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Spirito

Mons. Eleganti contro le consacrazioni FSSPX

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Renovatio 21 pubblica la dichiarazione di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Qui attacca tuttavia chi ha fatto questo per decadi, cioè la Fraternità Sacerdotale San Pio X, nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX. Di ben altro tenore è stata la reazione dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che ha espresso la sua solidarietà alla Fraternità dopo l’annuncio delle nuove consacrazioni il prossimo 1 luglio.

 

Il primato universale della giurisdizione del Papa (ex sese) su tutta la Chiesa è una verità infallibile e dogmatizzata fin dal Concilio Vaticano I. Pertanto, in questo articolo, non possiamo parlare di un fraintendimento legalistico dell’obbedienza ecclesiastica da parte nostra quando classifichiamo l’annunciata consacrazione di vescovi da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) senza l’espresso consenso del papa come un atto scismatico e, per la seconda volta, lo constatiamo con dolore e lo condanniamo con la massima fermezza.

 

Con «noi» intendo tutti i credenti che condividono la mia valutazione qui presentata. Sulla base del comunicato stampa della Fraternità San Pio X, presumo che i vescovi che saranno consacrati il ​​1° luglio 2026 non saranno nominati da Papa Leone XIV.

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L’argomento principale della Fraternità San Pio X, ovvero un’emergenza ecclesiastica storicamente unica e il suo riferimento alla priorità della salvezza delle anime – in particolare di quelle che hanno aderito alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – non possono in alcun modo legittimare un passo così grave. Fin dalla mia giovinezza, mi sono sempre espresso contro una «Chiesa» accanto alla Chiesa o una «Chiesa» nella Chiesa – la prima sempre intesa come fedele e vera, la seconda (universale) come infedele, deviata dalla retta via.

 

Esiste una sola Chiesa: la Chiesa universale, una, santa, apostolica e cattolica, fondata da Gesù Cristo su Pietro, la roccia. Essa si realizza visibilmente nell’unità con il Papa: questa unità non va intesa in senso ideale (come riconoscimento generale del papato o del Papa regnante nella preghiera), ma deve essere realizzata di fatto e canonicamente, astenendosi da evidenti atti di disobbedienza canonica. Non includo in quest’ultima categoria la critica al papa, sempre legittima, che distingue chiaramente tra affermazioni e atti fallibili e infallibili del Papa e che generalmente riguarda giudizi prudenziali o dichiarazioni spontanee in interviste, o, nel peggiore dei casi, affermazioni non infallibili del magistero ordinario.

 

I papi aderiscono alla tradizione e non contraddicono i loro predecessori sulla Cattedra di San Pietro. Il cosiddetto «magistero di Francesco» (2013-2025) è un fenomeno sui generis in termini di retorica.

 

Tuttavia, ciò che la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha annunciato il 2 febbraio 2026, ovvero l’ordinazione di ulteriori vescovi il 1° luglio 2026, è, a mio avviso, un atto chiaramente scismatico, consistente nell’istituire o ampliare una gerarchia accanto a quella che è in piena, visibile e canonica unità con l’attuale Papa ed è formata da migliaia di vescovi e sacerdoti in tutto il mondo. Ciò significherebbe che avremmo – come ho detto – una «Chiesa» accanto alla Chiesa o nella Chiesa con sacramenti validi, che pretende di essere quella vera. In questo, è un errore.

 

Ciò che si intende qui è l’immagine stessa della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ciò che conta qui non è la comunione nella preghiera e nelle restanti intersezioni tra fede comune e sacramenti comuni, ma l’unità canonica con il papa, che non esiste se i vescovi vengono ordinati senza la sua volontà. I ​​santi non sono caduti in scisma in simili processi, mentre gli scismatici hanno sempre addotto ragioni apparentemente valide e presumibilmente serie per giustificare la loro azione.

 

Il IV secolo è spesso citato come un’analoga situazione di emergenza nella storia della Chiesa. Papa Giulio I (337-352) sostenne Atanasio, lo accolse a Roma, lo riabilitò e condannò la sua deposizione. La condanna di Atanasio da parte di Papa Liberio (352-366) avvenne solo sotto tortura e non fu considerata legittima da Atanasio perché pronunciata sotto costrizione. Pertanto, non vi si conformarono. In seguito, Liberio modificò la sua posizione. Atanasio lo difese nei suoi scritti. Papa Damaso I (366-384) sostenne Atanasio. Basilio (insieme agli altri Cappadoci) si adoperò intensamente per ottenere il sostegno dell’Occidente contro l’arianesimo e le pressioni imperiali (Valente). Scrisse più volte a Papa Damaso I, chiedendo un chiaro sostegno e riconoscimento dei vescovi orientali ortodossi (in particolare Melezio di Antiochia).

 

Basilio era in qualche modo frustrato perché Roma non sempre comprendeva le sottigliezze teologiche dell’Oriente (discussione sull’ipostasi), reagiva troppo lentamente ed esitante e sosteneva chiaramente Paolino nello scisma di Antiochia, mentre Basilio riponeva la sua fiducia in Melezio. Sorsero tensioni e Basilio si rifiutò di firmare una formula richiesta da Roma. Per quanto ne so, la sua resistenza fu più di natura ecclesiastico-politica e tattica che dogmatica. Tuttavia, Atanasio e Basilio non assunsero mai una posizione eretica o scismatica nei confronti del papa, sebbene il sostegno pratico di Roma a volte li deludesse. L’idea che fossero «disobbedienti» deriva da successive polemiche confessionali. Questo mi riporta ai giorni nostri:

 

Anche se ritengo che: 1) alcuni passaggi di alcuni documenti conciliari (di varia importanza) siano certamente degni di critica; 2) la riforma liturgica sia andata oltre la volontà e le idee dei Padri conciliari e abbia introdotto o abolito cose che non rientravano nemmeno nell’orizzonte del loro pensiero e della loro immaginazione e probabilmente non corrispondevano alle loro intenzioni, ritengo che l’ordinazione di ulteriori vescovi da parte della Fraternità San Pio X senza espressa legittimazione papale (nomina) sia un atto definitivamente scismatico che non può essere giustificato dalle suddette carenze.

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Rimane consigliabile quanto segue:

 

1. Un esame onesto della riforma liturgica e di alcune affermazioni del Concilio Vaticano II.

 

2. Un giusto ordine dei riti nella Chiesa che non proibisca né marginalizzi il venerabile rito latino, ma piuttosto lo veda come un’ispirazione per compensare l’unilateralità e le carenze del Novus Ordo.

 

Come ho già sottolineato, ciò richiede competenza. Le critiche devono essere prese sul serio. I verbali delle sessioni conciliari sono molto utili per fornire un parere imparziale e dovrebbero essere trasmessi al prossimo concistoro che si occuperà della questione liturgica.

 

I fedeli che – per dirla in modo un po’ semplicistico – criticano l’orizzontalità e l’antropocentrismo del Novus Ordo devono essere presi sul serio. Tuttavia, la soluzione non è la Fraternità San Pio X o un ritorno al Messale del 1962, bensì una «riforma della riforma» (Benedetto XVI) di qualche tipo che sana le evidenti fratture che si sono verificate. Mi interessa la questione in sé, non il termine provocatorio (riforma della riforma).

 

Marian Eleganti

Vescovo

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Gender

Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.   Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».   Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.   Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.   Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.   Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.   Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.   Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).   Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.   Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».  

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 Immagine di 0713jp via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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Spirito

Ordine e disordine

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Nel mondo moderno è più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine intorno a noi.

 

Un noto proverbio afferma che l’ordine esteriore riflette l’ordine interiore. Questa verità, sebbene a volte inquietante, rimane una realtà profonda. Chi ha visitato i conventi di monache ha potuto constatare un ordine e una pulizia notevoli, frutto di uno spirito di disciplina, povertà e contemplazione, che genera pace, serenità e gioia interiore.

 

Questo spirito di disciplina e di parsimonia dovrebbe permeare tutte le istituzioni, le comunità e le famiglie. È una virtù che si acquisisce fin dalla prima infanzia, ma che, purtroppo, si sta perdendo sempre più ai giorni nostri.

 

Esiste uno stretto legame tra l’ordine e la nostra vita spirituale. Infatti, l’intera opera della nostra vita spirituale consiste nel ristabilire nella nostra anima l’ordine che il peccato ha distrutto nella natura e in particolare nella nostra anima. A causa del peccato originale, le passioni dominano la volontà e l’intelletto, e quindi dobbiamo ristabilire l’ordine; vale a dire, che l’intelletto, illuminato dalla Fede, tenda alla verità, che la volontà sia orientata al bene e che intelletto e volontà controllino le nostre passioni (ordine materiale; ordine di disciplina nella vita; ordine della vita spirituale; ordine di organizzazione; ordine di realizzazione dei progetti; ordine di obbedienza a principi, regolamenti, statuti, leggi, etc.).

 

In un mondo in perenne accelerazione, dove le informazioni viaggiano alla velocità della luce e le richieste sono innumerevoli, la questione dell’ordine e del disordine non è mai stata così rilevante.

 

L’ordine, prima di tutto, apporta una preziosa chiarezza mentale. Un ambiente organizzato, che si tratti di un ufficio, di una casa o persino della nostra mente, permette al cervello di impiegare meno energie nella ricerca, nell’ordinamento o nella preoccupazione. Questo, a sua volta, favorisce la concentrazione e la creatività.

 

A livello collettivo, l’ordine è la condizione primaria per la vera libertà. Senza regole condivise, leggi rispettate e istituzioni stabili, la società precipita nell’arbitrarietà e nel caos. Da Platone a Jordan Peterson, i grandi pensatori hanno sottolineato come l’ordine (il cosmo) si contrapponga al caos primordiale. L’ordine rafforza anche la fiducia reciproca: ogni oggetto messo al suo posto, ogni impegno mantenuto, ogni processo migliorato rappresenta una vittoria sul disordine.

 

Dio stesso è un Dio d’ordine. Tutta la creazione testimonia un’armonia e una legge che è al contempo divina e naturale. La Provvidenza agisce secondo ordine, anche quando non lo percepiamo pienamente.

 

Il Vangelo stesso offre esempi toccanti. Dopo la Risurrezione, gli apostoli trovarono nella tomba i teli funebri, «piegati uno alla testa e l’altro ai piedi», segno di calma e ordine nel cuore stesso del Mistero Pasquale. Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino, inoltre, definiscono la pace come «la tranquillità dell’ordine».

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Il profondo danno causato dal disordine

Il disordine non è un fenomeno neutro. A livello psicologico, l’accumulo di compiti incompiuti, oggetti sparsi e impegni non mantenuti genera una persistente sensazione di sopraffazione. Molti casi di procrastinazione cronica sono in realtà dovuti a problemi organizzativi non identificati correttamente.

 

Dal punto di vista economico, il disordine rappresenta un pozzo senza fondo: sprechi, perdita di beni, distruzione involontaria e mancanza di un’etica della povertà. Costituisce inoltre un’ingiustizia verso gli altri e un attacco al bene comune.

 

A livello visivo, un ambiente caotico affatica il cervello attraverso una stimolazione costante. A lungo termine, può causare stress, ansia, scoraggiamento e perdita di motivazione. Studi hanno dimostrato un legame tra il disordine e l’aumento del cortisolo (l’ormone dello stress), problemi di memoria, cattive abitudini alimentari, ridotto controllo degli impulsi e un maggiore rischio di disturbi d’ansia e dell’umore. A livello relazionale, il disordine emotivo – comunicazione confusa, promesse non mantenute, conflitti irrisolti – distrugge la fiducia e spesso porta a rotture sentimentali. Le famiglie caratterizzate da caos relazionale vedono spesso i propri figli sviluppare maggiore ansia e difficoltà scolastiche.

 

Da dove nasce il disordine? È moralmente sbagliato?

Il disordine deriva spesso da una combinazione di pigrizia, negligenza, mancanza di disciplina, imprudenza, disinteresse per il bene comune e assenza di spirito di povertà. Tutti questi aspetti sono moralmente riprovevoli. Certamente, il temperamento gioca un ruolo importante, ma anche il rifiuto di controllarlo rientra nell’ambito della moralità.

 

Il disordine nelle aree comuni di una casa o di qualsiasi comunità costituisce un’ingiustizia nei confronti del bene comune. Lo stesso vale per leggi, regolamenti e norme che non vengono applicati o che cambiano eccessivamente. La pigrizia, la mancanza di una mentalità orientata alla povertà, la negligenza e il disprezzo per il bene comune sono pertanto moralmente inaccettabili.

 

Oltre a queste cause classiche, il mondo moderno ha introdotto un elemento particolarmente dannoso: l’abuso degli schermi e la costante ricerca di distrazione e stimoli immediati. Questa abitudine si traduce in un notevole spreco di tempo che dovrebbe essere dedicato all’adempimento dei nostri doveri.

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Ordine di apprendimento

Nell’ambito dell’organizzazione, l’ordine richiede una rigorosa disciplina personale. I nostri obblighi possiedono una gerarchia naturale basata sul loro valore intrinseco e sul grado di urgenza. È quindi essenziale attenersi a questa gerarchia, senza rimandare, soprattutto i compiti che ci risultano più difficili.

 

In molte situazioni è necessario saper dire «no» alle richieste inopportune delle nostre emozioni o di chi turba quest’ordine. Scegliere l’ordine non significa rinunciare alla libertà, ma optare per una libertà superiore: la libertà di creare, di amare il bene comune e di progredire senza essere costantemente ostacolati dal peso del caos che abbiamo lasciato dilagare.

 

In termini pratici, l’ordine è classicamente definito dal principio: «ogni cosa al suo posto». Questa disciplina si acquisisce fin dalla prima infanzia. I bambini devono imparare presto a non lasciare giocattoli, vestiti e oggetti personali in giro per casa. Gli adulti devono fare lo stesso con i propri effetti personali nelle aree comuni, sul posto di lavoro o nella comunità.

 

Tra i segni più frequenti di disordine si annoverano: ante degli armadi lasciate aperte, cassetti non chiusi correttamente, piatti che si accumulano, giocattoli lasciati in soggiorno, attrezzi mai riposti al loro posto, un’officina caotica o attività intraprese d’impulso o d’impulso.

 

In un mondo moderno che promuove la gratificazione immediata e rifiuta lo spirito di sacrificio, diventa più facile scivolare in questa spirale di disordine morale, individualismo e mancanza di disciplina personale. Da qui l’urgente necessità di ristabilire l’ordine e le sue esigenze intorno a noi.

 

Se desiderate la pace nella vostra famiglia, comunità o azienda, coltivate l’ordine.

 

PS: L’esempio dell’ufficio del vescovo Marcel Lefebvre, sempre perfettamente ordinato, rimane un modello di disciplina interna che si manifesta esteriormente.

 

Padre Philippe Pazat, FSSPX

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

 

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 Immagine: dettaglio della facciata ovest di Notre-Dame, Parigi.

Immagine di Dietmar Rabich via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0

 

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Spirito

Mons. Hanappier consacra una chiesa FSSPX in Texas

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Dal 30 luglio al 2 agosto 2026, il Priorato di Dickinson ha ospitato mons. Marc Hanappier per diverse cerimonie eccezionali: il cinquantesimo anniversario della parrocchia Queen of Angels, la consacrazione della chiesa e l’amministrazione del Sacramento della Cresima.   Il momento culminante di questi giorni è stata la consacrazione della chiesa, sabato 1 agosto.  

Una chiesa consacrata a Dio

Per quasi quattro ore si sono svolti i solenni riti di consacrazione. Con le preghiere del Ponteficale romano, il vescovo, in un certo senso, ha sottratto l’edificio al suo uso secolare per consacrarlo definitivamente a Dio. L’altare stesso è stato consacrato e ha ricevuto le reliquie dei martiri, richiamando l’antica tradizione della Chiesa di celebrare il Santo Sacrificio presso le loro tombe.   Anche le dodici croci di consacrazione poste sulle pareti della chiesa sono state unte con il santo crisma. Rimarranno i segni visibili di questa consacrazione e saranno illuminate ogni anno nel suo anniversario.

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Cinquant’anni di vita parrocchiale

La consacrazione ha coinciso con il 50° anniversario della parrocchia Queen of Angels. Mezzo secolo di vita cattolica ha così trovato il suo culmine nella solenne consacrazione della chiesa.   Questi giorni si sono conclusi domenica 2 agosto con l’amministrazione del sacramento della Confermazione da parte di mons. Hanappier, seguita da una solenne Messa pontificale.   Ad Majorem Dei Gloriam, per la maggior gloria di Dio!  
Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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 Immagine da FSSPX.News  
 
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