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Virus creato nel laboratorio di Wuhan: parla il giornale degli scienziati atomici

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L’idea che il Coronavirus abbia un’origine artificiale è stata dapprima derisa, combattuta e censurata dai mainstream media e dai chihuahua delle multinazionali che si fanno chiamati fact-checker.

 

Ora la questione del ruolo del celeberrimo Istituto di Virologia di Wuhan fa capolino ovunque: come riportato da Renovatio 21, perfino fra i massimi dirigenti della sanità americana. (Ricordiamolo: solo per aver riportato la notizia delle dichiarazioni dell’ex capo della CDC, Renovatio 21 è stata buttata fuori da Facebook).

«L’origine della pandemia rimane incerta: le agende politiche dei governi e degli scienziati hanno generato spesse nubi di offuscamento, che la stampa mainstream sembra incapace di dissipare»

 

Ora a parlare è il prestigiosissimo Bulletin of Atomic Scientists, una rivista non tecnica che tratta di temi legati alla sicurezza globale e alla politica pubblica, in particolar modo in relazione ai pericoli posti dalle armi nucleari e da altre armi di distruzione di massa. il Bulletin fu fondato dagli scienziati che costruirono le prime bombe atomiche all’indomani della distruzione di Hiroshima e Nagasaki. Negli anni, il giornale si è distinto per essere stato un valido mezzo per dibattere riguardo le politiche dell’atomo. Il famoso «Orologio dell’Apocalisse», dove siamo sempre ad una manciata di minuti dalla mezzanotte dell’annichilimento termonucleare, è una trovata del Bulletin.

 

Anche il Bulletin oggi riconosce che «l’origine della pandemia rimane incerta: le agende politiche dei governi e degli scienziati hanno generato spesse nubi di offuscamento, che la stampa mainstream sembra incapace di dissipare».

 

«Come molte persone sanno, ci sono due teorie principali sulla sua origine. Uno è che è passato naturalmente dalla fauna selvatica alle persone. L’altro è che il virus era in fase di studio in un laboratorio, da cui è scappato. È molto importante che sia il caso se speriamo di prevenire un secondo evento del genere» scrive saggiamente il divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Si sono due teorie principali sulla sua origine. Uno è che è passato naturalmente dalla fauna selvatica alle persone. L’altro è che il virus era in fase di studio in un laboratorio, da cui è scappato. È molto importante che sia il caso se speriamo di prevenire un secondo evento del genere»

«Wuhan è sede del Wuhan Institute of Virology, uno dei principali centri mondiali per la ricerca sui coronavirus. Quindi la possibilità che il virus SARS2 fosse sfuggito dal laboratorio non dovrebbe essere esclusa. Sul tavolo ci sarebbero due ragionevoli scenari di origine».

 

Wade ricorda il gruppo di virologi che ancora prima dei lockdown, già si scagliavano contro i «complottisti»: «Siamo uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che COVID-19 non ha un’origine naturale», scrivevano gli scienziati su Lancet il 19 febbraio 2020, concludendo «in modo schiacciante che questo coronavirus ha avuto origine nella fauna selvatica». Seguiva l’accorato appello a stare vicino agli scienziati cinesi.

 

«Contrariamente a quanto affermano gli scrittori della lettera – scrive il Bulletin – l’idea che il virus potesse essere sfuggito da un laboratorio ha evocato un incidente, non una cospirazione. Sicuramente doveva essere esplorato, non rifiutato a priori. Un segno distintivo dei bravi scienziati è che si danno molto da fare per distinguere tra ciò che sanno e ciò che non sanno. In base a questo criterio, i firmatari della lettera Lancet si comportavano da poveri scienziati: assicuravano al pubblico fatti che non potevano sapere con certezza fossero veri».

 

Successivamente si è scoperto che la lettera di Lancet era stata organizzata e redatta da Peter Daszak, presidente della EcoHealth Alliance che aveva finanziato – sopresa! – la ricerca sul coronavirus presso l’Istituto di virologia di Wuhan. «Se il virus SARS2 fosse effettivamente sfuggito alla ricerca da lui finanziata, Daszak sarebbe potenzialmente colpevole. Questo acuto conflitto di interessi non è stato dichiarato ai lettori di Lancet. Al contrario, la lettera concludeva: “Non dichiariamo interessi in competizione”».

«Wuhan è sede del Wuhan Institute of Virology, uno dei principali centri mondiali per la ricerca sui coronavirus. Quindi la possibilità che il virus SARS2 fosse sfuggito dal laboratorio non dovrebbe essere esclusa

 

Non è l’unico conflitto di interessi di Daszak, peraltro visibile su YouTube mentre a fine 2019 racconta entusiasta quanto è facile e bello alterare geneticamente i coronavirus. Daszak è stato infatti nella missione OMS in Cina, quella che si è trattenuta due o tre ore nei laboratori di Wuhan, che Daszak conosceva benissimo, per poi uscire serena ed annunciare al mondo che il virus non è uscito dal laboratorio.

 

È tutta la casta dei virologi ad essere messa in difficoltà dal disastro del COVID. «I virologi come Daszak avevano molto in gioco nell’assegnazione della colpa per la pandemia. Per 20 anni, per lo più sotto l’attenzione del pubblico, avevano giocato a un gioco pericoloso. Nei loro laboratori creavano abitualmente virus più pericolosi di quelli esistenti in natura. Sostenevano che potevano farlo in sicurezza e che, anticipando la natura, potevano prevedere e prevenire gli “spillover” naturali, il passaggio di virus da un ospite animale alle persone. Se SARS2 fosse davvero sfuggito a un simile esperimento di laboratorio, ci si poteva aspettare un selvaggio contraccolpo e la tempesta di indignazione pubblica avrebbe colpito i virologi ovunque, non solo in Cina»

 

Perché, dunque, davanti a queste irregolarità – definibili come «dichiarazioni politiche» – la comunità scientifica se ne è stata così zitta? «Nelle università di oggi il discorso può essere molto costoso. Le carriere possono essere distrutte se si esce dalla linea» spiega Wade. «Qualsiasi virologo che metta in discussione il punto di vista dichiarato dalla comunità rischia che la sua prossima domanda di sovvenzione venga rifiutata dal gruppo di colleghi virologi che consiglia l’agenzia di distribuzione delle sovvenzioni governative».

 

«Qualsiasi virologo che metta in discussione il punto di vista dichiarato dalla comunità rischia che la sua prossima domanda di sovvenzione venga rifiutata dal gruppo di colleghi virologi che consiglia l’agenzia di distribuzione delle sovvenzioni governative»

I ricercatori dell’Istituto di virologia di Wuhan, guidati dal principale esperto cinese di virus dei pipistrelli, Shi Zheng-li, anche detta «Bat Lady», avevano organizzato frequenti spedizioni nelle grotte infestate da pipistrelli dello Yunnan nel sud della Cina e raccolto circa un centinaio di diversi coronavirus di pipistrelli.

 

La Shi ha poi collaborato con Ralph S. Baric, un eminente ricercatore sul coronavirus presso l’Università del North Carolina. Il loro lavoro si è concentrato sul potenziamento della capacità dei virus dei pipistrelli di attaccare gli esseri umani in modo da «esaminare il potenziale di emergenza (cioè il potenziale di infettare gli esseri umani) dei CoV di pipistrello circolanti».

 

Per perseguire questo obiettivo, nel novembre 2015 hanno creato un nuovo virus prendendo la spina dorsale del virus SARS1 e sostituendo la sua proteina spike con una da un virus pipistrello (noto come SHC014-CoV). Questo virus prodotto è stato in grado di infettare le cellule delle vie aeree umane, almeno se testato contro una coltura di laboratorio di tali cellule.

 

Il virus SHC014-CoV / SARS1 è noto come chimera perché il suo genoma contiene materiale genetico di due ceppi di virus. «Se il virus SARS2 fosse stato inventato nel laboratorio di Shi, il suo prototipo diretto sarebbe stato la chimera SHC014-CoV / SARS1, il cui potenziale pericolo ha riguardato molti osservatori e ha suscitato intense discussioni».

Nel novembre 2015 al laboratorio di Wuhan avevano creato un nuovo virus prendendo la spina dorsale del virus SARS1 e sostituendo la sua proteina spike con una da un virus pipistrello (noto come SHC014-CoV). Questo virus prodotto è stato in grado di infettare le cellule delle vie aeree umane, almeno se testato contro una coltura di laboratorio di tali cellule

 

Si tratta di quei timori, espressi poi su Nature, che diedero origine anche al famoso servizio di TG3 Leonardo che pareva anticipare il virus di Wuhan di 5 anni.

 

All’interno dell’Istituto di Virologia di Wuhan Baric aveva sviluppato e insegnato a Shi un metodo generale per ingegnerizzare i coronavirus di pipistrello per attaccare altre specie. Gli obiettivi specifici erano cellule umane coltivate in colture e topi umanizzati. Questi topi da laboratorio, un sostituto economico ed etico per i soggetti umani, sono geneticamente progettati per trasportare la versione umana di una proteina chiamata ACE2 che fissa la superficie delle cellule che rivestono le vie aeree.

 

Il lavoro di «Bat Lady» è stato finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), l’ente sanitario americano diretto da Fauci. Le proposte di sovvenzione che hanno finanziato il suo lavoro, che sono una questione di dominio pubblico, specificano esattamente cosa intendeva fare con i soldi.

 

Le sovvenzioni venivano assegnate all’appaltatore principale, l’ubiquo Daszak della EcoHealth Alliance, il quale poi le ha subappaltava alla «Bat Lady» Shi.

 

All’interno dell’Istituto di Virologia di Wuhan Baric aveva sviluppato e insegnato a Shi un metodo generale per ingegnerizzare i coronavirus di pipistrello per attaccare altre specie. Gli obiettivi specifici erano cellule umane coltivate in colture e topi umanizzati

Nei documenti pubblici americani per i finanziamenti è possibile leggere che gli esperimenti intendevano:

 

«Testare le previsioni sulla trasmissione inter-specie di CoV. I modelli predittivi della gamma dell’ospite (cioè il potenziale di emergenza) saranno testati sperimentalmente utilizzando genetica inversa, saggi di legame di pseudovirus e recettori ed esperimenti di infezione virale attraverso una gamma di colture cellulari di diverse specie e topi umanizzati».

 

«Useremo i dati della sequenza della proteina S, la tecnologia dei cloni infettivi, esperimenti di infezione in vitro e in vivo e l’analisi del legame del recettore per testare l’ipotesi che le soglie di divergenza% nelle sequenze della proteina S predicano il potenziale di spillover».

 

Ciò significa, spiega il Bulletin, che «Bat Lady»  aveva deciso di creare nuovi coronavirus con la più alta infettività possibile per le cellule umane.

 

«È chiaro che l’Istituto di Virologia di Wuhan  stava costruendo sistematicamente nuovi coronavirus chimerici e stava valutando la loro capacità di infettare cellule umane e topi che esprimono ACE2»

«Avrebbe inserito questi geni spike uno per uno nella spina dorsale di un certo numero di genomi virali (“genetica inversa” e “tecnologia dei cloni infettivi”), creando una serie di virus chimerici. Questi virus chimerici verrebbero quindi testati per la loro capacità di attaccare colture cellulari umane (“in vitro“) e topi umanizzati (“in vivo“). E queste informazioni aiuterebbero a prevedere la probabilità di “spillover”, il salto di un coronavirus dai pipistrelli alle persone.»

 

L’approccio potrebbe aver generato virus simili a SARS2, e in effetti potrebbe aver creato il virus SARS2 stesso con la giusta combinazione di spina dorsale del virus e proteina spike.

 

«È chiaro che l’Istituto di Virologia di Wuhan  stava costruendo sistematicamente nuovi coronavirus chimerici e stava valutando la loro capacità di infettare cellule umane e topi che esprimono ACE2», afferma Richard H. Ebright, biologo molecolare presso la Rutgers University e principale esperto di biosicurezza.

 

«È anche chiaro – ha detto Ebright – che, a seconda dei contesti genomici costanti scelti per l’analisi, questo lavoro potrebbe aver prodotto SARS-CoV-2 o un progenitore prossimale di SARS-CoV-2».

«È anche chiaro – ha detto Ebright – che, a seconda dei contesti genomici costanti scelti per l’analisi, questo lavoro potrebbe aver prodotto SARS-CoV-2 o un progenitore prossimale di SARS-CoV-2».

 

«Lo scenario di fuga dal laboratorio per l’origine del virus SARS2, come dovrebbe essere ormai evidente, non è un semplice gesto di mano nella direzione dell’Istituto di Virologia di Wuhan. Si tratta di una proposta dettagliata, basata sul progetto specifico finanziato dal NIAID» chiosa il Bulletin. NIAID, lo ricordiamo, significa Tony Fauci.

 

Non è la prima volta che un virus fugge da un laboratorio – anzi, la storia è lunga: il virus del vaiolo è fuggito tre volte dai laboratori in Inghilterra negli anni ’60 e ’70, causando 80 casi e 3 morti. Da allora virus pericolosi sono fuoriusciti dai laboratori quasi ogni anno. Venendo a tempi più recenti, il virus SARS1 si è dimostrato un vero artista della fuga, fuoriuscendo dai laboratori di Singapore, Taiwan e non meno di quattro volte dall’Istituto nazionale cinese di virologia di Pechino.

 

Sarebbe emerso altresì che gli esperimenti genetici di guadagno di funzione sul coronavirus SARS sarebbero stati compiuti nei laboratori BSL-2 di Wuhan – cioè, ad un livello di sicurezza di due tacche sotto quello necessario per malattie per le quali non ci sono vaccini e cure, il BSL-4. Wade ricorda che gli scienziati non amano lavorare in BSL-4, perché devono indossare tute «spaziali

 

«È chiaro che parte o tutto questo lavoro veniva eseguito utilizzando uno standard di biosicurezza – livello di biosicurezza 2, il livello di biosicurezza di uno studio dentistico statunitense standard – che rappresenterebbe un rischio inaccettabilmente alto di infezione del personale di laboratorio»

«È chiaro che parte o tutto questo lavoro veniva eseguito utilizzando uno standard di biosicurezza – livello di biosicurezza 2, il livello di biosicurezza di uno studio dentistico statunitense standard – che rappresenterebbe un rischio inaccettabilmente alto di infezione del personale di laboratorio al contatto con un virus avendo le proprietà di trasmissione di SARS-CoV-2», afferma il celebre virologo Ebright.

 

La preoccupazione per le condizioni di sicurezza nel laboratorio di Wuhan erano inoltre emerse in una scheda informativa rilasciata dal Dipartimento di Stato il 21 gennaio 2021: «il governo degli Stati Uniti ha motivo di ritenere che diversi ricercatori all’interno dell’Istituto di Virologia di Wuhan si siano ammalati nell’autunno 2019, prima del primo caso identificato dell’epidemia, con sintomi coerenti con entrambi COVID-19 e malattie stagionali comuni».

 

Insomma, «le prove disponibili si inclinano più fortemente in una direzione rispetto all’altra. I lettori si formeranno la propria opinione. Ma mi sembra che i sostenitori della fuga dal laboratorio possano spiegare tutti i fatti disponibili sulla SARS2 molto più facilmente di quelli che favoriscono l’emergenza naturale».

 

«In tutta la Cina, la pandemia è scoppiata alle porte dell’istituto di Wuhan. Il virus era già ben adattato agli esseri umani, come previsto per un virus cresciuto in topi umanizzati»

«È documentato che i ricercatori dell’Istituto di Virologia di Wuhan stavano conducendo esperimenti di guadagno di funzione progettati per fare in modo che i coronavirus infettassero cellule umane e topi umanizzati. Questo è esattamente il tipo di esperimento da cui potrebbe essere emerso un virus simile a SARS2. I ricercatori non sono stati vaccinati contro i virus in studio e stavano lavorando nelle condizioni minime di sicurezza di un laboratorio BSL2. Quindi la fuga di un virus non sarebbe affatto sorprendente».

 

«In tutta la Cina, la pandemia è scoppiata alle porte dell’istituto di Wuhan. Il virus era già ben adattato agli esseri umani, come previsto per un virus cresciuto in topi umanizzati. Possedeva un insolito miglioramento, un sito di scissione della furina, che non è posseduto da nessun altro beta-coronavirus correlato alla SARS noto, e questo sito includeva un doppio codone di arginina sconosciuto anche tra i beta-coronavirus».

«Il governo degli Stati Uniti condivide uno strano interesse comune con le autorità cinesi: nessuno dei due è interessato a richiamare l’attenzione sul fatto che il lavoro sul coronavirus di Shi è stato finanziato dal National Institutes of Health USA»

 

Infine, una parola per la spirale del silenzio che avvolge l’origine del virus. L’insabbiamento, si è capito, non conviene solo alla Cina, ma anche agli USA

 

«Il governo degli Stati Uniti condivide uno strano interesse comune con le autorità cinesi: nessuno dei due è interessato a richiamare l’attenzione sul fatto che il lavoro sul coronavirus di Shi è stato finanziato dal National Institutes of Health USA. Si può immaginare la conversazione dietro le quinte in cui il governo cinese dice: “Se questa ricerca era così pericolosa, perché l’hai finanziata, e anche sul nostro territorio?” A cui gli Stati Uniti potrebbero rispondere: “Sembra che sia stato tu a lasciarlo scappare. Ma abbiamo davvero bisogno di tenere questa discussione in pubblico?”».

 

Fauci è un funzionario pubblico di lunga data che ha servito con integrità sotto il presidente Trump e ha ripreso la leadership nell’amministrazione Biden nella gestione dell’epidemia di COVID-19. Il Congresso USA, senza dubbio comprensibilmente, potrebbe avere scarso desiderio di trascinarlo sulle braci per l’apparente errore di giudizio nel finanziare la ricerca sul guadagno di funzione a Wuhan.

 

«Le persone in tutto il mondo che sono state praticamente confinate nelle loro case nell’ultimo anno potrebbero desiderare una risposta migliore di quella che stanno dando loro i media»

I media tacciono a causa della loro «migrazione verso la sinistra dello spettro politico» in chiave anti-Trump – l’unico che aveva preso sul serio sin da subito l’ipotesi del virus fuggito dal laboratorio. Ma anche a causa dell’«omertà dei virologi».

 

«Le persone in tutto il mondo che sono state praticamente confinate nelle loro case nell’ultimo anno potrebbero desiderare una risposta migliore di quella che stanno dando loro i media».

 

 

 

 

 

 

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Gli attacchi all’antrace hanno spianato la strada ai «farmaci spazzatura e ai vaccini» dell’era COVID

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

La dottoressa Meryl Nass ha affermato che gli attacchi all’antrace del 2001 hanno innescato cambiamenti legali e normativi che in seguito hanno permesso al governo di attuare la risposta al COVID-19. «Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali per questi ultimi», ha dichiarato Nass durante il suo intervento alla conferenza Turning the Tide a Nuova York.

 

Secondo la dottoressa Meryl Nass, gli attacchi all’antrace successivi all’11 settembre non si limitarono a spaventare gli americani, ma contribuirono a creare il quadro giuridico, normativo e di biosicurezza che in seguito permise al governo di rispondere al COVID-19.

 

Intervenendo alla conferenza «Turning the Tide: 9/11 25 Years Later» tenutasi la scorsa settimana a Nuova York, Nass ha tracciato un collegamento diretto tra le lettere contenenti antrace del 2001 e la pandemia di coronavirus.

 

«Vale la pena riflettere sulle somiglianze tra l’ esperienza del COVID e le lettere all’antrace, perché sembra che entrambe siano state azioni interne pianificate dalla stessa cricca per lo stesso scopo», ha affermato Nass.

 

Nass, medico internista che ha condotto ricerche approfondite sulla guerra biologica e sull’antrace, ha illustrato quelle che a suo avviso sono sorprendenti analogie tra i due eventi.

 

«Ognuna di queste esercitazioni è stata preceduta da una simulazione inquietante e predefinita», ha affermato, riferendosi all’esercitazione da tavolo Dark Winter del 2001 e all’Evento 201, una simulazione di pandemia, del 2019.

 

«In entrambi i casi, la colpa è stata attribuita a Paesi che il governo statunitense aveva già preso di mira», ha affermato Nass. Gli attacchi all’antrace sono stati inizialmente attribuiti all’Iraq, mentre la responsabilità del COVID-19 è stata attribuita alla Cina.

 

«Dopo ognuno di questi eventi, si è innescato un enorme e costoso giro d’affari legato alla biodifesa», ha affermato.

 

Entrambi gli eventi sono stati inoltre accompagnati da «un’enorme quantità di costruzione di narrazioni false e dal controllo dei media per diffondere tali narrazioni false». E, secondo Nass, nessuno dei due è stato oggetto di un’indagine seria per accertare chi avesse perpetrato l’evento.

 

Inoltre, entrambe le crisi «hanno portato a una proliferazione dello stato di sorveglianza», ha affermato Nass.

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«Siamo costantemente bombardati da propaganda che alimenta la paura»

Le lettere contenenti antrace iniziarono ad arrivare nelle settimane successive all’11 settembre, quando gli americani erano già in uno stato di tensione. Lettere contenenti spore di antrace furono spedite a organi di stampa e uffici governativi, uccidendo cinque persone e infettandone altre 17.

 

Nass ha affermato che gli attacchi hanno aperto una nuova strada in ambito di salute pubblica che ha condotto, in ultima analisi, verso «uno stato di sorveglianza, totalitario e tecnocratico».

 

«Mentre l’isteria successiva all’11 settembre si attenuava, sono comparse le lettere contenenti antrace e siamo stati investiti da una propaganda basata sulla paura 24 ore su 24, 7 giorni su 7», ha affermato Nass.

 

Ha evidenziato diverse conseguenze seguite alla crisi dell’antrace, tra cui la persistente paura del contagio, i ripetuti timori di pandemie, miliardi di dollari spesi per la biodifesa, una crescente enfasi sui vaccini e una regolamentazione meno rigida dei prodotti medicali.

 

Lo schema si ripete di continuo, ha affermato. «Quante pandemie create ad arte possono ancora orchestrare?»

 

Nass ha elencato 11 minacce sanitarie con cui, a suo dire, i principali media «hanno cercato di spaventarci» nei 25 anni successivi all’11 settembre: SARS-1, influenza aviaria H5N1, Zika, influenza suina, tre tipi di Ebola, Marburg, SARS-2, vaiolo delle scimmie e hantavirus.

 

Ha inoltre sottolineato la crescita vertiginosa della spesa pubblica per la biodifesa.

 

«Prima delle lettere all’antrace, spendevamo meno di un miliardo di dollari per la biodifesa», ha affermato. «Nel decennio successivo, siamo passati a 6-7 miliardi di dollari all’anno. E poi, nel decennio successivo ancora, siamo arrivati ​​a 10-11 miliardi di dollari all’anno».

 

Durante l’amministrazione Biden, i funzionari chiedevano quasi 20 miliardi di dollari all’anno per la biodifesa, ha affermato.

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Il Congresso è impazzito… ampliando le tutele legali per le aziende farmaceutiche.

Nass ha affermato che uno dei cambiamenti più significativi è arrivato attraverso le leggi federali che hanno semplificato la distribuzione di prodotti medici durante le emergenze nazionali, proteggendo al contempo i produttori da eventuali responsabilità.

 

«Dopo le lettere all’antrace, il Congresso è impazzito legalizzando l’uso di farmaci non autorizzati ed estendendo le tutele legali a questi prodotti», ha affermato.

 

Il BioShield Act del 2004 ha creato il quadro normativo per le autorizzazioni all’uso di emergenza e ha stanziato miliardi di dollari per vaccini e farmaci destinati a pandemie e alla guerra biologica.

 

Nass ha affermato che un farmaco o un vaccino non autorizzato potrebbero essere utilizzati durante un’emergenza di sicurezza nazionale se i funzionari della sanità pubblica ritenessero «più probabile che non che sarebbero utili».

 

«Quindi, la soglia per iniziare a utilizzare farmaci e vaccini non autorizzati è davvero bassa», ha affermato.

 

Il Public Readiness and Emergency Preparedness Act del 2005, o PREP Act, ha previsto tutele legali per determinate contromisure mediche utilizzate durante le emergenze dichiarate.

 

Secondo Nass, questi cambiamenti sono stati cruciali durante la pandemia di COVID-19 perché hanno creato un sistema per la rapida distribuzione di prodotti medicali, eliminando al contempo i rischi legali per i produttori.

 

«Il PREP Act… ha legalizzato l’uso di vaccini e farmaci, autorizzati o meno, senza incorrere in responsabilità», ha affermato.

 

Ha inoltre criticato il 21st Century Cures Act del 2016, che proteggeva i produttori da azioni legali per i vaccini raccomandati alle donne in gravidanza.

 

«La cosa più orribile è stata eliminare la responsabilità per tutti i vaccini raccomandati durante la gravidanza», ha detto Nass. «Quindi, se succede qualcosa al feto o alla madre incinta, non c’è alcuna responsabilità».

 

«L’agenda della biosicurezza in realtà non riguarda la protezione del pubblico»

 

Nass ha affermato che l’espansione della biodifesa successiva all’epidemia di antrace si è infine evoluta in un’agenda globale più ampia per la biosicurezza.

 

Ha fatto riferimento alla Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI), istituita per accelerare lo sviluppo di vaccini e altre contromisure contro le minacce pandemiche.

 

L’obiettivo del CEPI di rendere disponibili i vaccini entro 100 giorni rappresentava una svolta radicale rispetto alle tempistiche di sviluppo tradizionali, ha affermato Nass.

 

«Normalmente ci volevano 10 anni o più prima che un vaccino potesse essere distribuito e reso disponibile all’uso”, ha affermato. “Ma tutto questo sarebbe stato buttato nella spazzatura».

 

Secondo Nass, per raggiungere tale velocità, i Paesi di tutto il mondo dovrebbero allentare i requisiti normativi e istituire tutele in materia di responsabilità.

 

«Il CEPI si stava occupando di tutto questo», ha detto. «Cercava di coinvolgere… l’OMS [ Organizzazione Mondiale della Sanità ], che avrebbe poi prodotto le proprie garanzie o licenze per farmaci e vaccini e avrebbe utilizzato standard normativi minimi… E poi avrebbe cercato di imporre questi standard dell’OMS a tutti gli altri Paesi».

 

Nass ha affermato che lo stesso approccio ha contribuito a creare le condizioni per la risposta al COVID-19, che ha incluso lo sviluppo, l’autorizzazione e la distribuzione di vaccini e altri prodotti medici a una velocità senza precedenti.

 

Nass ha inoltre contestato il presupposto alla base del sistema di preparazione alle pandemie, ovvero che i governi debbano sviluppare in anticipo prodotti per far fronte a minacce future sconosciute.

 

«Cosa ci aspetta? Non lo sappiamo», ha detto Nass. «Ma dobbiamo comunque iniziare a produrre, anche se non sappiamo di cosa avremo bisogno».

 

Sosteneva che i farmaci riproposti per nuove indicazioni avrebbero potuto essere impiegati più rapidamente durante una pandemia respiratoria, ma affermava che i governi e l’OMS li avevano ostacolati perché offrivano minori opportunità finanziarie.

 

«Non c’è niente da guadagnare da queste cose», ha detto Nass. «E questo mi fa pensare che l’agenda della biosicurezza non riguardi la protezione del pubblico, ma la tutela dell’industria e del governo».

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Il caso dell’antrace ha comportato la «creazione di una narrazione macabra e la sua ripetizione continua»

Nass ha inoltre contestato la versione ufficiale su chi abbia perpetrato gli attacchi all’antrace del 2001.

 

Nel 2008 l’FBI concluse che il responsabile era il dottor Bruce Ivins. Ivins si suicidò tre giorni prima dell’annuncio dell’FBI, dopo che l’agenzia aveva dichiarato di volerlo perseguire come colpevole e di voler chiedere la pena di morte, secondo quanto riportato da Nass.

 

Nass, che conosceva Ivins, ha affermato che le prove a suo carico non sono mai state adeguatamente dimostrate. «Il caso è irrisolto, anche se l’FBI vorrebbe farvi credere il contrario».

 

Nass ha affermato che l’FBI si è concentrata su Ivins nonostante quelle che lei ha definito prove sostanziali che indicavano altri sospetti.

 

«L’FBI aveva perseguitato pubblicamente [altri sette scienziati] alla ricerca di un capro espiatorio su cui incolpare il caso», ha affermato.

 

L’Accademia Nazionale delle Scienze concluse in seguito che le prove scientifiche disponibili non permettevano di stabilire l’origine delle spore di antrace contenute nelle lettere spedite. Nass affermò che tale constatazione minava la conclusione dell’FBI.

 

Nel 2010 Nass pubblicò un post sul suo blog con oltre 20 motivi per cui Ivins non poteva essere responsabile e in cui spiegava «come l’FBI avesse deliberatamente manipolato il caso».

 

«Creando una narrazione sensazionalistica su Ivins e ripetendola all’infinito, la maggior parte degli americani continua a credere erroneamente che il caso sia stato risolto e che Ivins ne sia il responsabile», ha affermato Nass.

 

Una strategia simile si è manifestata anche durante la pandemia di COVID-19, quando funzionari e media hanno ripetutamente promosso narrazioni sul virus, le sue origini e la risposta di sanità pubblica più appropriata, secondo Nass.

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L’iniziativa globale per la biosicurezza è «un settore molto, molto redditizio e particolare»

Nass ha affermato di considerare gli attacchi all’antrace come il punto di partenza di un sistema che, in definitiva, ha reso possibile la risposta al COVID-19.

 

Ha avvertito che l’espansione dei programmi internazionali di biosicurezza potrebbe comportare una maggiore sorveglianza, poteri di emergenza, obblighi vaccinali e un controllo centralizzato sulla salute pubblica.

 

La portata potenziale è enorme, ha affermato Nass. Ha citato stime secondo cui un’iniziativa di biosicurezza coordinata a livello globale, come il proposto sistema BioHub dell’OMS, potrebbe costare dai 30 ai 40 miliardi di dollari all’anno.

 

Secondo il sito web dell’OMS, il sistema proposto faciliterebbe la condivisione di materiali biologici con «potenziale epidemico o pandemico».

 

Ha inoltre descritto la biodifesa come un settore insolitamente redditizio perché i governi stabiliscono quali prodotti sono necessari e proteggono i produttori da eventuali responsabilità.

 

«Non ci sono standard o regole», ha detto Nass. «Nessuno sa di quali prodotti si ha bisogno, quali vaccini o farmaci, quali test… quante dosi… quanti camici, quante mascherine o guanti».

 

Nass ha affermato che i produttori si limitano a persuadere i funzionari governativi a finanziare i loro prodotti.

 

«Ottieni un contratto. Puoi chiedere praticamente quello che vuoi. È quasi certo che ti verrà concessa una protezione legale», ha affermato.

 

Quel sistema rende la biodifesa «un settore molto, molto redditizio e particolare».

 

Nass ha esortato il pubblico a resistere ai tentativi di conferire alle organizzazioni internazionali un maggiore controllo sulle emergenze sanitarie, a opporsi alla creazione di banche globali di agenti patogeni e a fare pressione sul Congresso affinché ponga fine alle tutele relative all’uso in situazioni di emergenza e alla responsabilità civile.

 

«Eliminare queste forme di protezione dalla responsabilità è la cosa più importante che possiamo fare», ha affermato.

 

I cambiamenti legislativi e normativi successivi agli attacchi all’antrace hanno creato strumenti che sono stati poi utilizzati durante la pandemia di COVID-19. Questi strumenti devono essere smantellati «affinché noi, il popolo, possiamo essere salvati da farmaci e vaccini spazzatura e forse anche da farmaci e vaccini deliberatamente pericolosi», ha affermato Nass.

 

«E non dobbiamo mai più permettere al governo o all’OMS di controllare le cure mediche che ricevete», ha affermato. «Ci siamo già passati una volta».

 

Jill Erzen

 

© 16 settembre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.   Uno studio apparso giovedì sulla rivista Science riferisce che i team dell’Università di Stanford e del Broad Institute del MIT e di Harvard hanno utilizzato l’IA per ideare migliaia di genomi virali completi.   Quasi 300 di questi progetti sono stati poi sintetizzati in laboratorio e sottoposti a test, riuscendo a ottenere 16 virus vitali.   Si trattava di batteriofagi, organismi che colpiscono esclusivamente i batteri e non l’uomo, elaborati a partire da un fago naturale denominato ΦX174. Alcune delle varianti create dall’IA si sono rivelate più efficaci di quelle presenti in natura nell’eliminare ceppi di E. coli diventati resistenti.   L’IA era già stata ampiamente applicata alla progettazione di singoli geni e proteine, ma i ricercatori hanno dichiarato che questa rappresenta la prima prova concreta della capacità dei modelli generativi di concepire un intero genoma virale operativo.

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Fatemeh Vafaee, docente di biotecnologie presso l’Università del Nuovo Galles del Sud, ha precisato che i batteriofagi non costituiscono un rischio per gli esseri umani, ma ha evidenziato come tale capacità sollevi interrogativi sulla sicurezza futura.   «Non si tratta tanto di chiedersi “dovremmo preoccuparci di questo virus”, quanto piuttosto ‘l’intelligenza artificiale è ormai in grado di fare tutto questo’», ha dichiarato ad Al Jazeera, invocando una più rigorosa supervisione.   Gli esperti hanno tuttavia sottolineato che la creazione di agenti patogeni umani pericolosi resta assai più complessa rispetto a quella di batteriofagi relativamente semplici.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.   Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.   Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.   La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI, Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.   Nessuno di questi episodi ha riguardato la ricerca biologica, ma hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che sistemi IA sempre più evoluti possano accedere a strumenti potenti, compresi quelli destinati alla progettazione di virus.

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L’esperimento si colloca inoltre all’interno di un rinnovato confronto negli Stati Uniti sulla ricerca ad alto rischio sui virus e sulle origini del COVID-19. L’ipotesi che la pandemia sia scaturita da un incidente di laboratorio all’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti, è tornata al centro del dibattito politico americano dopo il recente interrogatorio al Congresso dell’ex consigliere della Casa Bianca per il coronavirus Anthony Fauci.   Giovedì Fauci è stato sanzionato per oltraggio al Senato da una commissione perché si è rifiutato di rispondere a domande sulle origini del COVID-19 e sui finanziamenti americani alla ricerca sul coronavirus a Wuhan, utilizzando, forse impropriamente, per ben 111 volte il Quinto emendamento della Costituzione USA, che dà diritto a restare in silenzio per non autoincriminarsi.   Anche la ricerca biologica finanziata dagli Stati Uniti all’estero è finita sotto la lente dopo che l’ex direttrice dell’Intelligence nazionale Tulsi Gabbard ha divulgato documenti che attestano il sostegno di Washington a laboratori biologici in Ucraina impegnati nello studio di agenti patogeni pericolosi, con alcune strutture coinvolte in ricerche di tipo «guadagno di funzione».  

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Armi biologiche

Trump vieta la maggior parte, ma non tutte, le «ricerche pericolose di guadagno di funzione»

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.

 

Martedì l’amministrazione Trump ha varato una direttiva per porre fine alla ricerca ad alto rischio nel settore delle scienze biologiche, che include il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione». La ricerca di acquisizione di funzione «potenzialmente» pericolosa sarà consentita previa una revisione più rigorosa rispetto a quanto richiesto in precedenza.

 

L’amministrazione Trump ha reso pubblico martedì una direttiva che limita la ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche, includendo il divieto di finanziamenti federali per la «ricerca pericolosa di acquisizione di funzione», come annunciato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) in un comunicato stampa.

 

Questa politica fa seguito all’ordine esecutivo del presidente Donald Trump del maggio 2025, che imponeva al governo statunitense di sospendere temporaneamente le ricerche pericolose che prevedono un aumento di funzione . All’epoca, i National Institutes of Health (NIH) e altre agenzie interruppero i progetti di ricerca che potevano rientrare in tale definizione.

 

La direttiva è stata resa pubblica mentre la Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato degli Stati Uniti si preparava a interrogare oggi il dottor Anthony Fauci, ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), sul suo possibile ruolo nelle origini del COVID-19.

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La ricerca di tipo «gain-of-function», che aumenta la trasmissibilità o la virulenza dei virus, è spesso utilizzata nello sviluppo dei vaccini. È proprio questo tipo di ricerca, condotta presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, in Cina, che ha portato alla teoria secondo cui il virus responsabile del COVID-19 sarebbe stato sviluppato in laboratorio e successivamente fuoriuscito.

 

La ricerca condotta presso il laboratorio di Wuhan, che ha coinvolto scienziati sia statunitensi che cinesi, è stata parzialmente finanziata dal NIAID sotto la direzione di Fauci.

 

La nuova politica dell’amministrazione vieta il finanziamento federale di tali ricerche sia a livello nazionale che internazionale e istituisce una revisione indipendente per alcune tipologie di ricerca ad alto rischio nel campo delle scienze biologiche.

 

Secondo il comunicato stampa, il provvedimento limita anche i finanziamenti federali per la ricerca condotta in paesi e istituzioni che non dispongono di standard adeguati di biosicurezza e biocontenimento.

 

Secondo il comunicato stampa, la politica consente comunque la «ricerca biomedica critica», compreso lo sviluppo di contromisure mediche, come vaccini, terapie e diagnostica, «nel rispetto di rigorose garanzie di sicurezza».

 

«Il governo federale ha il dovere di proteggere il popolo americano, non di finanziare ricerche che potrebbero metterlo a rischio», ha dichiarato il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., il cui libro, The Wuhan Cover-up («l’insabbiamento di Wuhan»), includeva prove del fatto che Fauci avesse condotto e finanziato pericolose ricerche di tipo gain-of-function, che hanno portato alla fuga di materiale biologico dal laboratorio contenente il COVID-19.

 

«Oggi poniamo fine al sostegno federale alla pericolosa ricerca sul guadagno di funzione e sostituiamo la debole supervisione con garanzie chiare e applicabili», ha affermato Kennedy.

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Il nuovo quadro di supervisione si concentra su due tipologie di ricerca.

In un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, il direttore del NIH, Jay Bhattacharya, ha affermato che la nuova politica promuove la ricerca nel campo delle scienze biologiche, riducendo al minimo il rischio di un’altra pandemia.

 

«La nuova politica preserva i benefici della ricerca nel campo delle scienze biologiche, definendo al contempo le aree a maggior rischio, tra cui la prevenzione di perdite accidentali o intenzionali nei laboratori e le sanzioni per le pratiche irresponsabili», ha scritto.

 

La politica non vieta del tutto la ricerca sul guadagno di funzione e non pone fine alla ricerca sulla salute biologica finanziata a livello federale in altri paesi. Piuttosto, definisce due categorie di ricerca «che presentano il rischio più elevato».

 

Tra queste rientrano la «ricerca pericolosa con acquisizione di funzione (DGOF)» e la «ricerca internazionale di interesse (IROC)».

 

DGOF si riferisce alla ricerca che potenzia gli agenti biologici «in modi che li rendono più pericolosi». IROC si riferisce alla ricerca nel campo delle scienze biologiche finanziata a livello federale e condotta in altri Paesi, che, secondo la nuova normativa, deve essere svolta da enti affidabili sotto la supervisione degli Stati Uniti.

 

La DGOF è vietata, ma la ricerca che potenzialmente potrebbe essere DGOF è consentita previa valutazione da parte di un ente terzo indipendente.

 

Le attività IROC sono vietate, ma sono consentite le attività IROC che potrebbero ragionevolmente rappresentare una minaccia per la salute e la sicurezza pubblica o per la sicurezza nazionale, previa valutazione della capacità dell’istituto di ricerca di garantire la supervisione.

 

La normativa prevede che i ricercatori principali debbano valutare se la loro ricerca soddisfa tali definizioni e, in caso affermativo, debbano completare una valutazione del rischio e creare un piano di mitigazione del rischio.

 

Gli enti di ricerca che propongono o finanziano tali ricerche devono anche valutarne i rischi e garantire un’adeguata supervisione. Saranno tenuti a disporre di una specifica infrastruttura per la valutazione dei rischi e dei benefici. In caso di mancata segnalazione dei rischi, saranno soggetti a sanzioni.

 

Anche gli enti federali di finanziamento saranno tenuti a esaminare le proposte di ricerca potenzialmente rischiose. Tale ricerca dovrà essere valutata da un comitato di revisione indipendente che condurrà delle analisi, formulerà raccomandazioni di finanziamento e elaborerà un piano di mitigazione dei rischi.

 

Il direttore dell’Intelligence nazionale e i segretari dell’Agricoltura, degli Affari Esteri e della Sanità supervisioneranno il processo di attuazione. Gli istituti che ricevono finanziamenti federali per le scienze biologiche istituiranno enti di revisione istituzionale per svolgere il lavoro.

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Un decennio di polemiche sulla ricerca rischiosa

La ricerca sul guadagno di funzione è da tempo oggetto di controversie. I sostenitori affermano che tale ricerca permette agli scienziati di ridurre i rischi di pandemie causate da nuovi agenti patogeni, manipolando i virus per comprenderli meglio, valutarne i potenziali pericoli e la trasmissibilità e sviluppare vaccini per proteggersi da essi.

 

I critici sostengono che i nuovi agenti patogeni possono fuoriuscire dai laboratori e causare emergenze sanitarie pubbliche o pandemie, come la pandemia di COVID-19, e che nessuna misura di controllo o mitigazione può scongiurare tale rischio.

 

Avvertono inoltre che la ricerca sul guadagno di funzione ha un potenziale di «dual use» («duplice uso»): gli agenti patogeni possono essere utilizzati per la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche.

 

Nel 2011 scoppiò una controversia quando il National Science Advisory Board for Biosecurity bloccò due studi riguardanti virus H5N1 modificati per renderli più trasmissibili, temendo che malintenzionati potessero replicare il lavoro per causare un’epidemia tra gli esseri umani, secondo uno studio pubblicato su The Lancet Infectious Diseases.

 

Nel 2014, diverse violazioni nei laboratori del governo statunitense, tra cui possibili esposizioni all’antrace per i dipendenti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), negligenza nella gestione di fiale di vaiolo presso il NIH e la distribuzione accidentale da parte del CDC di virus influenzali manipolati, hanno scatenato proteste tra gli scienziati e portato a cambiamenti nelle politiche.

 

L’amministrazione Obama ha sospeso gli esperimenti di potenziamento funzionale fino a quando i potenziali benefici e rischi non fossero stati valutati meglio.

 

La sospensione è stata revocata nel 2017, quando il NIH ha annunciato la ripresa dei finanziamenti per alcune ricerche di tipo «gain-of-function». L’HHS ha pubblicato il «Framework for Guiding Funding Decisions about Proposed Research Involving Enhanced Potential Pandemic Pathogens» (Quadro di riferimento per le decisioni di finanziamento relative a proposte di ricerca che coinvolgono agenti patogeni con potenziale pandemico potenziato ), che ha fornito gli standard per la supervisione di tali ricerche.

 

La preoccupazione pubblica per la ricerca sul guadagno di funzione è esplosa con l’inizio della pandemia di COVID-19, che molti scienziati e investigatori del governo statunitense ritengono sia iniziata con una fuga di un virus utilizzato per il guadagno di funzione presso l’Istituto di Virologia di Wuhan, finanziato dagli Stati Uniti.

 

Tuttavia, Fauci e il dottor Francis Collins, allora a capo del NIH, sostenevano che il virus avesse «origini naturali», ovvero che si fosse trasmesso dagli animali all’uomo.

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Documenti ottenuti tramite richieste ai sensi del Freedom of Information Act, insieme ai risultati di un’indagine del Congresso, hanno rivelato che Fauci e altri hanno cospirato per promuovere la teoria delle «origini naturali» e per insabbiare i finanziamenti del governo statunitense a rischiose ricerche sul guadagno di funzione.

 

La notevole quantità di prove rese pubbliche in seguito, che indicano un’origine in laboratorio, ha portato la commissione del Congresso, insieme all’FBI, al Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti, alla Defense Intelligence Agency e alla CIA, a concludere che il virus molto probabilmente è sfuggito da un laboratorio.

 

Le prove sempre più numerose hanno infine spinto testate giornalistiche di rilievo, tra cui il New York Times, Vanity Fair e ProPublica, a pubblicare inchieste a sostegno di questa teoria.

 

Nell’udienza odierna con Fauci, il senatore Rand Paul ha dichiarato: «la decisione di finanziare pericolose ricerche sul potenziamento funzionale a Wuhan, in Cina, passerà probabilmente alla storia come una delle peggiori decisioni in materia di salute pubblica». «Francamente, il popolo americano merita delle scuse», ha affermato.

 

L’amministrazione Trump ha sospeso la ricerca sul guadagno di funzione con il suo ordine esecutivo del maggio 2025 e ha effettuato tagli ai finanziamenti per la ricerca sul guadagno di funzione.

 

Tuttavia, un’indagine di Paul Thacker ha dimostrato che il Congresso ha continuato a finanziare un programma federale istituito da Fauci per sostenere la ricerca sulle malattie infettive emergenti, nonostante i tagli al programma stesso.

 

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