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Vendetta per Soleimani: l’FBI crede che una spia iraniana sia in missione per uccidere ufficiali USA
L’FBI ha affermato che un agente dell’Intelligence iraniana sta reclutando agenti negli Stati Uniti per aiutare a uccidere gli attuali ed ex funzionari governativi coinvolti nell’assassinio del massimo generale di Teheran nel gennaio 2020.
Majid Dastjani Farahani è ricercato per essere interrogato in relazione al complotto per prendere di mira funzionari statunitensi, ha detto l’ufficio di Miami dell’FBI in un post su X. Un poster ricercato dall’FBI per il 41enne Farahani afferma che ha agito o ha preteso di agire per conto del ministero dell’Intelligence e della sicurezza iraniano mentre reclutava individui per operazioni negli Stati Uniti.
Farahani sarebbe impegnato nel prendere di mira «letalmente» di alti funzionari statunitensi, compresi membri dell’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, per vendicare l’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, comandante della Forza Quds del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC), ha affermato l’FBI.
Soleimani è stato ucciso in un attacco di droni statunitensi vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad mentre era in viaggio per incontrare Adil Abdul-Mahdi, l’allora primo ministro iracheno. Washington affermò all’epoca che Soleimani era complice degli attacchi ai siti diplomatici e militari statunitensi in Iraq e Siria.
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Alcuni funzionari iraniani non hanno nascosto il loro desiderio di vendicare la morte di Soleimani uccidendo Trump e altri leader statunitensi, come l’ex segretario di Stato Mike Pompeo e i comandanti militari coinvolti nell’assassinio. «Se Dio vuole, stiamo cercando di uccidere Trump e Pompeo», ha detto l’anno scorso un comandante della forza aerospaziale dell’IRGC, Amir Ali Hajizadeh, a un’emittente televisiva statale.
Secondo le autorità statunitensi, John Bolton, che è stato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, sarebbe l’obiettivo di numerosi complotti iraniani per assassinare. Il governo federale ha fornito dettagli di sicurezza 24 ore su 24 a Bolton e ad un altro assistente senior di Trump, Robert O’Brien, secondo quanto riferito per un costo annuo di circa 12 milioni di dollari, a causa delle potenziali minacce provenienti dall’Iran.
Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato un presunto agente dell’IRGC, Shahram Poursafi, nell’agosto 2022, sostenendo che aveva tentato di organizzare l’omicidio di Bolton. Presumibilmente aveva disposto di pagare alle sue reclute 300.000 dollari per portare a termine l’omicidio. «L’Iran ha una storia di complotti per assassinare individui che negli Stati Uniti ritiene una minaccia, ma il governo degli Stati Uniti ha una storia più lunga nel ritenere responsabili coloro che minacciano la sicurezza dei nostri cittadini», Larissa L. Knapp, vicedirettore dell’FBI dipartimento di sicurezza nazionale, disse all’epoca.
Farahani avrebbe reclutato individui con collegamenti a «siti religiosi, aziende e altre strutture» negli Stati Uniti per svolgere attività di sorveglianza, ha affermato l’FBI.
Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il memoriale del generale Soleimani è stato attaccato dai terroristi causando un centinaio di morti.
Gli iraniano hanno giurato vendetta su Trump per Soleimani, anche con video in computer grafica diffusi da account legati all’ayatollah Khamenei.
Secondo rivelazioni dello scorso anno dell’ex capo dell’Intelligence israeliana, sarebbe stato lo Stato Ebraico a convincere la Casa Bianca ad uccidere il generale iraniano.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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Julian Assange è tornato. La sua storia è complicata
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🚨 Julian Assange attended Pope Francis’ funeral in St. Peter’s Square, Rome, with his family, expressing gratitude for the Pope’s support during his 14-year legal battle. Assange, freed in June 2024 after a U.S. plea deal, mingled among 400,000 mourners, including world leaders… pic.twitter.com/sjYzbfzV8P
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I sei mostri dei fratelli Dulles
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale gli orrori del conflitto rimasero impressi nelle memorie delle persone dell’epoca. Molti americani finirono col trasferire le peggiori immagini dello scontro tra asse e alleati verso l’Unione Sovietica. La paranoia americana verso la minaccia rossa crebbe a dismisura in maniera direttamente proporzionale con il lavoro portato avanti dalle elites dirigenti di quell’epoca.
La popolazione americana venne costantemente indottrinata, e infine cominciò a credere, che i leader sovietici complottavano ossessivamente tutto il tempo su come conquistare il mondo usando qualsiasi mezzo per mettere fine alla civiltà. L’unico modo per riuscire a fermare l’invasione comunista nel mondo avrebbe significato che l’altra grande potenza rimasta dopo le ceneri europee avrebbe dovuto caricarsi sulle spalle il destino del mondo.
Stephen Kinzer nel suo libro Brothers spiega bene come i due fratelli Dulles, John Foster (1888-1959) e Allen Welsh (1893-1969) furono le persone giuste nel posto giusto per portare avanti la crociata americana. Una volta diventati rispettivamente segretario di Stato e Direttore della CIA, scatenarono la loro visione internazionalista, missionaria cristiana e manicheista. Entrambi erano pervasi da un attivismo instancabile sostenuto da una convinzione assoluta per cui fossero entrambi strumenti nelle mani del destino e da una fedeltà totale verso le elites che li avevano resi ricchi e importanti.
La loro precedente carriera in Sullivan & Cromwell ai vertici della difesa della plutocrazia americana li fece arrivare all’appuntamento con la storia preparati per trasformare i soldi e il potere americani, in soldi e potere globali. Entrambi i fratelli credevano fortemente che qualsiasi cosa beneficiasse i loro clienti avrebbe anche beneficiato chiunque altro.
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Il segretario di stato Quincy Adams (1767-1848), nel suo famoso discorso il Giorno dell’Indipendenza americano il 4 luglio 1821 disse che gli Stati Uniti non sarebbero andati in giro a cercare mostri da distruggere. I fratelli Dulles invece ne individuarono sei tra Asia, Africa e America Latina e nei primi anni Cinquanta e ne finanziarono segretamente l’attacco: Iran, Guatemala, Vietnam, Indonesia, Congo, Cuba.
La prima operazione fu quella denominata Ajax indirizzata a rovesciare il governo di Mohammad Mossadegh (1882-1967) per far salire al trono Mohammad Reza Pahlavi (1919-1980). Operazione clandestina organizzata assieme all’MI6 che, secondo Kinzer, in seguito alla sua buona riuscita senza necessità di un invasione, divenne un modello per tutte le altre.
Subito dopo venne organizzata l’operazione PBSUCCESS dove la CIA in Guatemala utilizzò propaganda, guerra psicologica, radio clandestina, pressioni diplomatiche e parallelamente mise in piedi una piccola forza guidata da Carlos Castillo Armas (1914-1957) per spodestare Jacobo Arbenz (1913-1971). Il conflitto d’interessi tra la United Fruit, maggiore proprietaria terriera guatemalteca e la Sullivan & Cromwell, studio legale dei fratelli Dulles direttori dell’operazione, divenne enorme.
L’ottima riuscita del piano fece aumentare a dismisura la fiducia nei fratelli verso le operazioni coperte. Si venne a creare una sorta di overconfidence tanto che iniziarono a credere nell’utilizzo sistematico di covert operations ma le conseguenze a lungo termine con i successivi mostri divennero sempre più problematiche.
Collegato agli errori di Woodrow Wilson (1856-1924) durante la conferenza di pace di Parigi del 1919 fu il trattamento successivo riservato a Ho Chi Minh da parte dei fratelli Dulles. Secondo Kinzer la volontà di non considerare il nazionalismo del Viet Minh di Ho Chi Minh come uno dei motori principali della volontà di autodeterminazione del popolo vietnamita ma una semplice interferenza sovietica bloccò definitivamente i rapporti nonostante la collaborazione durante la Seconda Guerra Mondiale tra l’OSS e i rivoluzionari vietnamiti contro i giapponesi.
Dopo la vittoria dei Viet Minh a Dien Bien Phu nel 1954 contro i francesi, gli americani ereditano di fatto il problema. I Dulles, non potendo in questo caso optare per un semplice reigme change cercano, incastrandosi definitivamente, di creare e mantenere uno Stato alternativo con a capo il cattolico Ndo Dinh Diem pur di impedire la vittoria ai comunisti. Nonostante gli accordi di Ginevra prevedessero delle elezioni, il governo americano decide di non partecipare creando una frattura definitiva e ponendo di fatto le basi per la futura guerra in Vietnam.
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Diverso è il caso di Sukarno (1901-1970), leader indonesiano, fu uno dei grandi protagonisti della conferenza di Bandung del 1955 dove parteciparono 29 Paesi del «Sud del mondo» e dalla quale partì il movimento dei non allineati (NAM) che li raggruppò sotto una voce comune. Il neutralismo di Sukarno divenne in breve sospetto agli occhi del governo americano che cominciò a sostenere segretamente varie ribellioni regionali fornendo armi, denaro e supporto aereo, fino a quando non vennero colti sul fatto con la cattura del pilota americano Allen Pope.
Venne il turno di Patrice Lumumba (1925-1961) primo ministro del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1960, che per mantenere unito il Paese durante la crisi congolese cercò aiuti all’estero arrivando fino a Mosca. L’avvicinamento ai russi non piacque al governo americano che decise di eliminare il politico congolese.
Venne incaricato Sidney Gottlieb (1918-1999) per assassinare il primo ministro. Gottlieb che più di ogni altro aveva speso energie per far diventare il progetto MK Ultra, come descritto in Poisoner in chief, il più strutturato ed intenso programma di ricerca sul controllo mentale, faceva parte anche di un altro ristretto gruppo di persone: health alteration committee o comitato per le alterazioni dello stato di salute, un circolo ristretto di soli chimici che ricercavano modi sempre più letali e inidentificabili per terminare leader stranieri ostili.
Gottlieb si recò a Kinshasa per portare a termine il compito ma poco prima di entrare in azione venne anticipato dagli avversari congolesi di Lumumba.
L’ultima grande operazione che chiuderà il giro dei sei mostri, assieme alla parabola dei Dulles, fu quella della Baia dei porci messa in atto per rovesciare il regime di Fidel Castro (1926-2016) a Cuba. Progettata sotto Dwight Eisenhower (1890-1969) solamente da Allen perché Foster era già venuto a mancare qualche anno prima, venne portata a termine sotto la presidenza di John Fitzgerald Kennedy (1917-1963).
Il presidente non se la sentì di abortire l’operazione e rimanendo con i piedi in due staffe cercò di mascherare il più possibile la partecipazione diretta all’operazione con i risultati disastrosi che seguirono.
Allen Dulles, dopo la disfatta della Baia de los cochinos perse il suo incarico di direttore della CIA ma la politica estera americana non smarrì più quell’imprinting che i due fratelli lasciarono in eredità. La sovrapposizione tra politica estera, grandi imprese americane e anticomunismo semplificò molto il ventaglio di strade da intraprendere, incanalando sempre più l’inerzia verso il rollback (cioè non più solo contenimento, ma respingemento attivo dell’influenza sovietica) descritto da John Foster Dulles nel suo famosissimo articolo A Policy of Boldness pubblicato su Life nel maggio 1952.
L’articolo rappresenta un chiaro manifesto della geopolitica statunitense contro il blocco sovietico, dove si critica aspramente la dottrina del contenimento di Truman promuovendo una strategia di «liberazione» e l’idea di una rappresaglia massiccia basata sulla deterrenza nucleare per contrastare l’espansionismo comunista.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: Mohammad Mosaddegh in corte marziale, 1953
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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La CIA declassifica gli avvertimenti dell’intelligence precedenti all’11 settembre
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