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Sopravvivere come Clark Kent
Scena 1: siete al parco con i bambini. Si avvicina una ragazza che conoscete, madre di una bambina che è sullo scivolo con i vostri figli. In effetti non la vedevate da tempo. La chiacchiera cade sul discorso scuole, e convenite che non vedete l’ora che tutto torni normale. La signora aggiunge un particolare spiazzante: in questo 2020-2021 non ha mandato la bambina a scuola. Radicale, pensate voi, grandissima: homeschooling duro e puro, no compromise. «Eh, questa cosa delle mascherine a scuola», abbozzate ancora cauti. «Sì, infatti – dice la ragazza – il fatto che esistano bambini che non le portano o le portino sotto il naso è intollerabile… In generale, io non la ho mandata a scuola perché si contagia certamente, non mi fido di nessun bambino, neanche con la mascherina». Voi, che avete lottato dai tempi della legge Lorenzin contro la deriva dittatoriale della Sanità, partecipando a manifestazioni, conferenze, leggendo articoli e libri, animando chat su ogni possibile app russa e americana, creando siti, voi, davvero, cosa volete rispondere? La signora non ne sa nulla ovviamente, non lo può immaginare, non sa chi siete veramente – e non sa cosa sta dicendo. Davvero: come reagire?
La nostra esistenza è diventata la risalita di un salmone nel fiume ghiacciato del consenso vaccinale (e nazisanitario, e biosecuritario) globale. Ogni altra forma di vita segue la corrente, e non vede l’ora di essere gettata nell’oceano – anche se non ha idea di cosa vi troverà
Scena 2: siete al telefono con un fornitore. L’argomento cade sui vaccini: «appena possono me lo faccio subito», dice il signore, «anche se fosse acqua fresca, anche se fosse qualsiasi cosa», perché «vojo torna’ alla vita de prima»… E giù, a dire del cinema, il ristorante, le vacanze, gli amici. Degluttite. Lo risentite mesi dopo, nel frattempo il vaccino è arrivato. Lui però non lo fa, lo fa la moglie, perché lavora in una di quelle considerate intelligentemente «categorie a rischio», un’insegnante che praticamente non vede nessuno perché in DAD dal 2020. Le capita l’AstraZeneca. Dopo qualche giorno, la signora avverte un dolore alla gamba, ad un certo punto non riesce più a muoverla. Il vostro fornitore è sconvolto «ma com’è possibile?». La moglie fa punture di eparina da giorni, ma i livelli non si abbassano abbastanza. Il rischio che si immaginano costantemente, vi dice il fornitore, è che un trombo le venga al cervello, magari mentre dorme, e «ciao ciao». Vi racconta del calvario personale: in realtà la gente comincia ad evitarla, nessuno dà solidarietà, nessuno se ne vuole occupare veramente, nemmeno, in certi ambienti ne vuole parlare: capisce perfino che il suo caso è diventato un’anomalia che il sistema non può tollerare se vuole continuare a propalare l’idea che «il vaccino è la strada maestra» per uscire dalla «pandemia». Il fornitore vi dice: io, a questo punto non lo farò – ma quale consenso informato. Voi, che avete studiato articoli sulle anomalie e incongruenze di quel vaccino già ai tempi in cui i test uscivano sballati perfino sulle scimmie, come decidete di reagire? Cosa gli dite?
Scena 3: Avete degli zii eccezionali. Vivono vicino a casa. I vostri figli passano molto tempo da loro, che essendo in pensione non vedono loro di donare parte delle loro giornate a quella che è la parte più rilevante della loro discendenza. Voi amate i vostri zii, e i vostri zii vi amano. Avete condiviso tutto. Essi sanno che avete rifiutato i vaccini ai vostri figli, pagandone il prezzo, già anni fa. Essi sanno del vostro impegno in quest’idea non conforme che è l’antivaccinismo. Anzi, a volte si sono pure fatti convincere: guardando il TG, certe volte, spiegato loro qualche truccato, hanno convenuto: «sì, ci raccontano balle! Quante ce ne raccontano». Poi un bel giorno vi dicono: «ho prenotato il vaccino». Cosa? «Sì, Astrazeneca, me lo fanno il giorno X». Degluttite. Poche ore dopo, l’AstraZeneca viene ritirato. Per qualche ora però, perché poi lo rimettono in circolo. Voi sperate: adesso come possono non capire? Adesso annulleranno l’appuntamento, dai! «No, andiamo lo stesso, ma gli diciamo che l’AstraZenca non lo vogliamo, me ne diano un altro». Il giorno arriva, fanno il Pfizer. Voi che per anni avete segnalato i morti e i menomati da tutti i vaccini, mRNA o meno, COVID o meno, cosa fate? Come reagite? Vi pentite di non aver tirato fuori qualche tabella? Di non avergli inoltrato su Whatsapp qualche articolo in più? Di non averli iscritti al canale Telegram giusto?
Se siete no-vax o semplicemente persone che sanno osservare la realtà – e magari da anni prima del virus di Wuhan – la vostra vita non può non essere diventata un occultamento continuo della vostra identità
Potremmo andare avanti con centinaia di altre scene così, perché capitano più volte al giorno: la somma di esse, in realtà, ora è diventata la nostra vita. L’esistenza è diventata la risalita di un salmone nel fiume ghiacciato del consenso vaccinale (e nazisanitario, e biosecuritario) globale. Ogni altra forma di vita segue la corrente, e non vede l’ora di essere gettata nell’oceano – anche se non ha idea di cosa vi troverà.
Se siete semplicemente persone che sanno osservare la realtà, se siete etichettabili come no-vax – e magari da anni prima del virus di Wuhan – la vostra vita non può non essere diventata un occultamento continuo della vostra identità. Volete, davvero, metterla giù dura al vostro datore di lavoro sui problemi dermatologici del continuo uso di amuchina gel? Volete, davvero, provare ad entrare in banca senza mascherina (sì, un tempo lì ci entravano mascherati solo i rapinatori)? Volete, davvero, perdere una grossa fette dei vostri clienti e fornitori? Volete, davvero, litigare con gli amici ad ogni piè sospinto? Volete, davvero, separarvi dalla famiglia più di quanto già non siete stati costretti a fare dalla biodittatura? Volete perdere i vostri affetti? Volete attirare su di voi i rancori e finanche le segnalazioni alle forze dell’ordine del vostro prossimo ora puntualmente stimolato a metamorfosarsi in delatore?
«Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana»
Molti risponderanno: sì. Non abbiamo obiezioni a chi risponde così. Il massimalismo non è peccato – praticamente mai, se è dalla parte del Bene.
Tuttavia, è dell’altro caso che vogliamo scrivere qui. Il caso in cui le persone come noi si ritrovano a vivere una sorta di doppia vita, di ospitare nella propria esistenza una sorta di doppia personalità obbligata. Come, effettivamente, i supereroi dei fumetti. Quelli che adesso sbancano al cinema con filmoni fracassoni. Ognuno di essi, con poche eccezioni, vive nel segreto la sua vera identità, la sua verità: i suoi stessi poteri, la sua stessa natura sono qualcosa che va celato ad un mondo che non capirebbe.
Il supereroe porta una maschera. Lo fa per proteggere se stesso e i suoi cari, e pure per proteggere la sua stessa missione.
Noi della resistenza contro il Nuovo Ordine Iatrocratico Mondiale siamo tutti Clark Kent ora. Il problema etico, nella sindrome di Clark Kent, è fino a che punto rimanere camuffati
È in questo momento che ci viene in mente l’immane genio di Quentin Tarantino. Il quale, in un film pazzesco e riuscitissimo – Kill Bill vol. II – metteva in bocca ad un personaggio questo discorso:
«L’elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter-ego: Batman è di fatto Bruce Wayne, l’Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Quando quel personaggio si sveglia al mattino è Peter Parker, deve mettersi un costume per diventare l’Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l’unico nel suo genere: Superman non diventa Superman, Superman è nato Superman; quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter-ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande “S” rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono, sono quelli i suoi vestiti; quello che indossa come Kent, gli occhiali, l’abito da lavoro, quello è il suo costume, è il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? È debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana»
Viviamo per il momento in cui potremo vivere apertamente la nostra natura e le nostre energie, con tutti – come peraltro prevedrebbero tutte quelle Costituzioni e diritti con i quali ci hanno tormentato per decenni
Noi della resistenza contro il Nuovo Ordine Iatrocratico Mondiale siamo tutti Clark Kent ora. Siamo costretti a nascondere la nostra vera natura, siamo coartati a divenire mansueti e persino vigliacchi nelle discussioni e al lavoro. Anche se vediamo attraverso la materia (a parte il piombo), non possiamo dirlo. Anche se conosciamo tanto più che i comuni mortali – per esempio i loschi piani di miliardari perversi come Bill Gates, pardon, Lex Luthor – dobbiamo tenercelo per noi. Anche se siamo orfani di un pianeta esploso, non possiamo raccontarlo a nessuno. E se siamo impenetrabili alle mitragliate (della propaganda massiva), non dobbiamo darlo troppo a vedere.
Il problema etico, nella sindrome di Clark Kent, è fino a che punto rimanere camuffati. Ci deve essere un momento in cui dobbiamo intervenire nell’ordine di salvare qualcuno dalla siringa di Lex Luthor. È allora che arriva la dolorosa questione delle cabine telefoniche: sono sparite. Era il luogo in cui Nembo Kid (nome con il quale per qualche ragione Superman arrivò nell’Italia dei nostri padri). Dove cambiarsi, se non nel parallelepipedo a gettoni? E poi, mica siamo fortunati come l’alieno con la mantellina rossa: ci riconoscono subito, non basta togliersi gli occhiali e pettinarsi con il gel, diventa qualcosa di molto specioso, a quel punto ammettiamo che viviamo una doppia vita, dentro di noi albergano due persone diverse, ed essere oppositori del sistema non necessariamente significa essere supereroi, anzi, per i telegiornali siamo i super-villani. Trasformarsi in seduta stante apre sul nostro prossimo ulteriori dissonanze cognitive – come se i cittadini non ne avessero abbastanza.
Viviamo per il momento in cui potremo, senza pensarci troppo, incenerire con lo sguardo le basi e gli eserciti dei cattivoni
Non abbiamo una soluzione a questo dilemma, anche noi stiamo volando a vista, senza dare tanto nell’occhio. Di certo, viviamo per il momento in cui potremo vivere apertamente la nostra natura e le nostre energie, con tutti – come peraltro prevedrebbero tutte quelle Costituzioni e diritti con i quali ci hanno tormentato per decenni.
Sì, viviamo per il momento in cui potremo, senza pensarci troppo, incenerire con lo sguardo le basi e gli eserciti dei cattivoni.
Per ora facciamo quello che possiamo, vivendo sottotraccia, operando in segreto dove bisogna farlo.
Per il momento, imparate a sopravvivere come Clark Kent. È la vostra silenziosa forma di critica di quel genere umano lasciatosi andare in quest’ora di follia
Per il momento, imparate a sopravvivere come Clark Kent. È la vostra silenziosa forma di critica di quel genere umano lasciatosi andare in quest’ora di follia.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Siri Kaur via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
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La figlia di Stanley Kubrick parla dei «20 minuti mancanti» da Eyes Wide Shut
Vivian, la figlia minore del celebre regista Stanley Kubrick, ha respinto le affermazioni secondo cui mancherebbero 20 minuti dal film capolavoro finale del padre uscito nel 1999, Eyes Wide Shut.
In una spiegazione dettagliata pubblicata su X, in risposta alle affermazioni diffuse da molti, tra cui il celeberrimo podcasterro Joe Rogan, Vivian Kubrick, che ha una carriera di musicista nel campo delle colonne sonore, ha osservato che suo padre distruggeva le riprese scartate e i filmati extra per impedire la creazione di versioni alternative dei suoi film, e ha affermato di non aver mai visto prove dell’esistenza di tali presunti filmati.
«Sapete, questo è il momento giusto per affrontare finalmente la questione dei 20 minuti mancanti di Eyes Wide Shut. È una storia che circola da molti anni, quindi lasciatemi dire cosa so e cosa non so», ha scritto, aggiungendo: «per contestualizzare, mio padre faceva sempre incenerire le sue scene tagliate una volta terminato un film, proprio per impedire alla casa di produzione di rimontare in seguito il suo lavoro o di creare versioni alternative».
«Si è molto speculato sul fatto che circa 20 minuti di Eyes Wide Shut siano stati tagliati dopo la sua morte. Questo sarà una grande delusione per molti, ma io non ho sentito nulla al riguardo all’epoca, né ho sentito nulla in seguito che confermi l’esistenza di una simile sezione. Immagino che possiate smettere di leggere qui. Ma se siete interessati ai dettagli, continuate a leggere».
Nel suo post, Kubrick ha taggato Alex Jones – di cui la Kubrick è sostenitrice e di cui è negli anni stata spesso ospite –, il giovane podcasterro Julian Dorey e Joe Rogan, nella cui trasmissione mesi fa era stato ospite il cineasta Roger Avary assieme al suo ex sodale Quentin Tarantino.
Avary, che ha dimostrato di avere una lettura profonda non solo dei film ma anche degli eventi mondiali, aveva spiegato che il finale del film di Kubrick conteneva un messaggio terrificante, che con probabilità sarebbe stato ampliato da questi presunti 20 minuti che gli studios avrebbero censurato al celebrato regista, scatenandone l’ira – Kubrick era noto per pretendere il controllo totale del film, persino nei suoi doppiaggi, con la leggenda secondo cui poteva far rifare un ciak anche cento volte. La produzione di un film di Kubrick poteva quindi durare mesi.
Secondo Avary, nel finale di Eyes Wide Shut vediamo un’inquadratura due uomini che, nel contesto di un negozio di giocattoli, portano via la figlia dei protagonisti, interpretati da Tom Cruise e dall’allora moglie Nicole Kidman. Questa sarebbe la rappresentazione del vero prezzo che il protagonista paga per aver scoperto i riti magico-sessuali dell’élite.
Allo stesso tempo, hanno aggiunto tanti osservatori, tale idea potrebbe essere un’allusione ai traffici pedofili delle élite, un po’ come avveniva con Epstein. Il fatto che la bambina mostri ai genitori un orsacchiotto sarebbe un altro riferimento alle reti degli abusatori.
Un concetto non dissimile di traffico di minorenne è ripetuto nel film nella storia della figlia dell’affitta-costumi interpretato da Rade Serbedzjia. Il personaggio ha il nome molto serbo di Milic, che tuttavia qualcuno ritiene possa essere, con un semplice cambio di consonante, Moloch, la divinità cui si sacrificavano i figli.
Secondo altri ancora, in questa idea – di cui sarebbe rimasta solo un’inquadratura – vi sarebbe un elemento autobiografico: proprio la figlia Vivian, che era stata vicino al padre al punto da scrivere la colonna sonora di Full Metal Jacket (1987), si era poi affiliata a Scientology – di cui è, quasi nella posizione di vertice, lo stesso Cruise – e questo sarebbe poi ricostruito come nel «rapimento» della figlia della coppia dei protagonisti.
Kubrick morì nel 1999 quando la produzione era quasi finita. Il film fu presentato al Festival di Venezia con grande successo. Gli interrogativi su altri elementi della sua opera continuano, come un presunto messaggio segreto disseminato in varie pellicole (tra cui soprattutto Shining) sulla falsità dell’allunaggio, le cui immagini, secondo una certa vulgata, sarebbero state girate dallo stesso Kubrick, forte della lezioni sugli effetti speciali appresa realizzando 2001 Odissea nello Spazio, in uno studio cinematografico.
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Di seguito traduciamo in toto il testo della Kubrick pubblicato su X.
Eyes Wide Shut: i 20 minuti mancanti
Sapete, questo è il momento giusto per affrontare finalmente la questione dei 20 minuti mancanti di Eyes Wide Shut. È una storia che circola da molti anni, quindi lasciatemi dire cosa so e cosa non so.
Per contestualizzare, mio padre faceva sempre incenerire le scene scartate una volta terminato un film, proprio per impedire alla casa di produzione di rimontare in seguito il suo lavoro o di crearne versioni alternative.
Si è molto speculato sul fatto che circa 20 minuti di Eyes Wide Shut siano stati rimossi dopo la sua morte. Questo sarà sicuramente una delusione per molti, ma io non ho sentito nulla al riguardo all’epoca, né ho sentito nulla in seguito che confermi l’esistenza di una simile sezione. Immagino che possiate smettere di leggere qui. Ma se siete interessati ai dettagli, continuate a leggere.
EYES WIDE SHUT: THE MISSING 20 MINUTES
You know, this is as good a time as any to finally address the missing 20 minutes from Eyes Wide Shut. It’s a story that has been circulating for many years, so let me tell you what I actually know and don’t know.
For context, my father… pic.twitter.com/hsgllDKJnV
— Vivian Kubrick (@ViKu1111) September 1, 2026
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Certo, non ero in grado di sapere tutto ciò che poteva essere accaduto prima o subito dopo la morte di mio padre. All’epoca vivevo a Los Angeles e stavo componendo la colonna sonora di un altro film. Volai in Inghilterra, completamente traumatizzata, per essere presente ai preparativi per il funerale e la sepoltura di mio padre. Ma dovetti tornare a Los Angeles il giorno dopo la sua sepoltura, sopraffatta dal dolore e dalla stanchezza, per completare la colonna sonora che ero contrattualmente obbligata a terminare, cosa che riuscii a malapena a fare. Quindi, in più di un senso, non ero presente a qualsiasi discussione potesse essere seguita.
L’unica modifica di cui ho sentito parlare all’epoca riguardava l’uso della CGI (immagini generate al computer) per oscurare parte della nudità nella scena dell’orgia, richiesta dalla Warner Brothers per ottenere un visto censura R per il film. Ma non ho sentito dire che siano state eliminate inquadrature o scene.
Quando mio padre morì, Eyes Wide Shut aveva raggiunto la fase di montaggio finale e si trovava nelle fasi conclusive della post-produzione. Era stato appena mostrato ai dirigenti dello studio, presumo con una colonna sonora provvisoria, mentre il mixaggio audio definitivo e parte del lavoro musicale dovevano ancora essere completati.
Era il 1999, l’epoca della distribuzione fisica delle pellicole. Il film fu montato con Avid [un sistema di montaggio digitale in auge tra gli anni Novanta e i primi Duemila, ndt], ma questo non va confuso con il tipo di archivio digitale permanente che si immagina oggi. Il materiale Avid consisteva in trasferimenti video a definizione standard realizzati dai giornalieri (720 × 576 pixel) e utilizzati per il montaggio. Si trattava di copie di lavoro, non di una conservazione digitale ad alta risoluzione del negativo originale. Non esisteva una versione digitale ad alta risoluzione di ogni ripresa archiviata su un server da qualche parte, come si potrebbe ragionevolmente immaginare oggi.
Naturalmente, erano presenti tutte le copie di prova in 35 mm, così come il negativo originale della cinepresa contenente gli scarti. Alla fine, molto tempo dopo che il film era stato completato e distribuito, le copie di prova in 35 mm e il negativo originale degli scarti furono inceneriti. Il negativo master originale del film finito e gli elementi intermedi della pellicola ricavati da esso furono, ovviamente, conservati in magazzino.
Una volta che l’immagine era definitiva, il negativo originale della cinepresa veniva fisicamente tagliato per corrispondere al montaggio finale di Avid. Una volta che il negativo era stato tagliato, non era possibile semplicemente annullare i tagli e riorganizzare la pellicola: ogni taglio distruggeva un fotogramma sia all’inizio che alla fine dell’inquadratura.
Il negativo master del film finito veniva quindi utilizzato per realizzare gli interpositivi, dai quali venivano ricavati gli internegativi, e questi ultimi venivano utilizzati per realizzare le copie in 35 mm destinate alla distribuzione cinematografica. Il negativo originale delle riprese scartate non veniva mai sottoposto a questo processo perché, ovviamente, quelle riprese non facevano parte del film finito.
Qualcuno potrebbe dire: «Ma allora, se la versione mancante di 20 minuti esistesse, sarebbe conservata sull’Avid!». Ma montare il film su Avid non significa che tutto quel materiale sia stato conservato per sempre. Non era un’epoca in cui ogni singolo elemento di montaggio veniva automaticamente conservato sui server per decenni, e non so se esista ancora del materiale di montaggio Avid della produzione. Questa è una domanda da porre alla University of the Arts London. Lì è conservato l’archivio ufficiale dei documenti, dei materiali di produzione e di altri documenti di mio padre, che coprono tutta la sua carriera, incluso Eyes Wide Shut. Ma a quanto ne so, non esiste alcuna copia del girato Avid del film.
Quindi, anche se 20 minuti fossero stati effettivamente rimossi dopo la sua morte, dubito seriamente che dovremmo aspettarci di trovare oggi da qualche parte un video o una copia digitale, un negativo inutilizzato o qualsiasi altra traccia fisica evidente di quel materiale. Ma l’assenza di tale materiale ha un doppio risvolto: non prova che quei 20 minuti siano mai esistiti.
Onestamente, non posso aggiungere altro. All’epoca non avevo mai sentito parlare di 20 minuti mancanti, non ho mai visto né mi è mai stata mostrata alcuna prova dell’esistenza di una simile sezione e non conosco alcun materiale superstite che lo dimostri.
Non posso dirvi cosa possa essere successo o meno nelle circa trenta ore immediatamente successive alla morte di mio padre; io non ero presente. Ma a meno che non emergano prove concrete – e non considero prove le storie di certe persone che, a mio parere, le inventano a posteriori; spesso le persone vogliono sensazionalizzare il proprio ruolo in una storia, se mai ne hanno avuto uno – la storia secondo cui sarebbero stati tagliati 20 minuti da Eyes Wide Shut dopo la sua morte rimane, a mio avviso, una vera e propria teoria del complotto, non un fatto accertato.
Infine, di una cosa sono certa: se davvero fossero stati sottratti 20 minuti, me ne sarei sicuramente accorta prima o poi. Una volta dissipata la nebbia dell’angoscia, mi sono impegnata a fondo per proteggere il lavoro di mio padre e ho preso questa responsabilità estremamente sul serio.
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Immagine di Carlos Pacheco via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Renovatio 21 saluta Kavinsky, stella della synthwave
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Ecco l’Odissea demo-woke-global-giudaico-massonica
Non è difficile: più il mainstream pompa un prodotto, più quel prodotto è demo-woke-global-giudaico-massonico.
Anche il solito cieco si renderebbe conto che il film che ci sta sfraganando i maroni in questi giorni torna utile, di fatto, a distruggere archetipi, simboli, valori e ideali su cui è nata e si è sviluppata per millenni la cultura occidentale, riscrivendo storia e letteratura in chiave progressista.
Depotenziare l’eroe, banalizzare la patria, le radici, l’amicizia e la fedeltà, in particolare, torna utile, di fatto, a sabotare la formazione dei più giovani che – complice la mirata, progressiva scomparsa degli studi classici – in futuro non disporranno più degli strumenti necessari a distinguere storia (e cultura) dal letame.
Del resto, dal punto di vista storico, poteva andare peggio. Pensate se la nostra amicona, invece che nera, fosse stata trans…
Un’ultima osservazione. Vi siete chiesti chi ha prodotto il film? Facile: l’Universal Picture. E vi siete chiesti di chi è l’Universal Picture? Facile: della NBCUniversal. E vi siete chiesti di chi è l’NBC Universal? Facile: della Comcast. E vi siete chiesti di chi è la Comcast?
Andate a vedere.
Shalom.
Prof. Luca Marini
Articolo previamente apparso su Il futuro è mia nonna
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Immagine: Testa di Ulisse proveniente da un gruppo scultoreo raffigurante Ulisse che acceca Polifemo. Marmo, greco, probabilmente del I secolo d.C. Villa di Tiberio a Sperlonga. Conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; immagine tagliata
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