Spirito
Scomunicati da chi?
«Medico, cura te stesso» (Lc 4,23).
1. La Sala Stampa vaticana ha pubblicato, mercoledì 13 maggio 2026, la seguente dichiarazione del Cardinale Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede:
«Riguardo alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ribadiamo quanto già comunicato. Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X non sono accompagnate dal corrispondente mandato papale. Tale azione costituisce «un atto scismatico» (Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei , n. 3) e «l’adesione formale allo scisma costituisce grave offesa a Dio e comporta la scomunica prescritta dal diritto canonico» (ibid., 5c; cfr. Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996)».
«Il Santo Padre continua, nelle sue preghiere, a chiedere allo Spirito Santo di illuminare i dirigenti della Fraternità Sacerdotale San Pio X affinché riconsiderino la gravissima decisione che hanno preso. Dal Vaticano, 13 maggio 2026».
2. Ciò implica quindi questioni di diritto canonico, in particolare per quanto riguarda le pene previste per eventuali reati. Ma questo non è nuovo. La novità che emerge da questa dichiarazione di Roma è che le consacrazioni episcopali previste per il 1° luglio non saranno «accompagnate dal corrispondente mandato papale». Provenendo da un prefetto di un dicastero vaticano, questa affermazione è chiaramente un tentativo di comunicare alla Fraternità che Papa Leone XIV si rifiuterà di autorizzare le consacrazioni.
3. In un certo senso, anche questo non è nuovo, poiché si tratta di una ripetizione di quanto la Fraternità aveva già sperimentato nel 1988. Nell’omelia pronunciata il giorno delle consacrazioni, il 30 giugno, l’arcivescovo Lefebvre aveva già accennato a diversi studi canonici scritti da specialisti del settore, che potevano essere utilizzati per legittimare l’atto di consacrazione episcopale in quella occasione del 30 giugno. Tra questi studi (1), quello del professor Rudolf Kaschewsky (2) fu inizialmente pubblicato nel numero di marzo-aprile 1988 di Una Voce-Korrespondenz.
4. Ciò riguarda nello specifico la questione delle pene previste per un potenziale reato. Il Nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983 indica nel canone 1323 le situazioni in cui l’atto commesso non costituisce reato dal punto di vista del diritto canonico. Il canone 4 specifica: «Chiunque, avendo violato una legge o un precetto: […] abbia agito […] per necessità o per evitare un grave danno, non è punibile con alcuna pena, a meno che, tuttavia, l’atto non sia intrinsecamente malvagio o non arrechi danno alle anime».
Il canone 1324 specifica al paragrafo 1 che «se il reato è intrinsecamente malvagio o se reca danno alle anime», colui che viola la legge «non è esente dalla pena, ma la pena prescritta dalla legge o dal precetto deve essere mitigata, oppure deve essere sostituita da una penitenza, se il reato è stato commesso da chi ha agito […] spinto da necessità o per evitare un grave danno». Il paragrafo 3 dello stesso canone specifica inoltre che «nelle circostanze di cui al paragrafo 1, il colpevole non è soggetto a una pena latae sententiae ».
Pertanto, secondo il diritto canonico, chi disobbedisce alla legge non commette un reato punibile, purché vi sia spinto dalla necessità e tale disobbedienza non costituisca un atto intrinsecamente malvagio o pregiudizievole per le anime. Anche se tale equivalenza fosse verificata, l’atto, allora considerato un reato, non potrebbe essere sanzionato da una pena latae sententiae, derivante dal fatto stesso del reato.
5. Il canone 1323, paragrafo 7, specifica inoltre che l’atto commesso non costituirà reato, dal punto di vista del diritto canonico, non solo se effettivamente commesso per necessità (paragrafo 4), ma anche se chi lo ha commesso «credeva che sussistesse una delle circostanze previste al paragrafo 4», ovvero la circostanza della necessità. In altre parole, anche ammettendo che non vi sia una reale necessità a giustificare l’atto, il semplice fatto che l’autore lo abbia commesso spinto da quella che credeva essere una reale necessità è sufficiente a scusarlo dal reato.
Il canone 1324, paragrafo 1, numero 8, stabilisce inoltre che chi, «per un errore di cui è colpevole, ha creduto che si fosse verificata una delle circostanze menzionate nel canone 1323, numero 4», non è esente dalla pena, ma questa deve essere mitigata o sostituita da una penitenza. E quanto affermato nel paragrafo 3 dello stesso canone 1324 si applica anche in questo caso: in tal caso, non si incorre nella pena della latae sententiae.
6. Pertanto, secondo il diritto canonico, chi non rispetta la legge non commette alcun reato punibile purché vi sia spinto da una necessità non solo reale ma anche putativa, ovvero presunta erroneamente a causa di un errore soggettivo, purché tale errore non sia colposo ma accompagnato dalla più completa buona fede. E anche se l’errore fosse colposo, il reato non potrebbe essere sanzionato con una pena latae sententiae , derivante dal fatto stesso del reato.
7. Più fondamentalmente, e come ribadisce costantemente don Davide Pagliarani, seguendo l’arcivescovo Lefebvre, la Fraternità cerca il bene della Chiesa, che è il bene delle anime. Per questo motivo essa disattende questa applicazione del diritto ecclesiastico che la accuserebbe di un crimine e le imporrebbe la relativa pena.
Perché? Semplicemente perché il diritto ecclesiastico non può essere applicato a discapito della salvezza delle anime. Ed è proprio per rispondere al grave e urgente bisogno di salvezza delle anime che la Fraternità sta considerando queste consacrazioni episcopali.
In realtà, non c’è alcuna colpa, nessuno scisma da parte della Fraternità. Ma solo lo stesso zelo che rimane immutato, anche se assume forme paradossali agli occhi del mondo, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
8. Scomunicati? Ma da chi? Da coloro che ricevono la benedizione di una donna scismatica, l’arcivescovo di Canterbury, Sarah Mullally? Da coloro che autorizzano la benedizione della Fiducia supplicans? E che si inginocchiano davanti a Pachamama? … Nella Chiesa, le punizioni sono medicinali. Ma allora, non dovrebbero forse venire in mente al cattolico di buona volontà le parole di Nostro Signore nel Vangelo: «Medice, cura teipsum» (Lc 4,23) ?
Padre Jean-Michel Gleize
NOTE
1) Furono pubblicati nel giugno del 1989 dalle Editions du Courrier de Rome, in un opuscolo separato intitolato La Tradition excommuniée. Lo studio a cui ci riferiamo qui compare alle pagine 51-57.
2) Rudolf Kaschewsky (1939-2020), dottore in teologia e rinomato sinologo specializzato in buddismo e Cina, è stato docente all’Università di Bonn dal 1974 al 2004. Si interessò agli aspetti canonici della consacrazione episcopale a causa di noti eventi accaduti all’interno della Chiesa in Cina. Vedi il suo articolo: «Zur Frage der Bischofsweihe ohne päpstlichen Auftrag» in China heute. Informazioni sulla religione e sul cristianesimo nel mondo cinese. Jahrgang VIII (1989), n. 5 (45), pp. 124-128.
3) «Medico, cura te stesso».
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
Spirito
Comunicato della Casa Generalizia: La Fraternità San Pio X presenta ricorso contro il decreto del 2 luglio 2026
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Spirito
Il cardinale Koch afferma che l’incontro della FSSPX con Roma è ancora possibile nonostante le consacrazioni
Il cardinale Kurt Koch ha affermato che la riconciliazione tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X rimane possibile, nonostante le recenti consacrazioni episcopali non autorizzate da parte della Fraternità. Lo riporta LifeSite.
Il 2 luglio il cardinale, prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha dichiarato in un’intervista podcast per la rivista tedesca Communio che le recenti consacrazioni episcopali effettuate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X senza mandato pontificio non precludono in modo permanente una futura riconciliazione con la Santa Sede.
«La scomunica», ha affermato Koch, «ha lo scopo di incoraggiare il pentimento e ristabilire la comunione ecclesiale, piuttosto che porre fine a ogni possibilità di dialogo». Ha inoltre espresso la speranza che i colloqui con la Società possano eventualmente riprendere «affinché possano ritrovare la via verso la Chiesa cattolica».
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Intervenendo al podcast condotto da Jan-Heiner Tück, direttore di Communio, Koch ha collocato l’attuale controversia in un contesto storico più ampio. Ha sostenuto che tensioni simili hanno accompagnato «diversi concili ecumenici» nel corso della storia della Chiesa, quando alcuni gruppi hanno affermato che la Chiesa aveva abbandonato la Tradizione introducendo innovazioni inaccettabili. Secondo il cardinale, la questione centrale rimane «come preservare la fedeltà alla Tradizione» affrontando al contempo le sfide che la Chiesa si trova ad affrontare nei diversi periodi storici.
Koch ha inoltre riconosciuto che il Concilio Vaticano II è relativamente recente nella vita della Chiesa e ha affermato che il trascorrere del tempo potrebbe creare condizioni migliori per la comprensione reciproca. Ha suggerito che la Chiesa stessa dovrebbe esaminare come il Concilio è stato interpretato dalla sua conclusione.
«Sarebbe opportuno batterci il petto», ha aggiunto Koch, sostenendo che la Chiesa dovrebbe individuare quali sviluppi post-conciliari necessitano di correzione.e affermando che molte delle preoccupazioni sollevate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X derivano «non dai testi stessi del Concilio Vaticano II», ma da certe «interpretazioni e pratiche» che si sono sviluppate in seguito.
Secondo il porporato, è necessario distinguere tra le richieste del concilio e quelle successive, se la Chiesa desidera rispondere alle obiezioni della Società in modo credibile.
Il cardinale elvetico ha tuttavia criticato la decisione della FSSPX di procedere con le consacrazioni episcopali senza l’approvazione papale, dichiarando che la giustificazione addotta dalla FSSPX equivaleva ad arrogarsi un’autorità che spetta al Papa. Il Koch ha paragonato questo atteggiamento alle azioni intraprese da alcuni gruppi progressisti che cercano anch’essi di agire indipendentemente dall’autorità ecclesiastica.
«Ancora una volta è chiaro che tradizionalisti e progressisti possono soffrire della stessa malattia, anche se ricoverati in reparti molto diversi dello stesso ospedale», ha affermato.
Il cardinale Koch ha inoltre affrontato la questione della concezione della Tradizione all’interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X. A suo avviso, la Fraternità considera erroneamente il Concilio Vaticano II come una rottura con l’autentica Tradizione cattolica.
Il porporato svizzero ha inoltre messo in discussione l’interpretazione della FSSPX dell’assioma: Extra Ecclesiam nulla salus («Fuori dalla Chiesa non c’è salvezza»).
«Quando la Fraternità sembra condannare all’inferno tutti coloro che non appartengono alla Chiesa cattolica, mi chiedo come si possa sostenere la convinzione fondamentale della Sacra Scrittura, ovvero che Dio vuole salvare tutti gli uomini», ha affermato Koch, aggiungendo che «il giudizio finale spetta a Dio, non alla valutazione teologica umana».
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Come riportato da Renovatio 21, lo scorso anno il Koch, fresco di nomina a presidente di Aiuto alla Chiesa che Soffre da papa Leone, aveva dichiarato che è «auspicabile» che il 267° pontefice ponga fine alle restrizioni alla Messa in latino e torni al Summorum Pontificum.
Il cardinale Koch pare opporsi alle dottrine fondamentali della Chiesa. Il suo dicastero ha prodotto un progetto radicale per la distruzione della Chiesa cattolica e la sua sostituzione con una nuova «Chiesa sinodale». L’ecumenismo è un interesse di lunga data per Koch, che sostiene purela posizione eretica secondo cui non vi è alcuna necessità di una missione per il popolo ebraico, poiché esso può essere salvato sotto l’Antica Alleanza.
Il suo dicastero ha prodotto documenti che contengono eresia, sia per quanto riguarda la natura della Chiesa che per quanto riguarda l’evangelizzazione degli ebrei. Egli difende il suo rifiuto dell’insegnamento della Chiesa cattolica appellandosi al Concilio Vaticano II.
A fine 2025 all’interno del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, diretto dal cardinale Koch, Leone aveva promosso un vescovo che ha sostenuto le liturgie a tema LGBT a una posizione di consulenza all’interno della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo. Si tratta dell’arcivescovo birmighamiense Bernard Longley, che aveva ricevuto ben tre nomine dal Vaticano da giugno, nonostante la sua lunga storia di sostegno a iniziative della Chiesa che sono in contraddizione con l’insegnamento morale cattolico.
Il nome del Koch figurava nelle liste dei papabili.
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Immagine di RPP-Institut via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Austria
Spirito
Il Cardinale Fernandez denuncia le «classificazioni», ma scomunica la Fraternità Sacerdotale San Pio X
Omelia del 5 marzo 2023, Cattedrale di La Plata (estratto)
«Perché se non impariamo a vedere gli altri in modo diverso, nulla cambia. Se non imparo a vedere la loro bellezza al di là del loro aspetto, delle loro capacità, del loro orientamento sessuale o di qualsiasi altra cosa; se non imparo a guardare oltre tutto questo, non sarò mai in grado di amarli per come sono, così come vengono, che mi piacciano o no». «Pertanto, ogni fratello e sorella vale più di qualsiasi altra cosa su questa terra. Sapete che, per molti secoli, la Chiesa ha preso una direzione diversa. Senza rendersene conto, ha sviluppato un’intera filosofia e morale piena di classificazioni, concepite per categorizzare le persone, per etichettarle: “Questo è così, quello è cosà; questo può ricevere la comunione, quello no; questo può essere perdonato, quello no”». «È terribile che questo sia accaduto nella Chiesa. Grazie a Dio, Papa Francesco ci sta aiutando a liberarci da questi schemi». Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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