Militaria
Tulsi Gabbard: i missili pakistani rappresentano una potenziale minaccia per gli Stati Uniti
Il programma missilistico pakistano, in costante evoluzione, costituisce una potenziale minaccia per gli Stati Uniti, ha affermato Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale.
Nel Rapporto annuale sulla valutazione delle minacce del 2026, ha menzionato il Paese dell’Asia meridionale insieme alla Russia e ad altre nazioni.
«Russia, Cina, Corea del Nord, Iran e Pakistan hanno condotto ricerche e sviluppato una serie di sistemi di lancio missilistico innovativi, avanzati o tradizionali, con testate nucleari e convenzionali, che mettono il nostro territorio nazionale a tiro», ha dichiarato Gabbard mercoledì davanti alla Commissione Intelligence del Senato degli Stati Uniti. «Lo sviluppo di missili balistici a lungo raggio da parte del Pakistan potrebbe potenzialmente includere missili balistici intercontinentali (ICBM) con una gittata in grado di colpire il nostro territorio».
La Gabbard ha riferito alla commissione di prevedere che le minacce rivolte agli Stati Uniti cresceranno complessivamente da oltre 3.000 missili a più di 16.000 missili entro il 2035.
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Shuja Nawaz, studioso con sede a Washington, ha dichiarato alla testata pakistana Dawn News che ciò «prosegue l’analisi dell’amministrazione Biden, che ha imposto sanzioni a entità pakistane e ha cercato di limitare l’acquisizione di nuove tecnologie».
Le relazioni tra Washington e Islamabad hanno conosciuto alti e bassi nel corso degli ultimi decenni. Il Pakistan è stato un alleato degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda e ha partecipato a diverse iniziative promosse da Washington, tra cui l’Organizzazione del Trattato del Sud-Est Asiatico (SEATO) e l’Organizzazione del Trattato Centrale (CENTO).
Nel 2004 gli Stati Uniti hanno designato il Pakistan come importante alleato non NATO, sebbene in seguito abbiano accusato Islamabad di appoggiare i talebani afghani e di danneggiare gli interessi statunitensi nel Paese dilaniato dalla guerra fino al 2021.
All’inizio di quest’anno, Islamabad ha aderito al Board of Peace del presidente statunitense Donald Trump, che ha l’obiettivo di sovrintendere alla ricostruzione postbellica di Gaza.
Questo Paese dell’Asia meridionale mantiene rapporti cordiali con la Cina e ha aderito all’iniziativa «Belt and Road» del presidente Xi Jinping. È inoltre membro a pieno titolo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
Trump si prepara a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato
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Militaria
Il Canada ha studiato uno scenario militare statunitense «estremo»
Il primo ministro canadese Mark Carney ha rivelato che il suo governo ha valutato con attenzione l’ipotesi di un’azione militare guidata dagli Stati Uniti contro il proprio Paese, nonostante il presidente Donald Trump abbia escluso l’uso della forza contro il vicino settentrionale.
In un’intervista al New York Times pubblicata mercoledì, Carney ha definito tale scenario un «rischio estremo di coda»: un evento considerato altamente improbabile ma abbastanza grave da giustificare una pianificazione di emergenza.
«Si tratta semplicemente di gestione del rischio», ha detto, aggiungendo che «sarebbe irresponsabile non [prepararsi]». Carney ha rifiutato di precisare in che cosa consistesse quella preparazione.
Trump ha più volte ventilato l’idea di rendere il Canada il 51° Stato degli Stati Uniti, ma ha escluso esplicitamente l’uso della forza militare per arrivarci, affermando nel gennaio 2025 che avrebbe invece fatto ricorso alla «forza economica».
Il presidente americano accusa da tempo Ottawa di pratiche commerciali sleali, in particolare su prodotti lattiero-caseari e automobili, e ha imposto una serie di dazi sui prodotti canadesi dall’inizio del 2025. Washington ha inasprito la disputa nell’agosto 2026 con ulteriori dazi del 50% su una serie di prodotti canadesi.
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La rivelazione di Carney arriva pochi giorni dopo il suo viaggio nell’UE per rafforzare i legami con il blocco.
Parlando al Parlamento europeo la scorsa settimana, Carney ha sostenuto che l’integrazione economica viene sempre più «strumentalizzata», con i dazi usati come leva e le dipendenze dalle catene di approvvigionamento sfruttate come punti deboli: osservazioni interpretate in larga parte come un riferimento implicito alle pressioni economiche di Washington su Ottawa.
Anche la difesa è stata al centro dei colloqui di Carney a Strasburgo, dove con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen si è discusso dell’ampliamento della cooperazione militare tra Canada e UE e degli appalti congiunti per rafforzare quella che Carney ha definito la loro «autonomia strategica».
Tale cooperazione sta già prendendo forma attraverso il programma di appalti per la difesa SAFE dell’UE, del valore di 150 miliardi di euro, al quale il Canada è diventato il primo Paese extraeuropeo a partecipare. L’iniziativa rientra nel più ampio piano di militarizzazione di Bruxelles previsto dalla strategia Readiness 2030, volta a contrastare una presunta minaccia proveniente dalla Russia, che Mosca ha ripetutamente negato.
Ottawa sta inoltre cercando legami più stretti con le strutture militari europee al di fuori dell’UE. La scorsa settimana ha presentato formalmente domanda di adesione alla Joint Expeditionary Force (JEF), un raggruppamento militare di risposta rapida composto da dieci nazioni e guidato dalla Gran Bretagna, che affianca la NATO e opera principalmente nelle regioni artica, nordatlantica e baltica, aree chiave del fianco settentrionale del blocco, che si estende fino ai confini con la Russia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno era emerso che il Canada stava sviluppando un modello di risposta a un’ipotetica invasione statunitense, con una strategia ipotizzata si basa su una guerra non convenzionale di tipo insurrezionale, ispirata alle tattiche impiegate dai mujaheddini afghani contro le forze sovietiche.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa Carney, intervenendo prima dell’avvio del vertice del G7, ha dichiarato che nessun Paese o istituzione potrebbe essere escluso o opporsi a un «nuovo ordine mondiale» che partirà dall’Europa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Militaria
La Cina si è impossessata dei componenti degli F-35 USA con tecnologia sensibile
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