Economia
Dazi, trump prevede 1 trilione di dollari all’anno di entrate
Continua la politica dei dazi della nuova Washington guidata da Donald J. Trump, che intende cambiare il paradigma finanziario dello Stato concentrandosi sui dazi invece che sulle tasse sul reddito ai cittadini. Il presidente americano è inoltre arrivato a pensare ad una vera ridistribuzione pubblica dei danari ottenuti con i dazi.
In un’intervista al canale One America News il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato: «Stanno appena iniziando a produrre effetti, ma alla fine i dazi raggiungeranno oltre mille miliardi di dollari all’anno».
Trump ha aggiunto che tali fondi saranno utilizzati principalmente «per ridurre il debito, perché si è permesso che il debito crescesse a dismisura». Successivamente, ha proseguito, «potremmo anche distribuire una parte alla popolazione, quasi come un dividendo per il popolo americano. Pensiamo a una cifra tra 1.000 e 2.000 dollari: sarebbe fantastico».
Il mese scorso, il Dipartimento del Tesoro ha dichiarato entrate tariffarie pari a 31,7 miliardi di dollari, portando il totale delle riscossioni tariffarie finora effettuate quest’anno a 190 miliardi di dollari, con un aumento del 160% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
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Secondo quanto riportato da Fox Business, che cita i dati del Dipartimento del Tesoro, quest’anno il governo federale ha incassato circa 214,9 miliardi di dollari di entrate dai dazi.
Ad agosto, la Corte d’appello degli Stati Uniti per il circuito federale ha stabilito che la maggior parte delle tariffe del presidente non erano coperte da una legge sui poteri di emergenza, una decisione che faceva seguito alla sentenza di due tribunali di grado inferiore che aveva stabilito che la maggior parte delle imposte ai partner commerciali degli Stati Uniti erano illegali.
La corte d’appello ha consentito che i dazi di Trump rimanessero in vigore in attesa del ricorso della sua amministrazione alla Corte Suprema.
I giudici dell’Alta Corte ascolteranno le argomentazioni orali del caso nella prima settimana di novembre.
Il segretario del Tesoro Scott Bessent ha avvertito i giudici in un documento che il governo potrebbe essere costretto a rimborsare tra 750 miliardi e 1.000 miliardi di dollari di entrate tariffarie riscosse e previste se la Corte Suprema dovesse dichiarare che i dazi sono illegali.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Economia
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Economia
Washington propone lo scongelamento dei beni russi in cambio della pace in Ucraina
Gli Stati Uniti hanno proposto di sbloccare miliardi di euro di beni russi detenuti nell’UE per dare impulso ai colloqui di pace con l’Ucraina. Lo riporta il Financial Times, che cita alcune fonti.
Mosca ha a lungo definito il congelamento dei suoi beni un «furto», avvertendo di forti ritorsioni qualora i fondi venissero sequestrati.
La proposta è stata avanzata la scorsa settimana durante i negoziati a Miami che hanno coinvolto l’inviato del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, suo genero Jared Kushner e funzionari di Ucraina, Francia, Germania, Gran Bretagna, Unione Europea e NATO, secondo quanto riferito al giornale da quattro persone a conoscenza della questione.
Secondo quanto riportato, Washington avrebbe ipotizzato diversi meccanismi per lo sblocco dei fondi congelati nell’ambito di un accordo di pace globale, tra cui il trasferimento di una parte di essi in un veicolo appositamente creato e supervisionato dagli Stati Uniti. Tuttavia, gli accordi precisi non sono ancora stati definiti e sono in corso numerose discussioni su come i fondi potrebbero essere utilizzati, scrive FT.
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Durante i colloqui, Washington ha chiesto a Kiev di presentare proposte per l’utilizzo dei potenziali fondi per la ricostruzione e di collaborare con la Banca Mondiale per contrastare la dilagante corruzione e introdurre misure di trasparenza finanziaria, ha riferito un funzionario statunitense al giornale.
I sostenitori europei di Kiev, tuttavia, hanno respinto l’iniziativa americana, rifiutandosi di cedere il controllo sui beni, poiché la mossa richiedeva l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri dell’UE, secondo quanto riportato dal giornale. La proposta avrebbe inoltre «sorpreso» le delegazioni europee e Kiev, con alcuni che si interrogavano sulle intenzioni di Washington.
«Gli è stato detto che semplicemente questo non sarebbe successo», ha dichiarato a FT una persona a conoscenza delle discussioni.
Pubblicamente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha escluso qualsiasi compromesso sui beni russi, insistendo sul fatto che «devono rimanere congelati in Europa. Questa è una nostra questione e siamo noi a decidere». Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski è stato ancora più esplicito, affermando che qualsiasi restituzione dei fondi alla Russia sarebbe possibile solo «sul nostro cadavere».
Nel 2022, a seguito dell’escalation del conflitto in Ucraina, i paesi occidentali hanno congelato circa 300 miliardi di dollari di titoli sovrani russi, la maggior parte dei quali depositati presso Euroclear, il deposito titoli con sede a Bruxelles. Mosca ha denunciato la mossa come un vero e proprio «furto».
Sebbene i Paesi UE siano riusciti a concordare sull’utilizzo dei proventi dei fondi per sostenere l’Ucraina, la proposta di confiscarli completamente ha incontrato una forte resistenza, per il timore che tale mossa possa compromettere la reputazione commerciale del blocco e provocare ritorsioni legali da parte di Mosca. Il Belgio si è rivelato l’ostacolo più formidabile, temendo che l’utilizzo di fondi sovrani russi senza il consenso di Mosca avrebbe esposto Euroclear e i contribuenti belgi a enormi richieste di risarcimento.
Commentando l’articolo del Financial Times, il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha affermato che Mosca non aveva informazioni sulla presunta iniziativa americana. Tuttavia, ha sottolineato che la Russia farà tutto il possibile per recuperare i «beni rubati», intraprendendo azioni legali, procedimenti giudiziari e perseguendo i responsabili.
Come riportato da Renovatio 21, a dicembre 2025 Putin aveva dichiarato che l’Unione Europea dovrà prima o poi restituire i beni sovrani russi congelati a causa delle sanzioni legate al conflitto in Ucraina, avvertendo Bruxelles che qualsiasi prelievo di quei fondi danneggerebbe gravemente la sua reputazione e rischierebbe di compromettere le basi dell’attuale sistema finanziario globale.
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La notizia riportata da FT giunge dopo che la scorsa settimana Trump ha annunciato un accordo con il presidente russo Vladimir Putin per consentire ulteriori esportazioni di gasolio russo al fine di alleviare la pressione sui mercati americani e globali.
In settimana l’agenzia Reuters ha riferito, citando alcune fonti, che Washington sta valutando anche la possibilità di allentare le sanzioni su alcune navi appartenenti a quella che i media occidentali definiscono una «flotta ombra» russa, utilizzata per il trasporto di petrolio russo.
La notizia giunge inoltre nel mezzo di una crescente faida tra Trump e lo Zelens’kyj, con il presidente statunitense che attribuisce agli attacchi di Kiev contro le raffinerie di petrolio russe l’impennata dei prezzi del carburante e chiede che l’Ucraina abbia un «nuovo presidente». Lo Zelens’kyj, a sua volta, ha affermato di sentirsi tradito da Trump per l’accordo sul diesel russo e per le restrizioni all’accesso dell’Ucraina a Starlink.
Come riportato da Renovatio 21, il ministro degli Esteri russo Sergio Lavrov ha dichiarato che lo Zelens’kyj sta «sfidando sfacciatamente» Trump, che ha chiesto apertis verbis la rimozione di Zelens’kyj dal governo di Kiev.
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Immagine di Bob Marquart via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0.
Cina
I mercati esagerano la possibilità di conflitto per Taiwano
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