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Le profezie di Yuri Bezmenov

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Yuri Aleksandrovich Bezmenov (1939–1993), noto anche come Tomas David Schuman, è stato un giornalista sovietico e agente del KGB specializzato in propaganda e sovversione ideologica.

 

La sovversione ideologica consiste nel distorcere la percezione della realtà di una società fino a portarla all’autodistruzione: era questo il messaggio che negli anni Ottanta cominciò a portare al pubblico americano, tramite circuiti conservatori il Bezmenov, disertore del KGB.

 

In molti notano che le cui rivelazioni sulla sovversione ideologica restano ancora attuali. I suoi moniti, basati sull’esperienza diretta delle «misure attive» sovietiche, delineano schemi per demolire le società libere non con bombe, invasioni o epidemie, ma con il veleno delle idee manipolate e del degrado culturale.

 

Il Substack di Doug Ross Director Blue ha sintetizzato venti punti del pensiero bezmenoviano.

 

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1) La sovversione ideologica è un processo a lungo termine, che richiede dai 15 ai 60 anni, volto a modificare la percezione della realtà in una nazione bersaglio senza ricorrere alla forza militare.

 

2) Solo circa il 15% delle attività del KGB era dedicato allo spionaggio tradizionale; la maggior parte si concentrava sulla guerra psicologica e sulla manipolazione ideologica.

 

3) L’obiettivo è demoralizzare una società, minando le sue basi morali, educative e culturali, rendendo le persone incapaci di riconoscere le minacce o di difendersi.

 

4) La demoralizzazione richiede 15-20 anni, il tempo necessario per educare una generazione con idee sovversive.

 

5) I sistemi educativi a tutti i livelli sono obiettivi primari, trasformando le scuole in centri di indottrinamento che promuovono il relativismo sui fatti e sul pensiero critico.

 

6) L’infiltrazione dei media genera confusione amplificando narrazioni divisive e screditando la verità oggettiva.

 

7) La religione viene attaccata presentandola come obsoleta o oppressiva, erodendo le ancore spirituali e sostituendole con la lealtà allo Stato o il nichilismo.

 

8) Le strutture familiari vengono indebolite promuovendo l’individualismo, il divorzio e stili di vita alternativi che frammentano la coesione sociale.

 

9) Il relativismo morale confonde il bene e il male, portando all’apatia e all’incapacità di unirsi contro i veri nemici di una società.

 

10) La storia viene riscritta per diffamare eroi e tradizioni nazionali, alimentando dubbi e sensi di colpa nella popolazione.

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11) Dopo la demoralizzazione, la destabilizzazione dura dai 2 ai 5 anni e colpisce economia, relazioni estere e difesa per creare caos interno.

 

12) Il sabotaggio economico amplifica le divisioni di classe, riduce la classe media e alimenta il risentimento attraverso inflazione, scarsità o disuguaglianza.

 

13) La politica estera viene manipolata per isolare la nazione, mettendo a dura prova le alleanze e rafforzando gli avversari.

 

14) La prontezza della difesa viene compromessa da tagli al bilancio, divisioni interne o propaganda antimilitare.

 

15) La fase di crisi sfocia in violenza o sconvolgimenti, in cui una società demoralizzata e destabilizzata richiede soluzioni radicali.

 

16) Durante la crisi, le persone rinunciano volontariamente alla libertà in cambio della sicurezza promessa, aprendo la strada al controllo autoritario.

 

17) La normalizzazione è la fase finale, in cui i cambiamenti sovversivi diventano la «nuova normalità», istituzionalizzati e irreversibili.

 

18) L’opposizione viene messa a tacere attraverso censura, emarginazione o eliminazione nella fase di normalizzazione.

 

19) Il processo si basa su «utili idioti»: intellettuali, élite, attivisti e leader occidentali benintenzionati che, inconsapevolmente, promuovono il suicidio sociale.

 

20) Una volta che la sovversione ha successo, nemmeno la rivelazione della verità potrà invertirla, poiché la popolazione rifiuta i fatti che contraddicono la propria visione del mondo riprogrammata.

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Nelle sue lezioni e conferenze, i cui video sono ancora circolanti in rete, Bezmenov spiega che una volta che si ottiene l’implosione di un Paese sono solo due prospettive che rimangono possibili: l’invasione da parte di uno Stato limitrofo (che teme il contagio del caos) oppure l’inserimento di un «salvatore della patria», un uomo forte innalzato dalle masse per riportare l’ordine. In quest’ultimo caso, racconta l’ex spia sovietica, chi ha preparato la demoralizzazione e la stabilizzazione ha certamente pronta la figura da inserire per poi volgere la politica del Paese secondo gli interessi della potenza straniera.

 

L’ex agente del KGB, che fuggì quando era in servizio nell’ambasciata di Nuova Dehli negli anni Settanta travestendosi da hippy occidentale (Indira Gandhi aveva proibito l’asilo politico dei diplomatici presso altre ambasciate, una misura pensata solo per tutelare l’alleato sovietico), si era poi spostato in Canada (dove lavorò alla radio, facendosi così localizzare dal KGB che aveva identificato la sua voce) e negli Stati Uniti, sposando quindi un’infermiera di origini filippine. Egli, laureato in orientalistica, aveva assistito con i suoi occhi alle manovre occulte dell’URSS nel fomentare la secessione del Pakistan orientale, ora conosciuto come Bangladesh, come da desiderio dell’India alleata di Mosca.

 

Le intuizioni di Bezmenov trovano oggi riscontro per ovvie ragioni: dalle nostre istituzioni educative frammentate, alle scienze corrotte, fino alla mancanza di fiducia negli «esperti».

 

Secondo il libro di Roberto Dal Bosco Cristo o l’India il Bezemenov raccontò l’interesse che il servizio segreto russo aveva per Maharishi Mahesh Yogi (1918-2008), il notorio guru dei Beatles e di tante altre celebrità. Il KGB mandò Bezmenov ad incontrarlo quando vide che le frotte di giovani statunitensi che transitavano per il suo ashram.

 

«Tornavano a case pieni di marijuana, hashish ed idee pazzoidi sulla meditazione… meditare, è in altre parole isolarsi dai problemi sociali e politici correnti del tuo paese, chiudersi nella propria bolla, dimèntichi dei guai del mondo» dichiarava l’ex spia sovietica in una conversazione del 1984. «Ovviamente il KGB era affascinato da questo centro di lavaggio del cervello per stupidi americani (…) gli indiani stessi li guardano come idioti (…) la moglie di un deputato, o una prominente celebrità di Hollywood, dopo essere passate da quella scuola sono molto più strumentalizzabili dai manipolatori dell’opinione pubblica e dal KGB rispetto ad una persona normale (…) una persona troppo dedicata alla meditazione introspettiva (…) è esattamente ciò che il KGB e la propaganda marxista-leninista vogliono dagli americani, distrarre la loro attenzione, la loro opinione, le loro energie mentali dai veri problemi degli Stati Uniti in un non-problema, in un non-mondo, in un’armonia inesistente».

 

«È di beneficio per l’aggressore sovietico avere un branco di americani drogati invece che americani che sono consapevoli, in salute, fisicamente in forma, e svegli rispetto alla realtà. Maharishi Mahesh Yogi può non essere a libro paga del KGB ma contribuisce grandemente alla demoralizzazione della società americana, e non è il solo. Ci sono centinaia di quei guru che vengono nella vostra nazione per capitalizzare sull’ingenuità e la stupidità degli americani».

 

Il lettore si può chiedere se oggigiorno, anche per l’Italia, è cambiato qualcosa.

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Immagine screenshot da YouTube

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In Lituania le spie potranno arrestare e perquisire chiunque: nuova legge

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La Lituania ha varato una legge che estende i poteri dei propri servizi di Intelligence, permettendo agli agenti di arrestare e perquisire persone sospette, oltre a condurre operazioni di sorveglianza, senza necessità di un mandato giudiziario. La nuova normativa entrerà in vigore il 1° febbraio.   Approvata lo scorso martedì dal parlamento lituano, la legge modificata sull’intelligence non limita più i servizi di sicurezza alla sola raccolta di informazioni, ma autorizza l’adozione di misure contro rischi, pericoli e minacce esterne «provenienti dall’estero che potrebbero essere significativi per la sovranità dello Stato».   In base alla nuova disciplina, gli agenti potranno monitorare individui sospetti e la loro corrispondenza senza autorizzazione preventiva del tribunale, purché presentino richiesta entro 24 ore per ottenere il via libera a proseguire.   I nuovi poteri consentono inoltre agli agenti dei servizi di acquisire in segreto dati biometrici quali impronte digitali, campioni vocali e odori, nonché di procurarsi sostanze e dispositivi esplosivi e armi da fuoco standard. È previsto anche l’arresto e la perquisizione di persone e beni sulla sola base del sospetto.   Nel 2024, il Dipartimento per le migrazioni lituano ha classificato 598 cittadini bielorussi e 125 russi come potenziali minacce, avvalendosi anche di valutazioni fornite dal Dipartimento per la sicurezza dello Stato.   La Lituania, insieme ai vicini baltici Lettonia ed Estonia, ha assunto una linea dura nei confronti di Mosca, soprattutto dall’intensificazione del conflitto in Ucraina nel 2022, spingendo al contempo per un rafforzamento della presenza NATO ai propri confini.   All’inizio dell’anno, i membri europei della NATO hanno concordato di portare la spesa militare al 5% del PIL; la Lituania ha recentemente approvato un bilancio militare record di 4,79 miliardi di euro per il 2026, pari a circa il 5,38% del PIL. È stata quindi reintrodotta o ampliata la leva obbligatoria, motivandola con il presunto rischio di un’aggressione russa.  

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Immagine di Augustas Didžgalvis via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Il generale Flynn dice che la CIA lavora contro Trump per la guerra imminente in Europa

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L’ex consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Michael Flynn ha accusato la CIA di colludere con i servizi segreti europei per ostacolare gli sforzi del presidente Donald Trump mirati a raggiungere una pace negoziata in Ucraina.

 

In un post pubblicato domenica su X, Flynn ha dichiarato che la CIA è «in combutta con l’MI6 e altri membri della comunità di intelligence dell’UE», ribadendo il suo monito secondo cui lo «stato profondo» starebbe complottando contro Trump.

 

«L’UE, ovvero la NATO (senza gli Stati Uniti), vuole disperatamente la guerra con la Russia», ha scritto Flynn, aggiungendo che «i guerrafondai della nostra amministrazione e del Congresso vogliono una guerra perpetua e fottuta». Le sue affermazioni fanno eco alle recenti dichiarazioni della direttrice dell’intelligence nazionale statunitense Tulsi Gabbard, che ha accusato Reuters di diffondere «bugie e propaganda» sulle intenzioni russe al fine di indebolire la diplomazia di Trump e favorire l’escalation.

 

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Flynn è andato oltre, invitando Trump a rifiutare le narrazioni promosse dai sostenitori europei di Kiev. «Dovete prendere posizione sulla situazione nell’Europa orientale e sulle sciocchezze che vi vengono propinate dall’Europa e da alcune parti dell’USIC», ha scritto.

 

L’ex consigliere ha inoltre criticato quello che ha definito uno spreco di denaro dei contribuenti americani per finanziare Kiev, accusando il leader ucraino Volodymyr Zelensky di reprimere l’opposizione e di rimandare le elezioni con il pretesto del conflitto.

 

«Noi, il popolo degli Stati Uniti, non vogliamo più questa guerra. Non vogliamo spendere un solo centesimo per un dittatore da quattro soldi che arresta le voci dell’opposizione, anche nella sua stessa Rada [Congresso], e i media», ha affermato Flynn.

 

I commenti del Flynn arrivano nel pieno di delicati colloqui segreti tra Stati Uniti e Russia tenutisi a Miami, dove l’inviato russo Kirill Dmitriev ha incontrato i fiduciari di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner per discutere di un possibile accordo di pace. Mosca ha accusato i membri europei della NATO di aver cercato di interferire nei negoziati, annacquando le proposte americane e spingendo per il sequestro dei beni russi congelati al fine di finanziare Kiev.

 

I funzionari russi hanno lodato quelle che definiscono rare voci capaci di sfidare la «lobby bellica» occidentale. Dmitriev ha elogiato la Gabbard per aver rivelato le «origini della bufala russa» e «aver smascherato la macchina guerrafondaia dello Stato profondo».

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia


 

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I servizi segreti tedeschi avranno poteri offensivi

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La Cancelleria di Berlino ha proposto di attribuire all’agenzia di intelligence estera tedesca, il BND, attualmente orientata prevalentemente alla sorveglianza, l’autorità di effettuare sabotaggi e altre operazioni offensive all’estero. Lo riporta il quotidiano Süddeutsche Zeitung.   Il Servizio Federale di Intelligence (BND) venne istituito nel 1956 nella Germania Ovest del dopoguerra e, analogamente alle forze armate, disponeva inizialmente di poteri limitati. Fino ad ora, al BND è stato permesso soltanto di raccogliere e analizzare informazioni.   Secondo quanto riportato, una nuova bozza di legge esaminata dai media tedeschi permetterebbe all’agenzia di spionaggio di operare in modo assai più aggressivo, autorizzandola a eseguire attacchi informatici, atti di sabotaggio e altre azioni offensive.   Se approvata, la norma estenderebbe inoltre i poteri di sorveglianza interna del BND, consentendo agli agenti di introdursi nelle abitazioni dei sospettati per installare in segreto software spia su computer e altri dispositivi. Amplierebbe ulteriormente l’impiego della tecnologia di riconoscimento facciale e la raccolta di dati sulle posizioni dei veicoli e sui percorsi di viaggio.

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Secondo le disposizioni proposte, gli ufficiali dei servizi segreti sarebbero apparentemente autorizzati a impiegare i nuovi poteri solo qualora il Consiglio di sicurezza nazionale tedesco, di recente creazione, accertasse l’esistenza di una «minaccia sistematica». Una commissione parlamentare incaricata di vigilare sui servizi segreti dovrebbe poi approvare la misura a maggioranza dei due terzi.   Il quotidiano, citando un portavoce, ha riferito che i funzionari governativi stanno «lavorando intensamente insieme in una consultazione preliminare» per far avanzare la proposta.   All’inizio di quest’anno, all’agenzia di intelligence erano stati concessi poteri più ampi per sorvegliare il partito di opposizione Alternativa per la Germania (AfD), dopo che Berlino lo aveva ufficialmente classificato come gruppo «estremista», nonostante avesse ottenuto oltre il 20% dei voti alle elezioni federali.   Alti funzionari dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump hanno criticato la decisione, definendola una soppressione della libertà di espressione. Il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha paragonato le azioni del governo tedesco contro l’AfD, che ha descritto come «il partito più popolare in Germania», alla ricostruzione del Muro di Berlino.

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Immagine di Jan Kleihues (Stefan Müller, photographer) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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