Geopolitica
ONU, Pechino blocca la condanna del golpe in Myanmar
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews
Il documento sostenuto da USA, Gran Bretagna e Francia chiedeva il ritorno alla democrazia e la liberazione di Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. Mosca in aiuto dei cinesi. La Cina corteggia le Forze armate di Naypyidaw. I timori in Occidente che il Myanmar finisca nell’orbita cinese.
La Cina ha bloccato alle Nazioni Unite una dichiarazione di condanna del colpo di Stato compiuto dai militari nel Myanmar.
La Cina ha bloccato ieri alle Nazioni Unite una dichiarazione di condanna del colpo di Stato compiuto dai militari nel Myanmar.
Il 1° febbraio le Forze armate di Naypyidaw hanno preso il controllo del Paese. Aung San Suu Kyi, capo del governo civile, e centinaia di esponenti della sua Lega nazionale per la democrazia (NLD) sono agli arresti. Il generale Min Aung Hlaing, comandante dell’esercito, ha annullato le recenti elezioni vinte dalla NLD, decretato lo stato di emergenza per un anno e formato un nuovo esecutivo.
In una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza ONU, Pechino ha respinto il documento preparato dalla Gran Bretagna e sostenuto da Stati Uniti e Francia. Esso chiedeva il ripristino dell’autorità civile, la liberazione dei leader democratici e la cancellazione dello Stato di emergenza, ma non l’imposizione di sanzioni.
Alcuni media cinesi hanno derubricato la crisi a un «rimpasto di governo»
In quanto membro permanente dell’organismo, la Cina ha diritto di veto sulle sue decisioni. Anche la Russia si è opposta a una esplicita censura del golpe militare in Myanmar.
Diverse organizzazioni umanitarie invocano sanzioni mirate nei confronti dei generali golpisti, che hanno posto fine a una transizione democratica iniziata 10 anni fa.
Gli USA hanno annunciato il blocco degli aiuti umanitari a Naypyidaw. Joe Biden ha ordinato alla propria amministrazione di rivedere la politica verso il Myanmar. Senza la restituzione del potere al governo di Suu Kyi, il neo presidente USA ristabilirà le sanzioni che Washington ha cancellato o ammorbidito negli ultimi anni.
Il regime ha grandi interessi nel Paese confinante, considerato un punto di passaggio alternativo allo Stretto di Malacca per il gas e il petrolio importati dall’Africa e dal Medio oriente
Il Giappone invita però Washington a non chiudere i canali di comunicazione con la giunta militare. Secondo il vice-ministro nipponico della Difesa Yasuhide Nakayama, una politica di sanzioni e totale chiusura farà allineare ancor di più il Myanmar alla Cina, rafforzando la posizione geopolitica del gigante asiatico nella regione.
Per lo stesso motivo, l’India ha suggerito moderazione nei confronti della giunta militare.
La Cina ha dichiarato di aver preso nota di quanto sta avvenendo in Myanmar. Pechino ha esortato le parti in causa a «risolvere le differenze»” in modo che sia garantita la stabilità.
Alcuni media cinesi hanno derubricato la crisi a un «rimpasto di governo».
Secondo gli analisti, il regime cinese aveva stretto buoni rapporti con Suu Kyi e ora vuole mantenere un canale aperto con i militari di Naypyidaw, con i quali invece hanno avuto momenti di rapporti tesi in passato
Il regime ha grandi interessi nel Paese confinante, considerato un punto di passaggio alternativo allo Stretto di Malacca per il gas e il petrolio importati dall’Africa e dal Medio oriente. Secondo gli analisti, il regime cinese aveva stretto buoni rapporti con Suu Kyi e ora vuole mantenere un canale aperto con i militari di Naypyidaw, con i quali invece hanno avuto momenti di rapporti tesi in passato.
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Immagine di Palácio do Planalto via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Geopolitica
Trump dice che il Canada non è uno Stato
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che il Canada vuole «i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo», in seguito al fallimento dei colloqui commerciali tra i due Paesi avvenuto nella tarda serata di venerdì.
Le sue parole arrivano dopo il fallimento dei negoziati, che ha determinato l’introduzione di nuove tariffe americane del 50% su una serie di prodotti canadesi. Trump ha inoltre dichiarato che gli agricoltori americani sono stati sottoposti a «enormi dazi» per anni.
«Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo!!! Inoltre, per molti anni ha imposto dazi doganali esorbitanti ai nostri bravi agricoltori. Basta!!!» ha scritto nel suo post su Truth social.
Canada wants the benefits of being a State, without being one!!! They have also charged our great farmers, for many years, massive amounts of Tariffs. No more!!! President DJT
( TS: Aug 23 2026, 1:06 AM ET ) pic.twitter.com/KlCQskGkFw
— Commentary Donald J. Trump Truth Social Posts On X (@TrumpTruthOnX) August 23, 2026
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Il primo ministro canadese Mark Carney ha qualificato i nuovi dazi come un «errore di valutazione» pensato per «ferirci e dividerci». Carney ha confermato che avrebbe imposto dazi doganali simili a quelli di Trump a partire dall’8 settembre, comprendenti tasse su acciaio, latticini, elettrodomestici ed elettronica. Gli Stati Uniti e il Canada si trovano ora in una «guerra» commerciale, ha dichiarato l’ex presidente della Bank Of England, la Banca Centrale britannica.
«Hanno chiesto troppo e offerto troppo poco», ha detto Carney sabato. «Si è in guerra quando si viene attaccati. Siamo stati attaccati», ha aggiunto. «Non possiamo accettare la loro offerta e non daremo ciò che ci hanno chiesto», ha dichiarato Carney.
Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.
A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».
Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.
Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.
Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.
Ad aprile The Donald aveva ammesso che l’anschluess del Canada era improbabile. Tuttavia, come ognuno sa, sapere cosa farà l’attuale presidente USA risulta talvolta molto difficile.
L’annessione del Canada rimane ad ogni modo conforme alla dottrina geopolitica «emisferica» esposta e perseguita nel primo anno del secondo mandato Trump, la cosiddetta «dottrina Donroe» (cioè Donald più Monroe) che vede, secondo un plurisecolare pensiero geostrategico, l’ampliamento del dominio USA nel continente come il «destino manifesto» di Washington.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Coloni israeliani uccidono adolescente palestinese nella Cisgiordania occupata
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Geopolitica
Putin: «scenario catastrofico» per l’Ucraina
L’Ucraina sta fronteggiando uno «scenario catastrofico» a causa delle ritorsioni russe, dopo aver «aperto il vaso di Pandora» mediante i suoi attacchi alle infrastrutture economiche e civili. Lo ha dichiarato sabato il presidente della Federazione Russa Vladimiro Putin.
Durante la primavera, Kiev ha notevolmente aumentato gli attacchi mediante droni a lungo raggio diretti contro le infrastrutture petrolifere e gasiere russe, allargando poi gli attacchi ai magazzini di e-commerce e alle strutture logistiche civili. La Russia ha risposto colpendo le rotte marittime del Mar Nero e le principali infrastrutture portuali che, secondo quanto afferma, gestivano le importazioni militari ucraine, interrompendo di fatto la principale via di esportazione del paese.
Kiev sta attualmente tentando, attraverso intermediari, di «impedire che questa situazione si trasformi in uno scenario catastrofico», ha affermato Putin in un’intervista a Russia 1. Tuttavia, ha precisato, la loro traiettoria risulta ormai chiara.
L’Ucraina ha avviato l’intera vicenda con i suoi «massicci attacchi missilistici e con droni contro i nostri obiettivi civili e le nostre infrastrutture logistiche», ha dichiarato il presidente. «Ha aperto il vaso di Pandora».
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Secondo Putin, la ritorsione russa ha colpito i settori economici più vulnerabili dell’Ucraina, tra cui le esportazioni agricole, che costituiscono la sua principale fonte di reddito, aggiungendo che le proposte diplomatiche che Mosca sta ricevendo risultano a volte «esotiche e inaccettabili».
«Siamo sempre pronti al dialogo sulla pace, ma solo sulla base della realtà che si manifesta sul campo».
Mosca ha ripetutamente evidenziato di prediligere una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina, ma accetterà esclusivamente una pace stabile e duratura che rimuova le cause profonde del problema. La Russia proseguirà nel perseguire i propri obiettivi attraverso mezzi militari fintanto che Kiev rifiuterà di giungere a compromessi, ha dichiarato il Cremlino.
Come riportato da Renovatio 21, ancora un mese fa il presidente russo aveva promesso una risposta devastante agli attacchi ucraini.
«La nostra risposta sarà sempre analoga a qualsiasi attacco sul territorio russo. Risponderemo con la stessa moneta, ma con una forza di gran lunga superiore», aveva dichiarato Putin al forum «Tutti per la vittoria!» promosso dal Fronte Popolare Panrusso. «Il nemico lo sentirà. Spero che lo senta già. E lo sentirà ancora di più in futuro».
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
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