Politica
Israele non attaccherà l’Iran prima delle elezioni
All’interno dell’establishment politico e della sicurezza israeliano è diffusa la convinzione che il Paese non attaccherà l’Iran prima delle elezioni parlamentari del 27 ottobre. Lo riporta la testata israeliana Ynet.
La notizia giunge dopo che il premier dello Stato Ebraico israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato mercoledì alla radio dell’esercito che sarebbe «sconveniente» lanciare attacchi preventivi contro l’Iran in questo momento, affermando tuttavia che «gruppi filo-iraniani» stavano pianificando di lanciare razzi contro Israele.
«Anche se l’Iran ci lanciasse missili, darebbero la colpa a me», ha detto, aggiungendo che Israele reagirebbe a qualsiasi attacco.
Netanyahu ha cercato di smentire le speculazioni sorte in seguito a un servizio del Canale 12, secondo il quale avrebbe esortato Washington a colpire l’Iran prima delle elezioni israeliane e delle elezioni di medio termine statunitensi previste per il 3 novembre.
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All’inizio di questa settimana, la testata americana Axios ha citato un funzionario statunitense secondo il quale Netanyahu «sembra voler tornare a combattere» contro l’Iran. L’ufficio di Netanyahu ha smentito tali affermazioni.
Nelle ultime settimane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ripetutamente lasciato intendere che potrebbe riprendere la campagna di bombardamenti se l’Iran non accettasse le sue condizioni. I media americani hanno riportato che il Pentagono avrebbe preparato piani per utilizzare un ordigno convenzionale di enorme potenza, soprannominato «la madre di tutte le bombe». La Casa Bianca, tuttavia, ha negato che Trump e Netanyahu abbiano discusso della ripresa della guerra.
Gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto si sono arenati, con Washington e Teheran che si accusano a vicenda di avanzare richieste inaccettabili. I funzionari iraniani hanno avvertito che il Paese è pronto a una nuova guerra qualora le forze americane o israeliane dovessero lanciare un altro attacco.
Le elezioni della Knesset (il Parlamento dello Stato Giudaico) determineranno se Netanyahu riuscirà a rimanere al potere dopo oltre tre anni di governo con una coalizione di partiti di destra e religiosi. È stato accusato di fallimenti nell’Intelligence in vista degli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre 2023, che hanno innescato l’offensiva militare israeliana a Gaza, e criticato per la sua gestione degli sforzi per ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani. Anche il suo processo per corruzione, ancora in corso, rappresenta un peso politico.
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Né la coalizione di Netanyahu né l’opposizione hanno la certezza di ottenere i 61 seggi necessari per la maggioranza nella Knesset, composta da 120 membri.
Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti determineranno il controllo del Congresso per i restanti due anni della presidenza Trump, in un contesto di crisi energetica aggravata dai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina. I repubblicani difendono una risicata maggioranza in entrambe le camere del parlamento, mentre i democratici sperano di riconquistare il controllo e di limitare l’agenda di Trump.
Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato l’8 ottobre ha rilevato che il 65% degli americani disapprovava la sua gestione della guerra con l’Iran, mentre il suo indice di gradimento complessivo era sceso al 30%, il livello più basso del suo secondo mandato.
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Immagine di IDF Spokesperson’s Unit via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Politica
Il ministero dell’Istruzione albanese dato alle fiamme. Violenti disordini nel Paese
Tirana, Albania. Student and anti-government protests. Flames outside the PM’s office. https://t.co/G5Jrsl0gZ6 pic.twitter.com/bHT0etCjW7
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026
Violent protests continue in Tirana, while the Ministry of Education building has caught fire.Citizens are demanding the resignation of PM Rama & the removal of opposition leader Berisha-two strongmen who have dominated Albania for nearly 40 years with abuse & massive corruption https://t.co/OXEJbCVwF0 pic.twitter.com/wfE4N6SM8d
— Tirana Report (@Tirana_Report) October 14, 2026
📌 Student protesters in Albania have destroyed surveillance cameras, accusing companies of allegedly using Israeli spyware
The protesters are demanding better conditions for young people and opposing what they describe as the growing influence of the “Kushner clan” in the… pic.twitter.com/IcdNY5EJ1K — Context 360 (@NewsContext360) October 15, 2026
Not only Paris. Tirana is on fire, too. Europe in total chaos. https://t.co/ckD4lWae2n pic.twitter.com/zGjhUjQ8eG
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026
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🚨🇦🇱 BREAKING: COLUMNS OF MILITARY TRUCKS ENTER TIRANA, ALBANIA’S CAPITAL
Columns of military trucks have reportedly entered Tirana as tensions continue amid ongoing student protests and wider anti-government demonstrations. pic.twitter.com/JMIgO9GXnQ — Anonymous TV 🇺🇦 (@YourAnonTV) October 15, 2026
Albania has fallen. pic.twitter.com/dVttnySEzv
— ColdJack (@TheColdJack) October 16, 2026
Total chaos in Europe. Tirana, Albania. Students set the city on fire. Ministries and banks burning as thousands demand PM Rama resign. pic.twitter.com/zs0MLTi5J8
— RadioGenoa (@RadioGenoa) October 16, 2026
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Politica
Trump annulla la diretta streaming della fucilazione
L’esecuzione di Nidal Malik Hasan, responsabile della strage del 2009 a Fort Hood in cui persero la vita 13 militari statunitensi, non sarà pubblica, come annunciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Pochi giorni prima, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth aveva promesso una diretta streaming, suscitando critiche da parte di parlamentari di ogni schieramento politico.
In un post pubblicato giovedì su Truth Social, Trump ha scritto che l’ex maggiore dell’esercito americano «morirà, come previsto, per fucilazione, ma questo evento non sarà trasmesso in streaming». Il presidente degli Stati Uniti ha spiegato che, sebbene la trasmissione in streaming dell’esecuzione di Hasan «avrebbe potuto rappresentare un forte deterrente… molte brave persone di buon cuore preferirebbero non vederlo morire, né in streaming né tramite qualsiasi altro dispositivo visivo».
Trump ha sottolineato che i familiari delle vittime avrebbero comunque il diritto di assistere di persona alla morte di Hasan.
Secondo la testata Axios, che cita un funzionario dell’amministrazione rimasto anonimo, il presidente degli Stati Uniti si sarebbe mostrato sempre più scettico riguardo all’idea negli ultimi giorni, soprattutto a causa di tutti i «commenti negativi» che avrebbe ricevuto.
Parlando con i giornalisti venerdì scorso, Trump ha dichiarato di «non essere stato coinvolto in quella decisione».
Giovedì scorso lo Hegseth ha dichiarato al commentatore social Jack Posobiec che Hasan dovrebbe essere fucilato alle 13:00 del 3 dicembre – all’incirca all’ora dell’attacco originale – nello stesso luogo in cui ha compiuto la strage.
«Faremo in modo che le persone possano vederlo, che sia pubblico, perché la gente deve capire che questo tipo di cose comportano gravi conseguenze», ha detto il segretario.
Sarà la prima esecuzione effettuata dalle forze armate statunitensi in oltre sessant’anni e la prima da un plotone d’esecuzione dell’esercito dalla Seconda Guerra Mondiale.
L’ultima esecuzione pubblica negli Stati Uniti risale al 1936, il che rende l’idea dello Hegseth di trasmetterla in diretta streaming estremamente controversa.
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Il senatore repubblicano Thom Tillis ha definito la proposta «oltremodo disgustosa», mentre il suo collega repubblicano, il deputato Austin Scott, ha scritto su X che «trasmettere in diretta le esecuzioni è ciò che fanno i jihadisti». Anche il senatore democratico Chris Murphy ha paragonato le esecuzioni pubbliche a quelle compiute da gruppi terroristici.
L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza Episcopale Statunitense, ha condannato allo stesso modo il progetto di trasmissione in diretta streaming, definendolo una «barbara promozione di una cultura della morte».
Nato negli Stati Uniti nel 1970 da genitori immigrati palestinesi, lo Hasan si è formato come medico prima di diventare psichiatra nell’esercito. Il 5 novembre 2009, aprì il fuoco con due pistole semiautomatiche contro alcuni militari presso il Soldier Readiness Processing Center di Fort Hood, in Texas, dove le truppe si preparano per le missioni all’estero. Uccise 13 persone e ne ferì altre 32, mentre, secondo quanto riferito, gridava l’immancabile «Allahu akbar» durante l’attacco.
La risposta al fuoco della polizia militare ha ferito Hasan prima che potessero arrestarlo, lasciando l’attentatore paralizzato dalla vita in giù.
Durante il processo davanti alla corte marziale, Hasan ha riconosciuto la propria responsabilità nell’attacco, affermando di aver agito per proteggere i suoi correligionari musulmani dalle azioni militari statunitensi in Afghanistan.
Nell’agosto del 2013, un tribunale militare ha dichiarato Hasan colpevole di 13 capi d’accusa per omicidio premeditato e 32 capi d’accusa per tentato omicidio premeditato. Un collegio di 13 alti ufficiali militari lo ha poi condannato a morte all’unanimità nello stesso mese.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di riesaminare la sua condanna nel marzo 2025 e Trump ha approvato l’esecuzione all’inizio di questo mese.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
Senatori americani accusano Trump di aver «tradito e l’Ucraina»
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