Economia
«Un uragano è davanti a noi». Il CEO di JP Morgan prevede una catastrofe finanziaria globale
Jamie Dimon, CEO della multinazionale finanziaria di Wall Street JP Morgan Chase, ha affermato che un «uragano» colpirà l’economia mondiale a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e dell’inasprimento della politica monetaria.
Dimon ha detto che ha dovuto correggere in peggio le sue stime precedenti: «avevo detto che erano nuvole temporalesche, erano grandi nuvole temporalesche. È un uragano» ha dichiarato l’amministratore delegato di JP Morgan parlando a una conferenza sulle decisioni strategiche ospitata dalla società di gestione patrimoniale AllianceBernstein lo scorso 31 maggio.
L’avvertimento di Dimon potrebbe essere visto come volto a sostenere la fazione «no riduzione» nella banca centrale americana – la FED –, fazione guidata dal presidente della Federal Reserve Bank di Atlanta Raphael Bostic, che vuole tornare al QE a settembre.
«In questo momento c’è un po’ di sole, le cose stanno andando bene, tutti pensano che la FEDpossa gestirlo», ha osservato Dimon, tuttavia «quell’uragano è proprio là fuori lungo la strada che viene verso di noi. Semplicemente non sappiamo se si tratti di una piccola tempesta o della super tempesta».
«Fareste meglio a preparavi. Quindi, JPMorgan si sta preparando e saremo molto prudenti nel nostro bilancio».
La FED deve già intraprendere un inasprimento quantitativo, c’è troppa liquidità nel sistema, ha suggerito il Dimon. «Non abbiamo mai avuto un simile QT» dove QT sta per «Quantitative tightening», «inasprimento quantitativo», uno strumento di politica monetaria restrittiva applicato dalle banche centrali per ridurre la quantità di liquidità.
Le banche centrali «non hanno scelta, perché c’è così tanta liquidità nel sistema. Devono rimuovere parte della liquidità per fermare la speculazione, per ridurre i prezzi delle case e cose del genere. E non hai mai esperito un QT», ha detto il Dimone.
La sospensione degli acquisti del Tesoro da parte della FED significa che questi ultimi «aumenteranno», inducendo la «volatilità del mercato».
«Questo è un enorme cambiamento nel flusso di fondi in tutto il mondo. Non so quale sia l’effetto di ciò. Sono pronto per, minimo, un’enorme volatilità».
«Dimon ha trascurato di dire quale effetto avrà la stretta monetaria su oltre 200 trilioni di dollari di derivati di proprietà delle cinque maggiori banche statunitensi, guidate dalla sua JPMorgan Chase» scrive EIRN. «Senza una riorganizzazione fallimentare, l’adeguamento dei tassi di interesse e la fornitura di QE non fanno nulla che possa portare stabilità al sistema finanziario: semplicemente rinviano un collasso più ampio, guidato dalla disconnessione tra il sistema finanziario e il economia fisica».
JP Morgan Chase, di cui Dimon è CEO dal 2005, è nata dalla fusione di JP Morgan con la Chase Manhattan Bank, la banca controllata dai Rockefeller.
Come riportato da Renovatio 21, Jamie Dimon fa parte del network del World Economic Forum di Davos almeno dal 1996.
Economia
Ci attendono ulteriori shock globali: parla il capo del FMI Georgieva
Il mondo dovrà probabilmente affrontare ulteriori shock globali nel prossimo futuro, senza alcuna tregua all’orizzonte. È l’avvertimento di Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale
Intervenendo lunedì al podcast di Bloomberg «Leaders with Francine Lacqua», Georgieva ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che «non abbiamo ancora pienamente compreso che il mondo sarà così». «Non arriveremo mai a un punto in cui gli shock saranno scomparsi», ha aggiunto la bulgara.
«Collettivamente, non abbiamo apprezzato la reazione negativa contro la globalizzazione» ha dichiarato la direttrice del FMI, osservando che le comunità di tutto il mondo sono state «svuotate perché i loro posti di lavoro sono scomparsi e non hanno ricevuto sufficiente attenzione», avvertendo che la rapida introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e produttivi potrebbe esacerbare queste tendenze.
Nel suo World Economic Outlook pubblicato a metà aprile, il FMI ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita globale per il 2026, portandole dal precedente 3,4% al 3,1%, a causa del forte aumento dei prezzi del petrolio provocato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il FMI ha dichiarato di prevedere una crescita più lenta sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona, con quest’ultima che dovrà affrontare «l’impatto negativo del conflitto in Medio Oriente» e gli «effetti persistenti» dell’aumento dei prezzi dell’energia a seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina.
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Al contrario, le previsioni per la Russia hanno subito una revisione al rialzo di 0,3 punti percentuali rispetto alla stima del FMI di gennaio.
La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e i successivi attacchi di rappresaglia del Paese in tutto il Medio Oriente hanno fatto impennare i prezzi globali del petrolio. Le ostilità nella regione hanno interrotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le forniture globali di petrolio e gas.
Di fronte all’aumento dei prezzi dell’energia, i funzionari di tutta l’UE hanno proposto di ripristinare i legami energetici con la Russia. Bruxelles, tuttavia, si è rifiutata di rinunciare al suo piano di eliminare completamente i combustibili fossili russi entro il 2027.
Come riportato da Renovatio 21, il FMI due mesi fa aveva dichiarato che la guerra in Medio Oriente avrebbe innescato uno shock energetico globale.
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Immagine di Friends of Europe via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Le guerre finanziate in deficit potrebbero mandare in rovina il sistema finanziario occidentale
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Economia
Putin insiste sul fatto che il gas russo potrebbe tornare a fluire in Germania «domani»
Nel suo ampio dialogo con i capi delle principali agenzie di stampa mondiali presenti all’incontro SPIEF, il presidente russo Vladimir Putin ha discusso delle relazioni con la Germania, della guerra in Ucraina e del ruolo degli Stati Uniti negli sforzi per raggiungere una soluzione negoziata del conflitto.
«Come sapete, i gasdotti Nord Stream sono stati distrutti, giusto? Ma un tratto del Nord Stream 2 è rimasto intatto e integro. Attraverso di esso, il gas russo potrebbe essere pompato nella Repubblica Federale di Germania già a partire da domani. Basterebbe – e non sto scherzando – premere un pulsante e il gas inizierà a fluire» ha dichiarato Putin rispondendo a una domanda del capo dell’agenzia germanica Deutsche Presse-Agentur (DPA), Martin Romanczyk.
«Tuttavia questo richiede una decisione del governo della Repubblica Federale (…) Ed è qui che arriviamo al punto cruciale: una questione politica, una questione di sovranità. Perché questo sistema non solo è stato distrutto – lo considero un atto di terrorismo di Stato, e credo che siate d’accordo – ma, anche se un tratto è rimasto intatto e operativo, è comunque soggetto alle sanzioni statunitensi. Se il governo tedesco raggiungerà un accordo con i suoi partner, le sanzioni saranno revocate, premeremo il pulsante e il gas inizierà a fluire – anche domani, se necessario».
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«Gli alti prezzi dell’energia stanno minando la competitività dell’economia tedesca e danneggiando l’Unione Europea nel suo complesso… Con un aumento della capacità, potremmo fornire fino a 25, e potenzialmente 28 miliardi di metri cubi di gas all’anno, a partire da domani… Altrimenti, lo reindirizzeremo verso altri mercati e lo venderemo ad altri partner» ha ribadito il presidente della Federazione Russa.
Interrogato sulla possibilità che la Germania o l’UE potessero svolgere un ruolo di mediatori nel conflitto ucraino, Putin è stato categorico: «come può l’Unione Europea o i singoli Paesi membri dell’Unione Europea essere un mediatore se assecondano direttamente gli sforzi del Paese con cui siamo in conflitto armato? Che tipo di mediatori possono essere? Se si vuole essere un mediatore, bisogna essere neutrali (…) Francamente, trovo difficile capire come la Russia possa fidarsi di persone che, per anni, hanno parlato della necessità di infliggere una sconfitta strategica alla Russia».
«Credo che l’UE potrebbe effettivamente contribuire a trovare una soluzione. A mio avviso, una soluzione dovrebbe essere raggiunta nell’ambito degli accordi presi ad Anchorage, e la parte ucraina ne è pienamente consapevole» ha aggiunto in risposta ad un’altra domanda.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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