Gender
Transessuale assassino dei suoi genitori trasferito in una prigione femminile: ora sta aggredendo sessualmente le detenute
Ennesimo caso predatore maschio transgender che terrorizzava le vulnerabili detenute in un carcere femminile, questa volta nel Maine. Lo riporta il Sun Journal
Secondo i registri del carcere, Andrew Balcer è alto più di un metro e ottanta e pesa 140 chili. Il Sun Journal si riferisce a lui come «lei». Nel 2016, l’allora diciassettenne ha accoltellato la madre Alice nove volte alla schiena con un coltello da caccia e poi ha usato l’arma insanguinata per uccidere anche il padre Antonio e pure il chihuahua di famiglia. Il fratello maggiore invece è riuscito a fuggire
Balcer ha chiamato quindi la polizia e, ridendo, ha raccontato cosa aveva fatto. Si dichiarò colpevole nel settembre 2018, ma affermò di aver ucciso i suoi genitori perché non avevano appoggiato il suo «cambiamento di identità di genere», un’affermazione che il fratello contesta, sostenendo che i loro genitori lo avrebbero sostenuto. È stato condannato a 40 anni di carcere.
«Non è chiaro quando Balcer sia stato trasferito dal carcere di stato del Maine a Warren alla sezione femminile di Windham», scrive il Sun Journal. «Le detenute hanno affermato che Balcer è con loro da almeno un anno». Ciò che è chiaro è che le detenute sono ora rinchiuse dietro le sbarre con un predatore e che lui sta sfruttando appieno la sua nuova situazione. Ora si identifica come una «donna» di nome Andrea.
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Da quando è arrivato in prigione, le detenute hanno riferito che Balcer ha «messo all’angolo» le donne; che le ha palpeggiate, «baciate con la forza» e che hanno dovuto affrontare le offerte di Balcer di «metterle incinte». Almeno sei, ma «forse fino a 11» donne si sono lamentate di Balcer dal suo arrivo, ma a parte il fatto che Balcer è stato occasionalmente segregato durante le indagini ai sensi del Prison Rape Elimination Act (una legge federale americana del 2012 volta a rilevare, prevenire e punire gli abusi e le molestie sessuali in tutte le strutture di detenzione), non è stato fatto nulla.
«Mi sono lamentata almeno quattro volte», ha detto la sua compagna di cella, Jennifer Albert. «Sono entrata con le altre quattro ragazze, tutte insieme, e abbiamo sollevato la questione con gli uomini alla reception, che poi hanno inoltrato la questione al sergente. Ma non ne è venuto fuori nulla».
Balcer «mi ha tirato contro il suo corpo, il più forte possibile», ha detto Albert. «Mi ha fatto scivolare giù in modo che potessi sentire […] che si trattava di un uomo». Ha citato anche altri esempi di comportamenti simili.
Un’altra donna, Katie Mountain, 45 anni, ha descritto l’abuso nei dettagli. «È una terrorizzatrice, davvero», ha detto la Mountain, usando pronomi femminili per descrivere il suo aggressore. «Mi ha fatto passare l’inferno. Mi ha spinta contro il muro del bagno e ha cercato di costringermi a baciarla. Mi svegliavo e lei mi fissava e poi faceva commenti del tipo: se non ti svegli, è perché ti ho soffocato con un cuscino».
«C’è qualcosa di sadico nel costringere le detenute a chiamare il loro aggressore maschio “donna”, quando sono chiaramente consapevoli che non lo è» commenta LifeSite.
Mountain afferma di aver chiesto al sergente di trasferirla altrove sei volte e di aver fatto lo stesso al suo responsabile di reparto due volte. Le sue richieste sono state ascoltate solo quando si è semplicemente rifiutata di tornare in cella. Suo marito ha dichiarato di temere per la sua incolumità e ora «si tiene impegnato» cercando di garantire la sua sicurezza mentre è in prigione, contattando funzionari e il suo rappresentante statale. Ha dichiarato al Sun Journal che farà pressioni sulla Casa Bianca se necessario.
Anche Megan Reeves, trentaseienne, è stata costretta a condividere la cella con Balcer. «È molto grosso; molto intimidatorio», ha detto. «È semplicemente molto volgare e molto, molto perverso. Ha fatto questo a molte ragazze ormai, e siamo tutte traumatizzate. Molte di noi erano spaventate. Abbiamo persino riferito al reparto di salute mentale che sentivamo di aver bisogno di qualcosa con cui armarci perché il personale continuava a rimandare e non vedeva il pericolo, la gravità della nostra situazione».
Andrew Balcer ha già attirato l’attenzione dell’amministrazione Trump: il procuratore generale Bondi ha fatto riferimento al suo caso nell’aprile 2025, quando l’amministrazione ha annunciato che i finanziamenti federali sarebbero stati trattenuti dalle carceri statali che ospitavano uomini e donne. Ma nel 2021, i Democratici del Maine hanno approvato una legge che impone «l’inserimento in carcere basato sull’identità di genere».
Come prevedibile, la portavoce del dipartimento di Correzione del Maine, Jill O’Brien, ha rifiutato di rispondere alle domande del Sun Journal, citando le «regole sulla privacy», sebbene abbia insistito con la stampa sul fatto che tutte le accuse sarebbero state indagate.
«Ho parlato con il responsabile dell’unità e mi è stato detto: ‘Beh, non faccio le leggi nel Maine, quindi non c’è niente che io possa fare al riguardo’», ha detto Mountain al Sun Journal. «Ma per me, quando si arriva al punto in cui qualcuno ha aggredito sette donne, significa che la persona deve essere trasferita. E a questo posto non sembra importare. Sono così indifferenti. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata venire qui. È una prigione. Lo capisco. Ma non pensavo che mi avrebbero messo con un uomo. Con un predatore».
Quello dei transessuali nelle carceri femminili, tra violenze, stupri e gravidanze, è un problema che affligge l’intero arco angloamericano e non solo.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio mandato Trump aveva subito sospeso gli aiuti federali alle prigioni che permettono i transessuali nelle carceri femminili.
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Come riportato da Renovatio 21, in New Jersey si era avuto il caso di detenute che hanno preso a rimanere incinte, fenomeno prima sconosciuto nelle carceri femminili. Lo stesso carcere era noto per denunce delle carcerate di aggressione sessuale da parte di transgender.
Anche in Iscozia si è avuto il caso dello stupratore di donne che, dichiaratosi trans al processo, è stato messo in un carcere femminile, con le autorità a dire che non rappresenta una minaccia per le detenute.
Un pedofilo americano condannato per aver violentato la figliastra di 7 anni fa appello contro la sua condanna all’ergastolo dopo aver annunciato di essere ora transgender; l’anno scorso, un pedofilo britannico è stato condannato a soli 16 mesi di prigione e afferma di identificarsi come una bambina di 5 anni.
In Spagna, un assassino che sta scontando una pena detentiva di 30 anni per aver ucciso la sua vicina di casa si sta ora identificando come donna e viene trasferito in un carcere femminile.
Durante le elezioni presidenziali era emersa la volontà del Partito Democratico USA di fornire parrucche e cambi di sesso gratuiti ai detenuti transgender.
L’anno passato si era avuta notizia del fatto che nello Stato americano dell’Oregone un transessuale che aveva dato in pasto due persone ai maiali era stato incarcerato come donna in una prigione femminile.
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Mons. Eleganti: gli omosessuali nella gerarchia continuano a «sbatterci in faccia i colori dell’arcobaleno»
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«L’omosessualità è un disturbo mentale»: psichiatra ad un congresso medico
Una psichiatra russo di spicco ha definito l’omosessualità e l’identità transgender come disturbi mentali durante un importante congresso medico tenutosi in Russia.
Intervenendo al 18° Congresso degli Psichiatri della Russia la scorsa settimana, Olga Bukhanovskaya, primario del Centro Scientifico Medico e Riabilitativo Phoenix di Rostov sul Don, ha introdotto il concetto di «disturbo dello spettro transgender».
«Se oggi si usa la bella espressione “disturbo dello spettro autistico”, allora possiamo dire ‘disturbo dello spettro transgender’ e tutte queste malattie mentali rientrano in questa categoria», ha affermato Bukhanovskaya.
La categoria proposta include cinque condizioni distinte: «omosessualità», «travestitismo feticistico», termine che indica il travestitismo associato all’eccitazione sessuale, «disturbi di personalità», «disturbo schizotipico» e «schizofrenia con effeminatezza periodica», che si riferisce a comportamenti o tratti femminili intermittenti negli uomini.
Bukhanovskaya, figlia del defunto psichiatra Aleksander Bukhanovsky, che aveva elaborato il profilo psicologico del famigerato serial killer ucraino Andrey Chikatilo, ha inoltre descritto la Russia come alle prese con un’«epidemia transgender» alimentata dalla propaganda e dai finanziamenti stranieri.
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La psichiatra accusato quella che ha definito una «quinta colonna della medicina» di promuovere i diritti delle persone transgender, sostenendo che medici, psicologi e docenti «favorevoli alle persone trans e LGBT» stessero indottrinando i pazienti e l’intera comunità medica.
Nel 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità dalla lista dei disturbi mentali. Secondo la Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) dell’OMS, il manuale diagnostico globale utilizzato da medici e sistemi sanitari in tutto il mondo, anche il transessualismo è stato tolto dalla categoria delle malattie mentali quando gli standard aggiornati sono entrati in vigore nel 2022.
Mosca ha sospeso la transizione prevista all’ICD-11 nel 2024, affermando che alcune disposizioni erano in conflitto con i valori tradizionali del Paese.
Nel 2023, dopo l’adozione da parte della Russia di una legge che vietava gli «interventi medici finalizzati al cambio di sesso», la Società Russa di Psichiatria ha elaborato delle linee guida cliniche sui «disturbi dell’identità di genere». Il documento riconosceva che le persone transgender non potevano essere «curate» e raccomandava invece un supporto psicoterapeutico.
Negli ultimi anni, la Russia ha adottato misure per promuovere i valori tradizionali e ha vietato la «propaganda LGBT», definendo il movimento internazionale «estremista». Funzionari russi, tra cui il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, hanno sostenuto che le agende LGBTQ promosse dall’Occidente mirano a «erodere, cancellare e soggiogare» i valori e le identità di altri paesi.
Il presidente russo Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che le relazioni non tradizionali tra adulti rimangono una questione privata, pur sottolineando che la loro promozione, soprattutto tra i minori, è vietata.
Nel manuale diagnostico DSM-II (1968) era classificata come «deviazione sessuale». Il 15 dicembre 1973 l’American Psychiatric Association (APA) votò la rimozione della diagnosi di omosessualità dal manuale, su pressione di attivisti omosessualisti e nuovi studi scientifici che asserivano si tratti di una naturale variante della sessualità umana.
Tuttavia, per compromesso, rimase temporaneamente la categoria «disturbo dell’orientamento sessuale» (poi «omosessualità egodistonica»), eliminata definitivamente solo nel 1987 dal DSM-III-R. L’OMS la cancellò dall’ICD nel 1990.
Questa depatologizzazione, parte della classica finestra di Overtone, ha segnato un cambio epocale, influenzato da ricerca, diritti civili e attivismo gay che ha cambiato radicalmente la società arrivando alla legalizzazione del matrimonio omofilo.
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Dopo la rimozione dall’APA nel 1973, la Società Italiana di Psichiatria si è gradualmente allineata. Tuttavia, la svolta ufficiale e definitiva è arrivata con l’OMS nel 1990 (17 maggio), quando l’omosessualità è stata cancellata dalla Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-10). Da quel momento non è più considerata una patologia nella pratica psichiatrica italiana.
Oggi la SIP (Società Italiana di Psichiatria) afferma chiaramente che l’omosessualità non è una malattia né un disturbo mentale.
Secondo alcuni un processo simili di depatologizzazione sarebbe stato impreso per la pedofilia, ma a differenza dell’omosessualità, rimossa dal DSM nel 1973, essa non è stata ancora depatologizzata. Nel DSM-5 (2013) resta classificata come Disturbo Pedofilico all’interno dei Disturbi Parafilici. L’APA ha introdotto una distinzione tra parafilia (l’attrazione persistente verso bambini prepuberi) e disturbo parafiliaco (quando causa distress o azioni dannose).
Durante la stesura del DSM-5 emersero forti polemiche. Furono proposte controverse, tra cui l’inserimento dell’hebephilia, e comparve temporaneamente la definizione di pedofilia come “orientamento sessuale”, poi corretta dall’APA dopo critiche durissime. Gruppi di attivisti hanno spinto per de-stigmatizzare i pedofili che non commettono crimini, sostenendo di trattare solo il disagio e non l’attrazione stessa.
Ciò ha generato reazioni pubbliche molto forti, con accuse di tentata normalizzazione. L’APA ha ribadito chiaramente che l’attrazione pedofila resta un disturbo mentale e che agire su di essa è un crimine grave. Nel DSM-5 e nell’ICD-11 la pedofilia rimane patologica. Le polemiche continuano tra chi chiede maggiore attenzione alla prevenzione e chi teme derive relativiste simili a quelle avvenute con l’omosessualità.
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Gender
I vescovi elvetici «respingono fermamente» le terapie di conversione per omosessuali e transessuali
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