Spirito
Mons. Viganò: la Pasqua contro la menzogna
Renovatio 21 pubblica l’omelia per la Santa Pasqua di monsignor Carlo Maria Viganò.
IN AZYMIS SINCERITATIS
Omelia nella Domenica di Resurrezione
Fratres: Expurgate vetus fermentum
ut sitis nova conspersio, sicut estis azymi.
Etenim Pascha nostrum immolatus est Christus.
Itaque epulemur: non in fermento veteri,
neque in fermento malitiæ, et nequitiæ:
sed in azymis sinceritatis et veritatis.
I Cor 5, 7-8
Il mondo moderno è ostaggio della menzogna. Tutto ciò che viene teorizzato dall’élite, affermato dalle Istituzioni e propagandato dai media è menzogna, falsità e inganno.
Menzogna è l’emergenza psicopandemica per un virus creato in laboratorio in funzione di una vaccinazione di massa tanto inefficace quanto dannosa per la salute. Menzogna la teoria gender, che nega la distinzione dei sessi voluta dal Creatore e cerca di cancellare nell’uomo l’immagine e la somiglianza con Dio.
Menzogna il climate change, basato sul falso presupposto di una crisi climatica provocata dall’uomo e sull’ancor più falsa chimera che la riduzione della CO2 in alcune Nazioni possa minimamente modificare la temperatura terrestre.
Menzogna la crisi ucraina, provocata per distruggere il tessuto sociale ed economico dei Paesi europei tramite sanzioni irragionevoli alla Federazione Russa.
Menzogna l’Agenda 2030, imposta da una cosca di eversori allo scopo di rendere schiava l’umanità. Menzogna l’ideologia woke, causa della cancellazione della nostra identità, della nostra Storia, della nostra Fede allo scopo di imporre la religione infernale del Nuovo Ordine Mondiale, la barbarie del Great Reset.
Ciò che più sconcerta, è che questa frode ai danni dei popoli – perpetrata da chi, costituito in autorità, dovrebbe invece proteggerli e difenderli – ha infettato anche il corpo ecclesiale, dove altre non meno gravi falsità corrompono la purezza della Fede, offendono la divina Maestà e causano la dannazione di tante anime, che il Signore ha pagato a caro prezzo riscattandole con il proprio preziosissimo Sangue.
Menzogna l’ecumenismo, che abbassa il Dio vivo e vero al livello degli idoli delle genti. Menzogna il cammino sinodale, che sovverte la costituzione divina della Chiesa voluta da Cristo, col falso pretesto di ascoltare il popolo di Dio.
Menzogna la riforma liturgica, introdotta con la scusa di rendere la Messa comprensibile ai fedeli, al solo intento di togliere onore a Dio e compiacere gli eretici. Menzogna il diaconato femminile, che con l’alibi di dare un ruolo alla donna, attenta alla Messa e ai Sacramenti e manomette gli Ordini Sacri istituiti da Nostro Signore.
Menzogna la possibilità per i divorziati e i concubinari di comunicarsi, menzogna le benedizioni delle unioni omosessuali, menzogna l’ingresso dei transessuali in Seminario: la Morale non segue le mode, checché ne dica Bergoglio.
Menzogna l’accettazione della sodomia, che troppo spesso pare voler legittimare la condotta di molti Prelati e chierici, piuttosto che salvare l’anima a poveri peccatori.
Queste menzogne hanno la sfrontatezza di manifestarsi per tali, come evidenti falsità, prive di argomenti razionali e credibili. Non sono le bugie con cui si cerca maldestramente di nascondere qualcosa: sono l’arrogante affermazione della mistificazione, del sovvertimento della logica, della negazione della verità.
Ma perché così tante persone scelgono volontariamente di rinunciare al proprio giudizio critico e di accettare come ragionevoli e vere delle palesi menzogne?
Perché l’adesione all’errore è il prezzo che il mondo chiede ai suoi adoratori, a coloro che non vogliono essere emarginati, criminalizzati, perseguitati. E chi è il principe della menzogna, se non Satana, il mentitore, che fu omicida sin dal principio? Satana, che tentò i nostri progenitori con una non meno sfrontata menzogna: Se mangerete di questo frutto, sarete come dei. Ed era una palese falsità, credendo alla quale Adamo ed Eva hanno scelto di abdicare alla ragione e di disobbedire a Dio per seguire una falsa promessa fatta da una creatura ripugnante.
Fu una menzogna anche ciò che Satana promise a Nostro Signore quando Lo tentò nel deserto: Tutto questo sarà tuo… per qualcosa di cui Cristo era non solo padrone, ma anche Creatore.
Nell’Epistola della Messa di questo giorno santissimo, in cui celebriamo la gloriosa Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo dalla morte, l’Apostolo ci esorta ad eliminare il lievito vecchio: expurgate vetus fermentum. Chi ha dimestichezza con gli antichi procedimenti di preparazione del pane sa che la pasta madre è quella porzione di farina e acqua che, lasciata fermentare, diventa massa lievitante. Essa può essere conservata per decenni, periodicamente rimpastata a nuova farina e nuova acqua, sicché il pane di oggi è sostanzialmente legato a tutti i pani precedenti andando indietro nel tempo. Ma se il fermentum è vetus, se il lievito è vecchio, ciò si ripercuote sul nuovo impasto e sul nuovo pane.
Spurgare il vecchio lievito significa ricominciare daccapo, compiere un vero great reset dell’anima di ciascuno e del corpo sociale, cancellare il fermento della malizia e della perversità, e ripartire con il pane azzimo, non lievitato, figura della Santissima Eucaristia e Sacramento della nuova ed eterna Alleanza stipulata da Cristo con la Sua Chiesa, nuova nella Grazia e non soggetta alle mutazioni del tempo, delle mode, delle circostanze.
Ecco perché San Paolo parla degli azzimi, del pane non lievitato. Pane di austerità, pane di chi non ha il tempo di tener viva la pasta madre, di chi si prepara con i fianchi cinti a consumare l’Agnello senza macchia e le erbe amare prima di abbandonare la terra d’Egitto e attraversare il Mar Rosso
Il reset, la nuova Creazione, la nuova Pasqua si compiono in Cristo, unica, imprescindibile, eterna Verità, Verbo vivo e vero dell’eterno Padre. Il vero reset è ritornare alla Verità di Cristo, di Colui che ha detto di Sé: Io sono la via, la verità e la vita. Una Verità che è, mentre l’errore è un non essere. Una Verità che esige da parte nostra sincerità – in azymis sinceritatis – come risposta necessaria dinanzi alla luce del Vero – et veritatis.
Satana, scimmia di Dio, imita grottescamente la Creazione cimentandosi in mostruosità che qualsiasi persona sensata riconosce per tali. Imita ancor più grottescamente la Redenzione, promettendo agli uomini che tenta un bene che gli è sconosciuto e che non possiede egli per primo, chiedendo in cambio di riconoscerlo come dio. Questa sua menzogna, noi la dobbiamo riconoscere per tale, la dobbiamo rifiutare e combattere.
Se combattiamo per la Verità – per qualsiasi verità, non solo quella teologica – noi ci schieriamo dalla parte di Cristo; dalla parte di Colui che non mentiva quando annunciava agli Apostoli la propria Morte e Resurrezione.
Se invece scegliamo di non combattere per la Verità, o addirittura lasciamo proclamare l’errore o lo diffondiamo noi stessi, ci schieriamo dalla parte di Satana, principe della menzogna, dalla parte di colui che promette e non mantiene, al solo scopo di trascinarci in quel baratro di dannazione in cui ha scelto di sprofondare nel momento in cui, peccando di orgoglio, ha creduto di potersi mettere al posto di Dio e di decidere cosa è e cosa non è, ossia cosa è vero e cosa è falso, cosa è buono e cosa è cattivo, cosa è bello o cosa è brutto.
E infatti, il mondo infernale in cui stiamo precipitando è fatto di menzogna, di cattiveria, di bruttezza. Né potrebbe essere altrimenti.
Satana è chiamato principe di questo mondo, e non a caso: egli non è re; il suo potere è effimero e permesso da Dio finché non sarà giunto il momento di porre fine al tempo della prova e giungerà il tempo del Giudizio. Non diversamente avviene per i suoi servi. Anche se il loro potere sembra sopraffarci, anche se i mezzi di cui dispongono sembrano illimitati e schiaccianti, la loro fine si avvicina inesorabilmente, mentre Cristo si riappropria del Suo Regno universale.
Oportet illum regnare, occorre che ciò avvenga, è nell’ordine voluto da Dio e nessuno, nemmeno l’intero Inferno, può allungare di un solo istante l’apparente trionfo del male.
Solo due giorni fa contemplavamo i Misteri della Passione e Morte del Signore, dopo le manovre del Sinedrio, gli schiamazzi della turba, le torture dei carnefici. Accompagnavamo con Giuseppe d’Arimatea e le Pie Donne il corpo senza vita di Gesù verso il Sepolcro. Rimanevamo in preghiera nello spoglio silenzio delle nostre chiese. Ma quel consummatum est non significa «tutto è perduto», bensì «tutto è giunto al suo compimento», ossia «l’opera della Redenzione è compiuta».
Χριστὸς ἀνέστη, è il saluto pasquale dei Greci: Cristo è risorto. A cui si risponde: Ἀληθῶς ἀνέστη, è veramente risorto. Surrexit Dominus vere.
In quell’ ἀληθῶς, in quel vere, è racchiusa la realtà della Resurrezione del Salvatore, la verità di quell’evento storico in cui la Misericordia dell’Uomo-Dio ha riparato il peccato di Adamo causato dalla menzogna di Satana, che ancora mentiva accusando Cristo con falsi testimoni, che ancora mente per cercare di vanificare i frutti della Redenzione.
Oggi, dopo che le note solenni dell’Exsultet hanno annunciato la gloria della Resurrezione, celebriamo il trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato, la Sua vittoria su Satana.
Celebreremo anche la vittoria della Chiesa e della Civiltà Cristiana sui nemici terreni, perché la sorte del Corpo Mistico è stata decretata nel momento in cui il suo Capo divino ha inchiodato sulla Croce l’antico serpente.
Mors et vita duello conflixere mirando: Dux vitæ mortuus, regnat vivus.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
9 Aprile 2023
Dominica Paschatis, in Resurrectione Domini
Immagine di Luis Fernández García via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata.
Spirito
Il vescovo Barron sostiene che Giuda Iscariota non sia andato all’inferno
Il vescovo Robert Barron ha pubblicato un articolo in cui sostiene la tesi secondo cui Giuda Iscariota, il traditore di Gesù Cristo, non si trova all’inferno.
Il 29 marzo, l’articolo di Barron intitolato «Anche Giuda? Ripensare il peccato, la disperazione e la misericordia divina in questa Domenica delle Palme» è apparso sul sito web del canale conservatore statunitense Fox News. Pur riconoscendo che Sant’Agostino d’Ippona, San Tommaso d’Aquino e «la maggior parte dei teologi» credevano che Giuda fosse finito all’inferno per aver tradito Cristo o per essersi suicidato, monsignor Barron ha presentato una «contro-visione»: un’incisione del XII secolo che apparentemente mostra il Buon Pastore che porta il morto Giuda sulle spalle.
«Papa Francesco era così affezionato a quest’immagine che ne aveva una riproduzione sopra la sua scrivania nell’ufficio papale. Essa rappresentava, per lui, la speranza che persino Giuda potesse essere salvato dall’immensa misericordia del Signore», scrive il vescovo.
Come riportato da Renovatio 21, vi fu scandalo quando due anni fa emerse un video che mostrava questo dipinto nello studio papale, con clamore ulteriore dovuto al fatto che nel quadro Gesù viene raffigurato ignudo.
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Il vescovo chiede ai lettori di non inviargli lettere, poiché sa «che non possiamo abbracciare un universalismo semplicistico, che afferma di essere perfettamente certi che tutte le persone saranno salvate. Dobbiamo anzi ammettere la possibilità molto reale di un rifiuto eterno di Dio». Il resto dell’articolo del vescovo americano tratta il tema delle persone che si suicidano e di come non dobbiamo disperare per loro, ma piuttosto «pregare per loro e affidarle alla misericordia di Dio».
L’argomentazione iniziale di Barron a sostegno della possibilità che Giuda fosse stato risparmiato dalla dannazione era la sua chiara contrizione, come testimoniato dal Vangelo di Matteo. Tuttavia, il vescovo non affronta il fatto che il Vangelo non afferma che Giuda si sia pentito della sua disperazione.
In risposta all’articolo di Barron, è stato fatto notare in rete che l’insegnamento tradizionale della Chiesa cattolica romana, contenuto nel Catechismo del Concilio di Trento, è che Giuda «perse anima e corpo».
Come riportato da Renovatio 21, l’insegnamento della Chiesa secondo cui Giuda si è escluso dalla salvezza è stato riaffermato da Leone ancora l’anno passato.
Il vescovo Barron è stato in passato criticato per aver ipotizzato che l’inferno possa essere vuoto, una speculazione teologica resa popolare dal teologo Hans Urs von Balthasar nella sua opera del 1988 «Osiamo sperare che tutti gli uomini siano salvati?».
Il Barrone ha inoltre scandalizzato i fedeli cattolici descrivendo Gesù come la «via privilegiata» – piuttosto che l’unica via (At 4, 12) – per la salvezza, elogiando un libro del noto attivista filo LGBT padre James Martin, SJ, e dicendo a un commentatore omosessuale «sposato» che non avrebbe cercato di annullare il «matrimonio» omosessuale, tra gli altri episodi.
«Non credo di voler insistere ulteriormente sulla questione», ha dichiarato Barron al pundit omosessuale con figli da provetta e surrogata Dave Rubin in un’intervista del 2017 a proposito del «matrimonio» omosessuale. «Penso che probabilmente causerebbe molti più problemi, dissensi e difficoltà se continuassimo a insistere».
Monsignor Barron, divenuto figura popolarissima in America grazie al suo podcasto, che compare pure come annuncio a pagamento sui social network, è salito agli onori delle cronache nelle ultime settimane per aver prima abbandonato e poi tentato di fustigare pubblicamente la collega della Commissione per la libertà religiosa Carrie Prejean Boller, ex Miss California divenuta cattolica, che aveva tentato di portare in commissione i problemi creati dal sionismo.
«Sii coraggioso, vescovo Barron. Il mondo ha bisogno di uomini coraggiosi», aveva esortato la bellissima. «Se la signora Prejean Boller è stata licenziata per aver espresso queste convinzioni, è difficile capire perché io sia ancora membro della Commissione», aveva replicato il vescovo, che a differenza della Miss mai aveva trattato il tema dell’influenza sionista sulla vita civile, politica, militare e perfino religiosa americana, e mai si è buttato come la Prejean sul tema del genocidio di Gaza.
«Presentarsi come vittima di pregiudizi anticattolici o affermare che la sua libertà religiosa sia stata negata è semplicemente assurdo» continuava con insolenza il vescovo, negando quanto evidente a chiunque abbia veduto il video dei lavori di Commissione, con rabbini e propagandisti dello Stato Ebraico che tentavano di metterla a tacere..
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Al tradimento del Barron (che, dice la Boller, in privato dapprima le aveva espresso solidarietà) si aggiunge quello del cardinale neoeboraceno Timoteo Dolan, che pure ha preso le distanze dalla Prejean dopo averla, lei dice, sostenuta in privato all’arrivo delle prime avvisaglie della censura sionista l’anno scorso.
Al contrario dei due gerarchi della Conferenza Episcopale Statunitense, monsignor Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas ha in questi giorni preso le difese della Prejean e delle sue posizioni di fede cattolica ortodossa in un accorato scritto pubblico.
Come riportato da Renovatio 21, le paure di monsignor Barron, creatura mediatica celeberrima nel cattolicesimo mainstream americano, si erano viste anche in un documentario di William Friedkin, Il diavolo e padre Amorth (2017). Nel documentario regista de L’esorcista (1973) cercava di indagare sulla verità dietro il fenomeno della possessione diabolica, che tanto gli aveva dato successo nel capolavoro horror di quarant’anni prima, finendo per intervistare, negli ultimi tempi della sua vita, il leggendario padre Gabriele Amorth, decano degli esorcisti internazionali.
Oltre che ad incontrare l’esorcista emiliano, il Friedkin aveva intervistato l’allore vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, il quale, con l’espressione ragazzotta sopra un clergyman e i pantaloni da pretino moderno, mostrava tutto il suo terrore per l’argomento.
«Parlare con il diavolo… hey… persone come padre Amorth possono farlo, io non potrei mai osare di farlo, non sono a quel livello spirituale… io penso che sia davvero una cosa pericolosa».
Lo stesso Friedkin che a quel punto della conversazione lo interrompe, pure puntandogli il dito: «che cosa hai detto? (…) È nelle scritture!» esclama Friedkin. «Gesù esorcizzava i demoni!». Il regista americano si chiede come un vescovo, discendente degli Apostoli, possa dire una cosa del genere.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Spirito
Il DDF sollecitato a correggere le «gravi carenze» di Mater Populi Fidelis
Una rottura con la continuità dottrinale
Al centro della controversia vi è la volontà del DDF di bandire o respingere con un tratto di penna sprezzante titoli tradizionali e consolidati come «Corredentrice» o «Mediatrice di tutte le grazie». Per i firmatari, questo documento non si limita a suggerire cautela pastorale; di fatto «minimizza» il ruolo unico della Vergine Maria nella salvezza delle anime. Nel loro dettagliato commentario di 23 pagine, i teologi sottolineano che Mater Populi Fidelis sembra contraddire l’insegnamento coerente dei papi, da Pio XI a Giovanni Paolo II. Essi sottolineano che il titolo di «Corredentrice» è stato ripetutamente utilizzato dal Magistero per enfatizzare la subordinazione totale, ma attiva, di Maria al sacrificio di Cristo. Rifiutando questi termini con il pretesto che siano «superflui» o richiedano troppe spiegazioni, il Dicastero sembra, secondo i critici, adottare un approccio «più vicino al protestantesimo che alla ricchezza del dogma cattolico».Sostieni Renovatio 21
L’appello a un «autentico dialogo sinodale»
La lettera dell’IMA mette in luce un paradosso lampante: mentre l’attuale pontificato invoca la «sinodalità» e l’ascolto del «Popolo di Dio», le petizioni di milioni di fedeli e la competenza di eminenti mariologi sono state semplicemente ignorate durante la stesura del testo. «Abbiamo agito in uno spirito di rispettoso dialogo sinodale, con l’obiettivo della migliore formazione teologica possibile per il bene della Chiesa», scrivono gli autori, rifacendosi all’istruzione Donum Veritatis, che definisce la responsabilità dei teologi. Avvertono che l’ambiguità della nota dottrinale rischia di «minare ogni merito umano e ogni cooperazione nell’opera di redenzione», cancellando la specificità della missione materna di Maria.Un’eredità dottrinale in pericolo?
Per molti osservatori, l’iniziativa dell’IMA ha il merito di evidenziare una rottura nella continuità dell’insegnamento attuale e di sollecitare una correzione: in passato, come ricorda la lettera, alcune note del Sant’Uffizio sono già state corrette dal Magistero. La questione va oltre la mera semantica. Per i fedeli legati alla pietà mariana tradizionale, si tratta di difendere la verità su colei che è la «Nuova Eva». Mentre la Santa Sede rimane in silenzio in questo momento, si sta organizzando una resistenza teologica, che ricorda come la devozione mariana non sia un accessorio facoltativo, ma un baluardo contro l’indebolimento della fede. Immagine: Annunciazione, vetrata originariamente collocata nella Cattedrale di Santa Vibiana, ora si trova nel Mausoleo della Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Porte chiuse per la FSSPX
Il 28 marzo, ai partecipanti a un pellegrinaggio organizzato dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X è stato impedito l’ingresso al santuario di Nostra Signora Addolorata a Cuceglio (vicino a Torino).
Padre Aldo Rossi, il sacerdote responsabile del pellegrinaggio, ha letto una dichiarazione davanti alla chiesa. Nonostante il pellegrinaggio fosse stato annunciato, le porte sono rimaste chiuse.
Il quotidiano La Voce ha riportato che diversi sacerdoti, le Suore Consolatrici del Sacro Cuore e numerosi fedeli, tra cui giovani famiglie, hanno partecipato a questo pellegrinaggio di diversi chilometri, alcuni portando una statua della Madonna Addolorata. Come scriveva il giornale, «I fedeli del priorato di Saint-Charles de Montalenghe avevano organizzato un pellegrinaggio quaresimale, annunciato in anticipo». «Nessuna Messa, nessuna celebrazione liturgica: solo poche preghiere finali, come gesto di devozione», erano previste.
La Voce, quotidiano laico, prosegue il suo resoconto con stupore: secondo le sue fonti, la decisione di chiudere i cancelli al gruppo di pellegrini sarebbe stata presa dal rettore del santuario, don Luca Meinardi, su influenza del suo superiore, il vescovo di Ivrea, monsignor Daniele Salera. Il giornale commenta: «Una scelta che contraddice inevitabilmente un vocabolario ecclesiastico che, negli ultimi anni, ha privilegiato parole come accoglienza, inclusione, dialogo e misericordia».
Dichiarazione di Don Aldo Rossi
Cari pellegrini, siamo giunti alla fine di questo pellegrinaggio, ma come potete vedere, troviamo le porte del santuario chiuse perché le autorità religiose locali si sono rifiutate di aprircele. Questo ci ricorda proprio le parole di Sant’Atanasio – che abbiamo esaminato di recente per la pubblicazione nel nostro bollettino, Il Cedro – il quale disse, tra l’altro, contro gli ariani e i semi-ariani dei primi secoli della Chiesa: «Voi restate fuori dai luoghi di culto, ma la fede abita in voi». Consideriamo cosa sia più importante: il luogo o la fede? La vera fede, naturalmente.
Ebbene, nella cultura dominante, che è una cultura inclusiva, le porte sono aperte a tutti: agli anglicani che celebrano la Messa nella madre di tutte le chiese a Roma, San Giovanni in Laterano, anche se non sono sacerdoti. Solo due giorni fa, Roma ha inviato un messaggio all’arcivescovo anglicano – una donna – in occasione del suo insediamento, ricordandole di camminare insieme, di non dimenticare che le differenze non possono cancellare la fraternità nata dal nostro comune battesimo. Le chiese sono aperte ai protestanti, permettendo loro persino di celebrare la Messa in una parrocchia qui a Torino. Preghiamo con tutte le religioni. Apriamo le chiese anche alla dea della terra Pachamama, come è successo a Roma. Apriamo le chiese ai gruppi LGBT e celebriamo la Messa con loro, specialmente a Roma, nella Chiesa del Gesù. Apriamo le porte ai buddisti e agli animisti, come durante l’incontro di Assisi del 1986, dove una statua di Buddha fu addirittura collocata sul tabernacolo.
Per la Fraternità Sacerdotale San Pio X, però, è proibito anche solo offrire una preghiera per le vocazioni – non la Messa, ma preghiere per le vocazioni. In questo caso, non c’è inclusione, ma esclusione. Perché? Perché nel Pantheon c’erano tutti gli dei tranne Nostro Signore Gesù Cristo. Se avessero incluso Nostro Signore Gesù Cristo, gli altri dei sarebbero crollati.
Ebbene, c’è una sola risposta, una risposta che ci permette di cogliere la realtà e la profondità della crisi nella Chiesa e nella cultura liberale dell’inclusività: è che la verità è esclusiva. La verità non è inclusiva, ma esclusiva. Posso includere tutto il resto, ma non la verità. Posso includere tutti gli errori, ma non la verità, perché la verità è esclusiva, come dice il Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo stesso: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde». «Il vostro “Sì, sì” sia “No, no”; tutto ciò che va oltre viene dal maligno».
La Fraternità Sacerdotale San Pio X segue semplicemente l’esempio dell’arcivescovo Lefebvre, che desiderava che sulla sua lapide fosse incisa la frase: «Ho trasmesso ciò che ho ricevuto». Noi trasmettiamo semplicemente questa verità, questa tradizione che abbiamo ricevuto. Ma, all’interno di un sistema inclusivo, questo non può essere accettato, perché la verità è esclusiva: non si può rimanere nel mezzo.
E ripeto le parole di Sant’Atanasio, che disse agli ariani e soprattutto ai semi-ariani: «Voi siete la grande corruzione perché rimanete nel mezzo. Volete rimanere tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e camminate con il mondo. Vi dico: fareste meglio ad andarvene con il mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».
Pertanto, l’ecumenismo attuale può accettare tutte le religioni, tutti gli errori, tranne la verità, tranne la dottrina cattolica che, per sua stessa natura, condanna tutti gli errori, tutte le false dottrine, tutte le false religioni. Due più due fa quattro, e quattro esclude tutti gli altri numeri. È così. La luce disperde le tenebre, come dice san Paolo: «Quale rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione c’è tra la luce e le tenebre?».
Cari pellegrini, tutto ciò, da un lato, ci rattrista profondamente, perché mostra quanta oscurità si sia diffusa persino all’interno della Chiesa stessa; ma, dall’altro, il Signore ci mostra la splendida misericordia di Dio che, nonostante questo mistero di iniquità all’interno della Chiesa stessa, fa ancora risplendere la luce della verità e della tradizione della Chiesa cattolica. Voi stessi ne siete testimoni qui: le suore, i sacerdoti, le giovani famiglie manifestano questa luce.
Non proviamo odio né risentimento, perché, come disse san Giovanni Bosco quando fu assalito da due valdesi pronti a colpirlo: «Io non uso la forza. Potrei usarla, ma non la uso, perché sono sacerdote, perché sono cattolico, e la nostra forza è la pazienza e il perdono».
Chiediamolo in modo particolare alla Madonna Addolorata, che ci dà questo grande esempio di pazienza, e offriamole anche questo sacrificio: il sacrificio di non entrare, di non poter entrare nella Chiesa. In primo luogo, secondo l’intenzione del pellegrinaggio, per ottenere santi sacerdoti; ma offriamo questo sacrificio anche per la Chiesa, per il Papa, per il Vescovo di Ivrea, per tutti i vescovi e tutti i sacerdoti, affinché possano uscire al più presto da queste tenebre, da questo falso ecumenismo, da questa falsa cultura dell’inclusività che esclude la verità, cioè che esclude Nostro Signore Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita.
Ora reciteremo qui le preghiere finali: la preghiera alla Madonna Addolorata, poi canteremo le litanie della Beata Vergine.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
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