Economia
Chiusura di Ormuzzo, l’allarme del ministro del Qatar per l’economia mondiale
Venerdì il ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha dichiarato al Financial Times che il conflitto nel Golfo potrebbe scatenare uno shock economico globale, avvertendo che il protrarsi dei combattimenti obbligherebbe tutti gli esportatori di energia del Golfo a sospendere la produzione e potrebbe spingere i prezzi del greggio Brent oltre i 150 dollari al barile.
«Tutti coloro che non hanno invocato la forza maggiore, prevediamo che lo faranno nei prossimi giorni se la situazione continua. Tutti gli esportatori della regione del Golfo dovranno invocare la forza maggiore», ha spiegato Kaabi. «Se non lo fanno, a un certo punto dovranno pagare legalmente la responsabilità, e questa è una loro scelta».
Il Qatar, secondo produttore mondiale di gas naturale liquefatto (GNL), è stato costretto a dichiarare lo stato di forza maggiore all’inizio di questa settimana dopo gli attacchi con droni dei pasdaran iraniani contro il suo impianto di Ras Laffan.
«Questo farà crollare le economie mondiali», ha avvertito. «Se questa guerra continua per qualche settimana, la crescita del PIL in tutto il mondo ne risentirà. Il prezzo dell’energia aumenterà per tutti. Ci saranno carenze di alcuni prodotti e si scatenerà una reazione a catena di fabbriche che non saranno in grado di rifornire».
«Non conosciamo ancora l’entità dei danni, poiché sono ancora in fase di valutazione. Non è ancora chiaro quanto tempo richiederanno le riparazioni» ha continuato il Kaabi.
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Giovedì l’economista del settore energetico Anas Alhajji ha parlato con i principali analisti di UBS in un webinaro che ha anche fornito una cronologia del caos nel mercato energetico e dei rischi di un imminente shock economico.
«Il nostro scenario principale è che, se questa situazione dovesse durare quattro settimane, la situazione sarebbe completamente fuori controllo. E quando dico fuori controllo, intendo che anche se la Cina iniziasse a liberare petrolio dalle sue scorte, il problema è che, a mio avviso, la Cina limiterebbe anche le esportazioni, il che significa che il petrolio rimarrebbe in Cina. Contavamo che quel petrolio fosse sul mercato, e ora non lo sarà più», ha detto Alhajji.
Alhajji ha delineato alcune domande critiche: la guerra riguarda il programma nucleare iraniano o è in gioco qualcosa di molto più ampio, in cui l’Iran funge più da fattore scatenante o da obiettivo strategico più ampio? Questa distinzione è molto importante perché i risultati a medio e lungo termine sarebbero molto diversi.
Un’altra domanda: l’attenzione dovrebbe essere focalizzata esclusivamente sul programma nucleare iraniano e sul cambio di regime, oppure la situazione dovrebbe essere analizzata nel contesto più ampio della Cina, delle guerre commerciali e dei dazi, della concorrenza dell’intelligenza artificiale, del Canale di Panama, del Mar Rosso, del Venezuela, della Siria e della Groenlandia?
Stiamo osservando dei conflitti all’interno di un conflitto più ampio, in cui alcuni gruppi sfruttano opportunisticamente la situazione per perseguire i propri obiettivi «locali»?
Il problema ora sono gli attacchi che scatenano acquisti dettati dal panico, mentre l’Arabia Saudita non può reagire. Pertanto, il rilascio di riserve di petrolio strategiche negli Stati Uniti è limitato e la Cina potrebbe vietare le esportazioni. I prezzi supererebbero facilmente i 100 dollari, ma la paura conterrebbe la crescita della domanda, limitando l’aumento dei prezzi del petrolio. L’impatto su GNL e NGL è maggiore rispetto al petrolio.
Secondo l’analista, non possiamo tornare rapidamente alla normalità. Ci vorranno almeno due mesi se la guerra dovesse finire domani – vi sono problemi logistici e tecnici che rimarrebbero, oltre alla evidente mancanza di cooperazione internazionale (ogni Paese per sé)
Nei mercati energetici, i future sul greggio Brent sono saliti del 21%, superando il picco del 20% registrato all’inizio della guerra tra Ucraina e Russia, e sono sulla buona strada per il loro maggiore guadagno settimanale dalla prima settimana di maggio 2020.
Al momento, non ci sono segnali che il conflitto sia prossimo alla fine. Anzi, secondo alcune fonti, le forze iraniane avrebbero colpito una petroliera di proprietà statunitense nei pressi del Kuwait.
All’inizio di questa settimana, gli analisti di Goldman Sachs avevano lanciato l’allarme: i prezzi del greggio sarebbero stati intorno ai 100 dollari al barile. Le turbolenze nel Golfo hanno già fatto salire i future sul diesel del 40% questa settimana, mentre le banche centrali mettono in guardia da un possibile picco dell’inflazione, scrive Zerohedge.
L’esposizione dell’Asia al petrolio del Golfo è preoccupante, ma quella della Cina è ancora più allarmante. Ciò suggerisce che, se il conflitto dovesse persistere, Pechino potrebbe trovarsi ad affrontare uno shock imminente che rischia di trasformarsi in una crisi finanziaria.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
La Germania paga cinque volte di più per il gas dopo aver abbandonato le importazioni russe
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Economia
Trump impone dazi del 50% sul Canada
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto dazi del 50% su una vasta gamma di importazioni canadesi, motivando la decisione con quello che ha definito il «trattamento iniquo» di Ottawa verso automobili, prodotti lattiero-caseari e alcolici americani.
L’impiego da parte di Trump dei poteri di emergenza per applicare dazi doganali generalizzati è stato in parte annullato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti all’inizio di quest’anno. Trump ha fatto ricorso alla Sezione 338 del Tariff Act del 1930 per introdurre i nuovi dazi. Le tariffe entreranno in vigore tra 30 giorni e si applicheranno anche alle merci tutelate dall’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), ha annunciato la Casa Bianca lunedì.
Questa decisione costituisce l’ultima escalation in una guerra commerciale che si è aggravata dal ritorno di Trump alla Casa Bianca. Washington aveva già imposto dazi su acciaio, alluminio, automobili e altre importazioni canadesi. Ottawa ha replicato con misure di ritorsione e tariffe corrispondenti.
I nuovi dazi interessano una serie di prodotti di consumo e industriali, tra cui vino, mazze da hockey (grande elemento di contesa fra i due Paesi…) e cemento. Le principali esportazioni canadesi, come energia, potassio, pesce e minerali critici, risultano invece esentate, secondo un documento informativo della Casa Bianca.
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Washington sostiene che il Canada applichi tasse ingiuste su alcuni veicoli prodotti negli Stati Uniti, mantenga barriere protezionistiche sulle importazioni di prodotti lattiero-caseari e prosegua nel boicottare a livello provinciale le bevande alcoliche americane. L’amministrazione ha definito tali misure un «trattamento discriminatorio» dei prodotti statunitensi.
Il primo ministro canadese Mark Carney ha criticato duramente l’iniziativa, accusando Washington di violare l’USMCA pur lasciando aperta la possibilità di negoziati.
«Questo è l’ultimo di una serie di provvedimenti commerciali unilaterali statunitensi, iniziati con l’imposizione di una serie di dazi in diretta violazione dell’accordo commerciale», ha dichiarato Carney in un comunicato stampa lunedì. «Siamo pronti a intensificare tali discussioni nelle prossime settimane».
Il premier dell’Ontario Doug Ford ha invitato Ottawa a reagire con fermezza. «Se questi dazi verranno applicati, il Canada dovrebbe rispondere con dazi per dazi, dollaro per dollaro», ha scritto su X.
All’inizio di questo mese, Trump aveva minacciato di introdurre ulteriori dazi contro il Canada, sostenendo che la sua cattiva gestione forestale avesse coperto parti degli Stati Uniti con il fumo degli incendi e che Ottawa avrebbe dovuto pagare per la sua presunta «negligenza intenzionale».
Nell’annunciare le nuove tariffe, la Casa Bianca ha affermato che Canada e Cina sono stati gli unici Paesi a reagire ai dazi imposti lo scorso anno. Ha inoltre accusato Ottawa di discriminare i produttori statunitensi.
«Il Canada ha rimosso i prodotti alcolici statunitensi dagli scaffali canadesi», ha dichiarato il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer, aggiungendo che i nuovi dazi mirano a «ritenere il Canada responsabile delle sue ritorsioni e discriminazioni».
Nel 2025 Ottawa aveva risposto all’offensiva commerciale di Trump imponendo dazi del 25% su circa 30 miliardi di dollari canadesi (21,7 miliardi di dollari americani) di merci statunitensi. Sebbene Mark Carney abbia in seguito revocato parte di questi dazi, le tariffe su automobili, acciaio e alluminio americani restano in vigore.
Quest’ultima mossa si colloca all’interno di una vasta campagna tariffaria avviata dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca nel gennaio 2025. Il presidente ha applicato dazi sulle importazioni sia da alleati che da rivali, prendendo di mira Paesi come Cina, Canada e Messico, oltre a settori quali acciaio, alluminio e automobili.
Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».
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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.
A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».
Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.
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Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.
Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.
Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, Trump ad aprile ha, purtroppo, ammesso che la ventilata annessione del Canada è «improbabile».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Economia
Merz ammette: la crisi energetica tedesca è causata dalla «mancanza di gas russo»
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