Sorveglianza
Il Messico accelera l’implementazione dell’identificazione biometrica
Accelera la trasformazione del Messico in uno Stato a sorveglianza biometrica avanzata. Il governo messicano sostiene che fornire le proprie impronte digitali, la scansione dell’iride e i dati facciali sia volontario, come dichiarato pubblicamente dalla stessa presidente Claudia Sheinbaum.
Entro luglio 2026, tuttavia, ciascuna delle circa 130 milioni di linee di telefonia mobile del Paese dovrà essere collegata a un documento d’identità nazionale biometrico e i numeri non registrati verranno sospesi il 1° luglio. Rifiutare le credenziali biometriche significa perdere il telefono.
Il sistema CURP Biométrica aggiorna il codice anagrafico messicano esistente, la Clave Única de Registro de Población, trasformandolo da una stringa alfanumerica di 18 caratteri in qualcosa di molto più personale. Il sistema aggiornato acquisisce i dati biometrici del volto, delle impronte digitali e dell’iride, li combina con un codice QR e una firma digitale, producendo di fatto un documento d’identità leggibile da dispositivi mobili e legato al corpo dell’individuo.
La registrazione avviene presso gli uffici RENAPOO e dell’anagrafe, dove il personale scansiona tutte e dieci le impronte digitali, entrambe le iridi, scatta una fotografia del viso e registra una firma digitale. Per entrare senza appuntamento è necessario un documento d’identità valido con foto, un certificato CURP autenticato e un certificato di nascita originale o autenticato.
Il governo ha presentato questo sistema principalmente come uno strumento per affrontare la crisi delle sparizioni forzate in Messico. I dati biometrici confluiscono in una Piattaforma Unificata di Identità che collega il Registro Nazionale della Popolazione con la Banca Dati Forense Nazionale e i registri in possesso di procuratori e agenzie di Intelligence, consentendo ricerche di identità in tempo reale. Questo è lo scopo dichiarato.
Il sistema in fase di realizzazione fa molto di più che localizzare le persone scomparse. La legge concede un ampio accesso ai dati biometrici e personali alle forze dell’ordine, alle agenzie di intelligence e alla Guardia Nazionale, e non obbliga le autorità a notificare ai cittadini l’accesso ai loro dati. Non saprete chi sta consultando i vostri dati biometrici, né perché, né con quale frequenza.
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L’obbligo di registrazione della SIM trasforma un documento teoricamente facoltativo in un requisito di fatto obbligatorio. Il Messico ha promulgato la legge sulla registrazione obbligatoria dei numeri di cellulare il 9 gennaio 2026, imponendo che tutti i numeri di cellulare, inclusi quelli prepagati e postpagati, nonché le SIM fisiche e le eSIM, siano collegati in modo verificabile a un individuo in possesso di un documento di identità rilasciato dal governo. Gli operatori telefonici devono verificare l’identità dell’abbonato confrontandola con il database biometrico nazionale.
Ciò significa che le SIM prepagate anonime, a lungo utilizzate da vittime di violenza domestica, giornalisti e attivisti politici, smetteranno semplicemente di funzionare per chiunque non completi la registrazione biometrica entro la scadenza.
Questo è il terzo tentativo del Messico di collegare i numeri di telefono all’identità. Il suo passato dovrebbe preoccupare chiunque presti attenzione. Il primo registro di telefoni cellulari del Messico, chiamato RENAUT, fu lanciato nel 2008 e richiedeva agli utenti di registrare i propri numeri presso il CURP (Central Union of Responsive Policies).
Nel giro di pochi mesi, le informazioni private di milioni di utenti di telefoni cellulari furono divulgate e presumibilmente vendute da alti funzionari corrotti all’interno del governo federale. RENAUT fu abbandonato entro il 2012. Il secondo tentativo, PANAUT, richiedeva dati biometrici, tra cui impronte digitali e riconoscimento facciale.
L’organizzazione per i diritti digitali R3D e altri contestarono la legge e, nel 2022, la Corte Suprema messicana la dichiarò incostituzionale, citando violazioni della privacy.
Siamo dunque al terzo tentativo. Il sistema biometrico CURP raccoglie le stesse categorie di dati sensibili che la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali solo quattro anni fa, con la differenza che ora è collegato a una piattaforma di identità molto più ampia, con molti più punti di accesso per le agenzie governative.
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Come riportato da Renovatio 21, il Messico non opera in modo isolato. India, Nigeria, Tanzania e altri Paesi hanno già collegato la registrazione delle SIM ai sistemi di identificazione biometrica nazionale, creando reti mobili che fungono da infrastrutture per il controllo dell’identità.
I governi strutturano questi programmi incentrandoli sulla riduzione delle frodi e l’architettura di sorveglianza viene costruita di conseguenza. L’implementazione in Messico segue lo stesso schema, collegando i registri delle telecomunicazioni a un registro biometrico centralizzato in grado di identificare chi ha chiamato chi, da dove e quando.
La concentrazione di dati biometrici identificativi all’interno di sistemi gestiti dal governo e collegati direttamente alle infrastrutture di telecomunicazione è uno degli scopi primari dello Stato moderno nel XXI secolo. Ogni chiamata telefonica instradata attraverso la rete messicana dopo luglio 2026 sarà, per definizione, riconducibile a un’identità verificata già in possesso del governo.
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Sorveglianza
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Sorveglianza
Ecco il lockdown per l’afa
Titolo de La Repubblica: «Chiusi in casa per l’afa: per i più piccoli è un nuovo lockdown».
Eccoci qua, ci risiamo. Il linguaggio del rotocalco turbomondialista ormai è sempre lo stesso: pare quasi godere nell’invocare qualsiasi proibizione, così da poter mettere a tutta pagina la parolina tanto cara ai chiusuristi in tempo pandemico: lockdown.
Siccome è caldo, fin troppo, e questo cambiamento climatico sembra non darci pace, le politiche green – predatorie per i nostri portafogli e distruttrici di interi settori socioeconomici – non sembrano sortire effetti. Così si ricorre ancora una volta al «chiusurismo». State a casa, non uscite nelle ore diurne più calde, anzi meglio non uscire proprio con la luce del sole; al massimo una passeggiatina appena dopo cena e poi di nuovo in casa, perché si potrebbe incappare in gente poco raccomandabile e pericolosa dopo una certa ora, in ispecie nelle grandi città.
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Ecco che anche in estate la nostra cara socialità sembra andare a farsi benedire, proprio nella stagione in cui si dovrebbe stare all’aperto, nei parchi, in piscina, al lago o al mare. Invece no: costretti a stare in città e per giunta chiusi in casa. Mi si obietterà che per andare al mare – o al fresco della montagna, che sia – ci vogliono i soldi e troppe famiglie vivono sotto la soglia di povertà.
Lo stesso sistema che vi chiede di rimanere segregati in casa è il medesimo che ha eroso, pezzo dopo pezzo, il vostro potere d’acquisto e ha fatto calare i vostri stipendi; ma, al contempo, per rabbonirvi, vi ha illuso di poter acquistare qualsiasi bene di consumo con delle semplici rate che, ahinoi, vanno a pesare sempre di più sulle già martoriate buste paga.
Leggiamo su La Repubblica: «Non uscire nelle ore centrali. Non fare attività fisica con l’afa. Stare lontani da sole. Tenere chiusi vetri e persiane. Un passo indietro dopo l’altro, le regole contro il caldo hanno riportato di nuovo bambini e adolescenti per buona parte del tempo in casa. Al netto dei periodi di mare o montagna, l’estate con le temperature che lambiscono i 40 gradi ripropone alle famiglie alcuni dei problemi che credevamo superati con lo sfumare del COVID». Una dolce segregazione per il nostro bene.
Qualche mese fa, in un comune calabrese, abbiamo visto il lockdown adolescenziale pensato per proteggere i quattordicenni che girano in maniera incontrollata per tutta la notte cercando di aggredire i loro coetanei o arrecare danno alle strutture balneari.
Oltralpe si sono già portati avanti e hanno fatto un deciso upgrade alla chiusura, ossia il «lockdown maranza»: un’intera comunità francese costretta agli arresti domiciliari a causa di un’infezione esterna, che non è un virus stavolta, ma la violenza anarco-tirannica delle bande di giovani immigrati.
Come riportato da Renovatio 21, un nuovo studio rivela che lo stress causato dai lockdown dovuti al COVID-19 ha provocato cambiamenti duraturi nel cervello degli adolescenti. Lo studio ha scoperto che la pandemia ha avuto effetti a lungo termine sugli adolescenti e sui sistemi biologici dei loro corpi correlati allo stress.
Le restrizioni sociali hanno già causato cambiamenti significativi nello sviluppo dei bambini di età pari o inferiore a sei anni, ritardando l’acquisizione di un’abilità sociale fondamentale.
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Numerosi studi che abbiamo riportato su Renovatio 21, suggeriscono che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare. Reiterare isolamento ai nostri figli diventa un pericolo concreto per la loro crescita, il loro sviluppo e soprattutto va a ledere la loro socialità, che è linfa vitale per la loro crescita.
Ecco, guardiamoci bene dall’invocare, per qualsiasi problema, questo tipo di soluzione, che non è assolutamente risolutiva, bensì dannosa.
È chiedere troppo se vogliamo soluzioni concrete che non siano punizioni agli ignari cittadini?
È chiedere troppo, per i cittadini, sentirsi liberi e protetti dallo Stato?
Il quale Stato, parrebbe, non vuole più assumersi alcuna responsabilità.
Francesco Rondolini
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Immagine screenshot da YouTube
Sorveglianza
Chat control, il Parlamento Europeo ha esteso fino al 2028 il programma di sorveglianza sui nostri telefoni
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