musulmani», «solo per musulmani», «per 2 ragazzi musulmani o 2 ragazze musulmane» e «adatto a un ragazzo punjabi». Alcuni annunci richiedevano anche la conoscenza della lingua punjabi o gujarati, oppure la provenienza da specifiche regioni dell’India.

 

Come riportato dalla testata, gli annunci sembrano violare l’Equality Act 2010 del Regno Unito, che vieta esplicitamente la discriminazione basata su religione o credo, razza e altre caratteristiche protette. I proprietari di immobili possono incorrere in azioni civili e multe fino a 7.000 sterline per annunci discriminatori.

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Il Telegraph ha trovato gli annunci affissi in diverse zone della capitale britannica. Il giornale ha contattato diversi proprietari, i quali si sono tutti rifiutati categoricamente di prendere in considerazione inquilini non musulmani. Un uomo, che pubblicizzava una stanza a 850 sterline al mese, ha detto ai giornalisti di «andarsene».

 

«Queste pubblicità sono disgustose e anti-britanniche», ha dichiarato al giornale Robert Jenrick, portavoce economico di Reform UK. «Va da sé che ci sarebbe indignazione nazionale se la situazione fosse invertita», ha aggiunto, sottolineando che «ogni forma di razzismo è inaccettabile e nessun gruppo religioso dovrebbe ottenere un’esenzione speciale per discriminare in questo modo».

 

Un portavoce del governo ha dichiarato a The Express che qualsiasi discriminazione è «illegale, anche nel settore degli affitti», e che i proprietari che violano la legge dovrebbero subirne le conseguenze. Tuttavia, le autorità non hanno ancora annunciato una risposta concreta allo scandalo.

 

La controversia si inserisce in un più ampio cambiamento demografico nel Regno britannico, dove i musulmani sono ora circa 4 milioni, ovvero circa il 6,5% della popolazione totale. In alcune zone di Londra, la cifra supera il 40%.

 

Come riportato da Renovatio 21 il nome Muhammad è stato anche il nome maschile più popolare in Inghilterra e Galles per due anni consecutivi, con oltre 5.000 bambini a cui è stato dato questo nome solo nel 2024, secondo l’Ufficio nazionale di statistica.

 

Il mondo si è rovesciato. In Italia si ricordano spesso i tristi cartelli, apparsi nella Torino assaltata dall’immigrazione industriale, «non si affitta ai terroni». Con l’immigrazione musulmana sembra arrivare invece il momento in cui sono gli immigrati ad essere divenuti padroni e a voler escludere gli autoctoni.

 

È un mondo indecente e disfunzionale, volgare e tossico, che abbiamo permesso venisse caricato sul nostro presente e sul futuro dei nostri figli.

 

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