Spirito
Mons. Viganò: Punizione ed espiazione. Meditazione Quaresimale
Renovatio 21 pubblica questa meditazione quaresimale di Mons. Carlo Maria Viganò.
Venite, convertimini ad me, dicit Dominus.
Venite flentes, fundamus lacrymas ad Deum:
quia nos negleximus, et propter nos terra patitur:
nos iniquitatem fecimus,
et propter nos fundamenta commota sunt.
Festinemus anteire ante iram Dei,
flentes et dicentes:
Qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Transitorium ambrosianum
in Dominica Quinquagesimæ
Venite e convertitevi a me, dice il Signore. Venite piangenti, versiamo le lacrime a Dio: poiché abbiamo trasgredito e a causa nostra la terra soffre: abbiamo commesso iniquità e a causa nostra le sue fondamenta sono state scosse. Affrettiamoci a prevenire l’ira di Dio, piangendo e dicendo: Tu che prendi su di Te i peccati del mondo, abbi pietà di noi.
È difficile, per un uomo di oggi, comprendere queste parole del Messale ambrosiano. Eppure esse sono semplici nella loro severa chiarezza, poiché ci mostrano che la collera di Dio a causa dei nostri peccati e dei nostri tradimenti può essere placata solo con la contrizione e la penitenza. Nel rito romano questo concetto è reso ancor più chiaramente nell’orazione delle Litanie dei Santi: Deus, qui culpa offenderis, pænitentia placaris: preces populi tui supplicantis propitius respice; et flagella tuæ iracundiæ, quæ pro peccatis nostris meremur, averte. O Dio, che sei offeso dalla colpa e placato dalla penitenza: guarda propizio alle preghiere del tuo popolo che Ti implora; e allontana da noi i flagelli della tua ira, che meritiamo a causa dei nostri peccati.
La civiltà cristiana seppe far tesoro di questa nozione salutare, che ci tiene lontano dal peccato non solo per timore del giusto castigo che esso comporta, ma anche per l’offesa arrecata alla Maestà di Dio, «infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa», come ci insegna l’Atto di Dolore.
La civiltà cristiana seppe far tesoro di questa nozione salutare, che ci tiene lontano dal peccato non solo per timore del giusto castigo che esso comporta, ma anche per l’offesa arrecata alla Maestà di Dio
Nel corso dei secoli l’umanità convertita a Cristo seppe riconoscere negli eventi luttuosi della storia, nei terremoti, nelle carestie, nelle pestilenze e nelle guerre la punizione di Dio; e sempre il popolo colpito dai flagelli seppe far penitenza e implorare la Misericordia divina.
E quando il Signore, la Vergine Santissima o i Santi intervennero nelle vicende umane con apparizioni e rivelazioni, assieme al richiamo all’osservanza della Legge di Dio essi minacciarono grandi tribolazioni se gli uomini non si fossero convertiti.
Anche a Fatima Nostra Signora chiese la Consacrazione della Russia al Suo Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice dei Primi Sabati come strumento per placare la collera di Dio e poter godere di un periodo di pace. In caso contrario, la Russia «spargerà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte».
Cosa dobbiamo attenderci dall’aver disatteso le richieste della Madonna e dall’aver continuato a offendere il Signore con sempre più orribili peccati? «Non hanno voluto soddisfare la Mia richiesta! Come il re di Francia, si pentiranno e la faranno, ma sarà tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa».
Queste guerre, che oggi affliggono l’umanità per schiavizzarla e sottometterla al piano infernale del Great Reset ispirato al Comunismo cinese, sono ancora una volta l’esito della nostra indocilità, della nostra ostinazione a credere che si possa calpestare la Legge del Signore e bestemmiare il Suo Santo Nome senza conseguenze. Quanta sciagurata presunzione! Quanto orgoglio luciferino!
Il mondo scristianizzato e la mentalità secolarizzata che ha contagiato anche i Cattolici non accettano l’idea di un Dio offeso dai peccati degli uomini, e che li punisce con flagelli perché si pentano e chiedano perdono. Eppure questo concetto è tra quelli che la mano creatrice di Dio ha impresso nell’anima di ogni uomo, ispirandole quel senso di giustizia che hanno anche i pagani. Ma proprio perché presente in tutti gli uomini di tutti i tempi, i contemporanei inorridiscono all’idea di un Dio che premia i buoni e punisce i cattivi, un Dio che si mostra nella Sua collera, che chiede lacrime e sacrifici a chi Lo offende.
Dietro questa avversione per l’ira del Signore offeso dalle colpe dell’umanità – ed ancor più da quelle di coloro che Egli ha reso Suoi figli nel Battesimo – vi è l’odio implacabile del nemico del genere umano per il Sacrificio redentore di Nostro Signore Gesù Cristo, per la Passione del Figlio di Dio, per il riscatto che il Suo Sangue ha meritato a ciascuno di noi, dopo la caduta di Adamo e le nostre colpe personali.
Un odio che si consuma sin dalla creazione dell’uomo, nel folle tentativo di vanificare l’opera di Dio, di sfigurare la creatura fatta a Sua immagine e somiglianza, ed ancor più di impedire la riparazione divina di Cristo
Un odio che si consuma sin dalla creazione dell’uomo, nel folle tentativo di vanificare l’opera di Dio, di sfigurare la creatura fatta a Sua immagine e somiglianza, ed ancor più di impedire la riparazione divina di Cristo, nuovo Adamo, e di Maria, nuova Eva. Sulla Croce, il nuovo Adamo ripristina l’ordine infranto dal peccato come Redentore; ai piedi della Croce, la nuova Eva partecipa a questa restaurazione come Corredentrice.
Il fallimento dell’azione di Satana si compie nell’obbedienza della Seconda Persona della Santissima Trinità al Padre, nell’umiliazione del Figlio di Dio, così come la tentazione di Adamo si era consumata nella disobbedienza alla volontà del Signore e nell’orgogliosa presunzione di poter infrangere i Suoi ordini senza conseguenze.
Il mondo non accetta il dolore e la morte né come giusta punizione per il peccato originale e i peccati attuali, né come strumento di riscatto e di redenzione in Cristo. Ed è quasi un paradosso: proprio colui che con la tentazione dei nostri Progenitori ha introdotto nel mondo la morte, la malattia e il dolore, non tollera che questi possano essere anche strumento di espiazioni, accettati con umiltà per riparare alla Giustizia infranta. Non tollera che le armi di distruzione e di morte possano essergli strappate per diventare strumenti di ricostruzione e di vita.
L’uomo contemporaneo è nuovamente ingannato da Satana, come lo fu nel giardino dell’Eden
L’uomo contemporaneo è nuovamente ingannato da Satana, come lo fu nel giardino dell’Eden. Allora il Serpente gli fece credere che l’ordine di Dio di non cogliere il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non avrebbe avuto conseguenze, anzi che da quella disobbedienza Adamo sarebbe diventato simile a Dio; oggi lo illude che quelle conseguenze siano ineluttabili, e che egli non possa accettare la morte, la malattia, il dolore come giusta punizione, ribaltandole a proprio vantaggio con l’unirle alla Passione e Morte di Gesù Cristo.
Perché nell’accettazione della pena il reo accetta l’autorità del Giudice, riconosce l’infinita gravità della colpa, ripara al crimine commesso ed espia la sanzione meritata. Così facendo, egli torna nella Grazia di Dio, vanificando l’opera di Satana.
Per questo, quanto più si avvicina la fine dei tempi, tanto più si moltiplicano i tentativi del Maligno di cancellare non solo la Verità rivelata da Cristo e predicata attraverso i secoli dalla Santa Chiesa, ma di eliminare il concetto stesso di giustizia che sta alla base della Redenzione, l’idea della necessità della punizione per la violazione, della riparazione della colpa, della gravità della disobbedienza della creatura verso il Creatore.
È evidente che quanto più gli uomini sono indotti a credere di non aver commesso alcun peccato, tanto più essi penseranno di non doversi pentire di nulla, di non avere nessun debito di riconoscenza verso Dio che ha tanto amato il mondo, da dare il Suo Figlio Unigenito, obbediente fino alla morte, e alla morte di croce.
Se ci guardiamo intorno, vediamo come questa cancellazione della Giustizia, del senso del Bene e del Male, dell’idea che vi sia un Dio che premia i buoni e punisce i malvagi porti ad una definitiva, irreparabile e irredimibile ribellione al Signore, premessa per la dannazione eterna delle anime.
Se ci guardiamo intorno, vediamo come questa cancellazione della Giustizia, del senso del Bene e del Male, dell’idea che vi sia un Dio che premia i buoni e punisce i malvagi porti ad una definitiva, irreparabile e irredimibile ribellione al Signore, premessa per la dannazione eterna delle anime
Il magistrato che assolve il criminale e punisce la persona retta; il governante che promuove il peccato e il vizio e condanna o impedisce le azioni oneste e virtuose; il medico che considera la malattia come un’opportunità di lucro e la salute come una colpa; il sacerdote che tace sui Novissimi e considera «pagani» concetti come la penitenza, il sacrificio e il digiuno in espiazione dei peccati sono tutti complici, forse inconsapevoli, di questo ultimo inganno di Satana.
Un inganno che da un lato nega a Dio la signoria sulle creature e il diritto di premiarle e punirle a seconda delle loro azioni; mentre dall’altro giunge a promettere beni e premi che solo Dio può concedere: «Tutto questo ti darò, se prostrato mi adorerai» (Mt 4, 9), osa dire a Cristo nel deserto, dopo averLo condotto sulla sommità del monte.
Gli eventi presenti, i crimini che quotidianamente sono commessi dall’umanità, la moltitudine di peccati che sfida la Maestà divina, le ingiustizie dei singoli e delle Nazioni, le menzogne e le frodi compiute impunemente non possono essere sconfitte con mezzi umani, nemmeno se un esercito si armasse per ripristinare la giustizia e punire i malvagi. Perché le forze umane, senza la Grazia di Dio e senza che siano vivificate da una visione soprannaturale, risultano sterili e inefficaci.
Ma vi è un modo per combattere questo inganno, nel quale l’umanità è caduta da oltre tre secoli, e cioè da quando ha avuto l’orgoglio e la presunzione di deificare l’uomo e usurpare a Gesù Cristo la Sua corona regale. E questo modo, infallibile perché divino, è il ritorno alla penitenza, al sacrificio, al digiuno.
Non la vana penitenza di chi corre su un tapis roulant, né lo stolto sacrificio di chi si rende sterile per non sovrappopolare il pianeta, né il vuoto digiuno di chi si priva della carne in nome dell’ideologia green. Questi sono ancora una volta inganni diabolici, con i quali mettiamo a tacere la nostra coscienza.
La vera penitenza, che la Santa Quaresima ci deve spronare a compiere con frutto, è quella con la quale ognuno di noi offre le privazioni e le sofferenze in espiazione dei propri peccati e di quelli commessi dal prossimo, dalle Nazioni e dagli uomini di Chiesa.
Il vero sacrificio è quello con cui ci uniamo con gratitudine e riconoscenza al Sacrificio di Nostro Signore, dando un senso spirituale e un fine soprannaturale al dolore che comunque meritiamo.
Il vero digiuno è quello con cui ci priviamo del cibo non per dimagrire, ma per ripristinare il primato della volontà sulle passioni, dell’anima sul corpo
Il vero digiuno è quello con cui ci priviamo del cibo non per dimagrire, ma per ripristinare il primato della volontà sulle passioni, dell’anima sul corpo.
Le penitenze, i sacrifici, i digiuni che compiremo in questa Santa Quaresima avranno un valore di riparazione ed espiazione che meriterà a noi, ai nostri cari, al nostro prossimo, alla Patria, alla Chiesa, al mondo intero e alle anime del Purgatorio quelle Grazie che sole possono fermare l’ira di Dio Padre, perché nel nostro unirci al Sacrificio del Suo Figlio tramuteremo in tesoro soprannaturale ciò che Satana ha causato a tutti noi, inducendoci al peccato con il disobbedire al Signore.
Questo tesoro ripristinerà l’ordine infranto, restaurerà la giustizia violata, riparerà alle colpe che abbiamo commesso in Adamo e personalmente.
Al chaos infernale va opposto il kosmos divino; al principe di questo mondo, il Re dei re; all’orgoglio l’umiltà, alla ribellione l’obbedienza. «A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme. […] Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti» (I Pt 2, 21-25).
Concludo questa meditazione citando l’Epistola della Messa del Mercoledì delle Ceneri: essa è tratta dal libro del Profeta Gioele e ci ricorda il ruolo di mediatori e intercessori dei sacerdoti nell’ammonire il popolo di Dio e nel chiamarlo alla conversione. Un ruolo che molti chierici hanno dimenticato, e che anzi rifiutano credendolo retaggio di una Chiesa fuori moda, che non sta al passo con i tempi, che crede ancora che il Signore debba essere «placato» con la penitenza e il digiuno.
Al chaos infernale va opposto il kosmos divino; al principe di questo mondo, il Re dei re; all’orgoglio l’umiltà, alla ribellione l’obbedienza
«Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un’adunanza solenne. Tra il vestibolo e l’altare i sacerdoti, ministri del Signore, piangano, e dicano: Perdona, Signore, perdona al tuo popolo, non abbandonare la tua eredità all’obbrobrio, non la render serva delle nazioni; che non si dica fra i popoli: Dov’è il loro Dio? Il Signore ha mostrato zelo per la sua terra ed ha perdonato al suo popolo. Il Signore ha risposto e ha detto al suo popolo: Ecco che io vi manderò il frumento, il vino e l’olio, e ne avrete in abbondanza, e non vi farò più essere l’obbrobrio delle genti: dice il Signore onnipotente» (Gl 2, 15-19).
Finché abbiamo tempo, cari fratelli, chiediamo pietà a Dio, imploriamo il Suo perdono e ripariamo alle colpe commesse. Perché arriverà un giorno in cui il tempo della Misericordia sarà compiuto, ed inizierà quello della Giustizia. Dies illa, dies iræ: calamitatis et miseriæ; dies magna et amara valde. Quel giorno sarà un giorno d’ira: giorno di catastrofe e miseria; un giorno grande e veramente amaro. In quel giorno il Signore verrà a giudicare il mondo con il fuoco: judicare sæculum per ignem.
Voglia Iddio che gli ammonimenti della Madonna e dei Santi mistici ci inducano, in quest’ora di tenebre, a convertirci davvero, a riconoscere i nostri peccati, a vederli assolti nel Sacramento della Confessione, ad espiarli con digiuni e penitenze.
Perché il braccio della Giustizia di Dio sia fermato dai pochi, quando dovrebbe abbattersi sui molti. E così sia.
+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo
2 Marzo 2022
Feria IV Cinerum, in capite jejuni
Geopolitica
La Santa Sede invitata al Consiglio per la Pace di Trump
Mentre Donald Trump ha appena annunciato ufficialmente la creazione del suo «Consiglio per la Pace» (Board of Peace), l’invito rivolto a Papa Leone XIV pone la Santa Sede in una posizione delicata. Sospesa tra il desiderio di dialogo e l’impegno per il multilateralismo, la diplomazia vaticana si sta prendendo il suo tempo per rispondere, pur esprimendo le riserve di una Chiesa che si rifiuta di vedere l’ordine mondiale dettato da un «club privato».
Anche se probabilmente non gli verrà richiesto di pagare il miliardo di euro «in contanti» richiesto agli altri capi di Stato dall’occupante della Casa Bianca per entrare a far parte del suo Consiglio per la Pace, il pontefice si sta prendendo il tempo per riflettere.
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Un’istituzione con poteri esorbitanti
E per una buona ragione: inizialmente concepito lo scorso settembre per supervisionare la ricostruzione di Gaza, il Consiglio per la Pace ha visto le sue prerogative espandersi notevolmente. Il suo statuto, pubblicato il 18 gennaio 2026, delinea un «secondo Consiglio di Sicurezza», libero dai vincoli dell’ONU, che considera «obsoleto e inefficace».
Il funzionamento di questo nuovo organismo è piuttosto semplice. Donald Trump ha poteri discrezionali: sceglie i membri, può revocarli e ha persino il diritto di designare il suo successore. Ancora più sorprendente, lo statuto prevede una membership «premium».
Infatti, gli Stati che versano un miliardo di dollari nel primo anno si assicurano un seggio permanente, aggirando il processo di rinnovo triennale. Mentre alleati come Viktor Orban (Ungheria), Javier Milei (Argentina) e Re Mohammed VI (Marocco) hanno già firmato, altri sono esitanti.
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La prudenza diplomatica della Santa Sede
È in questo contesto di accresciute tensioni che il Vaticano ha ricevuto il suo invito. La risposta, fornita dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, è improntata a «vigile prudenza». Sebbene Papa Leone XIV abbia sempre sostenuto una cultura del dialogo, il formato proposto da Washington sembra scontrarsi con gli attuali principi fondamentali della diplomazia pontificia.
Interrogato su questi sviluppi, il cardinale Pietro Parolin ha sottolineato la preoccupazione della Santa Sede per l’erosione del diritto internazionale. Per il numero due del Vaticano, la pace non può essere il prodotto di un “giudizio pragmatico” esercitato da una manciata di Stati «volontari», ma deve essere perseguita nel quadro delle istituzioni multilaterali esistenti. La Santa Sede teme che questo Consiglio possa diventare uno strumento di pressione politica piuttosto che un autentico strumento di stabilità.
Inoltre, la composizione del consiglio esecutivo – composto esclusivamente da stretti collaboratori del presidente americano (Marco Rubio, Jared Kushner), con l’eccezione di Tony Blair – rafforza l’immagine di una diplomazia «transazionale». Per la Santa Sede, aderire a un simile organismo rischierebbe di comprometterne la neutralità, essendo spesso chiamata ad agire come mediatore imparziale nei conflitti, dall’Ucraina al Medio Oriente.
Mentre Vladimir Putin sta ancora valutando le «sfumature» del suo invito, il Vaticano sembra prendere tempo. Preso tra la tentazione di influenzare le decisioni della Casa Bianca dall’interno e la necessità di proteggere l’ordine internazionale, il Papa cammina su un filo teso: un ruolo di osservatore al Consiglio per la Pace – come alle Nazioni Unite – potrebbe rappresentare una via di mezzo?
Una cosa è certa: la Santa Sede non darà carta bianca a un organismo in cui la pace sembra avere un prezzo «premium».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Immigrazione
Il vescovo Strickland contro i vescovi americani per il loro loro silenzio sul traffico di bambini
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Spirito
La Chiesa cattolica in Germania mira a mettere i laici «allo stesso livello» dei vescovi: possibile scisma?
Papa Leone XIV la settimana scorsa ha incontrato il suo nunzio apostolico per la Germania, per l’arcivescovo croato Nikola Eterovic, incombe la possibilità concreta di uno scisma con la Chiesa cattolica in Germania. Lo riporta Il Giornale.
In praica, si sostiene che la Chiesa tedesca voglia mettere i laici tedeschi sullo stesso piano dei vescovi e lasciare loro il controllo del denaro, secondo quanto riportato da Il Giornale.
«Si tratta di un progetto, già approvato dal potentissimo Comitato centrale dei cattolici tedeschi, che farà nascere un organo permanente in cui i laici saranno equiparati ai vescovi. Questa Conferenza sinodale avrà potere decisionale e potrà introdurre modifiche alla dottrina a colpi di maggioranza, costringendo chi è in dissenso a fornire una motivazione pubblica. Inoltre, la Conferenza si impossesserà della gestione delle risorse finanziarie della ricchissima Chiesa tedesca».
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La preoccupazione della Santa Sede per quella che molti interpretano come una traiettoria verso lo scisma si estende ben oltre i confini nazionali della Germania.
Il Giornale ipotizza che la Chiesa tedesca vorrebbe innescare un contagio che si diffonderebbe nel resto della Chiesa cattolica romana.
Un documento inedito mostra che nel 2021 Benedetto XVI contattò il cardinale Reinhard Marx, allora capo della Conferenza episcopale tedesca e principale promotore del «Cammino sinodale» in Germania, per esprimere la sua «grande preoccupazione» per il processo sinodale in Germania.
«Fonti vaticane ci confermano che negli ultimi anni Ratzinger era molto scettico sull’andazzo preso dalla Chiesa tedesca ed era convinto che “questo Cammino farà male e finirà male se non viene fermato”», scrive il quotidiano milanese. Il cardinale Reinhard «Marx ignorò l’appello del Papa emerito che poi, qualche mese più tardi, venne screditato pesantemente in patria a causa di un rapporto sugli abusi commissionato proprio dall’arcidiocesi di Monaco, senza venire difeso dal suo successore in carica».
«Ora tocca a Leone XIV. Un assist gli arriva dalla relazione del cardinale Mario Grech al concistoro in cui si legge che «spetta sempre al vescovo di Roma se necessario sospendere il processo sinodale» prosegue il quotidiano che fu di Montanelli e Berlusconi. «Prevost condivide le perplessità di Benedetto XVI, ma se non avrà la forza di dire no al progetto di Conferenza Sinodale, il rischio è che la slavina tedesca possa diventare per la Chiesa universale una valanga chiamata scisma».
«Prevost condivide le preoccupazioni di Benedetto XVI», ha detto Spuntoni, che ha avvertito che se Papa Leone «non avrà la forza di dire di no al progetto della Conferenza sinodale, c’è il rischio che la valanga tedesca possa trasformarsi in uno scisma per la Chiesa universale».
Il Cammino sinodale è un progetto di riforma eterodosso lanciato dalla Conferenza episcopale tedesca e dal Comitato centrale dei cattolici tedeschi nel dicembre 2019, ricorda LifeSite.
Entro il 2023, la stragrande maggioranza dei membri del Cammino sinodale, tra cui più di due terzi dei vescovi tedeschi, ha votato a favore di documenti eretici che chiedevano il diaconato delle donne , la «benedizioni»delle unioni omosessuali e persino sacerdoti «transgender» in un testo pieno di ideologia di genere.
Il cardinale Gerhard Müller, già presidente della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF), all’epoca criticò duramente l’eretico Cammino sinodale tedesco, affermando che era peggio di uno scisma e definendolo una variante della «cultura woke materialista e nichilista» che ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo».
Müller ha spiegato in un’intervista alla rivista conservatrice tedesca Tichys Einblicke che, mentre la Chiesa ortodossa scismatica ha mantenuto la sua attenzione su Cristo, il Cammino sinodale in Germania ha abbandonato «l’essenza stessa del cristianesimo … a favore della sua trasformazione in una variante della cultura woke materialista e nichilista dell’auto-redenzione e dell’auto-creazione dell’uomo».
«Invece della parola di Dio nella Sacra Scrittura e nella Tradizione della Chiesa, ci si riferisce ad “autorità” come Michel Foucault, Judith Butler, Helmut Kentler o Yuval Harari», ha continuato il porporato germanico.
Il cardinale tedesco ha inoltre affermato che la «cultura woke», rappresentata anche nel Cammino Sinodale, conduce l’umanità ulteriormente verso l’autodistruzione. Alla radice di questo problema Müller individua una «antropologia sbagliata che fa del matrimonio tra uomo e donna una variante arbitraria della libido egocentrica».
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I sostenitori del «Cammino sinodale» tedesco sono «propagandisti di una Chiesa secolarizzata che si è allontanata da Cristo, che vogliono scacciare le violazioni dell’antropologia naturale e rivelata e della morale sessuale distruggendola», ha scritto il cardinale Müller s nel 2022.
«L’obiettivo principale dell’intera campagna è la preservazione del cristianesimo come religione civile dello Stato laico e della società nel suo complesso, in gran parte agnostica e indifferente alla religione», ha affermato Müller. «Pertanto, ci si propone al “mondo moderno” – qualunque cosa si voglia intendere – come un’organizzazione religiosa e di servizi sociali utile dal punto di vista socio-psicologico».
«Si pretende che la Chiesa non sia stata fondata da Dio per essere il sacramento della salvezza per il mondo in Cristo (Lumen gentium 1; 48; Gaudium et spes 45), che quindi non debba in alcun modo legittimarsi davanti agli atei per quanto riguarda la sua convenienza per lo stato sociale o per un paradiso terrestre di carattere socialista (modello di società cinese rossa) e capitalista (Great Reset entro il 2030)», ha dichiarato il fedele cardinale tedesco.
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Immagine di Elke Wetzig via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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