Sorveglianza
Videosorveglianza, l’ AI ha già bypassato le leggi contro il riconoscimento facciale
Un nuovo strumento di Intelligenza Artificiale utilizzato dalle forze dell’ordine offre ora una soluzione alternativa per i luoghi in cui il riconoscimento facciale è vietato dalle leggi dello Stato.
L’anno scorso quindici Stati degli Stati Uniti avevano leggi che vietavano alcune versioni del riconoscimento facciale. Di solito, queste leggi venivano redatte partendo dal presupposto che la tecnologia rappresentasse un’invasione della privacy. Ora, una nuova azienda punta a risolvere questo problema, anche se forse non nel modo che si potrebbe immaginare o desiderare.
Secondo un articolo della rivista del politecnico bostoniano MIT Technology Review, un nuovo strumento di AI chiamato Track non viene utilizzato per migliorare la tecnologia di riconoscimento facciale, né per renderla meno invasiva delle libertà civili personali, ma come soluzione alternativa alle attuali leggi contro il riconoscimento facciale, che peraltro sono poche e fallaci. È la classica storia della tecnologia come «disruption»: individuare una scappatoia legale da sfruttare.
Track è un sistema «non biometrico» sviluppato da Veritone, un’azienda specializzata nella cosiddetta videoanalisi, o computer vision. L’azienda ha già 400 clienti che utilizzano Track in luoghi in cui il riconoscimento facciale è vietato o nei casi in cui il volto di una persona è coperto. Veritone ha recentemente diffuso un comunicato stampa annunciando che l’ufficio del Procuratore degli Stati Uniti aveva ampliato la portata della sua Autorizzazione a Operare, il mandato che conferisce a un’azienda come Veritone la possibilità di svolgere operazioni di sorveglianza.
Sostieni Renovatio 21
Perché? Perché Track può (presumibilmente) triangolare l’identità delle persone a partire dai filmati, utilizzando una serie di fattori identificativi, tra cui scarpe, abbigliamento, corporatura, genere, capelli e vari accessori dei soggetti monitorati. Tutto tranne il viso. I filmati che Track è in grado di analizzare includono di tutto: dai nastri di sicurezza a circuito chiuso alle bodycam, dai video dei droni alle telecamere Ring, fino ai filmati di folle o eventi pubblici provenienti dai social network su cui sono stati caricati.
In una dimostrazione di Track in funzione ottenuta dalla Technology Review, gli utenti possono selezionare da un menu a tendina una serie di attributi in base ai quali identificare i soggetti: accessorio, corpo, viso, calzature, genere, capelli, parte inferiore, parte superiore. Ognuna di queste categorie presenta un sottomenu. Alla voce «Accessorio», ad esempio, il sottomenu elenca: qualsiasi borsa, zaino, scatola, valigetta, occhiali, borsetta, cappello, sciarpa, borsa a tracolla e così via. L’attributo «Parte superiore» si suddivide in colore, manica e tipo (di abbigliamento per la parte superiore del corpo), e questi tipi si articolano ulteriormente in altre sottocategorie.
Una volta selezionate le caratteristiche desiderate, Track fornisce una serie di immagini tratte dal filmato in fase di analisi, contenenti possibili corrispondenze. Da lì, il sistema continua ad aiutare gli utenti a restringere il campo di ricerca fino a elaborare una triangolazione del percorso dell’obiettivo della sorveglianza.
Tutto ciò appare come un’impresa orwelliana realisticamente fattibile e applicabile, ma l’azienda ha una visione differente.
Il CEO ha definito Track il loro «strumento alla Jason Bourne» — parafrasando la serie cinematografica interpretata da Matt Damon e tratta dai romanzi di Robert Ludlum — elogiandone anche la capacità di scagionare coloro che vengono identificati erroneamente. È un modo subdolo per aggirare le limitazioni all’utilizzo dei sistemi di tracciamento tramite riconoscimento facciale, offrendo qualcosa di molto simile che non utilizza formalmente dati biometrici.
Sfruttando questa scappatoia, Track offre ai dipartimenti di polizia e alle forze dell’ordine federali la possibilità di condurre attività di sorveglianza eludendo alcune delle leggi che ne vietavano l’utilizzo. Una sorveglianza che potrebbe risultare persino più dannosa del riconoscimento facciale stesso.
È del tutto possibile che persone che indossano determinati tipi di abbigliamento o presentano un certo aspetto vengano identificate erroneamente da Track. E questo in un mondo in cui sappiamo già che alcune persone sono state falsamente accusate di furto, arrestate o incarcerate proprio a causa della tecnologia di riconoscimento facciale.
Come ha dichiarato alla Technology Review l’avvocato dell’American Civil Liberties Union Nathan Wessler: «Si crea una scala e una natura categoricamente nuove di invasione della privacy e di potenziale abuso, che letteralmente non erano possibili in nessun altro momento della storia umana».
Questo tipo di tecnologia è al centro di numerose controversie e polemiche. Come riportato da Renovatio 21, l’Irlanda si sta preparando a concedere alla polizia nuovi poteri per l’impiego di strumenti di riconoscimento facciale. I vicini inglesi hanno già reso operative una vasta rete di telecamere utilizzata per sorvegliare segretamente gli automobilisti.
Senza andare all’estero, sotto casa nostra questa tecnologia sta già prendendo piede. Il comune di Corciano (provincia di Perugia) ha recentemente installato un nuovo sistema di sorveglianza stradale di ultima generazione in grado di interagire in tempo reale con la banca dati del Viminale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Vimeo
Internet
Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Internet
Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza
Una giuria del Nuovo Mexico ha ritenuto Meta Platforms responsabile di aver ingannato intenzionalmente gli utenti di Facebook su privacy e politiche della piattaforma, infliggendo al gigante dei social un’altra pesante sconfitta legale quest’anno.
Il caso nasce dallo scandalo Cambridge Analytica, emerso nel 2018 dopo la denuncia di una gola profonda: la società di consulenza politica britannica avrebbe ottenuto dati di decine di milioni di utenti Facebook senza consenso tramite un’app di terze parti.
Quei dati furono usati per profilare gli elettori e per il targeting politico, anche nella campagna presidenziale di Donald Trump del 2016, conclusa con la sua vittoria. Cambridge Analytica fallì nel giro di pochi mesi, mentre Facebook subì multe e risarcimenti per miliardi di dollari per la gestione dei dati degli utenti.
Sostieni Renovatio 21
Il Nuovo Messico ha presentato denuncia nel 2021, unendosi a una serie di azioni legate allo scandalo. Lo Stato ha accusato Meta di aver dato informazioni fuorvianti sull’accesso di terzi ai dati e ha richiamato le indagini di Facebook sui data broker dopo le rivelazioni su Cambridge Analytica.
Dopo un processo di due settimane, venerdì la giuria ha stabilito che Meta ha ingannato intenzionalmente i consumatori, commettendo oltre 43 milioni di violazioni che hanno riguardato l’intera popolazione dello Stato, oltre 2 milioni di persone. Un giudice dovrà ora fissare la sanzione: lo Stato chiede fino a 5.000 dollari per violazione, con un massimo teorico di 219 miliardi di dollari.
Meta ha respinto ogni accusa e ha sostenuto di essere stata trasparente sulle lacune nella gestione della privacy e della disinformazione. Un portavoce ha detto che l’azienda non condivide il verdetto e continuerà a difendersi «dai tentativi di distorcere la nostra versione dei fatti».
Il procuratore generale del Nuovo Mexico, Raul Torrez, ha affermato che il processo ha mostrato «in modo lampante il modo in cui questa azienda non rispetta le regole», definendo l’esito una «sentenza storica» negli sforzi per chiamare a responsabilità le grandi aziende tecnologiche.
La sentenza è l’ennesima grave sconfitta per Meta in Nuovo Mexico. A marzo un’altra giuria di Santa Fe l’aveva ritenuta responsabile di 75.000 violazioni sulla sicurezza dei minori, con sanzioni da 375 milioni di dollari. In seguito un giudice locale aveva definito le piattaforme di Meta una « fonte di disturbo pubblico » e disposto ulteriori risarcimenti per 567 milioni. Meta ha annunciato il ricorso.
Le vicende giudiziarie di Meta non si fermano al Nuovo Messico. Il mese scorso la società ha accettato di pagare circa 17 miliardi di dollari per chiudere le controversie con decine di Stati e territori statunitensi, secondo cui avrebbe progettato di proposito Facebook e Instagram per creare dipendenza nei minori e avrebbe ingannato il pubblico sui rischi. L’accordo comprendeva anche una transazione sulle accuse legate a Cambridge Analytica, ma il Nuovo Messico non ha aderito e il suo caso è andato a processo.
Meta non è l’unica a fronteggiare un controllo crescente sulle pratiche di gestione dei dati delle big tech. Il mese scorso TikTok e la controllante ByteDance hanno accettato di pagare 400 milioni di dollari per chiudere le accuse statunitensi di raccolta illecita di dati personali dei minori senza il consenso dei genitori. Anche Google, Apple, Netflix e altri giganti della tecnologia sono coinvolti in contenziosi sulla privacy.
Aiuta Renovatio 21
Come riportato da Renovatio 21, a marzo Meta , è stata condannata nello Stato del Nuovo Messico a pagare 375 milioni di dollari per aver consapevolmente danneggiato la salute mentale dei bambini e per aver occultato prove di sfruttamento sessuale minorile sulle proprie piattaforme di social media.
Un altro processo di grande risonanza è quello di Los Angeles, dove famiglie e istituti scolastici hanno intentato causa contro i principali giganti dei social media – Meta, TikTok e YouTube – nel primo caso di responsabilità da prodotto: le piattaforme sarebbero state progettate consapevolmente per indurre dipendenza nei bambini e compromettere la loro salute mentale.
Come riportato da Renovatio 21, negli anni si sono accumulate varie accuse e rivelazioni su Facebook, tra cui accuse di uso della piattaforma da parte del traffico sessuale, fatte sui giornali ma anche nelle audizioni della Camera USA.
Due anni fa durante un’audizione al Senato americano era stato denunciato da senatori e testimoni come i social media ignorano le reti pedofile che operano sulle loro piattaforme.
Secondo il Wall Street Journal, che già in passato aveva trattato l’argomento, Meta avrebbe un problema con i suoi algoritmi che consentono ai molestatori di bambini sulle sue piattaforme. La cosa stupefacente è il fatto che ai pedofili potrebbe essere stato concesso di connettersi sui social, mentre agli utenti conservatori no,
Le accuse sono finite in una storia udienza a Washington di Mark Zuckerberg, che è stato indotto dal senatore USA Josh Holloway a chiedere scusa di persona alle famiglie di bambini danneggiati dal social. Lo Stato del Nuovo Messico ha fatto causa a Meta allo Zuckerberg per aver facilitato il traffico sessuale minorile.
L’ultima tornata di documenti del tribunale aveva mostrato anche che Meta avrebbe insabbiato le ricerche sulla salute mentale degli utenti Facebook.
Sulla caduta del colosso social per mano dei tribunali starebbe per uscire un film hollywoodiano, The Social Reckoning.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sorveglianza
Rapporto DSA della UE: le aziende Big Tech complici della censura
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Immigrazione1 settimana faCatastrofe immigrata a Vicenza. L’anarco-tirannia maranza espugna un’altra città
-



Immigrazione2 settimane faL’ascesa del problema bengalese in Italia
-



Misteri2 settimane faLe indagini sull’Arca di Noè entrano in una nuova fase con le trivellazioni vicino all’Ararat
-



Animali2 settimane faSqualo sulle strade alluvionate di una città
-



Eutanasia2 settimane faL’Olanda effettua la prima eutanasia in assoluto su un bambino di 24 mesi
-



Morte cerebrale2 settimane faNessun algoritmo può decidere della vita. E la morte cerebrale? Ripensando alle parole del papa
-



Spirito2 settimane faIl Vaticano nega la Messa al Summorum Pontificum
-



Pensiero1 settimana faGuerra, Eurasia, fine dell’egemonia occidentale e totalitarismo dell’AI: il discorso di Putin a Valdai 2026














